Milano, Gay Pride 2019. Quando la lotta per i diritti LGBT diventa solidarietà verso i migranti

I manifestanti hanno sfilato con una fascia blu al braccio in segno di vicinanza agli immigrati. Moltissimi richiedenti asilo tra i partecipanti alla sfilata.

«I diritti sono vinti solo da coloro che fanno sentire la loro voce» – ha detto Hervey Milk il primo politico americano dichiaratamente gay che, negli anni ‘70, ha fatto uscire la comunità LGBT dall’indifferenza, opponendosi alla discriminazione. Un impegno che gli è costato la vita. Milk, se fosse stato vivo, avrebbe potuto assistere soddisfatto  al successo della manifestazione organizzata due giorni fa a Milano: il Gay Pride 2019. Una giornata in cui una folla di omosessuali, bisessuali e transgender, si parla di oltre centomila persone, hanno manifestano sorridenti  e festanti per le strade della città, sfidando la parte più conservatrice della società italiana. Ma senza violenza, “armati” di bandiere arcobaleno, abiti succinti e di messaggi inneggianti all’amore. L’odio ed il rancore non erano ammessi alla festa dell’orgoglio gay, solo la solidarietà nei confronti di coloro che hanno pagato la loro omosessualità con le percosse e le umiliazioni, a volte con la morte. Come il 22enne Samuele Venga, aggredito lo scorso settembre a Milano.

C’era anche lui tra coloro che, alle 15:30 di ieri, sono partiti da piazza Duca d’Aosta  ed hanno raggiunto piazza Oberdan dove è stato allestito un palco. È stata la musica ad accogliere i manifestanti al termine della sfilata. Rispetto ai Gay Pride precedenti, quello di Milano 2019 si è rivolto anche ad altri “deboli della società”, i migranti. Il caso della nave Sea Watch con a bordo 42 richiedenti asilo e l’arresto del suo capitano, ha scosso l’opinione pubblica nazionale, dividendola in pro e contro Carola Rackete. I membri della comunità LGBT di Milano, riportando l’attenzione sui migranti, uniche vittime di questo ultimo controverso caso, hanno sfilato con una fascia blu al braccio, in segno di vicinanza a tutti i migranti, anche quelli che ieri hanno partecipato alla giornata dell’orgoglio gay. Un evento sponsorizzato da 70 aziende internazionali, tra cui Microsoft, Amazon e Google. Da tempo i giganti americani hanno sposato la causa della comunità LGBT  e sponsorizzano anche il Gay Pride che si svolge oggi 30 giugno a New York negli USA, dove è prevista la partecipazione di Madonna.

Osservatorio Nazionale Amianto e Unione Sindacati di Base denunciano la presenza amianto all’Agenzia delle Entrate

Presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma. Il presidente ONA, Bonanni: “I lavoratori sono stati esposti alla fibra killer con alta incidenza di patologie asbesto-correlate”

 Si è tenuta due giorni fa l’assemblea, promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Unione Sindacati di Base, con tutto il personale dell’Agenzia delle Entrate della capitale esposto ad amianto per motivi professionali. ONA e USB denunciano ancora una volta il rischio amianto dell’Agenzia delle Entrate – Territorio, facendo riferimento, in particolare, all’esposizione ad amianto di tutti coloro che, in precedenza (18 anni), hanno prestato servizio nella sede di Viale Ciamarra. Nella struttura e nell’impiantistica dell’immobile erano stati rinvenuti materiali contenenti amianto e, allo stesso tempo, era stata riscontrata una più elevata incidenza epidemiologica di casi di malattie asbesto correlate, in particolare neoplasie delle vie respiratorie e del tratto gastrointestinale. Per queste motivazioni dall’ottobre 2016 il personale di Viale Ciamarra è stato trasferito nella nuova sede di Via Raffaele Costi di Roma.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’USB, con azione sinergica, hanno avviato una verifica su base epidemiologica dell’incidenza di patologie asbesto correlate tra coloro che hanno svolto servizio in Viale Ciamarra, ed hanno rilevato un maggior numero di casi rispetto a quelli attesi.

Dal momento dell’esposizione alla fibra killer i tempi di latenza delle patologie asbesto correlate vanno da 15 fino a 50 anni, mentre per quanto riguarda il mesotelioma sono di circa 38 anni. Questi dati portano a concludere che i casi di mesotelioma ed altre patologie con più prolungati tempi di latenza si verranno a manifestare nei prossimi decenni.

Per tale ragione, per tutti i dipendenti esposti, è stata richiesta la sorveglianza sanitaria e il prepensionamento. Nel suo intervento, infatti, Bonanni ha chiarito che l’esposizione ad amianto e/o ad altre polveri, anch’esse dannose per la salute umana, dà diritto ad un prepensionamento, ovvero ad una rivalutazione della posizione contributiva, quale indennizzo del danno che le fibre creano all’organismo umano.

