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Diritti umani

Un Piano nazionale per l’Occupazione Femminile per chiedere un impegno concreto al Governo

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Intervista ad Isa Maggi, coordinatrice nazionale degli Stati Generali delle Donne

di Marta Ajò

Nella storia dell’umanità e in varie parti del pianeta, le pandemie hanno minacciato la crescita e lo sviluppo delle collettività per le conseguenze che hanno generato, l’alta mortalità della popolazione e le ripercussioni socio-economiche che ne sono derivate.
Nella presunzione di avere sconfitto questi fenomeni con la scienza e la medicina, in questo squarcio di millennio ci siamo ritrovati invece a fare i conti con un virus sconosciuto per il quale non si è ancora conclusa la ricerca per sconfiggerlo. La pandemia derivata dal Covid 19, pur impattando con un mondo altamente evoluto, sta influenzando e probabilmente cambiando il corso della nostra storia.
Pur considerando la malattia come una parte integrante della nostra stessa vita, l’imprevisto è sfuggito all’immaginabile globale e ci troviamo a fare i conti con una fragilità che avevamo dimenticato appartenerci. Scoperchiato il tetto fragile dell’economia, delle relazioni sociali, dell’organizzazione umana, sono esplose tutte le contraddizioni in cui eravamo abituati da tempo a navigare.
Per farvi fronte, si è messa in moto una chiamata alla responsabilità collettiva scattata in ogni individuo, ogni fascia sociale, ogni sistema politico nella necessità di aderire ad un progetto di ripresa-cambiamento che non preveda solo piccoli interventi assistenziali e temporanei.
Dopo la prima drammatica fase si è aperta una fase transitoria in cui è necessario combattere-convivere con i rischi connessi e contemporaneamente costruire nuove basi per il futuro. Cogliendo le possibilità di aiuto messe in campo dall’Unione Europea per i paesi più bisognosi fra cui il nostro, il Governo ha enunciato alcune linee guida su cui basare l’azione per i prossimi mesi e chiesto al Parlamento di elaborare una strategia nazionale.
Un contesto che offre una grande opportunità storica per ridefinire i gap già esistenti in molti settori ma in cui è sempre presente il rischio di rinviare a tempi imprecisati soluzioni che attendono da tempo.
Nel coinvolgimento di tutta la popolazione, le donne hanno rappresentato e rappresentano una forza di coesione e sviluppo a cui attingere.
Erroneamente considerata, la realtà femminile, come una debolezza del sistema essa rappresenta ancora di più oggi una risorsa in un piano di cambiamento complessivo.
Considerando ciò, è utile e necessario che il Governo tenga conto dei contributi espressi in questa direzione.
Un apporto significativo viene dal Movimento degli Stati generali delle Donne che ha stilato un Piano nazionale del lavoro e delle imprese, con proposte argomentate,sviluppate in anni di attività territoriale a tutto campo, inviate già il 4 agosto sia alla Ministra Elena Bonetti che al Comitato interministeriale per il Recovery Fund.

I tempi per dare un segnale di cambiamento costruito sul rispondere alle urgenze ed alle esigenze espresse sono strettissimi. La concretezza e il realismo delle donne non chiede la luna ma un diverso approccio politico su alcune questioni prioritarie, come appunto il lavoro. Gli Stati Generali delle Donne hanno contribuito a dare vita ad un progetto nazionale e territoriale che non può rimanere una mera testimonianza di buona volontà. Non a caso SGD hanno chiesto a tutti i candidati alle prossime regionali di sottoscrivere il Patto per le donne, contenente una serie d’impegni da assumere e svolgere durante i mandati istituzionali e moltissimi/e sono coloro che lo hanno sottoscritto.
Attendere il giusto tempo non equivale al “tempo infinito”.
Le donne ormai pretendono risposte dalla politica basate sulla concretezza e fattibilità, non solo enunciazioni di principio.

Per comprendere meglio in cosa consistono queste linee, rivolgo ad Isa Maggi, Coordinatrice nazionale del Movimento alcune domande. Innanzi tutto da dove nascono le proposte del Piano?

