SAREMO TUTTE UN PO’ CARRIE

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di Roberta Grendene

Chi di noi, guardando “Sex and The City”, non ha mai invidiato il guardaroba di Carrie? Tutte!

Quegli abiti sempre giusti per ogni occasione, quei tacchi vertiginosi sulle preziosissime Jimmy Choo, quel look boho chic perfetto per correre a prendere il taxi, per comprare una baguette o anche solo per passeggiare al parco senza sapere che ore si fa… Sogni, quotidiani sogni di noi comuni mortali in cerca di un po’ di brio sotto il cielo cupo della rassegnazione. Perché rassegnarsi prima o poi bisogna… Che non si possono ricevere rose rosse tutti i giorni, che non capiterà forse mai che lui prenoti il jet privato per una romantica cena tra le nuvole…

E quindi ci si consola tuffandosi nel mare immenso dell’e-commerce. Pomeriggi interi e notti insonni per scegliere l’autfit da capogiro che il giro poi lo farà fare ai passanti fortunati che ci incontreranno per la strada se cominciamo a camminare, pardon , sfilare come Carrie.

Ebbene sì, Sarah Jessica Parker approda nel retail aprendo il suo primo negozio fisico. Lo store sorgerà appena fuori Washington, all’interno del resort Mgm National Harbor che dovrebbe inaugurare il prossimo 8 dicembre e ospiterà la collezione di scarpe Sjp, così come la little black dress, borse, gioielli e accessori vari. Il range di prezzo all’interno del negozio si aggirerà tra i 30 e 700 dollari. Quindi accessibile a tutte!

Attualmente le linee della Parker, che ha fondato il proprio marchio Sjp nel 2014 in collaborazione con George Malkemus III, sono vendute attraverso diversi retailer, tra cui Amazon Fashion, Bloomingdale’s, Sak’s Fifth Avenue e Net-A-Porter. Proprio su quest’ultima piattaforma l’attrice e designer è sbarcata questo novembre con una capsule collection di scarpe ad hoc.

E che Carrie – mania sia!

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La Filosofia Buddista Tibetana arriva al Palazzo del Ridotto di Cesena

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La scuola Shanti Yoga, con sede a Cesena dal 2011, porta per la prima volta a Cesena un evento di importanza nazionale ed internazionale grazie alla presenza di Lama Michel Rinpoche. L’evento è organizzato in collaborazione con il Kunpen Lama Gangchen. Sabato 17 dicembre si terrà l’evento, già sold out i posti a sedere, ancora disponibili alcuni posti in piedi, dedicato alla ‘Filosofia buddista tibetana’, un modo per conoscere se stessi ed il mondo nel quale viviamo. Lama Michel Rinpoche viene visitato per la prima volta da Lama Gangchen nel 1987 in Brasile quando aveva soli 5 anni. Da questo incontro nasce un forte legame con tutta la famiglia che fonda il primo dei molti Centri di Dharma sotto la guida di Lama Gangchen: il Centro “Shi De Chöe Tsog”. Nel corso degli anni, il rapporto con la famiglia si fortifica sempre più. Spontaneamente all’età di 12 anni Lama Michel decide di lasciare la ‘vita normale’ per intraprendere la vita monastica studiando gli insegnamenti del buddhismo e la filosofia tibetana nel Sud dell’India. E’ oggi maestro presso il Kunpen Lama Gangchen il primo centro Europeo nato nel 1989 a Milano, come ‘Istituto per la diffusione e lo studio della tradizione medica tibetana, della pratica e filosofia buddhista’. Lama Michel guiderà i presenti alla filosofia buddhista, trasmettendo insegnamenti, principi e l’importanza della spiritualità nella vita quotidiana. Affronterà temi inerenti agli insegnamenti di Buddha come la differenza tra praticare il buddismo e seguire la filosofia, l’importanza di avere una filosofia di vita: dare una direzione interiore alla propria vita, facendo in modo che sia significativa, i principi necessari per fare della filosofia buddista la propria filosofia di vita. Grazie alla personalità di Lama Michel ed ai temi di valori universali è un evento dedicato non solo a coloro che frequentano e praticano la filosofia buddhista, ma per tutti coloro che vorranno conoscere e familiarizzare con temi spirituali. ‘Quando si parla di spiritualità si parla necessariamente anche di unità’ ‘Il respiro dà ritmo ai pensieri. Per esempio, se respirate lentamente è molto difficile pensare velocemente, così come anche il contrario.’ Lama Michel Rinpoche La scuola Shanti Yoga è un punto di riferimento sul territorio per corsi di Filosofia Buddista Tibetana, Pratica Yoga integrale, Meditazione Vipassana, Yoga bambini, Pittura Giapponese, Corsi Raw vegan food e Canti Mantra. Sabrina Bartolomei, fondatrice della scuola Shanti Yoga ha voluto che la partecipazione al seminario fosse con offerta libera devoluta a www.helpinaction.net/it. Ogni anno l’ associazione Help in Action distribuisce materiale di cancelleria a centinaia di bambini che frequentano le scuole dei villaggi nel Nepal. Questi bambini, pur avendo le capacità per poter frequentare una scuola, tuttavia i loro genitori non sono in grado di affrontare le spese relative al necessario materiale scolastico e, pertanto, molti di loro sono costretti a studiare senza avere a disposizione talvolta neanche un quaderno e una penna

GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA

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FONDAZIONE ROMA SAPIENZA PRESENTE “L’ARTE DI ESSERE” SABATO 3 DICEMBRE ORE 11 SALA ODEION – UNIVERSITA’ LA SAPIENZA

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La disabilità intesa come opportunità, come valore aggiunto e risorsa da potenziare, questo il messaggio dell’iniziativa “L’arte di essere”, promossa dalla Fondazione Roma Sapienza in collaborazione con lo sportello per le relazioni con gli studenti disabili o con D.S.A. della Sapienza Università di Roma, che si svolgerà ad ingresso libero sabato 3 dicembre a partire dalle ore 11.00 presso la Sala Odeion all’interno della Facoltà di Lettere e Filosofia. E’con questo appuntamento che la Fondazione Roma Sapienza aderisce alla Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità, indetta dall’ONU, che si propone di sottolineare l’importanza del miglioramento delle condizioni di vita delle persone diversamente abili e la determinazione con cui si possono superare gli ostacoli della vita. Un concetto importante affidato all’estro di numerosi studenti liceali, che con entusiasmo hanno accolto l’invito a realizzare opere pittoriche mostrando una creatività senza limiti e senza barriere ed esposte durante la tavola rotonda indetta  per l’occasione, a cui seguirà la presentazione del volume “La Via Crucis della disabilità” a cura della Dott.ssa Germana Lancia, dipendente della Sapienza presso l’Area Offerta Formativa e Diritto allo Studio – Settore relazioni con studenti portatori di Handicap
All’evento parteciperanno il Presidente della Fondazione Roma Sapienza Antonello Folco Biagini, il Magnifico Rettore della Sapienza Università di Roma Eugenio Gaudio. Interverranno il Delegato per le iniziative in favore degli studenti diversamente abili Anna Paola Mitterhofer, il Direttore del Museo dell’Arte Classica Marcello Barbanera, Corrado Moretti del reparto di Pediatria d’Urgenza e Terapia Intensiva Pediatrica e il Pro Rettore alle Comunicazioni istituzionali della Sapienza Mario Morcellini.
L’evento si svolge con il sostegno di ReWalk Robotics e Edizioni Nuova Cultura.

Ode alla pittura, Palazzo Sarcinelli e la sua collezione da Music a Zigaina a Guccione