“Con queste motivazioni la Sig.ra Isabella Catalano, avendo anche appreso di analoghe infermità di numerosi colleghi, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma – ha spiegato il presidente ONA –perché ha subito danni alla salute per esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni presenti nell’ambiente lavorativo e mi ha ufficiato del mandato per compiere indagini difensive, al fine di ottenere l’accertamento della verità sulla violazione delle regole cautelari”. “Tra i dipendenti – aggiunge il legale – si riscontra una più alta incidenza di cancro in generale, nello specifico di malattie da asbesto, tra le quali il carcinoma della laringe e del tratto gastrointestinale e numerosissimi casi di carcinoma mammario e genitale, linfomi e moltissime altre patologie”. “Per questa ragione – ha aggiunto – saranno al più presto avviate una serie di iniziative giudiziarie in sede civile per ottenere, oltre alla costituzione della rendita per coloro che si sono ammalati, anche il riconoscimento delle maggiorazioni contributive utili per il prepensionamento e per la rivalutazione dell’entità delle prestazioni pensionistiche, e di risarcimento di tutti i danni”. “Verranno avviate anche azioni per il riconoscimento della qualità di equiparati alle vittime del dovere, poichè le attività di servizio in favore della Pubblica Amministrazione sono state svolte in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà (art. 1, del DPR 243/2006, con riferimento all’art. 1, commi 563 e 564 della L. 266/2005). Rimarremo in trincea fino a quando il Ministero, come crediamo, accoglierà le nostre richieste nell’interesse dei lavoratori” – ha concluso Bonanni.

MotoTematica – Rome Motorcycle Film Festival: aperte le iscrizioni per accedere al concorso

Online il regolamento per accedere al MotoTematica – Rome Motorcycle Film Festival, il primo festival cinematografico dedicato al mondo della motocicletta nel quale si presentano e proiettano opere creative a tema.

Proprio come i motociclisti, simbolo di libertà per eccellenza e fonti di molteplici ispirazioni, anche i filmmakers raccontano spesso attraverso le proprie opere i sogni, le avventure e le storie di centauri da ogni parte del mondo. E’ per questo che MotoTematica vuole mostrare questi lavori, incoraggiando e stimolando a trasferire la passione per la moto in una forma d’arte, organizzando una rassegna che prevede la proiezione delle opere finaliste del concorso il 14 e 15 novembre alla Casa del Cinema di Roma e le premiazioni nei due giorni successivi presso lo spazio Ragusaoff nell’ambito dell’Eternal City Motorcycle Custom Show.

Per partecipare alla selezione bisogna inviare entro il 20 settembre 2019 opere in cui la motocicletta è inerente e parte sostanziale del materiale creativo proposto. I materiali possono appartenere a qualunque anno di produzione, possono avere qualsiasi durata e possono aver partecipato ad altri festival, ma non devono essere mai stati pubblicati online. Sono accettate le opere in lingua originale ma aventi sottotitoli italiani. Una stessa opera può concorrere in più categorie. Possono inoltre essere presentate più opere da parte di uno stesso regista. I lavori devono essere presentati in un file con formato .MOV a risoluzione 1920×1080. Possono partecipare filmmaker di qualsiasi età, ma se minorenni dovranno inviare documentazione e contatti di un genitore.
Queste, infine,  le sezioni per le quali è possibile concorrere: a) miglior documentario; b) miglior lungometraggio; c) miglior corto  documentaristico; d) miglior cortometraggio; e) migliore generazione Web; f) migliori MotoClub e gruppi; f) premio del pubblico.
Le opere saranno selezionate da una giuria qualificata e dovranno essere fornite in supporto fisico per la proiezione durante il festival.

Tutti pazzi per Carola! E così il popolo italiano si divise in pro e fuorilegge

Carola Rackete è stata arrestata e la Sea Watch sequestrata dalle Fiamme Gialle ha attraccato a Lampedusa. Ma quel che resta di questa vicenda è l’immagine di una Europa disunita e disorganizzata sui diritti umani.