Un Patto per le Donne fornisce una risposta flessibile ed integrata alle diverse esigenze territoriali, promuovendo a tal fine un più efficace coordinamento tra i diversi strumenti di programmazione e di pianificazione e tra le diverse fonti finanziarie disponibili, nonché tra i diversi soggetti istituzionali interessati.
E’ un percorso unitario di intervento sui territori finalizzato a creare nuova occupazione femminile nell’ambito dello sviluppo economico, produttivo ed occupazionale dell’Italia, per la cui attuazione è ritenuta necessaria un’azione coordinata, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, in considerazione della strategicità e complessità degli interventi, nonché per accelerarne la realizzazione, nel rispetto delle disposizioni comunitarie e nazionali.
E’ questa la sfida del nostro tempo: mettere insieme la necessità di percorrere vie innovative che sappiano ottimizzare la spesa pubblica e tutelare i nuovi rischi che derivano dall’invecchiamento della popolazione; gestire in modo organizzato e con linee di intervento chiare i processi migratori in atto; realizzare interventi concreti, positivi, quartiere per quartiere, strada per strada, perché sono strade che i nostri figli e le nostre figlie percorrono ogni giorno.

Il quadro generale, dopo la crisi pandemica ha aumentato e creato ulteriori urgenze ed ha posto i governi davanti ad interventi inderogabili. Quali, secondo SGD, le azioni da intraprendere?

La crisi pandemica ha spinto ad una svolta l’Europa, che ha ritrovato in questo frangente drammatico la voglia di unità e nuove ambizioni. I risultati del lungo e combattuto Consiglio europeo, conclusosi il 21 luglio con un accordo di portata storica, aprono ora una nuova fase che deve riuscire a tradursi nel percorso per creare una Europa politica, federale, sostenibile, equa.
Ora tocca a noi.
Gli Stati Generali delle Donne, sempre più impegnate in questi giorni con l’Alleanza delle Donne a redigere un piano concreto di azioni possibili per ” spendere bene” i fondi del Recovery Fund plaudono all’accordo raggiunto.
E’ ora necessario un Piano nazionale per l’Occupazione femminile, un piano integrato di azioni.

Ovvero?

Abbiamo approntato il Women in Business Act un insieme di azioni pensate per promuovere l’ecosistema imprenditoriale femminile, alla luce dei dati presentati da Unioncamere. Le proposte contengono le azioni necessarie per rimettere in moto l’economia al femminile.
Gli Stati Generali delle Donne con l’Alleanza delle donne sottolineano ancora una volta i benefici attesi di utilizzare il potenziale non sfruttato delle donne imprenditrici, compresa la promozione della crescita economica (fino al 2% del PIL globale secondo le stime) e aumentare la partecipazione della forza lavoro (contribuendo a raggiungere l’impegno dei leader del G20 a ridurre il divario di genere nella partecipazione della forza lavoro del 25% entro il 2025).

Cosa chiedete allo Stato?

Occorre che intervenga con un piano di assunzioni stabili che consentano allo stesso tempo la sostenibilità economica delle famiglie e, attraverso la messa in circolazione di denaro, entrate fiscali e afflusso di risorse alle attività produttive.
Tutto ciò produrrebbe vantaggi non solo per l’occupazione in generale ed in particolare per quella femminile essendo l’ambito dei servizi pubblici particolarmente congeniale alle donne (Rapporto Colao) non solo nell’ambito dei servizi, ma anche nell’ambito dell’organizzazione gestionale, nonché di progettazione e realizzazione delle infrastrutture (Titoli di studio e competenze femminili alte).
Di conseguenza è necessaria una formazione accurata, obbligatoria, riguardante una gestione responsabile, equa, sostenibile secondo gli obiettivi di Sostenibilità e, di conseguenza, attenta all’attuazione del Gender Mainstreaming in ogni ambito e livello.

E poi?

