Quel che i migranti odiano – What migrants hate

di emigrazione e di matrimoni

Quel che i migranti odiano

L’esperienza degli emigrati come i miei genitori e di conseguenza di noi figli di emigrati non è il semplice trasferimento da un paese a un altro, ma l’inizio di un percorso che porta eventualmente alla rottura di famiglia in rami nuovi

di Gianni Pezzano

La vita del migrante è segnata da viaggi e il primo è quello dal paese di nascita al nuovo paese di residenza. Poi, nel corso del tempo, i viaggi continuano. Magari si decide di cercare un altro paese nuovo, a volte si torna al paese di nascita per le vacanze, oppure anche per tornarci per sempre, può darsi perché non si trova al suo aggio nel paese nuovo o perché aveva fatto quel che voleva fare.

Nel corso di questi viaggi il migrante ripete un rito che non sembra così male all’inizio, però il tempo dimostra che il rito è l’anteprima di altri riti e perciò diventa un gesto odiato perché segna passaggi che a volte sono felici, ma quasi sempre sono pieni di dolore.

Una volta vedevamo il rito ai porti, ora sin dall’arrivo dei primi veri voli intercontinentali lo vediamo agli aeroporti internazionali e a volte lo vediamo ancora oggi alla stazione ferroviaria.

La partenza che vediamo in queste occasioni non segna solo l’inizio di un viaggio, spesso segna anche la fine di una fase della vita e solo il tempo fa capire al migrante, come anche alla famiglia che rimane a casa, il vero prezzo da pagare per cercare una vita nuova in un altro paese o continente.

Lacrime

La prima partenza che ricordo era quella di un cugino di mamma che decise di tornare in Italia perché si sentiva troppo spaesato nella terra nuova che era l’Australia dei primi anni 60.

La nave del cugino fece tappa di due giorni ad Adelaide dopo la partenza da Melbourne e così poteva farci un saluto. Per noi ragazzi andare al porto per prenderlo era un’avventura, molto più ancora che per la partenza siamo riusciti a salire a bordo per qualche ora per vedere quel che ci sembrava un sogno vivente.

Poi, con i coriandoli e gli strilli, e ancora di più le lacrime di molti adulti sulla nave e lungo il molo, vedevamo la nave allontanarsi. Era cosi lenta che siamo riusciti a metterci in macchina e seguire la prima parte del viaggio lungo la strada litorale. Mamma ha pianto tutto il giorno.

Qualche anno dopo la scena al porto era più straziante perché partivano i genitori di mamma alla fine del loro viaggio in Australia. Ho capito il motivo solo al nostro primo viaggio in Italia nel 1972.

All’inizio degli anni 70 con i voli meno costosi queste scene si sono trasferite all’aeroporto, con le famiglie che partivano per i primi viaggi in Italia, oppure qualcuno veniva dall’Italia in vacanza.

Il 2 dicembre 1972 eravamo noi a partire per il primo viaggio in Italia e in quei tre mesi noi ragazzi che eravamo seccati delle lacrime e le emozioni di occasioni che consideravamo come l’inizio di avventure e non occasioni tristi, abbiamo cominciato a capire il motivo.

Paesi d’origine

Naturalmente le prime tappe del viaggio erano i paesi di mamma e papà. In entrambi i casi i primi luoghi che abbiamo visitato erano i cimiteri per vedere i nonni. Al paese di mamma ho visto per la prima volta la tomba del nonno che avevo conosciuto per pochissimi mesi qualche anno prima, e nel paese di papà siamo andati alla tomba dei nonni che non ho mai conosciuto.

Dopo pochi giorni al paese di mamma siamo andati a Fondi per trovare i suoi cugini che vivevano a Melbourne e che noi giovani chiamavamo nel modo di famiglia, zio Antonio e zia Marianella. Erano tornati in Italia meno di due anni prima e zio Antonio era il fratello del cugino della prima partenza al porto. La loro figlia Sandra è la mia coetanea e per anni abbiamo condiviso molte occasioni e feste, scambiando visite regolarmente. Appena siamo arrivati alla loro casa lei ci ha accolti con una frase dal cuore “Riportatemi in Australia!”.

In quelle tre parole ho visto in prima persona che le partenze che noi giovani vedevamo con pensieri “romantici” erano separazioni crudeli, perché non sai se e quando ci rivedremo. Per Sandra la partenza era la perdita delle amiche del cuore e di scuola che ha lasciato a Melbourne e che ancora le mancavano molto

Era l’inizio del percorso che ha portato alla consapevolezza che l’esperienza degli emigrati come i miei genitori e di conseguenza di noi figli di emigrati non è il semplice trasferimento da un paese a un altro, ma l’inizio di un percorso che porta eventualmente alla rottura di famiglia in rami nuovi.