Oggi Carola Rackete, capitano della nave della Ong Sea Watch, è diventata a torto o a ragione, a seconda del punto di vista politico con cui la si considera, un’eroina, una sorta di Robin Hood del mare che, incurante di qualsiasi legge, entra a gamba tesa con la  Sea Watch in acque italiane, non rispondendo per tre volte all’alt della Guardia di Finanza. Addirittura questa moderna eroina teutonica, che sembra quasi pervasa da un delirio di onnipotenza, incurante di qualsiasi legge Italiana, ha rischiato di speronare la motovedetta della Finanza mentre cercava di attraccare sulla banchina del molo commerciale di Lampedusa, dopo il divieto dei militari. Lo aveva affermato giorni fa quando la Cedu era intervenuta sulla questione della nave da lei pilotata: qualunque fosse stata la sentenza della Corte Europea lei  sarebbe sbarcata in Italia con la Sea Watch. Una vicenda che mette in risalto  due orientamenti  politici contrapposti che, dimentichi di qualsiasi valore sociale sui diritti umani, sono ormai in lotta perpetua e senza esclusione di colpi a volte anche bassissimi e che rasentano volgarità ed ignoranza a iosa. Ma andando con ordine, la Sea Watch si fa trovare in acque libiche e secondo un copione ormai ripetuto sino alla noia, salva 42 persone in ‘pericolo di vita’. A questo punto la nave, pur avendo altri punti d’attracco più vicini, decide di dirigersi verso Lampedusa. Dal canto suo l’Italia nega lo sbarco per ben 14 giorni e anche la Corte europea fornisce il suo riscontro su questo diniego. Nelle ultime 48 ore la situazione precipita e la capitano della Sea Watch decide di sfidare l’Italia e, come se fosse in guerra, tenta di forzare il blocco militare che le impedisce l’accesso al porto.

Che Europa è questa? Siamo forse entrati in guerra un’altra volta con Germania ed Olanda? Di sicuro l’Italia è un paese diviso che al suo interno non rispetta le leggi che esso stesso si è dato a larga maggioranza. Un esempio su tutti l’ex ministro Del Rio che al TG2 ha sostenuto che anche la Crocerossa viola la legge quando passa con il semaforo rosso!!! In questo delirio di azioni e reazioni senza alcuna logica la Carola ‘eroina’ sfida il ministro degli Interni Matteo Salvini dicendo “Salvini mi considera un nemico pubblico? Ho 42 persone di cui occuparmi, non ho tempo per lui. Salvini si metta in fila”. Una chiara dimostrazione del rispetto riservato alle autorità italiane che l’opposizione sconfitta alle ultime politiche evidentemente condivide, perché molti esponenti del Pd erano su quella nave in difesa dell’illegalità. Insomma, più che alla nave dei migranti sembra di aver assistito ad una telenovela di pessima regia, dove i migranti sono solo il pretesto per continuare i litigi casalinghi tra centro destra e centro sinistra. E la Ue? Perché non interviene? E soprattutto perché non si attua una politica unitaria sul tema degli sbarchi dall’Africa, che tenga conto di una emergenza umanitaria, quella sì la vera protagonista di questo marasma senza né capo né coda? Una consistente parte della popolazione italiana è stanca di questa politica frammentaria e poco efficace, che lascia ampio spazio ad Ong che agiscono quasi come ‘pirati del mare’. E forse il Pd deve darsi una sterzata: l’unico obiettivo che raggiunge con queste sceneggiate sono più voti al centro destra.

“Le ragioni umanitarie non possono giustificare atti di inammissibile violenza nei confronti di chi in divisa lavora in mare per la sicurezza di tutti” ha affermato il procuratore di Agrigento, tribunale di competenza dell’inchiesta,  Luigi Patronaggio, lo stesso che indagò il ministro Salvini in passato, a dimostrazione che la nostra legge e le nostre forze armate non sono nullità. Questa volta la telenovela è terminata con l’arresto in flagranza di reato da parte delle Fiamme Gialle di Carola Rackete, per violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione, che richiama il comportamento del comandante o dell’ufficiale che commetta atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, punibile con la reclusione da tre a dieci anni. Senza considerare che la manovra azzardata della Sea Watch oltre a ‘schiacciare’ la motovedetta della Guardia di Finanza contro il molo, ha messo davvero in pericolo la vita di quei 42 migranti che Carola Rackete diceva di voler salvare. Da tutta questa pesante vicenda emerge solo la volontà di vincere una sfida contro il Governo italiano, a tal punto da infrangere la legge. E i migranti? Povere persone ancora una volta strumentalizzate per i quali nessuno in Europa si domanda chi sono, da dove scappano, se davvero scappano, e che futuro avranno.

“Canta che ti passa!”: l’eredità musicale della Grande Guerra- “Sing and it will pass!”: the Great War’s musical heritage

di emigrazione e di matrimoni

“Canta che ti passa!”: l’eredità musicale della Grande Guerra

Cantando nell’immobilità delle trincee, principale teatro della guerra di logoramento fisico e psicologico, era possibile imparare un po’ di italiano.

di Giulia Dettori
Introduzione di Gianni Pezzano

Per molti la Storia è qualcosa del passato e per quel motivo non ci rendiamo conto che la Storia ci circonda e che spesso sentiamo tracce di quel passato che ha formato il mondo in cui viviamo.

Questo è il caso non solo dei palazzi storici e i cimiteri dove riposano le vittime di guerre atroci che riempiono innumerevoli volumi di Storia. Anche molte canzoni fecero parte del primo conflitto mondiale, la guerra che doveva porre fine a tutte le guerre, e chi le scrisse sperava che sarebbe stata davvero l’ultima guerra.