Ancora infrastrutture certamente. Ma infrastrutture strategiche dedicate al lavoro delle donne e al miglioramento della qualità della vita delle famiglie.
Non tutti comprendono le questioni sollevate a proposito di una politica indirizzata alle donne, come spiegarlo?
Le donne hanno bisogno di strutture di quartiere e a domicilio ( per anziani e disabili) a livello anche di condominio anche su modelli di coesione di piccoli gruppi in autorganizzazione ( turnazione / cooperative di assistenza) servizi di qualità garantiti ovunque ( scuola + pullmino e locale attesa x il rientro dei bambini ).
Perché oltre ai neonati ( sempre di meno) noi donne abbiamo una marea di attività da assolvere in famiglia anche se composta da 2 persone ( donne single con figli)
Manca soprattutto il lavoro ma manca anche il supporto per poter lavorare in serenità, a partire dagli asili nido ma pensando anche ai percorsi di studio dei nostri figli e delle nostre figlie.
Ora bisogna mettere in campo le riforme necessarie ad adeguarsi alle raccomandazioni della UE e rilanciare l’economia. La crisi COVID-19 e le risposte politiche associate (ad es. il contenimento a casa, l’ allontanamento sociale) hanno avuto un impatto significativo su settori dominati dalle donne, come ad esempio l’ospitalità, il turismo e la vendita al dettaglio.
Nello specifico quali le misure necessarie?
Mentre le recessioni tendono a colpire in modo più acuto i settori dominati dagli uomini (ad esempio la manifattura e l’edilizia), la crisi COVID-19 e le risposte politiche associate (ad es. il contenimento a casa, l’allontanamento sociale) hanno avuto un impatto significativo su settori dominati dalle donne, come ad esempio l’ospitalità, il turismo e la vendita al dettaglio. La crisi Covid-19 ha inoltre ridotto l’accesso all’assistenza all’infanzia, h compromesso compromettendo la disponibilità di tempo e la continuità dell’attività di molte donne imprenditrici.
Le piccole imprese femminili sono, in media, più piccole in termini di entrate e occupazione. Le donne imprenditrici fanno affidamento sul finanziamento informale rispetto al finanziamento bancario rispetto agli uomini. In quanto tali, le donne imprenditrici sono a rischio di “caduta”per quanto riguarda l’ammissibilità e l’accesso ai programmi di aiuto COVID-19, dato che le misure delle piccole imprese del Governo fanno affidamento sulle relazioni preesistenti con istituti di credito commerciali e non includono disposizioni per micro o piccole imprese..
Ad oggi, la maggior parte delle risposte della politica sulle piccole imprese COVID-19 non sono state sensibili al genere. Gli strumenti finora utilizzati sono state misure indifferenziate che seguono un approccio a “taglia unica” e il supporto potrebbe non essere uguale per tutte le piccole imprese.
Le imprese femminili non ne hanno tratto beneficio e infatti il Rapporto Unioncamere di luglio 2020 ha evidenziato un crollo dei numeri delle imprese femminili. Una recente analisi dell’OCSE sull’imprenditoria femminile ha però sottolineato i benefici attesi di utilizzare il potenziale non sfruttato delle donne imprenditrici, compresa la promozione della crescita economica (fino al 2% del PIL globale secondo le stime) e aumentare la partecipazione della forza lavoro (contribuendo a raggiungere l’impegno dei leader del G20 a ridurre il divario di genere nella partecipazione della forza lavoro del 25% entro il 2025)

Le donne hanno meno probabilità di utilizzare soluzioni digitali commerciali, che incidono sulla loro capacità di transizione nel commercio online.?

Le donne devono saper affrontare ostacoli diversi e maggiori alla creazione di imprese rispetto agli uomini.
La crisi COVID-19 ha sconvolto le condizioni economiche per tutti gli imprenditori ma la maggior parte delle risposte politiche non hanno utilizzato strumenti specifici per sostenere le imprese femminili, sebbene l’evidenza suggerisca che le donne siano state maggiormente colpite dalla pandemia. E’ emersa quindi dalla crisi la necessità di aumentare “l’alfabetizzazione di genere” nell’ecosistema imprenditoriale e bancario, per evitare di sottovalutare gli squilibri di genere nell’imprenditorialità.
Rilevante è allora la connessione tra l’ecosistema imprenditoriale e le politiche che sostengono le disuguaglianze socioeconomiche.

E allora cosa fare?

