IL MAESTRO RICCARDO MUTI TORNA A NAPOLI PER “PROVE D’ORCHESTRA’ CON GLI ALLIEVI .”

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NAPOLI 1 E 2 DICEMBRE 2016 “IL MAESTRO RICCARDO MUTI TORNA A NAPOLI PER L’ INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO 2016/2017 DEL CONSERVATORIO DI MUSICA ‘SAN PIETRO A MAJELLA’

di Marina d’Angerio di Sant’Adjutore 

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“Incontro di Riccardo Muti con l’Orchestra degli allievi del Conservatorio di Musica ‘San Pietro a Majella’ di Napoli -Giovedì 1 Dicembre alle ore 18:00 e Venerdì 2 Dicembre alle ore 10:30- presso la ‘Sala Scarlatti’ del Conservatorio di ‘San Pietro a Majella’ di Napoli.

Il Direttore d’orchestra italiano Riccardo Muti (Napoli, 28 luglio 1941), erede di Arturo Toscanini (Parma, 25 marzo 1867 – New York, 16 gennaio 1957) e dell’ austriaco Heribert Ritter von Karajan, detto Herbert (IPA: [ˈhɛɐbɛɐt fɔn ˈkaʁaˌjan]; Salisburgo, 5 aprile 1908 – Anif, 16 luglio 1989), festeggia con gli allievi del Conservatorio di Musica ‘San Pietro a Majella’ di Napoli i suoi cinquant’ anni di carriera. Dal 1968 al 1980 è stato direttore principale e direttore musicale del Maggio Musicale Fiorentino e dal 1986 al 2005 è stato direttore musicale del Teatro alla Scala di Milano. Dirige l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, che ha fondato nel 2004 e che ha sede a Piacenza e Ravenna. Dal 2010 è music director della Chicago Symphony Orchestra, con la quale ha rinnovato il contratto fino all’estate del 2020. Artefice di questo ritorno, il Direttore del Conservatorio, Elsa Evangelista :“Napoli deve molto a Riccardo Muti e alla passione che lui stesso ha trasmesso ad un numero incalcolabile di studenti o semplici amatori in tutto il mondo, nonché ai più grandi professionisti in campo musicale, guidati dal Maestro nella riscoperta delle pagine più intense del nostro patrimonio musicale universalmente apprezzato.” Prima della lezione il Maestro ha visitato l’archivio e la biblioteca e la sala a lui intitolata al piano terra di San Pietro a Majella, dove saranno esposti, fino al 31 dicembre, documenti che riguardano il compositore italiano Giovanni Paisiello (Taranto, 9 maggio 1740 – Napoli, 5 giugno 1816) in occasione del bicentenario (1816-2016), mai mostrati prima dall’Archivio storico. Il Maestro ha potuto osservare le onorificenze ricevute da Paisiello dai Napoleonidi, dallo stesso Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto 1769 – Isola di Sant’Elena, 5 maggio 1821) e da Gioacchino Murat, nato Joachim Murat-Jordy (Labastide-Fortunière, 25 marzo 1767 – Pizzo, 13 ottobre 1815), oltre al documento originale che registrava l’ingresso del musicista nel conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana nel 1754. Il Direttore Elsa Evangelista, dopo aver voluto intitolare a Riccardo Muti una delle prestigiose sale del ‘San Pietro a Majella’, ha sempre tenuto con il Maestro un rapporto diretto ed esclusivo per la scelta delle strategie migliori di valorizzazione della didattica e della formazione in seno al Conservatorio di Napoli, non fermandosi mai nella pianificazione e nello studio di progetti in cui il ruolo prezioso del “Maestro napoletano” è fondamentale poiché offre agli allievi del ‘San Pietro a Majella’ la possibilità d’ incontrare uno dei più grandi protagonisti viventi della storia della musica. Due giorni di ‘Prove d’orchestra’ con ingresso gratuito fino ad esaurimento posti hanno riempito il cuore musicale di Napoli di una grande gioia e la partecipazione del pubblico è stata calorosa verso il Maestro Muti poichè gli si riconosce di aver dato lustro alla città di Napoli ed alla Scuola Napoletana in tutto il mondo . Il Maestro si definisce ‘a casa’ a Napoli e ci racconta, sentitamente commosso, che si diplomò in pianoforte, con lode, sotto la severa guida del Maestro Vincenzo Vitale e Jacopo Napoli che, proprio a Napoli nel Conservatorio di ‘San Pietro a Majella’, gli inculcarono i valori fondamentali per un musicista : ” la serietà ed il rispetto”. Questi sono i valori fondamentali per tutti gli allievi” -dice. Il Maestro ha dato lezioni di direzione d’orchestra, ai giovani aspiranti direttori dell’ Orchestra del ‘San Pietro a Majella’,che si sono preparati a questo incontro con l’aiuto del maestro Francesco Vizioli, docente di direzione d’orchestra nel Conservatorio napoletano, concludendo con queste parole: “Noi non dobbiamo cercare amore, ma Rispetto”.Riccardo Muti condensa in poche parole il senso del lavoro del direttore d’orchestra. Nella meravigliosa cornice della ‘Sala Scarlatti’ il Grande Direttore Muti dal podio restituisce agli allievi la grande lezione che proprio lui ricevette dai suoi Maestri. Un rapporto privilegiato lega il Maestro Muti al Conservatorio di Napoli, i suoi ricordi di giovane allievo e la grande, infinita stima, riservata al ricordo dei suoi Maestri che seppero guidarlo, fornendogli gli strumenti per proseguire con rigore e tenacia lo studio della musica. Fu proprio il direttore Jacopo Napoli che avendo intuito il genio e le potenzialità del giovane Muti, studente di pianoforte giunto alla fine del suo persorso di formazione, gli propose d’intraprendere lo studio della direzione d’orchestra. Mai un’ intuizione fu così illuminata! In seguito, dopo aver lasciato la facoltà napoletana di filosofia, si trasferì a Milano, dove studiò composizione con Bruno Bettinelli (Milano, 4 giugno 1913 – Milano, 8 novembre 2004) e direzione d’orchestra con Antonino Votto (Piacenza, 30 ottobre 1896 – Milano, 9 settembre 1985). Il Maestro Riccardo Muti oggi festeggia i suoi cinquant’anni di grande carriera , il suo debutto come direttore ebbe luogo a Bergamo il 27 novembre del 1966 con l’Orchestra “Vit Nejedly” della gioventù musicale di Praga, ma ci racconta che proprio a Napoli visse le sue prime esperienze come direttore d’orchestra nella Sala Martucci del ‘San Pietro a Majella’. La prova d’orchestra vede oggi il Maestro Muti alla guida dell’Orchestra del Conservatorio, nella gremita ‘Sala Scarlatti’, con lo studio e l’esecuzione della Sinfonia n. 8 in si minore D759 “Incompiuta” di Schubert (1797-1828), l’Overture del Nabucco di Giuseppe Verdi (1813-1901) e il Notturno per Orchestra op. 70 n.1 di Giuseppe Martucci (1856-1909). Oggi – dice – ci sono i libri, tante cose strane, poi se devono suonare non ci riescono. Fare il direttore d’orchestra va di moda, i direttori escono come i funghi: uno non canta più e diventa direttore, un altro non ha più fiato per il suo strumento e sale sul podio. Ai miei tempi la direzione d’orchestra s’imparava guardando, rubando il gesto, l’espressione, lo sguardo. Toscanini diceva: Guarda ed impara». Il Direttore Muti inizia così la lezione di direzione d’orchestra e chiama ad uno ad uno alcuni giovani che al ‘San Pietro a Majella’ studiano direzione o che si sono appena laureati: Lorenzo Pascucci, Mirella Giordano, Marco Scialò, Domenico Schiano Lo Moriello, quest’ultimo ha anche seguito i corsi della sua accademia, a Ravenna dove da due anni segue giovani promesse con la messa in scena di un’opera. S’informa sui loro studi con un sincero affetto didattico. «Io – ricorda – avevo studiato pianoforte, prima avevo fatto un po’ di violino, poi avevo studiato composizione. Insomma, un po’ di preparazione l’avevo quando Jacopo Napoli mi chiamò in direzione, mi chiese se avevo mai pensato d’intraprendere la carriera di direttore e non quella di pianista per la quale m’ero fino ad allora preparato con Vincenzo Vitale. E cambiò la mia vita». Antonino Votto diceva: “Fai un gesto, qualcosa succederà””. Grazie di cuore Maestro Muti per averci onorati della Sua presenza, dei Suoi insegnamenti, per la Sua grande simpatia! 