Comunicazione e contatti

Per i giovani d’oggi è difficile capire che fino a non tanti anni fa le comunicazioni erano una barriera vera tra membri di famiglie e che ancora oggi lo è tra chi vive in altri continenti e chi è rimasto in Italia.

I contatti moderni erano inesistenti, lettere impegnavano settimane ad arrivare e la risposta veniva settimane dopo. Le telefonate erano rare e costose, tanto che le notizia brutte arrivavano nel modo più crudele, con un telegramma, anche di notte, come ci è successo alla morte di nonno nel 1968.

Però, la distanza si fa ancora sentire come sanno coloro con parenti in Australia e le Americhe. A qualche punto noi tutti abbiamo dimenticato il fuso orario che è la prove della distanza trovando i nostri parenti ancora a letto, oppure nelle ora piccole come capiamo dalle loro voce al telefono.

Ma il distacco più difficile da accettare, come anche da capire per chi non l’ha mai sentito, è quello di non poter fare l’ultimo omaggio ai nostri cari.

La partenza finale

In effetti anche il funerale è una partenza, la nostra partenza finale, e il rito del funerale è un mezzo fondamentale per fare passare il dolore della perdita.

Questo è il motivo vero perché i migranti odiano le partenze al porto, all’aeroporto o alla stazione. Non sanno mai se sarà l’ultima volta che vedranno i genitori, fratelli, sorelle, zii o cugini.

In un caso alla fine di un viaggio in Italia ho avuto un’esperienza dolorosa, andare a trovare due zii in Calabria. Erano la sorella di papà e il marito. Erano entrambi malati e li ho salutati ben sapendo che non li avrei mai più visti.

Quel giorno, travolto dalle emozioni di quella partenza, uscendo dalla loro casa sono andato alla chiesa a pochi metri e mi sono seduto per quasi un’ora, ricordando tutte le partenze della mia vita. Ho visto di nuovo i visi di molte persone che non ci sono più, compresa la cugina Marina fulminata da una malattia crudele a diciotto anni.

Separazione

Certo, partiamo con il pensiero che il saluto sia un arrivederci, ma fin troppo spesso ci rendiamo conto solo dopo che il saluto è un addio anticipato e che non avremo l’opportunità di dare il saluto finale al funerale perché la distanza non ci permette di arrivare in tempo.

Ogni emigrato ha sentito questa emozione e per questo motivo odia le partenze perché non sappiamo mai il suo vero significato. Tristemente queste partenze finali sono i passaggi che creano le rotture tra parenti che portano alla perdita definitiva di contatti tra emigrati e discendenti e le famiglie in Italia.

Anche queste esperienze devono far parte delle storie che chiediamo ai nostri lettori. Abbiamo il dovere di documentare la nostra Storia perché non dobbiamo dimenticare i prezzi che noi tutti abbiamo pagato per fare una vita nuova e di tutti i prezzi questo è certamente la più dolorosa.

Inviate le vostre storie e: gianni.pezzano@thedailycases.com  

 

di emigrazione e di matrimoni

What migrants hate

The experience of migrants such as my parents and subsequently of we children of migrants is not the simple transfer from one country to another but the beginning of a path that eventually leads to the breaking up of families into new branches.

By Gianni Pezzano

The life of migrants is marked by journeys and the first is from the country of birth to the new country of residence.   Then, over the years the journeys continue. They may decide to seek another new country, at times they go back to the country of birth for a holiday or to go back for good, possibly because they were not at ease in the new country or because they had done what they set out to do.

During these journeys migrants repeat a ritual that does not seem so bad at the beginning, however time shows that this ritual is the preview of other rituals and therefore it becomes a gesture that is hated because it marks passages that at times are happy but almost always are full of pain.

Once we saw this ritual at the ports and since the arrival of the first true intercontinental flights we see it at international airports and at times we still see it today at railway stations.

The departure we see on these occasions not only mark the start of a journey, but often also marks the end of a phase of life and only time lets migrants understand, and also the family that stays at home, the true price to pay for seeking a new life in another country or continent.

Tears

The first departure I remember was that of my mother’s cousin who decided to return to Italy because he felt too out of place in the new land that was Australia of the early 1960s.

The cousin’s ship stopped for two days in Adelaide after leaving Melbourne and in this way he could say farewell. For us young children going to the port to pick him up was an adventure and even more so at the departure when we managed to climb aboard for a few hours to see what looked like a dream come true.

