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Italiani nel Mondo

Valorizzare la nostra lingua, e quindi la nostra Cultura, all’estero — Raising the profile of our language, and therefore our Culture, overseas

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di emigrazione e di matrimoni

 

Valorizzare la nostra lingua, e quindi la nostra Cultura, all’estero

Nell’ultimo articolo abbiamo parlato di come la nostra lingua è un fattore che identifica gente in giro per il mondo come “italiani”, ma allo stesso tempo non ci unisce per vari motivi.

Nello spiegare il perché di questa situazione abbiamo fatto riferimento alle nostre comunità in ogni continente e non possiamo cercare soluzioni senza la loro partecipazione, ma non possiamo parlare di questo tema senza cominciare dall’Italia perché una grande parte della “colpa” di questa situazione risiede in Italia.

Durante interviste televisive, dibattiti parlamentari, e così via, i nostri politici e personaggi culturali a Roma parlano molto di promuovere la nostra Cultura all’estero, però siamo al settimo posto come meta mondiale di mete turistiche mondiali e questo fatto dimostra chiaramente che i risultati non arrivano alla pari dei discorsi, formali ed informali, e dobbiamo fare un esame di coscienza per capirne il motivo.

Infatti, per arrivare a risultati solidi e fruttiferi per tutti ci sono due atteggiamenti in Italia che bisogna cancellare, perché sono fattori importanti per questi scarsi risultati.

Il primo è quello di moltissimi addetti di considerare soltanto “l’Alta Cultura” degna di promozione, senza capire non solo che non tutti, nemmeno in Italia, sono in grado di apprezzare l’Alta Cultura ma anche perché, come la nostra cucina per moltissimi all’estero, come abbiamo scritto la settimana scorsa, gli addetti dimenticano che la nostra Cultura comprende ogni aspetto della vita e del passato.

La nostra Cultura ha qualcosa da offrire a tutti nel mondo e, di conseguenza, dobbiamo fare promozioni internazionali per ogni suo aspetto e non solo quello per l’ “élite”, nostrana e all’estero, ma per TUTTI. Ma come possiamo promuovere molti di questi aspetti, cinema e letteratura per dare gli esempi più importanti, se relativamente pochi nel mondo parlano la nostra lingua e quindi gli unici veramente capaci di apprezzare i nostri tesori culturali?

Senza dimenticare che la nostra Cultura è così vasta che siamo in grado di proporre attrazioni di ogni genere al mondo in tutte le regioni e non solo a Roma, Firenze e Venezia, cosa che facciamo da decenni ormai.

Il secondo atteggiamento è un effetto di quel che abbiamo già descritto nel passato, è la tendenza triste di gente della nostra Cultura, e anche di interi reparti della nostra burocrazia, compresi alcuni della Farnesina, di vedere la gente all’estero, partendo dai nostri parenti e amici, in modo sdegnoso soltanto perché sanno poco o niente della nostra Lingua e dunque della nostra Cultura, che non è una colpa dei discendenti di chi è partito molti anni fa.

In entrambi questi atteggiamenti la soluzione si trova nell’insegnare molto, ma molto di più la nostra lingua e per fare questo bisogna fare promozioni internazionali veramente efficaci a lungo termine, che dovranno partire per forza dall’insegnamento della nostra lingua in ogni continente, concentrando i primi passi verso le nostre comunità all’estero, perché pochissimi qui in Italia si rendono conto del potenziale di queste comunità nella promozione di tutti i nostri prodotti e non soltanto la Cultura…

Come paese dobbiamo finalmente cominciare a capire che l’Italia ha già una rete internazionale composta di oltre 90 milioni di persone tra i nostri parenti e amici all’estero e, a livello pratico, dobbiamo anche capire che queste persone possono svolgere due ruoli altrettanto essenziali.

Il primo ruolo è ovviamente come il primo mercato per le nostre promozioni, ed il secondo ruolo è soprattutto, come portavoce dell’Italia al loro ritorno nei paesi di nascita/residenza dalle visite in Italia, delle meraviglie che hanno scoperto durante queste  visite perché, come sappiamo tutti, la migliore promozione è il passaparola dei nostri amici e vicini di casa.

E per coinvolgere queste comunità dobbiamo anche cominciare ad agire in modo innovativo e trovare nuove strade per le nostre attività all’estero tramite queste comunità estere e un personaggio della nostra Cultura in Italia sta sviluppando un modo nuovo di considerare le “comunità” di ogni genere.

Sergio Bevilacqua, un sociologo, accademico ed editore ha sviluppato il concetto di “sociatria orgarnalitica” che ha descritto in tre articoli recenti in questo giornale. L’ultimo di questi articoli è: Importanza dell’esperienza Sociatrica Organalitica per il futuro della società umana. Gli altri si trovano facilmente sul sito del giornale.

Questo concetto è una chiave nuova per vedere la nostra società come un organismo biologico  con il quale possiamo trovare nuovi modi per creare rapporti nazionali e internazionali, e, per il tema di questo articolo, in modo particolare per la promozione internazionale della nostra Cultura, nel suo senso totale e non solo di categorie specializzate, partendo precisamente dalla nostra lingua.

