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Ungheria: proteste contro la “legge per la schiavitù”. Feriti quattro parlamentari

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La norma autorizza le aziende a chiedere annualmente ai dipendenti 400 ore di straordinario e a retribuirle dopo tre anni. Nel Paese c’è carenza di lavoratori e il governo vuole “spremere” quelli che ci sono.

di Vito Nicola Lacerenza

Da cinque giorni, oltre 10 mila persone si riversano per le strade della capitale ungherese, Budapest, per protestare contro l’approvazione di una norma, divenuta nota in tutto il mondo come “la legge per la schiavitù”. Il provvedimento autorizza le aziende a chiedere ai dipendenti 8 ore di straordinario a settimana per un totale di 400 l’anno, praticamente il doppio del limite legale di ore consentite negli altri Paesi europei. Ma non è tutto. La “legge per la schiavitù” priva i sindacati del diritto di rappresentare “la categoria dei lavoratori” durante le trattative con le imprese, le quali saranno libere, d’ora in poi, di stabilire le condizioni lavorative e contrattuali dei propri dipendenti. A questa norma, secondo recenti sondaggi, sono contrari l’83% degli ungheresi e il 63% dei sostenitori del primo ministro ungherese Viktor Orbán, l’ideatore della “legge per la schiavitù”. Gran parte dell’opinione pubblica locale sospetta che  Orbán abbia fatto approvare la norma per agevolare le aziende straniere, come le case automobilistiche tedesche, che in Ungheria sfruttano la manodopera a basso costo per aumentare i loro profitti. Dal canto suo, il primo ministro ungherese ha respinto tali accuse affermando che, dal momento che nel Paese non c’è abbastanza forza lavoro, è necessario che i lavoratori colmino tale lacuna aumentando il loro orario di servizio.

La fuga dei giovani lavoratori all’estero è un problema che colpisce la società ungherese dal 2010, data in cui Viktor Orbán è salito al potere. Da allora 500.000 persone, molte delle quali neolaureate, hanno abbandonato il Paese per cercare migliori opportunità di lavoro all’estero. L’emigrazione giovanile ha fatto diminuire la popolazione ungherese negli ultimi anni; ma ad aggravare ulteriormente gli effetti di tale fenomeno è stata la decisione di  Orbán di chiudere le frontiere ai migranti e di dare priorità ai lavoratori ungheresi, penalizzando quelli stranieri. Il risultato è stato una pesante riduzione della forza lavoro dovuto allo spopolamento dell’Ungheria, che conta meno di 10 milioni di abitanti. Ma l’approvazione della “legge per la schiavitù” è soltanto uno dei provvedimenti contestati dalle migliaia di persone scese in piazza in questi giorni. Ad alimentare la protesta ci sono anche le politiche autoritarie promosse da Victor  Orbán, il quale, controllando i due terzi del Parlamento, ha fatto approvare norme che aboliscono l’indipendenza della magistratura e della stampa. Basti pensare che, accanto alla Corte di Giustizia, il presidente ungherese ha istituito un tribunale equivalente, formato da giudici scelti personalmente da lui. Inoltre la TV di Stato ungherese, MTVA, è stata ridotta a cassa di risonanza della propaganda pro-Orbán.

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