Alcuni enti ed associazioni sensibili alla formazione artistica dei giovani talenti assegneranno alcune borse di studio agli allievi più meritevoli e a coloro che si sono distinti nelle attività artistiche e produttive del ‘San Pietro a Majella’: tra questi, oltre alle borse assegnate dallo stesso Conservatorio, ricordiamo l’Associazione “Amici del S. Carlo”, l’Associazione “Amici del San Pietro a Majella”, il “Lions Club Partenope”.

 

Edilizia: venerdì 2 dicembre a Foggia il forum “Dalla sicurezza sismica alla rigenerazione del territorio” promosso da Ance Foggia

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Biancofiore (presidente Ance Foggia): una pianificazione rigorosa quanto funzionale agli obiettivi prefissati offrirebbe notevoli prospettive di sviluppo per la Capitanata

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Definire il livello di vulnerabilità degli edifici, le modalità operative di intervento, le azioni per la messa in sicurezza dei centri storici, i possibili canali di finanziamento. Per approfondire un tema di estrema attualità, anche alla luce del progetto Casa Italia, Ance Foggia ha promosso una Tavola Rotonda per venerdì 2 dicembre alle 15.
All’iniziativa, che si svolgerà presso la sede Ance di via Valentini Vista Franco 1, Foggia, e che ha come titolo “Pianificare, modernizzare il patrimonio pubblico partendo dalla sostenibilità, dalla sicurezza sismica e dal dissesto idrogeologico. Per un grande piano di rigenerazione”, interverranno: il Presidente di Ance Foggia e Ance Puglia, Gerardo Biancofiore, i Sindaci della Capitanata, l’Assessore regionale all’Urbanistica, Anna Maria Curcuruto, il Presidente della Scuola di Ingegneria e Architettura del Politecnico di Bari, Amedeo Vitone, l’Amministratore unico di ARCA Capitanata Donato Pascarella, il Dirigente Regionale alla Protezione Civile Lucia Di Lauro e Amelia Sabatini di ANCE Nazionale. A concludere i lavori sarà il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano,