And then, with the streamers and the yells and even more the tears of many adults on the ship and on the wharf, we saw the ship draw away. It was so slow we managed to get into the car and follow the first part of the trip along the coast road. Mamma cried all day.

A few years later the scene at the port was even more devastating because the ones leaving were mamma’s parents at the end of their trip to Australia. I only understood the reason at our first trip to Italy in 1972.

At the beginning of the 1970s with cheaper flights these scenes moved to the airports with the families who left for the first trips to Italy or when someone came from Italy on holiday.

On December 2, 1972 we were the ones leaving for the first trip to Italy and in those three months we young boys who were fed up with the tears and the emotions of the occasions that we considered the beginning of an adventure and not sad occasions began to understand the reason.

Towns of origin

Naturally the first stages of the trips were to the home towns of mamma and papà. In both towns the first places we visited were the cemeteries to see our grandparents. In mamma’s hometown I saw for the first time the tomb of the grandfather I had known for only a short time a few years before and in papà’s hometown we went to the tombs of the grandparents that I never got to know.

After a few days in mamma’s town we went to Fondi to visit her cousins who had lived in Melbourne and that we children call Uncle Antonio and Aunt Marianella as was our family tradition. They had come back to Italy less than two years before and Uncle Antonio was the brother of the cousin of the first departure at the port. Their daughter Sandra was born the same year as me and for years we shared many occasions and holidays, regularly exchanging visits. As soon as we arrived she welcomed us with a phrase that came from her heart “Take me back to Australia!”

In her words I saw firsthand that the departures that we children saw “romantically” were cruel separations because you never know if and when we will see each other again. For Sandra the departure was the loss of her closest friends that she left behind in Melbourne and that she still missed a lot.

It was the beginning of a path that brought awareness that the experience of migrants such as my parents and subsequently of we children of migrants is not the simple transfer from one country to another but the beginning of a path that eventually leads to the breaking up of families into new branches.

Communications and contacts

It is difficult for young people today to understand fully that until not so long ago communications were a real barrier between members of families and that it still is today between those who live in other continents and who is left in Italy.

Today’s modern contacts did not exist, letters took weeks to arrive and the answer came weeks later. Telephone calls were rare and expensive, so much so that bad news came in the cruellest way, with the arrival of a telegram, even at night as happened with my grandfather’s death in 1968.

However, distance is still felt today as those with relatives in Australia and the Americas know. At some stage we have all forgotten the time difference that is the proof of the distance and we found our relatives still in bed on the early hours of the morning as we understand from their voices on the phone.

But the separation that is hardest to accept, and also to understand for those who have never felt it, is not being able to pay our final respects to our loved ones.

The final departure

Effectively a funeral is a departure, our final departure, and the funeral rite is the fundamental means of passing the pain of the loss.

This is the true reason why migrants hate departures at the port, the airport or at the railway station. They never know if it will be the last time they will see the parents, brothers, sisters, uncles, aunts or cousins.

In one case at the end of a trip to Italy I had the painful experience of going to visit an uncle and aunt in Calabria. They were papà’s sister and her husband. They were both ill and I said goodbye knowing full well that I would never see them again.

That day, overcome by the emotion of the departure, when I left their home I sent to the church nearby and I sat there for nearly an hour, remembering all the departures of my life. I saw once more the faces of many people that are no longer with us, including my cousins Marina who was taken away from us by a cruel illness at eighteen years of age.

Separation

Certainly we leave with the thought that the greeting is a “see you later” but all too often we understand only later that it is an early “adieu” and that we will never have the chance for a final farewell at the funeral because the distance does not allow us to get there in time.

Every migrant has felt this emotion and for this reason hates departures because we do not know its true meaning. Sadly these final departures are the passages that create the breaking up of families that lead to the definitive loss of contacts between migrants and their descendants with the families in Italy.

These experiences must also be part of the stories we ask of our readers, We have the duty to document our history because we must not forget the prices we have all paid to make a new life and of all the prices this is certainly the most painful.

Send your stories to: gianni.pezzano@thedailycases.com

Roma, Lillo & Greg al teatro Olimpico sino al 6 gennaio

Recensione di “GAGMEN” di Lillo & Greg. Regia di Lillo&Greg e Claudio Piccolotto.

di Andrea Cavazzini

Lillo & Greg,coppia artistica che resiste indomita all’usura del tempo(sono loro i veri supereroi della risata), non potevano di certo  mancare nell’affollata e variegata offerta nel  periodo natalizio con uno show dei loro che riesce sempre a sorprendere. Attingendo dal vasto corollario di sketch tratti dal loro prolifico repertorio televisivo, radiofonico e teatrale, i due comici romani hanno realizzato uno spettacolo davvero esilarante, che ha divertito  il numeroso pubblico accorso al Teatro Olimpico,  che non ha lesinato risate e fragorosi applausi, incluso lo scrivente che ha avuto qualche difficolta a mantenersi sobrio!