E per utilizzare questo concetto di Sergio Bevilacqua iniziamo a dire che la nostra rete mondiale di comunità italiane è composta da due tipi di comunità. Il primo tipo di comunità è ovviamente la rete internazionale, che deve per forza comprendere anche il Bel Paese, ed il secondo tipo è altrettanto ovvio, ciascuna delle nostre comunità in giro per il mondo.

C’è un motivo fondamentale per considerare il secondo tipo di comunità italiane. Ossia, sappiamo veramente poco di loro, oltre i soliti luoghi comuni. Non sappiamo la loro (vera) Storia, non sappiamo le differenze tra una comunità e un’altra, e basta fare un giro delle pagine social dedicate per capire che veramente ci sono innumerevoli differenze tra di loro.

E capire queste differenze è importante per sapere come affrontare ciascuna di loro nel miglior modo possibile per rendere le nostre promozioni sempre più efficaci.

Però, c’è un punto in comune tra di loro che fa capire che queste comunità sono la vera chiave per promuovere la nostra lingua di più all’estero e, di conseguenza, promuovere meglio la nostra Cultura nel mondo…

Difatti, si vede chiaramente sui social che indubbiamente esiste una grande voglia tra i discendenti dei nostri emigrati, di tutte le generazioni e non solo la prima generazione nata all’estero, di sapere di più del loro passato, come vogliono anche conoscere il paese (in entrambi i sensi della parola) dei loro genitori, nonni, bisnonni.

Certo, al momento le loro idee del paese sono ancora rudimentali, quindi sono concentrati sulla cucina, ma altrettante indubbiamente, esiste già un potenziale gruppo di decine di milioni di persone da incoraggiare a imparare la nostra lingua.

Poi, a livello pratico per chi pensa solo in termini di profitti e non all’importanza simbolica di incoraggiare i discendenti dei nostri emigrati a conoscere la lingua che li definisce, dobbiamo tenere in mente che incoraggiare i figli e discendenti dei nostri emigrati ad imparare la nostra lingua avrebbe effetti importanti per tutti, incluso il nostro paese, in primis per un aumento del turismo.

Nell’insegnare sempre di più la nostra lingua, ed in molti casi ANCHE i dialetti perché anche loro fanno parte della nostra Cultura, creeremmo un mercato veramente mondiale per tutti i nostri prodotti culturali.

E per capire il bisogno di promozioni nel genere, molti in Italia saranno stupiti a sapere che pochissimi all’estero conoscono le opere importantissime della categoria più importante della nostra Musica Leggera, i Cantautori. Ed è ora che li facciamo veramente conoscere al mondo, partendo da due degli artisti italiani più importanti degli ultimi sei decenni, Fabrizio de André e Franco Battiato.

Certo, non possiamo aprire un mercato internazionale in lingua italiana immediatamente, ma possiamo già fare passi importanti.

Come primo passo in questa direzione una recente lettera del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, potrebbe già offrire una possibilità di incoraggiare i discendenti dei nostri emigrati a visitare l’Italia.

Un secondo passo sarebbe di pubblicare libri italiani in lingue straniere nei paesi di residenza dei nostri parenti e amici nel mondo, così potranno già cominciare a capire i tesori che non hanno mai potuto studiare a scuola, perché in molti casi le autorità scolastiche hanno pochissima considerazione, se non assoluto sdegno, per la nostra Cultura e Storia.

Il terzo passo potrebbe anche iniziare abbastanza velocemente. La RAI potrebbe fare molto di più per attirare i discendenti a guardare i suoi programmi all’estero e, di conseguenza aumentare gli introiti pubblicitari attuali, con un passo semplice, ma impensabile per molti in Italia, fornire sottotitoli nelle varie lingue dei paesi di residenza in modo che anche i discendenti potranno capire i programmi presentati…

Nel prossimo articolo tratteremo il tema promosso nella lettera del Ministro Tajani e anche una mossa recente nel Parlamento italiano che potrebbe anche aprire la porta a un progetto internazionale essenziale che è già troppo in ritardo…

Raising the profile of our language, and therefore our Culture, overseas

In our last article () we spoke about how our language is a factor that identifies people around the world as “Italian” but, at the same time, it does not unite us for a number of reasons.

In explaining the reasons for this situation we referred to our communities in every continent and we cannot look for solutions without their participation but we cannot speak about this issue without starting in Italy because a large part of the “blame” for this situation lies in Italy.

During TV interviews, parliamentary debates, etc, our politicians and personalities of Culture in Rome talk a lot about the promotion of our Culture overseas but we are in seventh place as an international tourist destination and this fact clearly demonstrates that the results do not come hand in hand with the speeches, formal and informal, and we have to examine our consciences to understand why.

In fact, to achieve solid and fruitful results for everybody two attitudes in Italy must be eliminated because they are major factors for these poor results.

The first is that many experts consider only “High Culture” worthy of promotion without understanding that not everyone, not even in Italy, is capable of appreciating High Culture but also because, like our cuisine for many people overseas as we wrote last week, these experts forget that our Culture includes every aspect of life and the past.