“Quest’incontro- dichiara Gerardo Biancofiore-può essere il presupposto per coniugare l’esigenza di salvaguardare il territorio con la prospettiva di una crescita economica dei nostri territori. C’è l’annuncio del grande piano governativo da 9,8 miliardi di prevenzione antisismica e contro il dissesto idrogeologico. Dobbiamo esaminare le modalità migliori per integrare questo strumento pluriennale con l’incentivazione per l’efficienza energetica, gli sviluppi dell’industria digitale e dell’edilizia 4.0, le auspicabili modifiche alla normativa sugli appalti per accelerare le gare senza detrimento della trasparenza e della qualità di progetti e realizzazioni. Le prospettive per la Capitanata sono enormi. Proprio per questo bisogna che dalle parole si passi ai fatti, partendo col piede giusto, che è quello di una pianificazione rigorosa ma al tempo stesso funzionale rispetto agli obiettivi fissati”.

“Il Jazz va al Cinema” con la New Talents Jazz Orchestra

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Domenica 4 dicembre – ore 18

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Dopo il successo dei due primi concerti dedicati rispettivamente alla commedia italiana e ai grandi del jazz raccontati dal cinema, domenica 4 dicembre alle ore 18, al Teatro Palladium di Roma, si terrà il terzo appuntamento della rassegna “Il jazz va al cinema”, manifestazione che celebra il grande legame che da sempre intercorre tra musica jazz e cinema, realizzata in collaborazione con il corso di laurea DAMS dell’Università Roma Tre coordinato dal prof. Luca Aversano.
Protagonista, come sempre, la brillante New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini, formata da talentuosi e giovani esponenti del jazz italiano che interpreteranno, con lo scorrimento delle immagini sullo schermo, alcuni brani resi celebri dalle colonne sonore del film proposti raccontandone trame, attori, registi, passioni.
Il concerto del 4 dicembre è dedicato a “Il Jazz e il cinema noir” facendo rivivere, non senza alcune sorprese e colpi di scena, i film “Ascensore per il Patibolo” – la cui colonna sonora, affidata alle note di Miles Davis con improvvisazione estemporanea sul filmato, fece storia -, “Anatomia di un Omicidio”, con il titolo originale “Anatomy of a Murder” musicato da Duke Ellington e diretto da Otto Preminger, e altri titoli tra cui “Taxi Driver”, “Mission Impossible”, “Vertigo”.
Domenica 15 gennaio la rassegna si concluderà con “Hollywood e i classici del Jazz”: dalla celebre “My favorite things” dal musical “The Sound of Music” a “Smile di “Tempi Moderni” a “Over the Rainbow” da “Il Mago di Oz”, al dramma de “I Giorni del Vino e delle Rose” con Jack Lemmon da cui il famosissimo standard “The Days of Wine and Roses”.

SERATE CON L’AUTORE: Ultima dei dieci incontri dedicati alla cultura

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Loretta Olivucci e Mauro Platani “Eravamo ragazzi di Monteguidi”. Giovedì 1° dicembre 2016 a Pisignano, alle ore 20.30

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Continuano le iniziative culturali dell’Associazione Culturale Francesca Fontana, improntate alla cultura ed in particolare alla presentazione di ben 11 libri in dieci serate che ci accompagneranno in questi mesi e continueranno a novembre e la prima settimana di dicembre. Anche quest’anno la rassegna gode del patrocinio del comune di Cervia – assessorato alla cultura considerato anche il notevole successo delle precedenti edizioni e dell’impegno associativo su questi temi. L’Ultima serata della rassegna è in programma giovedì 1° dicembre alle ore 20.30, al centro sociale di Pisignano Cannuzzo, in via Zavattina, 6d e saranno gli autori a presentare il loro lavoro. Si tratta di Mauro Platani (autore) e Loretta Olivucci, che ha curato il libro “Eravamo ragazzi di Monteguidi – da un suonatore a un mondo di musica e colori, ma non solo, da una persona a una comunitàUna breve descrizione del libro: Una stella buca il buio, tante stelle lo accendono”; le interviste di questo libro sono tante stelle che hanno fatto accendere il buio in cui erano caduti fatti del passato, abitudini dismesse, personaggi dimenticati, momenti di vita trascorsi. Mauro ha dato voce a tutti quegli informatori, Ivo Barchi in primis, alla sua famiglia, a coloro che avevano qualcosa da raccontare fino a dar voce a una comunità intera e ha cercato di salvare un patrimonio culturale effimero, ma non per questo di poco conto, che è basato sulla trasmissione orale. La ricerca si è svolta in particolare nelle colline di Faenza, Brisighella fino al versante forlivese; sono stati presi in considerazione momenti difficili come il passaggio del fronte, ma anche e soprattutto occasioni di incontro, di socializzazione, di svago, di vita quotidiana. Il lettore si può così immedesimare in atmosfere del passato, riconoscersi in esse, sentirsene parte, rivivere episodi di cui si era persa memoria, sorridere, non dimenticare  La serata avrà inizio con una “cartolina” a cura di Giorgia Cicognani del gruppo lettrici della biblioteca Maria Goia di Cervia –mentre all’autore sarà consegnata una litografia del pittore Luciano Medri dell’associazione culturale il Menocchio Cervia – e il calendario 2017 della consulta dello sport sempre di Cervia.

