Diritti umaniFeaturedPolitica

Un Piano nazionale per l’Occupazione Femminile per chiedere un impegno concreto al Governo

By 16 Settembre 2020 No Comments

Intervista ad Isa Maggi, coordinatrice nazionale degli Stati Generali delle Donne

di Marta Ajò

Nella storia dell’umanità e in varie parti del pianeta, le pandemie hanno minacciato la crescita e lo sviluppo delle collettività per le conseguenze che hanno generato, l’alta mortalità della popolazione e le ripercussioni socio-economiche che ne sono derivate.
Nella presunzione di avere sconfitto questi fenomeni con la scienza e la medicina, in questo squarcio di millennio ci siamo ritrovati invece a fare i conti con un virus sconosciuto per il quale non si è ancora conclusa la ricerca per sconfiggerlo. La pandemia derivata dal Covid 19, pur impattando con un mondo altamente evoluto, sta influenzando e probabilmente cambiando il corso della nostra storia.
Pur considerando la malattia come una parte integrante della nostra stessa vita, l’imprevisto è sfuggito all’immaginabile globale e ci troviamo a fare i conti con una fragilità che avevamo dimenticato appartenerci. Scoperchiato il tetto fragile dell’economia, delle relazioni sociali, dell’organizzazione umana, sono esplose tutte le contraddizioni in cui eravamo abituati da tempo a navigare.
Per farvi fronte, si è messa in moto una chiamata alla responsabilità collettiva scattata in ogni individuo, ogni fascia sociale, ogni sistema politico nella necessità di aderire ad un progetto di ripresa-cambiamento che non preveda solo piccoli interventi assistenziali e temporanei.
Dopo la prima drammatica fase si è aperta una fase transitoria in cui è necessario combattere-convivere con i rischi connessi e contemporaneamente costruire nuove basi per il futuro. Cogliendo le possibilità di aiuto messe in campo dall’Unione Europea per i paesi più bisognosi fra cui il nostro, il Governo ha enunciato alcune linee guida su cui basare l’azione per i prossimi mesi e chiesto al Parlamento di elaborare una strategia nazionale.
Un contesto che offre una grande opportunità storica per ridefinire i gap già esistenti in molti settori ma in cui è sempre presente il rischio di rinviare a tempi imprecisati soluzioni che attendono da tempo.
Nel coinvolgimento di tutta la popolazione, le donne hanno rappresentato e rappresentano una forza di coesione e sviluppo a cui attingere.
Erroneamente considerata, la realtà femminile, come una debolezza del sistema essa rappresenta ancora di più oggi una risorsa in un piano di cambiamento complessivo.
Considerando ciò, è utile e necessario che il Governo tenga conto dei contributi espressi in questa direzione.
Un apporto significativo viene dal Movimento degli Stati generali delle Donne che ha stilato un Piano nazionale del lavoro e delle imprese, con proposte argomentate,sviluppate in anni di attività territoriale a tutto campo, inviate già il 4 agosto sia alla Ministra Elena Bonetti che al Comitato interministeriale per il Recovery Fund.

I tempi per dare un segnale di cambiamento costruito sul rispondere alle urgenze ed alle esigenze espresse sono strettissimi. La concretezza e il realismo delle donne non chiede la luna ma un diverso approccio politico su alcune questioni prioritarie, come appunto il lavoro. Gli Stati Generali delle Donne hanno contribuito a dare vita ad un progetto nazionale e territoriale che non può rimanere una mera testimonianza di buona volontà. Non a caso SGD hanno chiesto a tutti i candidati alle prossime regionali di sottoscrivere il Patto per le donne, contenente una serie d’impegni da assumere e svolgere durante i mandati istituzionali e moltissimi/e sono coloro che lo hanno sottoscritto.
Attendere il giusto tempo non equivale al “tempo infinito”.
Le donne ormai pretendono risposte dalla politica basate sulla concretezza e fattibilità, non solo enunciazioni di principio.


Per comprendere meglio in cosa consistono queste linee, rivolgo ad Isa Maggi, Coordinatrice nazionale del Movimento alcune domande. Innanzi tutto da dove nascono le proposte del Piano?

Un Patto per le Donne fornisce una risposta flessibile ed integrata alle diverse esigenze territoriali, promuovendo a tal fine un più efficace coordinamento tra i diversi strumenti di programmazione e di pianificazione e tra le diverse fonti finanziarie disponibili, nonché tra i diversi soggetti istituzionali interessati.
E’ un percorso unitario di intervento sui territori finalizzato a creare nuova occupazione femminile nell’ambito dello sviluppo economico, produttivo ed occupazionale dell’Italia, per la cui attuazione è ritenuta necessaria un’azione coordinata, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, in considerazione della strategicità e complessità degli interventi, nonché per accelerarne la realizzazione, nel rispetto delle disposizioni comunitarie e nazionali.
E’ questa la sfida del nostro tempo: mettere insieme la necessità di percorrere vie innovative che sappiano ottimizzare la spesa pubblica e tutelare i nuovi rischi che derivano dall’invecchiamento della popolazione; gestire in modo organizzato e con linee di intervento chiare i processi migratori in atto; realizzare interventi concreti, positivi, quartiere per quartiere, strada per strada, perché sono strade che i nostri figli e le nostre figlie percorrono ogni giorno.