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Per 15 anni, meglio per 15 ampie stagioni espositive, Marco Goldin è stato direttore di Palazzo Sarcinelli, a Conegliano. Si era negli anni tra il 1988 e il 2002, anni in cui il Palazzo coneglianese si conquistò il ruolo di sede di riferimento per la pittura del secondo Novecento in Italia.
75 le mostre programmate al Sarcinelli sotto la direzione, e con la curatela scientifica, di Marco Goldin.
In quei 15 anni, dalle sale del Palazzo sono passati tutti i grandi artisti italiani del XX secolo, oltre ad alcuni grandissimi stranieri come Claude Monet del quale vennero esposte due “Ninfee” nel 1997, Paul Klee, Max Ernst, Graham Sutherland. Il sottotitolo della mostra ne ricorda solo tre: Music, Zigaina e Guccione.
Ma accanto a loro, a intessere quella che giustamente viene ricordata come una lunga esperienza di “Ode alla pittura”, andrebbero citati, tra i tanti, Morandi, De Chirico, Sironi, Carrà, De Pisis, Gino Rossi, Mafai, Pirandello, Scipione solo per dire di alcuni tra i grandi della prima parte del Novecento. E poi, artisti della seconda parte del secolo, con vaste esposizioni monografiche da Pizzinato a Morlotti, da Guccione a Ruggeri, da Zigaina a Ferroni, da Olivieri a Verna, da Guarienti a Sarnari, da Clerici a Strazza, da Bendini a Schifano, da Raciti a Savinio solo per ricordarne alcuni tra le decine.
“L’esperienza che Conegliano, il Veneto, l’Italia hanno vissuto negli anni di direzione di Goldin – ricorda il Sindaco Floriano Zambon – è stata unica nel nostro Paese. Con mostre di successo. Ma soprattutto con la creazione, dentro e intorno a Palazzo Sarcinelli, di una sorta di laboratorio, di cenacolo esteso, dove artisti, critici, appassionati si sentivano “di casa e a casa”, dove si veniva da ogni parte d’Italia per confrontarsi intorno all’attualità della pittura, in tempi che vedevano questa espressione artistica messa, se non al bando, per lo meno considerata come superata. Le mostre di Goldin al Sarcinelli, al contrario, ne evidenziavano la forza e la vitalità”.
“Impressionante la serie di cataloghi delle esposizioni di quegli anni. Volumi sempre curatissimi, importanti. E notevolissima l’eredità che quelle mostre hanno lasciato: culturale innanzitutto, ma anche materiale. Mi riferisco – continua il Sindaco – alle quasi duecento opere che, grazie allo stimolo di Marco, gli artisti che hanno esposto al Sarcinelli hanno voluto donare alla sede che li aveva ospitati. Un patrimonio anche economico davvero notevole, ma ancora più rilevante in quanto testimonianza di una stagione unica nella storia recente della nostra città e non solo”.
“Mi riaccosto alla vicenda che mi ha indissolubilmente legato a Palazzo Sarcinelli – dichiara Marco Goldin – con un misto di emozione e orgoglio. Emozione perché in quelle 75 mostre stanno raccolti gli anni della mia giovinezza, gli studi pieni di gioia e di ardore, i viaggi compiuti su e giù per l’Italia per incontrare gli artisti nei loro studi. Un entusiasmo irrefrenabile che mi ha condotto dentro la pittura, facendomela amare oltre ogni limite e quasi costringendomi a parlarne e a scriverne. Orgoglio perché Palazzo Sarcinelli divenne effettivamente un vero e proprio punto di riferimento italiano, anno dopo anno, per una pittura che non si ancorava alla schematizzazione di figurativo, astratto e informale. E perché accanto alle mostre vennero decine e decine di cataloghi di studio e di approfondimento, che ancora oggi restano come pagine fondamentali nella vicenda critica di molti tra quegli artisti”.
A raccontare quella mitica stagione sarà appunto un nuovo libro/catalogo di quasi 300 pagine, curato dallo stesso Goldin ed edito da Linea d’ombra, che così aggiunge questo prezioso tassello ai festeggiamenti per il suo ventennale, poco dopo l’apertura della mostra di grande successo a Treviso, “Storie dell’impressionismo”. Nel catalogo del Sarcinelli, un nuovo saggio del curatore, affiancato dalla riedizione di due suoi passati interventi riepilogativi (1998 e 2002) sugli “anni del Sarcinelli”. Poi le testimonianze di artisti, critici, sponsor – il Gruppo Euromobil e gli sponsor raccolti attorno a Enzo Cainero innanzitutto– che hanno affiancato Comune e Goldin nella meravigliosa avventura coneglianese. Infine le immagini delle 109 opere scelte per questa grande mostra riepilogativa.
Una rievocazione che il Sindaco e l’ex direttore hanno voluto potesse diventare un momento di festa. Da celebrare nel Teatro Accademia di Conegliano dove, il 2 dicembre alle ore 17,30, sono invitati tutti i protagonisti di quella lunga stagione. A farla diventare di nuovo una cosa viva e pulsante, con alcuni dei testimoni e con il Sindaco, sarà lo stesso Goldin con una lectio su “Palazzo Sarcinelli e la pittura italiana del secondo Novecento”, a ricordare una cronaca che nel frattempo è diventata Storia, brano affatto secondario della cultura italiana a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio.