 La rassegna “Serate con l’autore” promossa dall’Associazione Culturale Francesca Fontana si svolge con la collaborazione della Asd Grama Pisignano Cannuzzo – Linea Rosa Ravenna -Libera università per gli adulti di Cervia – Associazione culturale Menocchio – Associazione culturale Casa delle AIE, Associazione culturale Castiglionese – la Consulta dello Sport di Cervia – l’Ac del Duca Calcio e il Credito Cooperativo Romagnolo filiale di Pisignano.

UNICEF/Iraq: quasi la metà dei bambini di Mosul senza accesso ad acqua pulita a causa dell’intensificarsi del conflitto

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A Mosul circa la metà di tutti i bambini e le loro famiglie non hanno più accesso all’acqua pulita, dopo che, a causa del conflitto, è stata distrutta una delle principali condutture idriche.

Il danno nella conduttura – una delle tre principali per il rifornimento d’acqua dei civili nella parte orientale di Mosul – si trova in zone della città ancora sotto il controllo del cosiddetto Stato Islamico (ISIL), rendendo quindi impossibile una riparazione rapida.

“I bambini e le loro famiglie a Mosul stanno affrontando una situazione terribile. Non corrono solo il rischio di venire uccisi o feriti nei combattimenti a fuoco, ma adesso oltre mezzo milione di persone non ha acqua potabile”, ha dichiarato Peter Hawkins, Rappresentante dell’UNICEF in Iraq.

Le autorità irachene stanno attualmente trasportando acqua verso la parte orientale di Mosul, ma questi rifornimenti non bastano a coprire i bisogni dei residenti.

Se la fornitura d’acqua non sarà ripristinata nei prossimi giorni, i civili saranno costretti a fare ricorso a fonti non sicure, che esporranno i bambini al rischio di malattie legate all’acqua, come ad esempio diarrea acuta, e alla minaccia della malnutrizione. I bambini che vivono nelle aree colpite sono già provati da anni di condizioni di vita estremamente dure.

L’UNICEF sta supportando il Governo Iracheno nel riattivare i pozzi che si trovano nelle vicinanze e gli impianti di trattamento delle acque, per garantire acqua all’aree colpite nella parte meridionale di Mosul e nel lato sud occidentale delle aree recentemente riconquistate, fino a quando non sarà possibile accedere e riparare la conduttura idrica danneggiata.

“L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto di consentire sia la distribuzione di aiuti sia la riparazione necessaria. Le infrastrutture civili non devono mai essere attaccate”, ha concluso Hawkins.

E’ possibile aiutare i bambini iracheni con donazioni tramite:

– sito-web www.unicef.it

– bollettino di c/c postale numero 745.000, intestato a UNICEF Italia,

– telefonando al Numero Verde UNICEF 800 745 000

–  bonifico bancario sul conto corrente intestato a UNICEF Italia su Banca Popolare Etica: IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051.

– donazioni presso il Comitato UNICEF della tua città, elenco sul sito www.unicef.it

E’ possibile donare all’UNICEF tramite il numero solidale 45566:  

– 2 euro per ciascun SMS al 45566 inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, Tre, CoopVoce

– 2 euro per ciascuna chiamata fatta al 45566 da rete fissa Vodafone.

– 2 oppure 5 euro per ciascuna chiamata effettuata al 45566 da rete fissa TIM, Infostrada, Fastweb e Convergenze.

Presentazione libro “A UN METRO DAL PALCO” di VINCENZO SPERA con RENATO TORTAROLO

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Domenica 4 dicembre 2016 Palazzo Ducale di Genova Sala del Maggior Consiglio – ore 17.45 Piazza Matteotti, 9

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Domenica 4 dicembre p.v., nella prestigiosa sede del Palazzo Ducale di Genova – Sala del Maggior Consiglio – ore 17.45, Vincenzo Spera presenta “A un metro dal palco – autobiografia di un promoter” (Il Melangolo, 148 pagine, 14 euro), il libro in cui per la prima volta un promoter rock si racconta in pubblico. Ospite d’onore dell’appuntamento: Luca Bizzarri.

Vincenzo Spera, 64 anni, genovese d’adozione, cresciuto nella Napoli di Pino Daniele ed Edoardo Bennato, festeggia quattro decenni di attività svelando quello che c’è dietro il palco, il suo mestiere.

Con il giornalista e critico musicale Renato Tortarolo ripercorre le tappe di un viaggio cominciato quando ogni concerto era una scommessa e artisti come Franco Battiato o Francesco De Gregori debuttavano in teatri e piccoli spazi. Poi è stata la volta del rock straniero, dai Genesis a The Clash, da Frank Zappa a Peter Gabriel, e della musica d’impegno civile, che riempiva stadi e palasport senza il glamour e le pretese digitali di oggi. A cominciare da Francesco Guccini.

Scorre così la lettura, come sequenze di un film, senza nostalgia ma con grande rispetto per un lavoro sempre dietro le quinte, dai manager agli uffici stampa, la corsa a riempire gli spazi, la trattativa infinita per firmare un contratto, il sospetto degli imprenditori stranieri per un mercato tutto da inventare, le incertezze della politica e della Storia che si abbattono sulla musica dal vivo, spesso con scontri fra attivisti e forze dell’ordine fuori dai palasport.