Il Women in Business Act per rafforzare il sostegno pubblico alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese femminili e rafforzare quelle esistenti.
A- Innanzitutto l’istituzione di un Comitato di alto livello per l’imprenditoria femminile con esperte, consulenti politici/che per consigliare il governo sui programmi di recupero di COVID-19, per rispondere a queste domande:
1. Cosa sappiamo del modo in cui l’attuale crisi sta colpendo le donne imprenditrici?
2. In che modo i Governi possono raccogliere dati sugli effetti di genere della crisi sul sistema delle imprese?
3. Quali misure sono state prese per affrontare le sfide specifiche affrontate dalle donne imprenditrici? Cosa può fare il Governo per garantire che le donne imprenditrici possano beneficiare di pacchetti di assistenza specifici?
4. Quali sarebbero le caratteristiche di una politica di imprenditorialità sensibile al genere in risposta alla crisi COVID-19?
5. Cosa può fare il Governo per mantenere l’attività per le donne imprenditrici ed evitare battute d’arresto nella partecipazione e nel successo delle donne nell’imprenditoria?
B- Occorre immaginare la realizzazione di un “modello imprenditoriale mediterraneo” per migliorare l’ecosistema dell’imprenditoria femminile attraverso quattro obiettivi interconnessi da realizzare nel periodo 2020- 2025.

Quale l’obiettivo da raggiungere da qui al 2025?

Occorre strutturare 10 azioni per ciascun obiettivo e stabilire obiettivi quantitativi da raggiungere entro il 2025:
– Aumento del 100% del numero di società commerciali a guida internazionale;
– Aumento del 100% della partecipazione e del tasso di donne nei programmi di sviluppo gestionale;
– Aumento del 50% nelle donne partecipanti a programmi di start up;
– Aumento del 50% del sostegno alle imprese locali per le donne nell’ambito delle attività commerciali.
Le future politiche economiche devono essere sensibili al genere ma in quali settore operare?.
1) Le donne imprenditrici hanno più probabilità degli uomini di impegnarsi in settori colpiti duramente dal calo della domanda dei clienti (ad es. vendita al dettaglio, ospitalità, turismo).
2) Occorre focalizzare il sostegno sulla sostenibilità e la crescita per le donne già imprenditrici e orientare le nuove aspiranti imprenditrici spingere le donne attraverso percorsi di orientamento alla scelta imprenditoriale che facciano emergere le donne effettivamente dotate di spirito imprenditoriale, da sostenere, accompagnare e formare con attività formative specifiche.

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Diritti umani

Quando le straordinarie fragilità umane camminano verso il Mistero

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Avere fede non dipende dalla cosa in cui credi. La Fede non ha direzioni prescelte e non conosce condizionamenti esterni

di AnnaMaria Antoniazza

Ogni essere umano cammina con le sue straordinarie fragilità verso Dio. Inciampa, si rialza, corre e si ferma a pensare. Ma è sempre in movimento. La vera morte non è la morte del corpo ma della mente perché a quella non esiste rimedio. Puoi pure avere due gambe da maratoneta ma se il tuo cervello e’ spento, se il tuo cuore e’ arido, se non aiuti te stessa o chi ti e’ vicino a vivere meglio, in realtà dall’alto dei cieli chi ti guarda vede solo un povero pagliaccio che si agita miseramente pronto a bruciare al primo scoppio. Per questo la preghiera, il rapporto personale con Dio sono così importanti. Perche’ mettono in contatto il noi che vive nell’anima con l’Altro. E non esiste fioritura migliore di una persona che dialoga con l’Immenso. Non importa in cosa si crede. Avere fede non dipende dalla cosa in cui credi. La Fede non ha direzioni prescelte e non conosce condizionamenti esterni.

E’ talmente intima, e’ cosi cucita alla tua anima che solo viverla come un dono cambia completamente la struttura della tua Persona. Non importa la condizione personale che vivi, la situazione di difficoltà in cui ti trovi. Non conta neanche essere religiosi per avere Fede. Perche’ la Fede come atteggiamento di fiducia nell’altro e’ qualcosa che viene prima di qualsiasi scoperta umana, di qualsiasi credenza, di qualsiasi storia possa essere raccontata su Dio e sull’ aldilà. E’ un orizzonte antropologico e interiore, un DNA che rinasce in ogni creatura che viene al mondo. Non conosce un collocamento nello spazio o nel tempo. Ti e’ semplicemente data. L’importante e’ non perderla di vista anche quando credi di non averla mai ricevuta o di non essere meritevole di un regalo tanto grande. Chi prega prima di tutto parla, non si sa con chi, non si sa con cosa. E’ a suo modo un gesto di totale follia la preghiera dell’uomo, di abbandono a quel Mistero che quando chiudi gli occhi sai solo che c’e’ e che ti abbraccia senza chiederti nulla in cambio.