Purtroppo questo non è successo e le prove di questo fallimento si trovano anche nei testi di canzoni che ancora oggi sentiamo spesso alla televisione e al cinema.

Perciò, mentre leggiamo l’articolo di Giulia teniamo ben in mente che il passato non è mai sparito del tutto e, peggio ancora, rischiamo fin troppo spesso di ripetere errori orribili e di aggiungere altri morti alle vittime del passato.

La canzoni sono davvero belle, ma se non le ascoltiamo bene e capiamo le loro parole e i loro preavvisi rischiamo di dover scrivere nel futuro altre canzoni poichè non siamo stati capaci di capire il messaggio che contengono.

“Canta che ti passa!”: l’eredità musicale della Grande Guerra

Di Giulia Dettori

Oggi i libri di storia ignorano ancora o trattano parzialmente la straordinaria presenza della musica nell’ambito del primo conflitto mondiale, un aspetto consolidato dall’ampia serie di canzoni popolari ideate fra il 1915 e il 1918.

Si tratta di un repertorio notevole sia dal punto di vista quantitativo che contenutistico, inoltre poteva avere molte finalità ma costituiva in ogni caso il principale sostegno psicologico per i giovanissimi soldati coinvolti (parte dei quali addirittura classe 1896).

“Canta che ti passa!”, il detto nato in quel periodo, fu l’espressione che riassumeva meglio l’obiettivo degli inni nei campi di battaglia, in cui la convivenza obbligata fra tanti italiani era resa meno pesante dal fatto che la guerra fosse un “mal comune”, durante il quale i processi di socializzazione vennero favoriti dal linguaggio universale per eccellenza: la musica.

La lingua italiana grazie alla musica

Per le generazioni provenienti da tutta Italia e divise da usi, costumi e soprattutto linguaggi diversi (i vari dialetti), la pratica musicale non aveva solo un intento terapeutico: cantando nell’immobilità delle trincee, principale teatro della guerra di logoramento fisico e psicologico, era possibile imparare un po’ di italiano.

L’assidua condivisione della musica, infatti, fu centrale per la creazione di una cultura interclassista, volta alla lotta contro l’analfabetismo e alla formazione di un esercito in cui i soldati potessero comunicare facilmente con i propri colleghi.

 Nei testi delle canzoni, oltre tutto, si mescolano i repertori locali – basti pensare alle napoletane ‘O primmo reggimento e ‘O surdato ‘nnamurato (1915), quest’ultima resa nuovamente celebre nel 1971 dall’interpretazione di Anna Magnani nel film La Sciantosa – e una certa cultura dominante, articolata in canti di esaltazione guerresca, di evasione o di marcia, cui se ne aggiunsero altri legati alla libera espressione dei sentimenti diffusi in guerra come il dolore, la rassegnazione, la rabbia e la protesta (l’antimilitarmismo di O Gorizia tu sei maledetta fu denunciato per vilipendio delle forze armate ancora nel 1964, al “Festival dei Due Mondi” di Spoleto).

La musica per la storia

Le melodie degli Alpini sono un autentico manifesto dell’umanità sul fronte occidentale, e ricostruiscono gli avvenimenti più significativi nella storia della prima guerra mondiale: solo per fare qualche esempio, Tapum e Monte Cannito raccontano la fase della guerra di posizione, mentre La canzone del Piave e La Canzone del Grappa parlano della resistenza dopo Caporetto.
Il conflitto, dunque, ispirò i testi per delle musiche capaci di rendere immortale la partecipazione italiana alla grande guerra, e di ricordarla ancora oggi in tutto il mondo ai pronipoti dei giovani soldati presenti sul fronte.

di emigrazione e di matrimoni

 “Sing and it will pass!”: the Great War’s musical heritage

By singing in the immobility of the trenches, the main theatre of the war of physical and psychological attrition, it was possible to learn a little Italian

by Giulia Dettori
Introduction by Gianni Pezzano

For many of us history is something that belongs to the past and for that reason we do not understand that history surrounds us and that we often hear traces of the past that shaped the world in which we live.

This is the case not only of the historic buildings and cemeteries where the victims of the atrocious wars that fill innumerable volumes of history lie. Many songs were also part of the First World War, the war that should have ended all wars, and those who wrote them all hoped that it would truly have been the final war.

Unfortunately this did not happen and the proof of this failure is in the lyrics of the songs that we still hear today on the television and in the cinema.

Therefore, as we read Giulia’s article let us bear well in mind that the past has never totally disappeared and, worse still, we risk all too often to repeat horrible mistakes and to add other dead to the victims of the past.

The songs are truly beautiful but if we do not listen to them well and understand their words and their warnings we risk having to write other songs to teach future generations that we were not able to understand the message they contain.