Spera ricorda i manager pionieri, quelli che riaprirono l’Italia ai live dopo le contestazioni di piazza, e il passaggio alla fase industriale di un’attività che oggi segue come presidente – al secondo mandato – di Assomusica, l’associazione Italiana Organizzatori e Produttori spettacoli di musica dal vivo.

Nessuna nostalgia né rimpianti, ma una cronaca lucida, dal punto di vista di un inguaribile romantico, dei concerti ruotati non solo a Genova e in Liguria ma in Italia e all’estero: dai Rolling Stones nel luglio 1982 degli azzurri del calcio campioni del mondo (con Mick Jagger che indossa la maglietta di Paolo Rossi) al fenomeno europeo di Sabrina Salerno.

Spera rievoca un mondo tramontato, ma non nasconde che domani le possibilità di fare spettacolo per tutti saranno molto più grandi di oggi. Sempre ad un metro dal palco.

“A un metro dal palco – autobiografia di un promoter” ospita gli interventi di Franco Battiato, Peppe Barra, Edoardo Bennato, Paolo Conte, Francesco De Gregori, Francesco Guccini, Beppe Grillo, Luciano Ligabue, David Zard, e una galleria fotografica degli artisti che si sono esibiti nei concerti organizzati in quarant’anni da Spera (curioso, meticoloso e ricco l’elenco di tutti quelli organizzati, con tanto di cifre del pubblico presente).

MOSTRA DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA CILENA “FACETAS OCULTAS”

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IL 1° DICEMBRE PRESSO L’ INSTITUTO CERVANTES DI ROMA

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Il prossimo 1 dicembre, alle ore 18.00, l’Ambasciata del Cile in Italia, con la collaborazione dell’Instituto Cervantes di Roma, inaugura la mostra di fotografia contemporanea “Facetas ocultas” (Fotografia cilena 1980 – 2015), con opere dei fotografi cileni  Zaida Gonzales, Claudio Pérez, Luis  Navarro, Alvaro Hoppe, Alejandro Hoppe e  Eleonora Vicuña.

Questa storia della fotografia cilena degli ultimi 40 anni è l’immagine stessa della società che descrive, una spaccatura prima di tutto.

Una “faglia tellurica” politica che ha creato un prima e un dopo il 1973. Se fino ad allora l’esercizio democratico aveva permesso un’evoluzione, più o meno senza rotture profonde nella storia di questo mezzo, quello che si verifica nel settembre del 1973 porterà ondate di fotografi che avrebbero mostrato la realtà di quello che è stato il Cile di ieri e quello che è il Cile di oggi. Tutti loro incarnano non solo la resistenza all’ordine costituito, ma anche un profondo impegno per le comunità “invisibili” che popolano il loro paese.

A cura di Daniela Montecinos (cilena) e Patrice Loubon (francese), questa mostra si realizza grazie al supporto concesso dal Concorso Dirac 2016 del Ministero degli Affari Esteri del Cile e la collaborazione della Galleria NegPos di Nîmes in Francia.

Facetas ocultas riunisce tre generazioni di fotografi cileni e si concentra su questo aspetto del loro lavoro, un tentativo di sollevare il velo dagli angoli oscuri di un Cile dimenticato, irrimediabilmente umano.

Se gli sguardi di alcuni di loro sono nati sotto la dittatura, nelle strade, nel cuore della battaglia che si svolgeva, altri sono caratterizzati dall’interesse per i gruppi emarginati della società cilena. L’insieme forma, senza dubbio, una poesia urbana “radiante” della fine del XX secolo e dell’inizio del XXI. Ognuno di questi fotografi si avvale dell’esperienza del suo rapporto con il paese, del suo territorio umano, dei suoi contrasti, della sua storia. Tutti vanno alla ricerca di ciò che non è più visibile. Come se il proibito, la distanza, l’evanescenza dell’invisibile rimanesse sempre una ricerca.

Questi sono i “Lati occulti”: quelli che non oseremmo mai cercare…

Parabola di un tempo che sembrerebbe avanzare, con le epoche spalla a spalla mettendo i fotografi faccia a faccia e con lo sguardo rivolto verso la società. La memoria è una fonte per il futuro? Un cosa è certa: come in ogni opera d’arte, il coinvolgimento e la ricerca sono un paradigma. Il loro impegno in questa ricerca, in cui a volte hanno rischiato la vita, è il loro primo motore.

Claudio Pérez

Andacollo: Rito pagano después de la siesta + Kunza (Rito pagano dopo la siesta + Kunza)

“Attraverso questa serie, Claudio Pérez manifesta il suo impegno verso le popolazioni indigene del Cile, mostra e fa sentire il luogo delle loro culture nella memoria ed identità collettiva cilena, attraverso i retratti, i paesaggi, i quadri vivi dei loro riti, fino alla produzione di un dizionario visivo Kunza, la lingua ancestrale del popolo Likan –antai d’Atacama”.