Il quadro generale, dopo la crisi pandemica ha aumentato e creato ulteriori urgenze ed ha posto i governi davanti ad interventi inderogabili. Quali, secondo SGD, le azioni da intraprendere?

La crisi pandemica ha spinto ad una svolta l’Europa, che ha ritrovato in questo frangente drammatico la voglia di unità e nuove ambizioni. I risultati del lungo e combattuto Consiglio europeo, conclusosi il 21 luglio con un accordo di portata storica, aprono ora una nuova fase che deve riuscire a tradursi nel percorso per creare una Europa politica, federale, sostenibile, equa.
Ora tocca a noi.
Gli Stati Generali delle Donne, sempre più impegnate in questi giorni con l’Alleanza delle Donne a redigere un piano concreto di azioni possibili per ” spendere bene” i fondi del Recovery Fund plaudono all’accordo raggiunto.
E’ ora necessario un Piano nazionale per l’Occupazione femminile, un piano integrato di azioni.

Ovvero?

Abbiamo approntato il Women in Business Act un insieme di azioni pensate per promuovere l’ecosistema imprenditoriale femminile, alla luce dei dati presentati da Unioncamere. Le proposte contengono le azioni necessarie per rimettere in moto l’economia al femminile.
Gli Stati Generali delle Donne con l’Alleanza delle donne sottolineano ancora una volta i benefici attesi di utilizzare il potenziale non sfruttato delle donne imprenditrici, compresa la promozione della crescita economica (fino al 2% del PIL globale secondo le stime) e aumentare la partecipazione della forza lavoro (contribuendo a raggiungere l’impegno dei leader del G20 a ridurre il divario di genere nella partecipazione della forza lavoro del 25% entro il 2025).

Cosa chiedete allo Stato?

Occorre che intervenga con un piano di assunzioni stabili che consentano allo stesso tempo la sostenibilità economica delle famiglie e, attraverso la messa in circolazione di denaro, entrate fiscali e afflusso di risorse alle attività produttive.
Tutto ciò produrrebbe vantaggi non solo per l’occupazione in generale ed in particolare per quella femminile essendo l’ambito dei servizi pubblici particolarmente congeniale alle donne (Rapporto Colao) non solo nell’ambito dei servizi, ma anche nell’ambito dell’organizzazione gestionale, nonché di progettazione e realizzazione delle infrastrutture (Titoli di studio e competenze femminili alte).
Di conseguenza è necessaria una formazione accurata, obbligatoria, riguardante una gestione responsabile, equa, sostenibile secondo gli obiettivi di Sostenibilità e, di conseguenza, attenta all’attuazione del Gender Mainstreaming in ogni ambito e livello.

E poi?

Ancora infrastrutture certamente. Ma infrastrutture strategiche dedicate al lavoro delle donne e al miglioramento della qualità della vita delle famiglie.
Non tutti comprendono le questioni sollevate a proposito di una politica indirizzata alle donne, come spiegarlo?
Le donne hanno bisogno di strutture di quartiere e a domicilio ( per anziani e disabili) a livello anche di condominio anche su modelli di coesione di piccoli gruppi in autorganizzazione ( turnazione / cooperative di assistenza) servizi di qualità garantiti ovunque ( scuola + pullmino e locale attesa x il rientro dei bambini ).
Perché oltre ai neonati ( sempre di meno) noi donne abbiamo una marea di attività da assolvere in famiglia anche se composta da 2 persone ( donne single con figli)
Manca soprattutto il lavoro ma manca anche il supporto per poter lavorare in serenità, a partire dagli asili nido ma pensando anche ai percorsi di studio dei nostri figli e delle nostre figlie.
Ora bisogna mettere in campo le riforme necessarie ad adeguarsi alle raccomandazioni della UE e rilanciare l’economia. La crisi COVID-19 e le risposte politiche associate (ad es. il contenimento a casa, l’ allontanamento sociale) hanno avuto un impatto significativo su settori dominati dalle donne, come ad esempio l’ospitalità, il turismo e la vendita al dettaglio.
Nello specifico quali le misure necessarie?
Mentre le recessioni tendono a colpire in modo più acuto i settori dominati dagli uomini (ad esempio la manifattura e l’edilizia), la crisi COVID-19 e le risposte politiche associate (ad es. il contenimento a casa, l’allontanamento sociale) hanno avuto un impatto significativo su settori dominati dalle donne, come ad esempio l’ospitalità, il turismo e la vendita al dettaglio. La crisi Covid-19 ha inoltre ridotto l’accesso all’assistenza all’infanzia, h compromesso compromettendo la disponibilità di tempo e la continuità dell’attività di molte donne imprenditrici.
Le piccole imprese femminili sono, in media, più piccole in termini di entrate e occupazione. Le donne imprenditrici fanno affidamento sul finanziamento informale rispetto al finanziamento bancario rispetto agli uomini. In quanto tali, le donne imprenditrici sono a rischio di “caduta”per quanto riguarda l’ammissibilità e l’accesso ai programmi di aiuto COVID-19, dato che le misure delle piccole imprese del Governo fanno affidamento sulle relazioni preesistenti con istituti di credito commerciali e non includono disposizioni per micro o piccole imprese..
Ad oggi, la maggior parte delle risposte della politica sulle piccole imprese COVID-19 non sono state sensibili al genere. Gli strumenti finora utilizzati sono state misure indifferenziate che seguono un approccio a “taglia unica” e il supporto potrebbe non essere uguale per tutte le piccole imprese.
Le imprese femminili non ne hanno tratto beneficio e infatti il Rapporto Unioncamere di luglio 2020 ha evidenziato un crollo dei numeri delle imprese femminili. Una recente analisi dell’OCSE sull’imprenditoria femminile ha però sottolineato i benefici attesi di utilizzare il potenziale non sfruttato delle donne imprenditrici, compresa la promozione della crescita economica (fino al 2% del PIL globale secondo le stime) e aumentare la partecipazione della forza lavoro (contribuendo a raggiungere l’impegno dei leader del G20 a ridurre il divario di genere nella partecipazione della forza lavoro del 25% entro il 2025)