Sostenuti da tre spalle efficaci  come Vania della Bida, Marco Fiorini e dal maestro  Attilio Di Giovanni, autentici perni del loro sodalizio, Lillo e Greg sono riusciti a realizzare un concept show molto divertente, raffinato, dalla comicità demenziale che testimonia come questo imprevedibile duo nonostante i 30 di lavoro insieme, riescano ancora a trovare la chiave giusta per farsi amare da un pubblico intergenerazionale: dai ragazzini ai nonni.

E migliore inizio dello show non poteva avvenire se non per rammentare a chi ancora fa confusione sulla loro identità, declinando un piccolo Bignami  cantato per i duri di comprendonio,   della serie: “io sono Lillo e io sono Greg”, dal vago sapore didascalico.

E tra un siparietto musicale e l’altro, caratterizzato sempre  e soltanto dallo stesso motivetto attraverso  generi diversi dal reggae al pop, dalla  disco-dance fino all’opera,  utilizzato  come intermezzo dopo ogni sketch e ottimamente eseguito dal  Maestro Fontana, ecco apparire  Normal Man e Amnesy: dialogo surreale tra il paladino della normalità e quello che eccelle per i vuoti di memoria nel volgere di pochi secondi, per passare a gag storiche come “Che l’hai visto” o la parodia dei talk-show  che cavalcano l’audience attraverso sventure e disgrazie che colpiscono l’intervistato di turno o la presa in giro di certe pseudo sette per approdare nella seconda parte dello spettacolo alla squadra  più surreale e sgangherata di supereroi, nata dagli esperimenti della Nasa attraverso l’uso dei raggi gamma per far fronte alla crescente criminalità: l’Uomo Elastico, Il Bradipo, TelePentothal e Saetta ovvero I giustizieri dell’Universo. Ma cercare di spiegare cosa riescono a combinare  Lillo, Greg e soci sul palco si trasformerebbe in una diminuito che non renderebbe giustizia alla loro bravura.

Lo spettacolo diretto dagli stessi Lillo e Greg in condominio con Claudio Piccolotto, ha il pregio di proporre una comicità senza tempo, mai banale, cosa che di questi tempi è impresa titanica, rivelandosi ingegnoso  sia dal punto di vista interpretativo che filologico trasformando il tutto in pillole di autentica comicità,  che per certi versi e con il dovuto rispetto e proporzione  mi hanno ricordato un grande del passato, l’imprevedibile Walter Chiari, uno dei   maestri della comicità italiana. In fondo la tradizione classica dello sketch rivive proprio attraverso la lettura personale che ne danno Lillo e Greg bravi a saper cogliere le debolezze e i difetti  più nascosti della nostra società attraverso studio attento che ne fanno figli del tempo che viviamo.

Da sottolineare la scenografia di Andrea Simonetti in linea con lo stile dello spettacolo con colori pastello molto forti tipici dei supereroi e dei cartoni animati.

Ebbene si questa volta una sonora risata ci seppellirà!

Legge di Bilancio 2019: nessuna misura per vittime di amianto. I familiari: “traditi e abbandonati dal governo gialloverde”

Appello del Presidente Osservatorio Nazionale Amianto al Presidente della Repubblica Mattarella

 “Traditi e abbandonati dal governo gialloverde che si è sempre dichiarato vicino, soprattutto al personale civile e militare delle Forze Armate, tra coloro che sono stati più esposti ad amianto e altri cancerogeni, così da contrarre altre patologie” – è il commento all’unisono di tutti i famigliari delle vittime del dovere che affermano amareggiate: “ci potevano evitare l’umiliazione di attivare ed affrontare un paradossale procedimento giudiziario contro lo Stato”.

Nella legge di Bilancio del 2019 non sono previste misure per le vittime del dovere. La manovra ha bocciato due emendamenti sensibili sul tema, elaborati dall’avv. Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto e richieste anche da altre associazioni di vittime del dovere. In particolare quelli che riguardavano il diritto al collocamento obbligatorio, che per lo più viene disatteso e un risarcimento mensile che granitica giurisprudenza riconosce a chi fa causa contro lo Stato.