1954, Santiago del Cile, fotografo, grafico, editore, curatore di mostre, cofondatore di agenzie di stampa, professore, difensore dei Diritti Umani e della memoria viva, Claudio Pérez è l’autore di alcune delle immagini più emblematiche della lotta contro la dittatura negli anni ‘80. Lavora sulla storia e l’identità del popolo del suo paese. Ha ricevuto numerosi premi e borse di studio, tra i quali il 1° premio per la fotografia giornalistica Mastercard ( 1987), la borsa di studio Hasselblad di Svezia (1996) che gli consentì di pubblicare Andacollo: Rito pagano después de la siesta; e due borse di studio Fondart (erogate dallo Stato cileno) per il progetto Muro de la Memoria (Santiago del Cile, 2002). Espone spesso in Cile, negli Stati Uniti e in Europa. Nel 2003, è stato curatore della mostra Chile 30 años , 1973 – 2003 che ha aperto il Festival Internazionale di Fotografia di Roma e che ha concluso il suo percorso al Museo d’Arte Contemporanea di Santiago del Cile (MAC) nel 2003. Pubblica nelle riviste Gatopardo ( Colombia), WOW International e Letras Libres ( Messico), Newsweek (USA) e L’Express (Francia).

Luis Navarro

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“Luis Navarro ha trovato uno spazio di felicità e solidarietà nel mondo dei gitani del Cile, un popolo perseguitato dal mondo e ampliamente ignorato in Cile. Nel 1981, alcuni mesi prima di essere detenuto dai militari, Luis Navarro ebbe un incontro che segnò la sua vita professionale e personale: tre gitane appoggiate sull’inferriata del Paseo Ahumada, al centro di Santiago. Componevano un magnifico quadro che lui ha immortalato immediatamente con la sua macchina fotografica. Una di loro, Carmen Milanovic è diventata un’amica fondamentale e gli ha fatto conoscere la sua grande famiglia”

1938, Antofagasta. Studia alla Scuola di Belle Arti dell’Universidad del Norte, ha frequentato i corsi di specializzazione di fotografia professionale, foto a colori e diapositive (Kodak). Ha lavorato come fotografo per l’Arcivescovato di Santiago (1976-1981), inviato per In these Times di Chicago, Agenzia K.N.A. di Francoforte (1978-1981), fotografo per il giornale cileno La Epoca (1986-1988), editore fotografico per il giornale Fortin Mapocho (1991-1993), fotografo per il Festival Mondiale di Teatro (1993), fotografo per il concorso d’Arte Drammatico Nazionale (1995-2005).

Ha pubblicato anche una serie di libri,tra cui: Lonquén, Aventuras de una fe, e Presencia de un niño América, El Papa Juan Pablo II, Primo Annuario della Fotografia Cilena, Secondo Annuario della Fotografia Cilena, Sintesi dell’Informe Rettig. Fotografi latinoamericani nell’Università di Rabida, 50° Anniversario della Dichiarazione dei Diretti Umani e Geografia poetica del Cile.

Nel 2011 vince il premio Altazor.

Zaida Gonzales

Recuérdame al morir con mi último latido (Quando morirai ricordami con il mio ultimo battito)

Unica rappresentante della sua generazione e unica del gruppo che non ha vissuto il coprifuoco e la forte angoscia delle mattine incerte, rivela le immagini di un Cile “underground” e trasgressivo.

Lavora con gli acquerelli le sue fotografie in bianco e nero per ottenere un’altra dimensione temporale e ridurre l’impatto critico a cui inducono.

1977, Santiago del Cile. A partire dal 1997 studia fotografia pubblicitaria. Non esercita attualmente questa professione. Crea un’estetica e un mondo tutto suo mescolando scene oniriche ed estetica popolare. Affronta senza complessi, utilizzando con abilità l’ironia e il sarcasmo, quasi in maniera militante, i temi sensibili della società cilena: aborto, religione, il rapporto di coppia standardizzato dal matrimonio e il relativo maschilismo, l’omosessualità.

Partecipa al collettivo di fotografe donne Macrodosis. Espone in numerose gallerie di Santiago del Cile, (Galería AFA, Galería ARCOS), in molteplici festival e fiere in America Latina, Europa e Stati Uniti.

Nel 2007 viene selezionata per il Premio per la Fotografia giovanile (Santiago del Cile). Nel 2003 vince il premio “Rodrigo Rojas di Negri” per la fotografia cilena giovanile.

Espone in Francia alla Galleria NegPos (Nîmes).

Leonor Vicuña

La cuidad como escenario/recuerdo (La città come palcoscenico/ricordo)

Cofondatrice insieme a Paz Navarro e Luis Navarro dell’Associazione di Fotografi Indipendenti (1981), esplora i bar e altri luoghi notturni di Santiago degli anni ‘70 e ‘80, dove è ancora possibile respirare, mentre fuori risuonano il rumore e il furore degli scontri tra il popolo e il regime militare. Le immagini sono parzialmente dipinte a mano, per rivelare un carico emotivo e di sensibilità non accessibile alla fotografia documentale.

1952, Santiago del Cile. Vive a Parigi dal 1973 al 1978 dove studia scienze sociali. Al suo ritorno in Cile, studia fotografia professionale presso la Scuola Foto arte di Santiago, dove nel 1979 conseguirà il diploma. Nel 2000 otterrà il diploma di realizzatrice multimediale alla Ecole Supérieure de Réalisation Audiovisuelle di Parigi (ESRA).