Sing and it will pass!”: the Great War’s musical heritage

By Giulia Dettori

History books today still ignore or deal partly with the extraordinary presence of music in the context of the First World War, an aspect that was consolidated in the wide range of popular songs written between 1915 and 1918.

There is a noteworthy repertoire in both quantity and content. It could also have had other purposes but in any case music made up the main psychological support for the very young soldiers involved in that war, some of whom were born as late as 1896.

 “Canta che ti passa!” (Sing and it will pass), which was the saying that was created at the time, was the expression that best summarizes the aim of these hymns on the battlefields in which the forced cohabitation between many Italians was made less heavy by the fact that the war was the “common malady” during which the processes of socialization were favoured by the universal language par excellence, music.

The Italian language thanks to music

For the generations that came from all of Italy and divided by habits, customs and particularly different languages (the various dialects) the practice of music not only had a therapeutic intent but by singing in the immobility of the trenches, the main theatre of the war of physical and psychological attrition, it was possible to learn a little Italian.

In fact, the assiduous sharing of music was central part of the creation of an interclass culture and was aimed at the struggle against illiteracy and the training of an army in which the soldiers could communicate easily with their colleagues.

Local regional repertoires were mixed, above all in the lyrics of the songs and we only have to think of the Neapolitan ‘O primmo reggimento (The First Regiment) and ‘O surdato ‘nnamurato (The Soldier in love, both 1915), the latter made famous by Anna Magnani’s interpretation in the TV film La Sciantose (The Singer), as well as a certain dominant culture expressed in the songs that exalted war, evasion or marching to which were added others tied to free expression of widespread emotions in war such as pain, resignation, anger and protest (the anti-militarism of O Gorizia tu sei maledetta [Oh Gorizia, you are damned] was denounced for contempt of the armed forces as recently as 1964 at Spoleto’s “Festival dei Due Mondi”).

Music for History

The melodies of the Alpini (Italy’s Alpine troops) are an authentic manifesto of the humanity on the western front and they reconstruct the most important events of the history of the First World War. To give only a few examples, Tapum and Monte Cannito describe the phase of positioning of the troops, while La canzone del Piave (Song of the Piave River) and La Canzone del Grappa (The Song of the Mount Grappa) speak of the resistance after the disastrous defeat at Caporetto.

Therefore the conflict inspired the music’s lyrics which made Italy’s participation in the Great War immortal and also around the world today this music still reminds the great grandchildren of those young soldiers that they were on the front.

Dalle carceri milanesi Malnatt, la birra del riscatto

Tajani: “La produzione di tre nuove linee diventa un’occasione concreta di riscatto sociale e di acquisizione di competenze per i detenuti, aiutandoli a intraprendere un nuovo percorso di vita”  

Si chiama “Malnatt, il gusto del riscatto” l’innovativo progetto brassicolo della città di Milano che vuole accendere l’attenzione sul tema e il valore del reinserimento dei detenuti ed ex-detenuti nel mondo del lavoro. A presentarlo, questa mattina a Palazzo Marino, l’assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani  con il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria, Pietro Buffa e gli ideatori dell’iniziativa.  
“Un progetto tipicamente milanese sin dal nome, che  coniuga alcuni dei tratti distintivi della nostra città come l’attenzione alla ricerca della qualità attraverso l’uso di materie prime a filiera corta e la  capacità di saper  intuire le tendenze del mercato, rappresentate dall’attenzione alle birre artigianali. Infine una peculiarità tutta meneghina,  fare del lavoro la più importante occasione di riscatto e di attenzione verso gli altri”. Così commenta l’iniziativa l’assessore Tajani, che prosegue: “La collaborazione con imprenditori che scelgono di produrre in collaborazione con le strutture penitenziare consente di ampliare i percorsi di riqualificazione professionale per i detenuti, aumentandone le competenze tecniche e favorendo il loro rientro nel mercato del lavoro quale valido strumento di riscatto sociale di crescita personale. Una concreta opportunità che nei prossimi mesi vedrà impegnati almeno 10 detenuti intenti nell’apprendere i segreti della birra e di un nuovo lavoro”. 