Credit Photo: Paolo Buralli Manfredi

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Diritti umani

La sanità in Calabria in tempi di covid: l’odissea di una giovane mamma

Benedetta Parretta

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La storia vera di Valentina Caridi che prende il covid in ospedale per un parto cesareo. Le inadempienze del personale medico

Mentre in Parlamento si discute la fiducia ad un Governo in crisi per una politica inefficace nelle azioni di contrasto all’emergenza pandemica del covid19, in Calabria la Sanità è allo sbando e anche un semplice parto diventa un’odissea.

Cosa è accaduto a Valentina Caridi che il 18 dicembre aveva un parto cesareo programmato?

Mi chiamo Valentina Caridi e vivo a Locri, un paese in provincia di Reggio Calabria. Questa è la mia storia! Ero in attesa di un parto cesareo programmato per venerdì 18 dicembre 2020 per posizione podalica del bambino. Ma sabato 12 dicembre sono cominciate contrazioni relativamente forti e non sempre costanti. Durante la notte al loro intensificarsi io e mio marito abbiamo deciso di andare al pronto soccorso di Locri anche perché ho notato perdite ematiche che comunque indicano una preparazione al parto.

Arrivata al pronto soccorso mi hanno fatto il tampone per il Covid, e al risultato negativo mi sono potuta recare in reparto di ginecologia dove un’ostetrica mi ha visitato e mi fatto un tracciato per monitorare le contrazioni. Il risultato è che non avevo molta dilatazione e le contrazioni non erano da parto. Il travaglio non è iniziato.

Cosa è accaduto a quel punto?

L’ostetrica ha chiamato il ginecologo di turno che neanche mi ha guardato, non mi ha fatto alcuna domanda e non ha sentito la necessità di farmi un’ecografia sapendo che il bambino è podalico e da lì a qualche giorno avrei avuto il cesareo programmato, e quindi sono stata dimessa. Non capivo che necessità avessi di entrare completamente in travaglio se comunque avrei dovuto affrontare un cesareo. Sono tornata a casa e ho passato una notte tra dolori e pensieri vari.

I dolori si sono fermati durante la notte o sono continuati?

Il giorno dopo le contrazioni si sono intensificate e sono diventati via via più regolari ma ho deciso di aspettare quanto più possibile per non sentirmi di nuovo dire che era tutto fermo, ma durante la notte non ho resistito più a quei dolori e li ho riconosciuti come contrazioni vere e proprie.

Sono ritornata al pronto soccorso, questa volta l’accoglienza è perfetta. Nuovo tampone, ancora negativo. Una graziosa infermiera mi ha accompagnato in sedia a rotelle in reparto e due ostetriche mi hanno accolto con il sorriso e mi hanno accompagnato dal ginecologo anche lui sorridente e pronto a visitarmi. Non appena mi ha visto ha capito che ero pronta a partorire ma quando è venuto a conoscenza che ho un cesareo programmato non ha esitato un attimo a farmi l’ecografia e visitarmi. Risultato? Dilatazione 8cm (la dilatazione massima per un parto è 10cm) …praticamente con un cesareo programmato mi sono fatta anche il travaglio.

Mi dissero “signora ma perché ha aspettato tanto? Poteva venire molto prima”.

Ho spiegato che la sera prima ero stata lì e sono rimasti tutti perplessi nel sapere che non mi era stata fatta alcuna ecografia ed ero stata mandata a casa. Lunedì 14 dicembre durante la notte alle 2.49 con un cesareo d’urgenza è nato Matteo. Lui sta bene, io sto bene. L’emozione è fortissima. Sono rimasta in degenza qualche giorno in un reparto pieno di gente competente questa volta, sempre gentile e pronta sempre ad aiutare. Ovviamente nessuno ha potuto venire a trovarmi ma capisco la situazione. Per la nostra sicurezza è meglio così.

Finalmente dopo 3 giorni si torna a casa (senza farmi alcun tampone), tra le mille difficoltà e i mille dolori che purtroppo un cesareo comporta.