Promotrice culturale, partecipa alla creazione e realizzazione degli Incontri di Arte Joven (1979-1981) presso l’Istituto Culturale di Las Condes, Cile. È coeditrice della rivista di poesia La Gota Pura con Ramon Díaz Eterovic e nel 1981 partecipa alla fondazione dell’Associazione di Fotografi Indipendenti.

Nel 1983 ritorna in Francia dove partecipa a vari progetti d’animazione e montaggio cinematografico, come il lungometraggio The Rainbow Thief di Alejandro Jodorowsky. Nel 2001 ritorna in Cile e si stabilisce in Carahue al sud del paese, lavorando come professoressa di fotografia presso l’Universidad Mayor, Universidad Diego Portales e l’Universidad Autonoma di Temuco.

Ottenne le seguenti borse di studio: Amigos del Arte nel 1981; Fondart Nacional nel 2001 e 2006; Fundación Andes nel 2002 e Fondart regional nel 2006.

Nel 2010 vince il premio Altazor.

Le sue fotografie vengono pubblicate in libri, riviste, cartoline, programmi televisivi in Cile e all’estero. Alcune di queste immagini fanno parte delle collezioni pubbliche di musei come il Museo du Chateau d’Eau di Tolosa (Toulouse), le Cabinet des Estampas di Parigi e il Museo delle Americhe di Denver.

Alvaro Hoppe

Chile desde adentro (Cile dal di dentro)

1956, Santiago del Cile. La sua macchina fotografica ha catturato i momenti più duri del regime militare. Insieme ai reportage sull’ambiente, ha immortalato particolari episodi dell’intenso periodo di transizione verso la democrazia. Racconta, attraverso le sue fotografie, eventi ed emozioni che come testo scritto sarebbero stati censurati.

Ha presentato i suoi lavori in numerose occasioni e paesi: Cile, Spagna, Ecuador, Stati Uniti, Argentina. Inoltre ha ricevuto alcuni premi, quali: il Premio Némesis come riconoscimento al suo percorso e contributo alla fotografia cilena, Premio dell’Universidad del Pacifico, 2002, il Premio Ansel Adams, Istituto Chileno-Norteamericano di Cultura e Foto Cine Club del Cile, 2003, il Premio Altazor, Arte Visual – Fotografía 2004, il Primo Premio della Fotografía del Humor, rivista The Clinic, 2005, il Primo Premio Arte la Ciudad, menzione Educazione, 2005.

Ha pubblicato con Gonzalo Leiva un libro Un Ojo en la historia, con i fondi per lo sviluppo delle arti e la cultura , Fondart 2003.

Alejandro Hoppe

Chile desde adentro (Cile dal di dentro)

1961, Santiago del Cile. La sua carriera di fotografo comincia a 21 anni. Si specializza in fotografia giornalistica. La sua opera racconta la dura realtà del Cile durante la dittatura militare.

La sua acuta sensibilità lo rende un attento osservatore della vita quotidiana, le sue fotografie si trovano nelle pagine di importanti mezzi di comunicazione. Partecipa a numerose esposizioni collettive o individuali che ugualmente hanno fatto parte di numerose pubblicazioni, quali: “Por la Paz de Chile” della Fondazione Salvador Allende, “Gracias al mundo” della Commissione per i Diritti Umani; “Chile From Within” editato da Susan Meiselas. Partecipa all’esposizione collettiva “La Memoria Oxidada” 1997, in Modena (Italia).

Come fotografo del presidente Ricardo Lagos, l’accompagna in tutti i suoi viaggi negli anni ‘90, percorre il mondo, attraversa continenti, paesi, genti e situazioni.

Durante la sua carriera di fotografo, è stato onorato con premi come la menzione speciale Photo Essay “Chile Hoy” Casa delle Americhe, in Cuba; menzione d’onore categoria documentario “Visión Fotográfica, 20 años de la Historia de Chile” del Masterclub; miglior fotografo di stampa dell’anno 1992, concessa dall’Unione di Fotografi e Cameraman del Cile.

I fratelli Alvaro Hoppe (1956) e Alejandro Hoppe (1961), sono due tra i più emblematici fotografi del libro e progetto “Chile from within” diretto dall’importante fotografa dell’agenzia Magnum Susan Meiselas della fine degli anni ’80, nella grande tradizione del foto – reportage militante, estraendo in maniera irritante tutto ciò che può trovare significato nella strada, traduzione visiva di un periodo di tensione e tragico delle lotte contro la dittatura.

Inaugurazione: giovedì 1 dicembre 2016, ore 18.

Sala Dali dell’Instituto Cervantes di Roma, Piazza Navona 91.

La Mostra rimarrà aperta al pubblico dal 2 dicembre 2016 al 4 gennaio 2017

Orario di apertura : dal mercoledì al sabato dalle 16 alle 20, ingresso gratuito.

A Cori la 7^ Rassegna di Polifonia Corale ‘Henning Nielsen’

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Domenica 4 Dicembre, alle ore 18, nella Chiesa di Sant’Oliva, il tradizionale evento prenatalizio intitolato al professore e tenore danese e cittadino onorario di Cori, organizzato dal Coro Polifonico Lumina Vocis. Si esibiranno anche: il Coro A.N.A. di Latina e il Coro Note Moleste di Civitavecchia.