Nasce l’ecommerce di Cambiomarcia.com, il 1° shopping online di auto usate

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È online da pochi giorni l’ecommerce di Cambiomarcia.com, il primo shopping online di auto usate. Ci sono voluti 4 anni di lavoro al team romagnolo di Cambiomarcia.com per organizzare e mettere a punto questo speciale servizio di ecommerce, che vanta 40 collaboratori, con l’intento di raggiungere un obiettivo preciso: cambiare per sempre il mercato delle auto usate. 

Grazie a questo negozio online si ha la possibilità di acquistare o vendere la propria auto usata senza muoversi da casa, in assoluta sicurezza e con il minimo sforzo.

L’elemento principale che contraddistingue questo commercio elettronico innovativo è la figura dell’ “Esperto Cambiomarcia“, un professionista appassionato di auto che si reca a casa di chi vuole vendere l’auto, la controlla, la prova, esegue un servizio fotografico e ne verifica tutti i documenti, certificandone la qualità in caso di esito positivo.

Ogni utente ha così la possibilità di conoscere trasparentemente lo stato di ogni auto in vendita sull’ecommerce, grazie al lavoro svolto dagli Esperti, che per ogni storia ci mettono proprio la faccia.

Nel portale le auto sono presentate con la massima trasparenza con oltre 120 foto, video, informazioni tecniche e commenti dell’esperto. 

Acquistare auto usate di qualità, con addirittura 5 garanzie e la formula “Soddisfatti o rimborsati” è ciò che rende unico Cambiomarcia.com, che offre un’assistenza completa via Chat, Whatsapp, Messanger, Skype, VideoCall,  strumenti con poter richiedere tutte le informazioni del caso.

Anche chi volesse vendere l’auto ad un privato non deve fare alcun tipo di sforzo ed al riparo da ogni tipo di truffa può contare sui circa 30 Esperti messi a disposizione da Cambiomarcia.com che verranno a curare la vendita direttamente a casa.

Pensare di acquistare un’auto usata online e farsela spedire a casa senza avere spiacevoli sorprese è stata fino ad oggi un’utopia.

Però grazie alla rivoluzione di Cambiomarcia.com da oggi l’acquisto di auto non sarà più come prima.

Una vera e propria disruption, termine tecnico che sta ad indicare un cambiamento alla radice di  abitudini obsolete per apportare un indiscusso miglioramento nel mercato.

MOSTRA DEL TARTUFO 2016

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Ai blocchi di partenza la 29° edizione della Mostra Mercato nazionale del Tartufo di Fabro. La kermesse enogastronomica, consacrata al pregiato fungo è prevista quest’ anno per il ponete dell’ Immacolata, dal 9 all’11 dicembre.

Fabro diventerà per tre giorni nella capitale del tartufo e del buon mangiare con già più di 50 espositori confermati provenienti da tutta l’Umbria ma anche da altre regioni italiane, che propongo oltre al tartufo bianco e nero, salumi, formaggi e prodotti dell’enogastronomia ‘made in Italy’ capaci di deliziare i palati di tutti.

Nonostante le difficoltà economiche anche quest’anno l’evento sarà di sicuro un successo – queste le parole del sindaco Terzino – grazie alla partecipazione al bando regionale 16.4.2 del Psr per l’Umbria 2014-2020 che punta alla promozione della filiera corta che ci ha permesso di costituire il partenariato pubblico privato della Mostra del Tartufo.

Al nostro progetto hanno aderito ben 13 aziende del territorio che hanno colto l’occasione per promuovere i loro prodotti : per i vini Tenuta Corini, la cantina Murogrosso , la cantina Pomario, la Tenuta Castello di Montegiove e l’ azienda Agricola Maver Alessandro – Il Gattogiallo che propongono anche eccellenti oli; l’azienda agricola Poggiovalle con i formaggi, il miele e le marmellate; la fagiolina del Trasimeno con l’Azienda Bittarelli, l’azienda Miccio Maria Grazia con la sua produzione di confetture, miele ed olio; il tartufo dell’azienda Bugnini Ilenia; l’olio delle aziende Il Cornieto di Rita Trincia ed il Vecchio Frantoio di Riccardo Prudenzi, il miele di Paolo Ferraldeschi ed infine i salumi e le eccellenti carni dell’ azienda Manieri.

L’epopea di una famiglia sotto l’egida dell’arte, nella Venezia tra Otto e Novecento.