Malnatt nasce dalla collaborazione tra i tre istituti penitenziari milanesi Bollate, Opera e San Vittore e un gruppo di imprenditori ed esercenti del territorio milanese, con il supporto del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e del Comune di Milano. L’obiettivo del progetto è quello di rafforzare e promuovere il ponte tra le attività educative e produttive svolte all’interno delle case circondariali e il territorio milanese. Grazie alla filiera birraria, Malnatt darà un’opportunità concreta di formazione e lavoro ad alcuni detenuti ed ex-detenuti, in particolare nelle fasi di produzione – presso l’Azienda Agricola La Morosina nel Parco del Ticino – e di distribuzione presso la società Pesce. Il risultato aziendale e sociale atteso, a 24 mesi dal lancio, è duplice: reinserire almeno dieci detenuti o ex-detenuti oltre a generare risorse economiche per gli Istituti da destinare ad attività di recupero dei detenuti e di formazione della Polizia Penitenziaria. Si stima che, a fronte della vendita di un volume di circa 1.000 ettolitri, si potranno finanziare progetti per un valore minimo di circa 20.000 euro all’anno. 
Le birre Malnatt, in distribuzione presso il canale Horeca (Hotellerie-Restaurant-Café), sono birre ad alta fermentazione, non pastorizzate, non filtrate e rifermentate in bottiglia o in fusto. Tre le linee prodotte e dedicate ai tre istituti carcerari di Milano: Malnatt San Vittore, birra chiara non filtrata di solo malto d’orzo; Malnatt Bollate, birra di frumento; Malnatt Opera, birra rossa. 
Il nome e il logo di Malnatt (termine del dialetto milanese che sta affettuosamente a significare “nato male”) sono ideati da Take, l’Agenzia di comunicazione partner del progetto, e pongono in particolare l’accento sulla milanesità del progetto e sulla cultura popolare meneghina. Non a caso, è un malnatt il protagonista di Ma mi, la celebre canzone, scritta da Giorgio Strehler e cantata da Ornella Vanoni e poi da Enzo Iannacci, che racconta di una detenzione nel Carcere di San Vittore.  

Le evoluzioni del progetto Malnatt si potranno seguire direttamente sul sito www.birramalnatt.it o attraverso i canali Facebook e Instagram.

Reggio Emilia. Assistenti sociali strappano bambini alle famiglie per denaro. Arrestato il sindaco

Sono 18 gli indagati per aver sottoposto i minori a torture, comprese scosse elettriche, per indurli ad accusare di violenza i veri genitori. La protesta della Lidu onlus che chiede alle forze politiche l’impegno per evitare tali indegni accadimenti

«Non è la sofferenza del bambino ad essere ripugnante di per sé stessa, ma il fatto che questa sofferenza non è giustificata»- ha detto lo scrittore francese Albert Camus. Ma a Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, i fanciulli erano sottoposti a violenze, soprusi e angherie per due scopi ben precisi: arricchire gli assistenti sociali che avrebbero dovuto prendersi cura di loro ed essere violentati. È quanto emerso dall’inchiesta denominata “Angeli e Demoni”, coordinata dal Procuratore di Reggio Emilia Valentina Salvi che, due giorni fa, ha messo fine ad un sistema di adozioni illecite gestito dal “servizio sociale integrato dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza”. L’ ente poteva contare su uno staff composto  da psicologi, psicoterapeuti, amministratori pubblici e assistenti sociali per strappare alle famiglie in stato di indigenza quanto avevano di più prezioso, i figli. L’organizzazione, secondo  gli inquirenti, una volta presa di mira la vittima di turno, la allontanava dai  genitori col pretesto di sottoporre il piccolo ad alcuni test. Da quel momento, gli specialisti della “Val d’Enza” effettuavano sui fanciulli lavaggi del cervello per aizzarli contro le loro famiglie.

A quanto emerge i piccoli subivano anche scosse elettriche per far si che cancellassero i ricordi. L’obiettivo di questa macchina degli orrori, secondo gli investigatori, era convincere i bambini di essere vittime di abusi e violenze da parte dei genitori che, seppur innocenti, venivano descritti dai figli come dei mostri ed il giudice affidava i piccoli ai servizi sociali. Per i fanciulli era l’inizio di un vero e proprio calvario, mentre l’ente della Val d’Enza, in virtù del “servizio” prestato, riceveva fondi pubblici per centinaia di migliaia  di euro. Un fiume di denaro alimentato dalla sofferenza dei bambini, che venivano affidati a famiglie che abusavano anche sessualmente dei piccoli. Gli inquirenti ritengono che in questo sistema fosse coinvolto anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, indagato insieme ad altre 18 persone. Il primo cittadino è fra i 6 sospettati per cui sono scattati i domiciliari. La vicenda ha destato enorme scalpore e turbato profondamente l’opinione pubblica e molti si domandano se non sia opportuno riformulare una legge che protegga maggiormente minori indifesi, e soprattutto si chiede un più assiduo controllo del sistema di affido dei minori. Anche il presidente della Lega Italiana dei Diritti Umani, Eugenio Ficorilli,  esprime la propria grande preoccupazione per le vicende di Bibbiano ed in altre realtà che hanno coinvolto bambini, strappandoli fraudolentemente ai propri genitori, e, nell’esprimere gratitudine per l’impegno della magistratura a tutela di minori, invita le forze politiche ad adottare le misure necessarie per evitare che si ripetano tali indegni accadimenti. 