Our Culture has something to offer everybody around the world and subsequently we must carry out international promotions of every one of its aspects, not only those for the “elites”, home grown and overseas, but for EVERYONE.  But how can we promote many of these aspects, the cinema and literature to give the most important examples, if relatively few people around the world speak our language and therefore they are the only ones truly capable of appreciating our cultural treasures?

Without forgetting that our Culture is so vast that we are able to offer attractions of every type to the world in all the regions and not only in Rome, Florence and Venice as we have been doing for decades.

The second attitude is an effect of what we have already described in the past, it is the sad tendency of people in our Culture, and also whole sections of the bureaucracy, including those of the Foreign Affairs Ministry, to see the people overseas, starting with our relatives and friends overseas, in a disdainful way simply because they know little or nothing about our Language and therefore our Culture, which is not the fault of the descendants.

The solution to both these attitudes can be found in teaching our language much, much more and to do this we have to carry out really effective long term international promotions that must necessarily start from teaching our language in every continent and concentrating the first steps on our communities overseas because very few people here in Italy realize the potential of these communities for the promotion of all our products and not only Culture…

As a country we must finally begin to understand that Italy already has an international network made up of more than 90 million people between our relatives and friends overseas and, at a practical level, also understanding that these people can play two equally essential roles.

The first role is obviously as the first market for our promotions but the second role is, and above all, as spokespersons for Italy on their return to the countries of birth/resident from the visits to Italy of the marvels they saw during these visits because, as we all know, the best promotion is word of mouth from our friends and neighbours…

And to involve these communities we must also begin to act innovatively and find new ways for our activities overseas through these overseas communities and a figure of our Culture in Italy is developing a new way of looking at “communities” of every kind.

Sergio Bevilacqua, a sociologist, academic and publisher, has develope the concept of “sociatrica orgarnalitica”  that he has described in three recent articles in this newspaper. For those who understand Italian the latest of these articles is: Importanza dell’esperienza Sociatrica Organalitica per il futuro della società umana.  The others can easily be found on the newspaper’s website.

This concept is a new key to seeing our community as a biological organism and with which we can find new ways to create national and international relations and, for the theme of this article, especially for the international promotion of our Culture, in its full sense and not only of specialized categories starting with our language.

And to use Sergio Bevilacqua’s concept let us start by saying that our worldwide network of Italian communities is made up of two types of communities. The first type of community is obviously the international network that must necessarily also include Italy and the second type is just as obvious, each of our communities around the world.

There is a fundamental reason to consider the second type of community. That is, we know very little about them aside from the usual stereotypes. We do not know their (real) history, we do not know the differences from one community to another and we only have to do the rounds of the social media pages dedicated to them to understand that there really are countless differences between them.

And understanding these differences is important for knowing how to deal with each one of them in the best way possible in order to make our promotions more and more effective.

However, there is one point in common between them that makes it clear that these communities are the real key for promoting our language more overseas and consequently to better promote our Culture to the world…

In fact, on the social media it can clearly be seen that there is undoubtedly a great desire amongst the descendants of our migrants, of all generations and not only the first generation born overseas, to know more about their past, just like they also want to know the country and town of their parents, grandparents and great grandparents.

Of course, at the moment their concepts of the country are still rudimentary and hence the focus on the cuisine, but just as undoubtedly there already is a potential group of tens of millions of people to be encouraged to learn our language.

And then, on a practical level for those who think only in terms of profits and not the symbolic importance of encouraging the descendants of our migrants to learn the language that defines them, we must bear in mind that encouraging the children and descendants of our migrants to learn our language would have important effects for everyone, including in our country, primarily an increase in tourism in the country.

By teaching our language more and more, and in many cases ALSO the dialects because they too are part of our Culture, we will create a really worldwide market for all our cultural products.

To understand the need for promotions of this kind, many people in Italy will be amazed to know that very few overseas know the very important works of the most important category of our Pop Music, the Cantautori (Singer-Songwriters). And it is time that we really make them known to the world, starting with two of the most important Italian artists of the last six decades, Fabrizio de André and Franco Battiato.

We cannot of course open an international market in our language immediately but we can already take important steps.

As a first step in this direction, a recent letter from Italy’s Foreign Minister, Antonio Tajani, could already offer the possibility of encouraging the descendants of our migrants to visit our country.

The second step could be to publish Italian books in foreign languages in the countries of residence of our relatives and friends around the world so they will be able to understand the treasures they were never able to study at school because the scholastic authorities had little consideration, if not outright disdain, for our Culture and history.

The third step could also start quite quickly. RAI, Italy’s State broadcaster, could do much more to attract the descendants to watch its programmes overseas and subsequently increase its current income, with a simple step that is unthinkable for many people in Italy, by providing subtitles in the various languages of the countries of residence so that even the descendants will be able to understand the programmes presented…

In the next article we will discuss the concept promoted in Foreign Minister Tajani’s letter and also a recent move in Italy’s Parliament that could also open the door to an essential international project that is already very late…

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