“Questo è il motivo per il quale l’Ona e le vittime del dovere si sono appellate fiduciose al Capo dello Stato” – annuncia Bonanni, che spiega: “se tali provvedimenti fossero stati inseriti nella Finanziaria ci sarebbe stato anche un evidente risparmio economico in termini di spese di giudizio nel caso della ormai costante soccombenza dello Stato”. “Le sentenze a favore delle vittime rappresentano, infatti, il 100% delle cause, stante l’intervento della Corte di Cassazione a Sezioni Unite. Pertanto l’eliminazione di procedimenti avrebbe ridotto anche il carico giudiziario che impegna già grandemente la giurisdizione ordinaria e amministrativa, dato l’alto numero di cause ancora pendenti e di quelle che le Vittime e/o i loro superstiti saranno ancora costretti a promuovere” – precisa il Presidente ONA che sottolinea: “per far fronte alle coperture economiche degli emendamenti alla legge di Bilancio 2019 riguardanti i risarcimenti delle Vittime del Dovere che si sono sacrificate a costo della propria vita nella lotta contro la criminalità, Eroi della Nazione caduti servendo la Patria le cui famiglie hanno conosciuto il dolore e quel vuoto che nessuno potrà mai più colmare, si sarebbero potuti utilizzare i fondi del Fug (Fondo Unico Giustizia) alimentato dalle confische di beni alle mafie”.

Giulianello, Concerto dell’Epifania dei cori polifonici “Schola Cantorum” e “Luigi Zangrilli”

Ingresso ad offerta libera. Il ricavato verrà destinato alla ristrutturazione ed al restauro della facciata danneggiata della Chiesa di San Giovanni Battista.

Nell’ambito della 2ª edizione di “PACE TRA I POPOLI” – NATALE 2018 A CORI E GIULIANELLO”, il cartellone di eventi per festività messo a punto dal Comune di Cori con il patrocinio e il contributo della REGIONE LAZIO – Consiglio Regionale e la collaborazione della Pro Loco Cori, venerdì 4 Gennaio, alle ore 21:00, a Giulianello (LT), presso la Chiesa di San Giovanni Battista, si terrà il Concerto dell’Epifania che vedrà esibirsi la corale polifonica locale,“Schola Cantorum”, organizzatrice e promotrice dell’iniziativa, e il coro polifonico “Luigi Zangrilli”.

La “Schola Cantorum” è il coro parrocchiale di Giulianello fondato nel 1994 da don Antero Speggiorin per curare il canto nella liturgia. I componenti, cantori di ogni età animati dal desiderio di mettere al servizio di Dio e della comunità le proprie capacità, non sono musicisti professionisti, ma svolgono la loro costante attività con passione e spirito di comunione, per mantenere viva una piccola realtà, sempre orientata a coinvolgere nuove voci. Per l’occasione verrà proposta una selezione di brani di grande forza e bellezza.

Il Coro Polifonico “Luigi Zangrilli” di Cisterna di Latina nasce nel 1994 per volontà del parroco di San Francesco d’Assisi, don Luigi Zangrilli. Il repertorio va dalla polifonia sacra classica, al gospel, jazz, pop e musica contemporanea. L’associazione si propone di incoraggiare attività di formazione vocale e le tradizioni del canto corale, anche attraverso scambi socio-culturali nazionali ed internazionali. Nel 1999 ha rappresentato l’Italia al Festival Internazionale della Musica Corale e del Folclore “Harmonie Festival ‘99” a Limburg (Germania).

Il Concerto prevede un ingresso ad offerta libera da destinare alle opere della Parrocchia, in particolare alla prosecuzione dei lavori di ristrutturazione e restauro della facciata danneggiata della cinquecentesca Chiesa di San Giovanni Battista, luogo sacro di rilevanza storica ed architettonica, nonché simbolica essendo l’unica parrocchia giulianese, intorno alla quale si è sviluppato l’antico CastrumJulianum. In Chiesa si potrà godere anche del suggestivo presepe realizzato da giovani parrocchiani, ricco di effetti, statue in movimento, cascata, suoni e musica.

Catania, aspetta la ex moglie per strada e dopo averla uccisa a colpi di pistola si suicida

Un atto di gelosia avvenuto a Giarre nel Catanese, per la scoperta di una relazione della ex moglie con un altro, ha spinto Salvatore Privitera, 58 anni ad uccidere a colpi di pistola la donna mentre si recava a lavoro. Subito dopo si sarebbe suicidato, il decesso avvenuto all’ospedale Cannizzaro dopo un intervento.