Festival Cittaslow. Quest’anno la Biodiversità andrà alla scoperta del mondo delle api

CASTELNOVO MONTI – Dal 26 al 28 luglio a Felina tre giorni di Festival Cittaslow dedicato alla Biodiversità ” …se l’ape scomparisse dalla faccia della terra all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita…” Albert Einstein 

Torna nell’ultimo fine settimana di luglio, venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 luglio, il Festival Cittaslow di Felina, appuntamento che da ormai tanti anni caratterizza l’estate appenninica. Il Festival dedicherà l’edizione 2019 alle api e alla loro funzione determinante per gli equilibri degli ecosistemi.

Ci saranno incontri, mostre, filmati, iniziative dedicate alla CONOSCENZA dell’importanza delle api, all’acquisizione della consapevolezza che due terzi delle specie di piante dipendono dall’impollinazione delle api e altri insetti che la favoriscono.

Ancora, la funzione delle api come indicatori biologici, sentinelle che allertano sul pericolo della trasformazione  dei paesaggi con  agricolture intensive, uso di pesticidi, cementificazioni crescenti.

Il fenomeno della moria delle api, le arnie e  il controllo della loro qualità diventano vere e proprie stazioni di monitoraggio e di allerta. 

Ma ci sarà anche l’EMOZIONE di entrare nel mondo delle api immergendosi nei loro suoni, scoprendo la loro danza cosiddetta scodinzolante tra la fonte di cibo e l’alveare o il profumo e gli aromi dei mieli fino alle loro proprietà terapeutiche e poi laboratori per bambini e non solo, in cui si sperimenterà direttamente l’esperienza della smielatura.

Una presenza d’eccezione sul tema sarà il progetto MEL la Rete di Apicoltori della Riserva Della Biosfera che vuole promuovere diversità biologica e culturale nell’apicoltura nelle diverse sponde del Mediterraneo. Progetto seguito dalla Riserva Mab Unesco e dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano che verrà presentato nel festival con il coinvolgimento diretto di produttori dell’area Mab.

In più come ogni anno saranno tante le occasioni per assaporare ed acquistare le specialità di grande qualità, dell’Appennino e delle tante Cittaslow ospiti provenienti da altre regioni, nelle cucine di strada e nel ristorante della festa. Musica e spettacoli animeranno la tre giorni di festa per vivere l’ambiente appenninico nel pieno dell’estate. 

Veneto. Il Mercato del vino italiano visto dall’enoteca

Incontro e dialogo tra Enotecari Professionisti AEPI e produttori soci Coldiretti per osservare da vicino caratteristiche e dinamiche del mercato vitivinicolo Italiano- Mestre, 1 luglio 2019 ore 14,00 – Sede Coldiretti, Via Torino 180

Lunedì 1 luglio, a partire dalle ore 14:00 presso la sede della Coldiretti del Veneto, avrà luogo l’incontro formativo dal titolo “il Mercato del vino italiano visto dall’enoteca”. Promosso e ideato dalla Coldiretti del Veneto, l’evento ha l’obiettivo di offrire ai produttori soci della Coldiretti elementi concreti in merito a dinamiche, tendenze e caratteristiche del mercato del vino nel nostro Paese, analizzati attraverso gli occhi e la conoscenza diretta degli Enotecari Professionisti. A dialogare con i produttori saranno infatti quattro enotecari associati ad AEPI (Associazione Enotecari Professionisti Italiani) provenienti da diverse realtà professionali e contesti territoriali: Andrea Terraneo, Presidente Vinarius e titolare dell’Enoteca La Barrique di Cantù di Como, Francesco Bonfio Presidente Nazionale AEPI e titolare dell’Enoteca Piccolomini di Siena; Mirco Carraretto dell’Enoteca La Mia Cantina di Padova e Filippo Gastaldidell’Enoteca I Cinque Frati Soncino di Cremona, entrambi membri del Consiglio Direttivo di entrambe le associazioni.

I quattro associati AEPI, di concerto con il giornalista professionista ed esperto di economia e marketing del settore vitivinicolo Fabio Piccoli, presenteranno ai produttori uno spaccato della struttura del mercato del vino in Italia in termini di canali di distribuzione, valore e volumi del vino, ma soprattutto verrà presentato il ruolo che l’enoteca ricopre oggi nel mercato, le tendenze di consumo, l’assortimento e le opportunità che si possono creare con i produttori che si rivolgono con i loro vini alla vendita nel dettaglio qualificato. La sinergia tra Coldiretti e AEPI nasce infatti dalla consapevolezza che gli Enotecari Professionisti rappresentano oggi, soprattutto per le realtà produttive in fase di crescita e posizionamento, un inestimabile risorsa. Oggi ancor più di ieri i produttori vitivinicoli devono possedere una profonda conoscenza del settore al fine di compiere le giuste scelte in termini economici, di immagine, di posizionamento oltre che di investimento. Ecco dunque che l’elevata conoscenza del vino, delle preferenze dei consumatori e del mondo della ristorazione e della gastronomia che è propria degli Enotecari Professionisti, rendono questi veri e propri ambasciatori autorevoli al servizio di un settore che impone oggi di essere preparati,  consapevoli e pronti a fornire risposte adeguate alla complessità dei tempi.