Finalmente a casa ma….

Nei giorni a seguire lamentavo forti dolori alla ferita, nella zona del taglio.

Tirava e bruciava da morire ed il 21 dicembre, ad una settimana dal parto quindi, decido di chiamare la ginecologa e d’accordo con lei pensiamo sia meglio andare al pronto soccorso.

Allora io mio marito Daniele e mio figlio Matteo siamo andati al pronto soccorso di Locri e ovviamente vista la situazione ho dovuto prima aspettare di fare il tampone per il Covid. Premetto che ero molto dolorante, ho dovuto aspettare circa una mezz’oretta per registrarmi e poi circa un’oretta per fare il tampone e avrei dovuto aspettare 40 minuti per il risultato.

Nel frattempo due cari infermieri giovani e gentili mi hanno fatto un prelievo e un altro tampone portandomi in una stanza.

Dopo tutta questa attesa finalmente ecco il risultato.

Un signore spunta da lontano e mi dice ” signora lei è positiva al covid”.

Sono rimasta sorpresa, non me lo aspettavo ma onestamente visti i dolori che stavo sentendo non me ne interessava più di tanto, volevo solo essere visitata e capire se tutto andasse bene.

Questo signore non disse più nulla, mi guardava dispiaciuto e allora io gli chiesi “e quindi? Ora che si fa?” e lui mi rispose “E QUINDI NIENTE, LEI IN REPARTO NON PUÒ SALIRE E IL MEDICO NON SCENDERÀ A VISITARLA PERCHÉ LEI È POSITIVA”.

Ma come? erano almeno 4 ore che ero lì ad aspettare, piena di dolori ad una settimana da un cesareo d’urgenza, con un neonato in macchina e mi viene detto che nessuno mi visita perché sono positiva?

Intanto Matteo piangeva quindi l’ho raggiunto in macchina perché aveva fame e Daniele è rimasto ad aspettare il risultato delle analisi e a chiedere spiegazioni.

La dottoressa di turno gli ha detto “mi dispiace tanto, non so cosa fare. Purtroppo tutti i medici SI SONO RIFIUTATI DI VISITARLA.”

Proprio così, si sono rifiutati.

“Capisco la paura di infettarti o infettare i propri cari ma SEI UN MEDICO. Lavori nella sanità, devi mettere in conto tutto e hai giurato di prestare soccorso a chiunque ne abbia bisogno. I medici, infermieri e personale seri per non infettare i propri cari hanno vissuto mesi lontano da loro, non si sono rifiutati di visitare o prestare soccorso nascondendosi dietro un virus. E poi i colleghi che invece ci lavorano a stretto contatto? Ad esempio gli operatori del 118? Perché loro si e tu no?”

Le cure senza visita

Mi prescrivono un antibiotico preventivo per un eventuale infezione e così torno a casa con i dolori che non sono certo diminuiti. Il giorno dopo, prendiamo la macchina e io Daniele e Matteo andiamo al pronto soccorso di Reggio Calabria al centro Covid.

Anche qui ovviamente lunga attesa, 3 tamponi effettuati ma alla fine arriva un ginecologo.

LUI NON SI È RIFIUTATO. HA MESSO LA TUTA, ERA COPERTO DALLA TESTA AI PIEDI ED È SCESO A VISITARMI.

È stato gentilissimo davvero, super disponibile a rispondere alle mie mille domande.

La visita va bene, guardando la ferita mi ha tranquillizzato basandosi sul suo aspetto, ma quando chiedo se è possibile fare un’ecografia per vedere se internamente è tutto a posto mi risponde che purtroppo non hanno un ecografo.

I dubbi su una formazione al seno

Prima di andare via ho posto una domanda, qualche giorno dopo il parto mi sono accorta di avere una palla al seno sinistro di dimensioni piuttosto grandi.

La posizione non fa pensare che sia qualcosa legato all’allattamento e infatti la dottoressa mi aveva detto di fare urgentemente un’ecografia che avevo prenotato per martedì 22 dicembre ma che purtroppo ho dovuto annullare perché positiva al Covid.

Allora al pronto soccorso a Reggio chiesi se poteva vedermi un senologo o qualcun’altro, anche se non era possibile fare l’ecografia ma che almeno qualcuno mi guardasse, toccasse questa pallina e mi desse qualche notizia.