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Museo di Palazzo Fortuny San Marco- San Beneto  Venezia 26.XI.2016 27.III.2017

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Vite indissolubilmente intrecciate, nonni, figli, cognati, nipoti, spose e mariti; vite dedicate all’arte in una città che con la sua bellezza ha saputo travolgerli, trasmettendo loro il senso della meraviglia. Architetti, scultori ed ebanisti, pittori, fotografi, restauratori, animatori dei più vivaci salotti artistici e culturali. I Cadorin, provenienti da Pieve di Cadore (come Tiziano!) ma già nel XVI secolo trasferiti a Venezia, per tre secoli erano stati una presenza costante nelle vicende d’arte della città lagunare; un protagonismo che pareva essersi interrotto nel 1848 quando venne chiusa l’ultima delle sette botteghe della Serenissima. Fu solo una parentesi: a riprendere la conduzione dell’atelier di famiglia, qualche decennio più tardi e fino al 1925, fu Vincenzo, grande scultore e intagliatore formatosi all’Accademia di Belle Arti e presto a capo di un’impresa che contava oltre 40 maestranze, chiamata a lavorare per i Savoia e per D’Annunzio, per chiese, case e palazzi e partecipe alle esposizioni della Biennale sin dalla sua fondazione. Con Vincenzo e sua moglie Matilde, dalla casa-bottega di fondamenta Briati, ricomincia una storia posta sotto l’egida dell’arte che attraversa altre tre generazioni e tante diverse personalità – i figli Ettore e Guido Cadorin scultore e pittore, l’architetto Brenno del Giudice, il fotografo Augusto Tivoli e la figlia pittrice Livia, i liutai Fiorini – fino a Ida Cadorin in arte Barbarigo e a Zoran Music, uniti dalla vita e dalla passione per la pittura. Una storia intima e pubblica al tempo stesso, fatta di sentimenti, opere d’arte, avvenimenti storici e vicende culturali nella Venezia tra Otto e Novecento, che viene riannodata negli ambienti unici di Palazzo Fortuny a Venezia, dal 26 novembre 2016 al 27 marzo 2017, seguendo il filo dei ricordi dell’ultima testimone e grande erede di questa dinastia e grazie alle emozioni trasmesse dai suoi racconti. Ida Barbarigo ha raccolto, circondandosene negli anni, opere e testimonianze storiche della famiglia che sono in realtà uno straordinario patrimonio d’arte e conoscenza. Oltre 200 di questi lavori sono esposti in quest’occasione nella casa-museo di Mariano Fortuny, vero crocevia di arti, lungamente frequentata in gioventù da Ettore e Guido Cadorin, a rievocare un lessico familiare di cui veniamo eccezionalmente resi partecipi, quasi come amici. Ecco l’odore dei trucioli del Cirmolo; quella frase ripetuta in famiglia “il talento pare che faccia vento”; i versi della “Mille e una notte” letti in francese dalla mamma Livia Tivoli o il giornale satirico che sbeffeggia la passione per le belle donne dello zio Ettore, sempre in giro per il mondo – “Il nostro corrispondente a Parigi sulle arti non possiamo trovarlo perché passa giorno e notte a osservare le gambe di Isadora Duncan, l’incomparabile danzatrice’” Eccoli gli amici di papà Guido che “sapeva fare di tutto. Le arti decorative, i mobili, i vetri, i tessuti, i mosaici ma soprattutto la pittura”: da Malipiero a Pirandello, dai pittori veneziani Nono, Ciardi, Favretto e altri fino a Kokoschka. Ecco il nonno di Ida per parte materna, Augusto Tivoli grande fotografo – ma “i Tivoli non combinano niente” – e la nonna Irene appartenente ai Fiorini, grande famiglia di liutai bolognese tanto che fu il prozio Giuseppe Fiorini a donare, nel 1930, gli strumenti e gli archivi di Stradivarius al museo di Cremona. Eccolo infine il viaggio a Parigi con Zoran, la sognata Parigi. Su questo nuova trama si sono intrecciate altre memorie, prima fra tutte quella di Jean Clair, Accademico di Francia – chiamato a curare questa mostra nata da un’idea di Daniela Ferretti – che ha personalmente conosciuto Guido, Livia e Paolo e ancora Ida e Zoran di cui è stato grande amico, frequentandone le case e gli studi per più di quarant’anni. Sotto la sua magistrale supervisione le opere sono state puntualmente selezionate per documentare una straordinaria epopea artistica. Arrivano così in mostra dalla casa di Ida, a Palazzo Balbi Valier, dove erano appese alle pareti del grande salone o dello studio o sistemate nelle tante stanze della dimora, le opere del padre Guido Cadorin, disegni e dipinti: da quelli dei primi decenni del Novecento L’idolo (1911), il Ritratto del padre (1910), il trittico Carne, carne, sempre carne (1914) oppure Nudo e paesaggio fiorito del 1920 e Il canale del ‘21, ai lavori degli anni Cinquanta e Sessanta come Punta della Dogana del 1956, Piazzale Roma del ’58, Acque del 1963 o il bellissimo Donde un giorno nacque il miracolo di Venezia del 1969, fino alle tele datate 1973. Arrivano le sculture di legno del nonno Vincenzo – una grande stele, la fioriera liberty del 1903, le sculture delle Tabacchine – ma anche i suoi gessi e le terracotte; ci saranno gli avori che mostrano la perizia tecnica di Ettore; le foto straordinarie di Augusto che ci svelano i volti di questa dinastia, le scene familiari, testimoniando anche le mondanità veneziane, gli interni di Palazzo Papadopoli, l’arrivo di Guglielmo II Imperatore o il crollo del campanile di San Marco del 1903. E poi Ida e Zoran. Lei con con i suoi sogni – Caffè (1956), Jeu ouvert (1961) – e le sue angosce: da L’uomo di pietra (1967) a Le persécuteur (1979), da Demone o Saturno (1997) a I terrestri (2002). Zoran con i drammatici disegni a inchiostro, che fissano per sempre la visione terribile dei corpi straziati a Dachau, e con i dipinti: da quelli degli anni Cinquanta, – Estate in Istria (1957), Terre dalmate (1958) – alle immagini di Venezia degli anni Ottanta come il Canale della Giudecca (1980) o Il Mulino stucky, ai Ritratto di Ida dell’83 e dell’86, per arrivare alle opere dell’ultimo periodo quando ormai la vista se ne stava andando: Figura grigia seduta e La poltrona grigia entrambe del 1998. “Il papà ci diceva sempre: soprattutto, non fate gli artisti, è una cosa spaventosa!” La mostra è accompagnata da un prezioso catalogo, curato da Daniela Ferretti (ed. Antiga), a tante voci: Laura Bossi Régnier che ha raccolto i ricordi di Ida Barbarigo, Ester Brunet, Silvia Carminati, Jean Clair, Daniela Ferretti, Valerio Terraroli, Marco Vallora, Monique Veillon Cadorin.