Taormina Film Festival 65, un’edizione ricca di proiezioni e ospiti

 

Dal 30 giugno al 6 luglio Taormina accoglie la kermesse cinematografica che, quest’anno, torna a brillare per ricchezza di ospiti, masterclass e proiezioni sotto la cornice del Teatro Antico. Madrina dell’evento Rocío Muñoz Morales ed una giuria d’eccezione capitanata dal regista Oliver Stone. Grande attesa per l’arrivo dell’attrice australiana Nicole Kidman.

Un luogo unico per bellezza, la perla dello Ionio, pronto ad ospitare la 65esima edizione del Taormina Film Festival che quest’anno, sembra aver ritrovato i fasti di un tempo, la cui cerimonia di apertura di domenica 30 giugno darà il via ad un susseguirsi di masterclass e proiezioni fino al 6 luglio. Un’edizione il cui fine è “Avvicinare la città al festival e aiutare i giovani a sviluppare una coscienza critica e cinematografica”, che ha voluto omaggiare con il suo manifesto Bernardo Bertolucci, nella celebre scena del ballo del film “Il conformista”. Per il secondo anno consecutivo la produzione ed organizzazione è curata da Videobank, in collaborazione con la Fondazione Taormina Arte (sostenuta dall’Assessorato regionale al Turismo e dal Comune di Taormina) sotto la direzione artistica di Gianvito Casadonte e Silvia Bizio. Madrina dell’evento l’attrice e modella spagnola Rocío Muñoz Morales mentre, nelle serate al Teatro Antico, la presentazione è affidata alla conduttrice e attrice Carolina Di Domenico.

Una kermesse feconda di ospiti e proiezioni, che vanta 11 anteprime mondiali, 17 europee e 14 nazionali. La linea editoriale propone, inoltre, 9 lungometraggi fuori concorso, di cui 4 anteprime mondiali, 1 europea e 4 nazionali, il ritorno serale di sette attesi titoli del grande cinema internazionale al Teatro Antico e una selezione di 18 cortometraggi. Il prestigioso premio Taormina Arte Award 2019, verrà conferito alle attrici Premio Oscar Nicole Kidman e Octavia Spencer (The Help), produttrice esecutiva della nuova serie tv della Apple Truth Be Told. Spetterà a Ladies in Black, il nuovo film del regista australiano Bruce Beresford (A spassop con Daisy), l’onore di inaugurare la storica rassegna, presente insieme alla protagonista Julia Ormond e agli altri attori del film. Oliver Stone designato come Presidente della Giuria per la sezione lungometraggi, presenterà il documentario Revealing Ukraine di Igor Lopatonok, di cui è produttore esecutivo. A far compagnia al regista in giuria: lo scrittore Andre Aciman (Chiamami col tuo nome); il compositore Carlo Siliotto (La misma luna, Istruzioni non incluse); l’attrice Julia Ormond; la montatrice Elisa Bonora; l’attrice Carolina Crescentini e il regista Paolo Genovese. Nella giuria documentari, la produttrice e fondatrice dell’azienda Anonymous Content, Bedonna Smith, l’attrice Donatella Finocchiaro e il regista Andrea Pallaoro.

Tra gli eventi speciali del Festival al Teatro Antico, l’anteprima europea di Spider-man: Far form home di Jon Watts; la prima mondiale del nuovo film di Mimmo Calopresti, Aspromonte – La terra degli ultimi, con Marcello Fonte e Francesco Colella, presenti con il regista. Fra le proiezioni speciali, la prima italiana di Yesterday di Danny Boyle sui Beatles e il film concerto Amazing Grace, su una giovane Aretha Franklin. Attesa la prima italiana del documentario Sea of Shadows, vincitore del Premio del Pubblico allo scorso Sundance Film Festival, diretto dall’austriaco Richard Ladkani e prodotto dalla compagnia di Leonardo DiCaprio.

Tra gli ospiti: Kasia Smutniak; Pierfrancesco Favino; Alessandro Haber; Richard Dreyfuss; Daniele Luchetti; Margherita Buy e Riccardo Scamarcio.

L’ultima serata, sabato 6 luglio, vedrà le premiazioni finali dei concorsi e a seguire la proiezione di I’ll Find You, di Martha Coolidge, che riceverà il Taormina Arte Award, basato sulla storia di due musicisti i cui sogni vengono infranti dall’invasione tedesca della Polonia.

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