Mi viene risposto “No signora, non può scendere nessuno”.

La sensazione è stata come se mi avessero detto “già è tanto che è sceso il ginecologo, ora non esageri chiedendo altro”.

Sono ritornata a casa pieni di dolori anche quella sera, ho fatto l’antibiotico che mi hanno prescritto, per fortuna i dolori piano piano sono diminuiti. Non sono passati del tutto ma mi è stato spiegato che è normale visto il profondo taglio che mi hanno fatto e i tanti strati cuciti che devono rimarginarsi.

Al secondo tampone fatto il 2 gennaio sono risultata ancora positiva e sto aspettando con ansia di essere negativa per poter fare l’ecografia al seno che avrei dovuto fare d’urgenza e vedere cos’è.

Finché sono positiva nessuno mi visita e devo aspettare.

Ne ho parlato anche con i carabinieri e i medici dell’USCA e la loro risposta è stata “eh signora, mi dispiace ma non si può fare niente finché lei è positiva”.

Purtroppo al terzo tampone fatto giorno 11 gennaio sono risultata ancora positiva.

Quindi altra lunga attesa prima di poter essere visitata.

Ma da dove esce questo covid visto che non ho incontrato nessuno al di fuori dei sanitari?

Il Covid l’avrò preso in ospedale, nessun tampone alle dimissioni e ostetriche positive al Covid.

Hanno fatto tamponi alle ragazze in camera con me dimesse il giorno dopo ma nessuno mi ha contattata nei giorni a seguire per avvisarmi che qualche ostetrica era positiva quindi di fare un tampone per controllare il mio stato.

Io l’ho scoperto casualmente andando al pronto soccorso perché accusavo dolori.

In quanto asintomatica se non avessi avuto quei dolori non l’avrei saputo.

La storia di Valentina Caridi è la dimostrazione di almeno tre evidenze che stanno dando scacco matto alla sanità calabrese: la prima è che la paura del covid impedisce le normali buone e necessarie prassi mediche. La seconda è che i controlli sul personale sanitario non sono sufficientemente capillari e la terza è che le altre patologie sono ignorate completamente. Il covid ha annullato qualsiasi altra patologia, anche un parto diventa un’odissea, figuriamoci un dubbio su una patologia che ha bisogno di indagini, chi è positivo al covid è come un appestato in Calabria…qualcosa di molto serio si è interrotto. L’augurio è che medici e sanitari tornino ad espletare il loro ruolo, anche se con le dovute precauzioni. Ma non è accettabile che abbandonino i pazienti al loro destino per paura del covid19.

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Diritti umani

Che fantastica storia è la vita! Morian Taddei ed il dono dell’Orchestra Italiana del Cinema 

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Un inaspettato regalo di compleanno per un musicista speciale: a donarglielo i colleghi dell’Orchestra Italiana del Cinema e gli amici più stretti attraverso una contagiosa operazione di crowdfunding che ha coinvolto la stessa azienda produttrice del regalo, la Triride Srl.

Il valore professionale si sposa allo spirito di squadra in una storia dal messaggio positivo che inaugura un nuovo anno, speriamo tutti migliore del precedente. Protagonista involontario ne è un musicista, che anni fa ha perso l’uso della mobilità, co-protagonisti dall’iniziativa concreta sono i suoi colleghi dell’Orchestra, che hanno coinvolto con un semplice ma mirato tam tam amici e un’azienda finora a loro sconosciuta per la realizzazione di un sogno. È andata così…

Morian Taddei ha una storia molto particolare alle spalle. Da ragazzo entra a far parte della nazionale italiana giovanile di nuoto conseguendo, nel suo percorso agonistico, vari primati italiani: a detta dei suoi allenatori, rappresenta una vera promessa in questo sport. Contemporaneamente all’attività sportiva studia violino al conservatorio per diventare musicista. Ma nel pieno della sua adolescenza formativa, a 17 anni, è vittima di un incidente stradale per il quale perde l’uso di entrambe le gambe. Dopo un lungo recupero riabilitativo riparte con lo studio della musica e riesce in poco tempo a conseguire il doppio diploma di viola e violino presso il conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Non è tutto: nonostante l’incidente e il trauma subito, riprende giornalmente a nuotare con immutata passione presso il circolo CSI nella Capitale. Oggi questo atleta a cui l’imprevedibilità della vita ha impedito di raggiungere traguardi sportivi a livello internazionale è un meraviglioso Professore d’orchestra.