di Francesca Garofalo

Quando l’amore diviene possessivo e ci si arroga il diritto di prevalere gli uni sugli altri senza accettare di voltare pagina ed infine l’insorgere della furia accecante della gelosia, attraverso la quale si arriva a compiere un gesto brutale che non dà scampo. Questo è ciò che avvenuto ieri a Giarre nel Catanese, dove Francesco Privitera, muratore di 58 anni armato di pistola ha ucciso la ex moglie Sara Parisi, 58 anni badante, per strada vicino alla sua abitazione mentre si recava a lavoro. Il motivo del folle gesto sarebbe stata la gelosia per la scoperta della relazione della ex moglie con un altro uomo su facebook. Dopo l’omicidio l’uomo avrebbe tentato il suicidio con la stessa arma e ferito è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Cannizzaro di Catania, dove è deceduto a seguito di un delicato intervento. Al momento gli investigatori stanno cercando di capire se il 58enne si sia suicidato con un colpo all’addome o se l’atto sia stato accidentale, magari durante la colluttazione con un familiare della vittima che voleva fermarlo.Quattro anni fa le minacce di morte denunciate ai carabinieri ed i pedinamenti.La coppia era separata da circa sei anni e aveva due figli: una viveva con la madre a Giarre e l’altro a Londra. La donna aveva anche un altro figlio avuto da un precedente matrimonio. Un ennesimo caso di violenza sulle donne, fenomeno in aumento secondo i dati  Eures – Ricerche economiche e sociali,   che portano a 106 il numero delle vittime di femminicidio in Italia dall’1 gennaio al 31 ottobre 2018. I dati sono saliti al 37,6 % rispetto al 2017, quando erano al 34,8 %, dove gli omicidi in famiglia sono il 70,2 % e in coppia il 65,2 % nel gennaio-ottobre 2017.

Il Giappone riapre la caccia alle balene violando le norme internazionali

Pescare cetacei è vietato da oltre trent’anni ma il Paese nipponico ha deciso di ignorare il divieto rivendicando il suo diritto di “commerciare liberamente” la carne dei grossi animali.

di Vito Nicola Lacerenza

Quella che sembrava essere solo una voce di corridoio, oggi si è rivelata realtà. Il Giappone  riaprirà la caccia alla balena a partire da luglio del prossimo anno. Lo ha annunciato il portavoce del governo nipponico Yoshihide Suga, provocando un’ondata di malcontento in gran parte dell’opinione pubblica internazionale. Pescare i cetacei e venderne la carne è vietato dal 1986 dalla Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene (IWC), associazione che ha salvato gli enormi animali dall’estinzione e ne ha preservato l’esistenza per quasi 33 anni, permettendo a diverse specie di balena di ripopolare i mari. L’incredibile risultato raggiunto dalla IWC, se da un lato ha destato soddisfazione nelle organizzazioni animaliste di tutto il mondo, dall’altro è servito al Giappone per pretendere la riapertura della “caccia responsabile e controllata” alla balena. In effetti, il divieto del 1986 ha carattere “temporaneo” e, dal momento che diverse specie di cetacei non sono più a rischio di estinzione, il governo nipponico ha chiesto di poter di nuovo commercializzare la carne del cetaceo, il cui mercato è crollato negli ultimi decenni.

Basti pensare che, di tutta la carne venduta attualmente in Giappone, quella di balena rappresenta solo lo 0.1%. Per il Paese nipponico si tratta di un vero e proprio affronto, perché la carne dell’enorme animale rientra tra i prodotti culinari tipici della tradizione gastronomica locale e ,per tale ragione, i giapponesi sono disposti ad acquistare la carne del cetaceo nonostante il prezzo proibitivo. Quest’ultimo potrà scendere solo quando, l’estate prossima, le baleniere riprenderanno a cacciare balene, ma solo nelle acque territoriali giapponesi. Con tale restrizione, le autorità nipponiche sperano di scongiurare eventuali sanzioni economiche dovute alla violazione della Convezione delle Nazioni Unite per il Diritto in Mare che, proprio come la IWC, obbliga gli Stati membri a cooperare per la difesa delle balene.

FIP – Fruit Indie Publishing, premio per il miglior progetto editoriale a tema “humor”

Fruit Exhibition, in collaborazione con la cartiera Favini, lancia il nuovo premio FIP – Fruit Indie Publishing per il miglior progetto editoriale. “Humor” è il tema di questa prima edizione. C’è tempo per iscriversi fino al 15 marzo 2019.

Fruit Exhibition, il festival dell’editoria d’arte indipendente di Bologna, in collaborazione con Favini, storica cartiera italiana, è lieto di annunciare la prima edizione del premio FIP – Fruit Indie Publishing rivolto ai migliori prototipi di libro artistico, progetti editoriali indipendenti e zines da stampare su carta Favini.