MEZZOGIORNO, BELLANOVA IN CALABRIA: IL SUD TORNA CENTRALE NELL’AGENDA ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE

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“Per la Puglia come per la Calabria i porti sono infrastrutture strategiche. Anzi, lo sono per l’Italia che è circondata dal mare e non può prescindere da una politica industriale in questo settore” così ha esordito Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo economico, in visita a Lamezia Terme di fronte alla platea dell’iniziativa organizzata dalla provincia di Catanzaro per discutere della Legge di Stabilità. “Sui porti non si può pensare locale – ha proseguito la viceministro – perché Gioia Tauro è l’ingresso per l’Europa e lo sarà sempre di più con il raddoppio del canale di Suez. L’impegno del governo è valorizzare l’economia portuale e tutelare l’occupazione. Il governo tratta con enorme serietà il tema del lavoro, specie al Sud.

L’istituzione dell’Agenzia per la fornitura di lavoro portuale, decisa in una riunione a cui ho partecipato anche io lo scorso luglio a Palazzo Chigi, va esattamente in questa direzione. Perché il rilancio delle prospettive produttive e occupazionali del porto di Gioia Tauro passa attraverso la riqualificazione professionale dei lavoratori e il loro reimpiego flessibile. Non condivido la bocciatura da parte della presidenza della commissione Bilancio della Camera che ha dichiarato inammissibile l’emendamento. Ma recupereremo al Senato dove la norma verrà ripresentata essendo un provvedimento di politica industriale che riguarda il Paese”.