Poco meno di un mese fa, durante una sessione di registrazione, Morian, parlando del più e del meno, racconta di esser venuto a conoscenza di un supporto motorizzato da applicare alla sua sedia a rotelle: un dispositivo che gli permetterebbe una maggiore autonomia e libertà negli spostamenti del vivere quotidiano e di poter percorrere di nuovo i sentieri di montagna. Ascoltando queste parole Ilaria, professione violoncellista, si inizia ad attivare, con tatto e discrezione, comunicando questo desiderio agli altri componenti dell’Orchestra e a coloro che gestiscono lo studio di registrazione frequentato dal musicista. La richiesta, inoltrata con un semplice WhatsApp, è quella di una libera partecipazione all’acquisto di un regalo speciale per il suo imminente compleanno.

Nonostante il forzato periodo di inattività causato dal Covid-19 nel settore musicale, l’entusiasmo dei colleghi è grande e l’iniziativa, grazie ad un intenso passa parola, consente di generare una importante raccolta fondi.

A questo supporto degli amici e colleghi si aggiungerà il contributo previsto dalle Istituzioni tramite il Sistema Sanitario Nazionale e le ASL di pertinenza per l’acquisto di prodotti di questo genere. A quel punto la direzione dell’Orchestra Italiana del Cinema pensa di contattare la Triride Srl, produttrice di questo straordinario dispositivo, per una proposta di contribuzione a corredo del veicolo tramite una serie di importanti accessori elettronici che ne potenziano il rendimento al fine di concretizzare questo prezioso percorso. Anziché liquidare gli interlocutori, come è solito aspettarsi da persone che si interpellano per la prima volta, l’Azienda ascolta con attenzione la telefonata e ne parla con il titolare, il Sig. Gianni Conte, che è anche l’inventore dello speciale sistema di propulsione. E cosi, senza esitazioni avviene quanto da noi tutti sperato: l’azienda intende infatti partecipare con il suo contributo all’iniziativa.

Un’azienda che prende vita a seguito dell’invenzione dello stesso progettista, il quale risolve l’esigenza di poter avere un nuovo ausilio per la propria carrozzina e inizia nel 2013 a studiare e mettere a punto un dispositivo elettrico in grado di motorizzare una sedia a rotelle manuale e fornire una maggiore e sorprendente mobilità, sia nella vita lavorativa che nel tempo libero, con caratteristiche non presenti sul mercato. L’estrema leggerezza, la particolare mobilità, il design accattivante e sportivo e non da ultimo una potenza tale da poter affrontare anche superfici difficili e pendenze rilevanti hanno fatto sì che il brand Triride creato da Gianni Conte potesse soddisfare inizialmente le richieste di conoscenti e amici con le stesse necessità, fino a costituire e potenziare un’azienda in grado di incrementare la produzione e commercializzazione di questo geniale prodotto. È così che l’ingegno e la tenacia di un imprenditore appassionato e determinato, supportato da uno staff altamente professionale, hanno dato vita ad una realtà imprenditoriale che sta rivoluzionando il modo di vivere di tutti coloro che usano la sedia a rotelle.

Il sogno di Morian si realizza il 5 gennaio 2021, giorno del suo compleanno, quando il violinista riceve a sorpresa da Ilaria ed altri amici il voucher e le necessarie indicazioni per poter procedere all’acquisto dello “Triride Special Compact HT All Road” completamente accessoriato. Un giorno di zona rossa ma col pollice verde puntato verso un domani migliore.

Una bella storia da raccontare che scalda il cuore, in questo periodo difficile che stiamo attraversando, e che suggella importanti legami tra persone la cui sensibilità permette a difficili speranze di concretizzarsi in reali verità. Una sorta di trampolino verso una rinascita fisica ed interiore, come recita il noto brano scritto da Antonello Venditti, del quale oltre a condividerne il significato, è stato preso in prestito il titolo da dare a questo particolare racconto.

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