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Nell’ambito della manifestazione ‘Cori: dell’Olio e delle Olive’ 2016, domenica 4 Dicembre, alle ore 18, la Chiesa di Sant’Oliva ospiterà la 7^ Rassegna di Polifonia Corale ‘Henning Nielsen’, consueto appuntamento prenatalizio intitolato al tenore danese e cittadino onorario di Cori prematuramente scomparso nell’autunno del 2010. Un momento di incontro tra gruppi corali che hanno in comune la passione per il canto polifonico, il desiderio di analisi e studio di generi musicali antichi, moderni e contemporanei.

Henning Nielsen, professore di musicologia all’Università di Arhus, da anni residente a Cori, si era appassionatamente dedicato alla musica corale, esibendosi con il Coro Polifonico Lumina Vocis diretto dal M° Giovanni Monti, giunto all’11° anno di attività e che organizza l’evento con il Patrocinio dell’Associazione Regionale Cori del Lazio e del Comune di Cori, il contributo della BCC di Roma – filiale di Cori ed altri sponsor, nell’ambito della manifestazione ‘Cori: dell’Olio e delle Olive 2016’.

Oltre al Coro Polifonico Lumina Vocis di Cori, dalla Cappella del SS. Crocefisso si esibiranno altre due corali. Il Coro A.N.A. di Latinadiretto dal M° Roberto Stivali, presenta il proprio originale repertorio, fondato, oltre che su brani della tradizione più classica, su nuove elaborazioni di musiche popolari e su composizioni originali, facendosi promotore dei valori e delle tradizioni culturali dell’Agro Pontino. Il Coro Note Moleste di Civitavecchia (Roma) affidato alla direzione del M° Giovanni Cernicchiaro, è una realtà giovanile composta da una ventina di ragazzi tra i 15 e i 40 anni e propone un repertorio che comprende musica polifonica sacra e profana dal ‘500 ad oggi ed arrangiamenti di musica pop, rock e jazz.

L’iniziativa vuole promuovere la polifonia corale amatoriale sacra e profana e trasmettere, attraverso la musica, lo stimolo affinché la cultura, in tutte le sue forme e manifestazioni, sia rivalutata ed incentivata. L’attività musicale corale a carattere non professionale è uno degli elementi che caratterizzano e possono tramandare la tradizione culturale di una comunità nonché i valori storici, artistici, sociali di cui essa è portatrice e che permeano il suo territorio. Si tratta di riconoscerne l’importanza e dotarla del sostegno necessario a salvaguardarne l’enorme potenziale volontaristico.

Contest fotografico #spreadthebrand

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Consiglio Giovani e Sportello Eurodesk informano

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IBO Italia, organizzazione non profit impegnata nel campo della cooperazione internazionale e del volontariato in Italia e nel Mondo, ha indetto il Contest fotografico #spreadthebrand, che offre a giovani creativi l’opportunità di partecipare, singolarmente o in gruppo, inviando 3 foto con l’obiettivo di: Ricreare il logo IBO, nel modo che si preferisce; Fotografare o fare un selfie con l’opera; Mandare lo scatto tramite Facebook, alla pagina IBO Italia, oppure via email a info@iboitalia.org.

Una giuria esperta sceglierà le 3 foto vincitrici secondo criteri di originalità, suggestione e attinenza ai valori IBO. I premi previsti sono, in ordine di classifica: iscrizione gratuita a un campo di lavoro e solidarietà, in Italia o in Europa; due biglietti per lo spettacolo AEnigma di Antonio Casanova del 28 gennaio 2017; un Kit di prodotti targato IBO Italia. Alla conclusione del Contest sarà organizzato un evento finale in cui verranno esposte le foto dei partecipanti. Iscrizioni aperte fino al 7 Gennaio 2017. Maggiori informazioni su http://iboitalia.org/spreadthebrand/

Fonte: Eurodesk Italy – www.eurodesk.it

I 100 PRESEPI DEL MONDO A ROMA

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Di Francesca Rossetti

Anche quest’anno il Natale romano è scandito da un appuntamento imperdibile: la mostra internazionale dei presepi, organizzata dalla Rivista delle Nazioni e giunta alla 41° edizione, allestita come al solito nella Sala Bramante di Piazza del Popolo.

La mostra è un affascinante viaggio nel mondo alla scoperta della tradizione del presepe nelle varie culture e permette di ammirare autentici capolavori realizzati con materiali di ogni genere: stoffa, pasta, cristallo, legno, cartapesta, vetro soffiato, paglia, terracotta, argilla, ceramica, carta partendo dai piccoli raffiguranti la Sacra Famiglia per arrivare a quelli più grandi con l’intero villaggio in festa per la nascita del Salvatore, gli animali, le luci, l’acqua.

Diversi modelli appartengono a collezioni private, altri sono realizzati da autentici artisti che hanno saputo ricreare l’atmosfera natalizia e le opere (oltre 150) provengono da 13 regioni italiane e da oltre 40 Paesi stranieri, inoltre come ogni anno viene organizzato il laboratorio “Il presepe come gioco” rivolto a bambini e docenti per realizzare uno o più personaggi del presepe che poi potranno portare a casa.

La mostra sarà aperta tutti i giorni fino all’8 gennaio e per informazioni http://www.presepi.it/index.php?lang=it

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