 

“Per il 2017 – ha proseguito la viceministro –la Stabilità destina 50 milioni di euro al completamento delle procedure di stabilizzazione, con contratto a tempo determinato, dei lavoratori socialmente utili e dei lavoratori impegnati in attività di pubblica utilità della regione Calabria. Per il terzo anno consecutivo, dunque, i lavoratori potranno contare sulla prosecuzione del loro rapporto di lavoro con gli enti utilizzatori, con l’obiettivo di completare un percorso iniziato con la legge di stabilità 2014. Inoltre – ha sottolineato ancora Bellanova – sempre nel 2017 abbiamo previsto la decontribuzione totale al Sud: 530 milioni per le assunzioni, di giovani e disoccupati delle regioni del Mezzogiorno”.

“Voglio infine ricordare le risorse per le aree in crisi industriale: oltre 165 milioni di euro – di cui 80 dal Programma Operativo Nazionale Imprese e Competitività 2014-2020 per gli interventi di riconversione e riqualificazione  produttiva delle aree della Calabria, Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia interessate da situazioni di crisi industriale. Direi che – ha concluso Bellanova – senza cantare vittoria perché molto abbiamo ancora da fare, il Mezzogiorno ritorna centrale nell’agenda economica e sociale di questo Paese”.

Teatro delle Moline: L’UOMO E LE COSE

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Venerdì 2 ore 20.30, Sabato 3 ore 20, Domenica 4 ore 16.30

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Da venerdì 2 a domenica 4 dicembre al Teatro delle Moline sarà in scena L’uomo e le cose. Ceneri di logica e morale dal crematorio di Goffredo Parise, diretto e interpretato da Enrica Sangiovanni, Gianluca Guidotti e Andrea Sangiovanni. Lo spettacolo si avvale della musica originale di Patrizio Barontini e frammenti da Johann Sebastian Bach.

Lo spettacolo rientra nel più ampio progetto Metafisica in corso di svolgimento al Teatro delle Moline fino all’11 dicembre.

Entra nel vivo, al Teatro delle Moline, il progetto di residenza artistica e letteraria Metafisca dedicato a tre grandi autori del Novecento, Primo Levi, Goffredo Parise e Italo Calvino, e al filo rosso che li attraversa, nel segno delle domande sulla memoria, sul potere, sul prestigio, sulla violenza, sull’uomo, sulle cose, sull’Altro che tutti e tre ci pongono. Il progetto è a cura di Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni/Archivio Zeta, e di Rossella Menna per la sezione del ciclo di incontri.

Dopo una prima fase di lavoro dedicata a Primo Levi, che ha coinvolto – oltre al pubblico comune – centinaia di studenti che hanno partecipato ogni mattina ai laboratoridedicati a La Zona Grigia, grazie anche al prezioso incontro con la studiosa Martina Mengoni, inizia il lavoro di indagine dedicato a Goffredo Parise.


Dopo la scrittura da “chimico” di Levi, Goffredo Parise, con la sua prosa “chirurgica”, offre con ancora maggiore forza la possibilità di osservare la raffinata, demonica violenza intellettuale dell’uomo sull’uomo, il dettaglio delle relazioni tra gli esseri umani.

In scena una drammaturgia composta da due dialoghi tratti dal Il crematorio di Vienna. Due dialoghi astratti, in cui siamo oltre la combustione della psiche, le macerie, la fine, siamo già alle ceneri, alla chirurgica e demonica violenza intellettuale dell’uomo sull’uomo, cremazione morale della sua essenza, sostituto ovvero transfert contemporaneo dell’eliminazione del più debole, dell’inadatto o inadattabile alle morali. Si dibatte dell’uomo e delle cose, degli uomini diventati cose, di poligoni di tiro, di bersagli e di armi. Parise pubblicò Il crematorio di Vienna nel 1969 un lavoro che è stato è totalmente rimosso dalla cultura italiana, mai più ripubblicato e attualmente fuori catalogo. È invece una meditazione lucidissima sulla barbarie in atto, sulla violenza che regola i rapporti, una diagnosi spietata della nostra tecnocrazia, della nostra discarica morale e materiale. Le foto in scena, calate in una implacabile luce al neon sono tratte da un reportage di Franco Guardascione, realizzato nel 2014 in una discarica abusiva di Barra, Napoli.