Le donne hanno meno probabilità di utilizzare soluzioni digitali commerciali, che incidono sulla loro capacità di transizione nel commercio online.?

Le donne devono saper affrontare ostacoli diversi e maggiori alla creazione di imprese rispetto agli uomini.
La crisi COVID-19 ha sconvolto le condizioni economiche per tutti gli imprenditori ma la maggior parte delle risposte politiche non hanno utilizzato strumenti specifici per sostenere le imprese femminili, sebbene l’evidenza suggerisca che le donne siano state maggiormente colpite dalla pandemia. E’ emersa quindi dalla crisi la necessità di aumentare “l’alfabetizzazione di genere” nell’ecosistema imprenditoriale e bancario, per evitare di sottovalutare gli squilibri di genere nell’imprenditorialità.
Rilevante è allora la connessione tra l’ecosistema imprenditoriale e le politiche che sostengono le disuguaglianze socioeconomiche.

E allora cosa fare?

Il Women in Business Act per rafforzare il sostegno pubblico alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese femminili e rafforzare quelle esistenti.
A- Innanzitutto l’istituzione di un Comitato di alto livello per l’imprenditoria femminile con esperte, consulenti politici/che per consigliare il governo sui programmi di recupero di COVID-19, per rispondere a queste domande:
1. Cosa sappiamo del modo in cui l’attuale crisi sta colpendo le donne imprenditrici?
2. In che modo i Governi possono raccogliere dati sugli effetti di genere della crisi sul sistema delle imprese?
3. Quali misure sono state prese per affrontare le sfide specifiche affrontate dalle donne imprenditrici? Cosa può fare il Governo per garantire che le donne imprenditrici possano beneficiare di pacchetti di assistenza specifici?
4. Quali sarebbero le caratteristiche di una politica di imprenditorialità sensibile al genere in risposta alla crisi COVID-19?
5. Cosa può fare il Governo per mantenere l’attività per le donne imprenditrici ed evitare battute d’arresto nella partecipazione e nel successo delle donne nell’imprenditoria?
B- Occorre immaginare la realizzazione di un “modello imprenditoriale mediterraneo” per migliorare l’ecosistema dell’imprenditoria femminile attraverso quattro obiettivi interconnessi da realizzare nel periodo 2020- 2025.

Quale l’obiettivo da raggiungere da qui al 2025?

Occorre strutturare 10 azioni per ciascun obiettivo e stabilire obiettivi quantitativi da raggiungere entro il 2025:
– Aumento del 100% del numero di società commerciali a guida internazionale;
– Aumento del 100% della partecipazione e del tasso di donne nei programmi di sviluppo gestionale;
– Aumento del 50% nelle donne partecipanti a programmi di start up;
– Aumento del 50% del sostegno alle imprese locali per le donne nell’ambito delle attività commerciali.
Le future politiche economiche devono essere sensibili al genere ma in quali settore operare?.
1) Le donne imprenditrici hanno più probabilità degli uomini di impegnarsi in settori colpiti duramente dal calo della domanda dei clienti (ad es. vendita al dettaglio, ospitalità, turismo).
2) Occorre focalizzare il sostegno sulla sostenibilità e la crescita per le donne già imprenditrici e orientare le nuove aspiranti imprenditrici spingere le donne attraverso percorsi di orientamento alla scelta imprenditoriale che facciano emergere le donne effettivamente dotate di spirito imprenditoriale, da sostenere, accompagnare e formare con attività formative specifiche.


Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]