Il concorso è gratuito e rivolto a tutti gli artisti e editori che presenteranno entro il 15 marzo 2019 un progetto editoriale inedito che indaghi lo humor e che si distingua per la ricerca tecnica e formale in relazione ai contenuti.

Lo “humor” che sarà il tema guida della settima edizione di Fruit Exhibition, è l’arte di far sorridere, di far vedere le cose da un punto di vista insolito e spiazzante, con intelligenza, originalità e al contempo con leggerezza.

Si può partecipare al bando presentando entro e non oltre le ore 12.00 del 15 marzo 2019 una o più proposte editoriali in formato digitale utilizzando qualsiasi tecnica.

Scopo del concorso è far emergere la diversità e la vivacità espressiva del settore editoriale indipendente, per incoraggiare e omaggiare tutti gli artisti e creativi che hanno scelto il libro o la rivista come forma d’espressione, in quanto media e oggetto d’arte tradizionale e al contempo d’avanguardia.

Il premio FIP, offerto dall’azienda Favini srl, consiste nel supporto alla pubblicazione per un valore di 1.000 euro. La pubblicazione vincitrice avrà inoltre la possibilità di entrare a far parte del bookshop itinerante di Fruit Exhibition.
Sarà premura dell’organizzazione promuovere e divulgare il progetto vincitore e gli eventuali altri progetti segnalati dalla giuria con i relativi autori, attraverso la rete di comunicazione del festival e dei partners e media partners che hanno aderito all’iniziativa.

Per ulteriori informazioni visita www.fruitexhibition.com e scrivi a segreteria@fruitexhibition.com

Stipendi, sono a Milano e nel Nord quelli più alti d’Italia

Sono in provincia di Milano gli stipendi più alti d’Italia. Mentre gli ultimi dati Istat ci dicono che tra luglio e settembre il nostro Paese ha perso 52 mila occupati rispetto al trimestre precedente, sono stati resi pubblici anche i dati dell’Osservatorio  JobPricing sugli stipendi medi italiani.

Se è vero che i salari italiani del settore privato sono ormai stagnanti da molti anni, infatti, va sottolineato che la differenza tra una regione e l’altra – e tra le stesse province – è spesso molto accentuata, con un divario significativo tra i territori più ‘fortunati’ e quelli invece in cui gli stipendi si attestano come i più bassi del Paese.

«Di certo oltre allo stipendio ci sono tanti altri fattori da tenere in considerazione nel valutare un posto di lavoro» spiega Carola Adami, head hunter di Milano e CEO dell’agenzia di selezione del personale Adami & Associati (www.adamiassociati.com).

«La sicurezza del posto di lavoro, le possibilità di carriera, i benefit, l’atmosfera di lavoro e le effettive attività quotidiane sono tutti elementi tenuti in alta considerazione dai candidati» precisa Adami, aggiungendo però che «il salario, come è giusto che sia, resta un aspetto centrale per le aziende alla ricerca di nuovi talenti e per i dipendenti desiderosi di trovare un nuovo posto di lavoro.

E non sono pochi i professionisti che, alla ricerca di uno stipendio più alto, decidono di guardare verso province in cui i salari sono notoriamente più alti, seppur motivati in buona da un maggiore costo della vita».

Ma quali sono, dunque, le province e le città dove gli stipendi sono più alti?

A primeggiare è proprio Milano, la quale si conferma ancora una volta come la provincia italiana in cui si guadagna di più. Qui, infatti, la retribuzione annua lorda media è di poco superiore ai 34.000 euro.

Alle spalle di Milano, staccata da più di 2.000 euro di differenza, si piazza una seconda provincia lombarda, ovvero Monza Brianza.

A chiudere il podio ci pensa un’altra provincia del Nord, Bolzano, che in questa edizione ha guadagnato ben 4 posizioni.

A livello regionale a farla da padrone è la Lombardia, con 31.700 di retribuzione lorda media, seguita dal Trentino Alto Adige e dall’Emilia Romagna, entrambi con una RAL di circa 30.500 euro.

Ancora una volta quella che risulta è un Italia a due marce, con 8 regioni del Nord caratterizzate da stipendi proiettati verso l’alto (eccezion fatta per il Friuli Venezia Giulia) e 12 regioni del Sud che invece si collocano nella parte bassa della classifica.

Pur tenendo conto dell’ovvia differenza del costo della vita, che giustifica in buona parte la differenza degli stipendi, non deve stupire il desiderio di molti lavoratori di spostarsi in aree più generose.

Va peraltro detto che le differenze tra salari non risultano marcate solamente a livello territoriale, ma anche tra settori occupazionali differenti.