Il momento clou della settimana è domenica 4 novembre. Nell’ambito del ciclo di incontri curato da Rossella Menna, infatti, l’ultima replica della settimana (ore 16,30) sarà seguita da un incontro con Matteo Marchesini, scrittore, poeta e critico letterario, una delle penne e delle menti italiane più lucide e apprezzate dei nostri anni, collaboratore di Radio Radicale, Il Foglio e il Sole 24 ore, e autore prolifico di cui si segnalano le poesie di Marcia nuziale (Scheiwiller 2009), le satire di Bologna in corsivo. Una città fatta a pezzi (Pendragon 2010), i saggi letterari di Soli e civili (Edizioni dell’Asino 2012), la raccolta di poesie Cronaca senza storia (Elliot 2013), la raccolta di saggi Da Pascoli a Busi. Letterati e Letteratura in Italia (Quodlibet 2014) e il romanzo Atti mancati (Voland 2013), entrato nella dozzina del premio Strega. Il ritratto di un autore particolare, già classico eppure spesso fuori fuoco come Parise, tracciato da un critico come Matteo Marchesini rappresenta un’occasione preziosa per assistere allo svolgersi di una riflessione accurata tra teatro, letteratura e critica sociale.

Grazie alla collaborazione con la libreria Modo Infoshop di Bologna, durante le serate di spettacolo, è possibile consultare e acquistare libri presso il temporary bookshop allestito all’interno del teatro che offre una selezione ragionata di libri e saggi su Primo Levi, Goffredo Parise, Italo Calvino e delle opere degli scrittori e critici letterari ospiti.

Posti limitati, prenotazione consigliata

Senhor MuTrìo, il trio palermitano in concerto al Bitta di Bagheria (Pa)

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Venerdì 2 dicembre ore 21:30 – ingresso gratuito

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Venerdì 2 dicembre i Senhor Mutrìo, trio palermitano composto da Samuele Spilla (voce, chitarre, armonica), Antonio Mancino (basso, cori) e Dario La Neve (batteria, percussioni, cori), si esibiranno live al Bitta di Bagheria (via del Parlatoio, 5 – ore 21:20 – ingresso gratuito) e presenteranno i brani tratti dal nuovo disco, “Monte Cuccio n°5”.

“Monte Cuccio n°5” unisce al blues e al funk le sonorità sudamericane ed esplora i molti significati del termine viaggio, come racconta il trio: “Viaggi che uniscono o separano, via mare, in treno o in mezzo all’erba come una formica, gravosi o distensivi, che durano troppo o troppo poco. Viaggi nel tempo o nel ricordo, che siano il percorso o che siano la meta. Di occhi che non si distolgono. Di guerre quotidiane, rifugi e arsenali di armi a corda e a percussione. Di amore, inquieto, conquistato, fugace, robusto come un elefante. Monte Cuccio n°5 è anche una fotografia del luogo da cui siamo partiti e al quale apparteniamo come musicisti e come persone. È una piccolissima costruzione, parte di una grande città”.

L’idea del nome, Senhor MuTrìo, trae ispirazione da uno splendido pezzo di Horace Silver interpretato da Taj Mahal: “Señor Blues”, capace di fondere al suo interno l’anima del progetto. Per il nome, a quel punto, ai componenti del trio è sembrata adatta la parola “mutrio”, termine siciliano difficilmente traducibile che parla di malinconia, un po’ come il “blues” inglese o la “saudade” brasiliana. Horace Silver e Taj Mahal sono inoltre tra le maggiori fonti d’ispirazione del trio insieme ad Albert Collins, Robert Cray, Mark Knopfler, musicisti brasiliani come Antonio Carlos Jobim e Baden Powell e cantautori come Fabrizio De André, Paolo Conte e Gianmaria Testa.

Il disco, autoprodotto e composto da dieci tracce, un viaggio che parte da “L’isola”, “Dottoressa Formica”, “Enea”, “Sulla tua porta”, “Monte Cuccio n°5”, “Carovana”, “Viagem”, “Samba del Navigante”, “Volturna”, “La via in Blues”, “Mistreatin’ Baby” – bonus track), è stato registrato a Palermo da Sergio Ciulla presso il suo studio “CasaPalude”, in buona parte in presa diretta per esaltare l’indole live del trio. I pezzi sono stati missati dallo stesso Sergio Ciulla insieme al Senhor MuTrìo. Le sessioni di registrazione del disco hanno avuto come ospite il trombettista Samuele Davì e la veste grafica del disco è stata curata dal pittore e disegnatore Batawp (Giulio Rincione).

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