Come ci ricorda l’head hunter di Milano Adami «chi lavora nei settori del banking, della moda e del farmaceutico guadagna tendenzialmente di più di un dipendente a pari livello di un altro settore.

Si pensi ai soli dirigenti laddove negli istituti di credito, nelle assicurazioni e nella moda un dirigente può aspirare a una retribuzione annua media di circa 140.000 euro, nei settori alberghiero e siderurgico i dirigenti percepiscono poco più di 100.000 euro annui» conclude Adami.

Il 30 dicembre il Festival di Frascati

Nella città tuscolana, come consuetudine, l’anticipazione della lunga maratona delle marching bands americane che animeranno la Rome Parade del primo gennaio 2019. Un’intera giornata tra sfilate musicali e concerti sinfonico-corali tra il centro storico e la Basilica di San Pietro Apostolo…

Per il tredicesimo anno consecutivo, la società londinese Destination Events, in collaborazione con il team americano Youth Music of the world e l’Amministrazione comunale di Frascati, offrirà ai cittadini tuscolani una selezione del miglior repertorio delle marching bands delle high school americane. Saranno infatti sei e in doppio orario, alle 11 e alle 16, le formazioni che animeranno il centro storico del paese – tra Viale Vittorio Veneto, Piazza San Pietro e Piazza del Mercato – tutte provenienti da zone diversificate degli Stati Uniti: Detroit Catholic Central High School Marching Band, Gadsden Elementary School District #32 Marching Band, Lambert High School Marching Band, Menchville High School Marching Monarchs, Schurr High School Spartan Legion e Shawnee Mission East High School Marching Lancers.

«È un piacere ritrovare anche quest’anno le bande musicali americane che tornano a colorare e impreziosire il cartellone di eventi che l’Amministrazione comunale ha predisposto per le festività natalizie – dichiara il Sindaco di Frascati Roberto Mastrosanti. Tanti cittadini, turisti e visitatori aspettano con gioia questo appuntamento che è ormai un grande classico per Frascati. Si tratta di un modo differente per celebrare il Natale e salutare l’arrivo del nuovo anno, sperando che sia ricco di pace e di serenità per tutti. Ringrazio Robert Bone e sua figlia Lizzie per aver portato ancora una volta questo evento nella nostra città».

A partire dalle 18, all’interno della Basilica di San Pietro Apostolo, si esibiranno invece Hickory Ridge High School Choral Ensemble e Lambert High School Chorus and Chamber Orchestra in un repertorio classico sui generis.

Catania, la terra trema per l’intensa attività del vulcano Etna

Ben 73 scosse di cui l’ultima registrata alle 3.19 di magnitudo 4.8, che ha provocato danni nei paesi vicino l’epicentro tra Viagrande e Trecastagni, in particolare a Fleri. Il capo del Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli è  in viaggio verso Catania per fare il punto della situazione.

di Francesca Garofalo

Una nube di fumo sovrasta il cielo di Catania, esalata dall’Etna il vulcano attivo più alto della placca euroasiatica che in questi giorni fa paura. Il suo violento risveglio avvenuto il 24 dicembre, oltre al clamore per lo spettacolo naturale al quale ha dato vita, desta preoccupazione per le frequenti scosse sismiche, ben 73, la più alta registrata questa mattina alle ore 3.19 di magnitudo 4.8 con epicentro tra Viagrande e Trecastagni in provincia di Catania. Panico per i paesi vicino all’epicentro dove gli abitanti, numerose famiglie con bambini ed anziani, si sono riversati in strada, in particolare a Fleri una frazione di Zafferana Etnea, dove un uomo di ottant’anni è  stato estratto dalla casa gravemente danneggiata, una palazzina è crollata e secondo un bilancio provvisorio dei danni ad essere colpiti sono state case, chiese, lampioni e muri. Si registrano anche danni a Santa Venerina, dove sono caduti calcinacci dalla facciata della chiesa principale Santa Maria del Carmelo in Bongiardo, a Zafferana Etnea e nell’Acese. Dieci al momento i feriti non gravi, secondo quanto emerso dalla riunione del Centro coordinamento soccorsi convocata dal prefetto di Catania, Claudio Sammartino che ha disposto l’apertura di scuole e palestre comunali per accogliere persone che non possono o non vogliono rientrare nelle abitazioni per paura o intangibilità. Per lesioni sospette su asfalto è stato chiuso al traffico un tratto dell’autostrada Catania-Messina, con blocco tra i caselli di Acireale e Giarre. L’intensa attività sismica, al momento, non ha avuto alcun impatto sull’attività dell’aeroporto internazionale di Catania pienamente operativo ed in città non risultano danni.

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