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Symbolon e il tempo dell’incontro: perché le relazioni oggi hanno bisogno di lentezza

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Symbolon ideata da Adriano Legacci, psicoterapeuta e psicoanalista, non è un’app di dating nel senso tradizionale. È un esperimento culturale prima ancora che tecnologico.

di Laura Marà

C’era un tempo in cui innamorarsi richiedeva tempo.

Si componeva un numero al telefono fisso, il cuore che accelerava ad ogni squillo. Si scrivevano lettere a mano, scegliendo le parole con cura, sapendo che sarebbero state lette e rilette. Si usciva di casa con un’attenzione particolare: il profumo giusto e l’abito migliore, nella speranza di incrociare uno sguardo.

L’attesa era parte dell’esperienza: giorni prima di una risposta, settimane prima di un nuovo incontro. E in quell’attesa, qualcosa cresceva.

Oggi l’attesa è scomparsa. Al suo posto, l’istantaneità.
Swipe, match, messaggio, risposta. O più spesso: swipe, match, messaggio, silenzio.

Il ghosting — sparire senza una parola — è diventato così comune da avere un nome.
Come siamo arrivati fin qui?

Il paradosso dell’abbondanza

Lo psicologo Barry Schwartz lo chiama paradosso della scelta: più opzioni abbiamo, meno siamo capaci di scegliere. E quando scegliamo, restiamo insoddisfatti, tormentati dal dubbio che l’opzione successiva potesse essere migliore.

Le app di dating hanno trasformato questo paradosso in un modello di business. Ogni profilo è una vetrina, ogni foto una promessa, ogni bio un tentativo di catturare attenzione in tre secondi. L’altro non è più una persona da scoprire, ma un’opzione tra infinite opzioni, un volto da valutare con un movimento del pollice.

Il risultato è una strana forma di solitudine. Siamo più connessi che mai, eppure meno capaci di connetterci davvero. Vediamo centinaia di volti, ma non ne guardiamo nessuno. Abbiamo accesso a migliaia di potenziali partner, ma facciamo fatica a costruire un legame con uno solo.

Quando il mezzo diventa il messaggio

Marshall McLuhan scriveva che il mezzo è il messaggio: non conta solo cosa comunichiamo, ma come comunichiamo. Il mezzo plasma il contenuto.

Se il mezzo è lo swipe — veloce, binario, superficiale — cosa può nascere? Se il primo gesto verso un’altra persona è un giudizio istantaneo basato su una foto, quale tipo di relazione stiamo preparando?

Le app di dating non sono neutre. Sono progettate per massimizzare il tempo che passiamo al loro interno, non per farci trovare qualcuno. I loop infiniti di nuovi profili, le notifiche che ci richiamano, i meccanismi di ricompensa variabile mutuati dalle slot machine: tutto è costruito per creare dipendenza, non connessione.

E noi, intanto, continuiamo a scorrere.

Un esperimento diverso

È possibile usare la tecnologia in modo diverso?
Progettare uno spazio digitale che non sfrutti le nostre vulnerabilità, ma le rispetti?

Symbolon nasce da questa domanda. Ideata da Adriano Legacci, psicoterapeuta e psicoanalista, non è un’app di dating nel senso tradizionale. È un esperimento culturale prima ancora che tecnologico.

Il nome viene dal greco antico: il σύμβολον (symbolon) era un oggetto spezzato in due metà, ciascuna conservata da una persona diversa. Quando le metà si riunivano, confermavano un legame, un riconoscimento reciproco. Non si trattava di scegliere tra opzioni, ma di ritrovare qualcosa o qualcuno che già ci apparteneva.

Symbolon tenta di tradurre questa idea in un’esperienza digitale. Niente swipe, niente cataloghi infiniti di volti. Al loro posto, un percorso di esplorazione interiore: test psicologici basati sulla teoria dell’attaccamento, riflessioni guidate, un diario dei sogni.

L’idea è che prima di cercare qualcun altro, valga la pena capire qualcosa di .

Non è una soluzione, e non pretende di esserlo. È una domanda posta in forma di app: e se rallentassimo? E se l’incontro con l’altro iniziasse dall’incontro con noi stessi?

Elogio della lentezza

Viviamo in un’epoca che ha trasformato la velocità in valore assoluto. Tutto deve essere immediato: la consegna, la risposta, la gratificazione. Ma alcune cose non possono essere accelerate senza essere snaturate.

La fiducia richiede tempo.
L’intimità richiede tempo.
L’amore quello vero, quello che dura, richiede tempo.

Forse il gesto più radicale che possiamo compiere oggi è proprio questo: rallentare. Smettere di scorrere. Fermarsi davanti a un volto, una storia, una persona e restare.

Non per trovare la scelta perfetta in un catalogo infinito.
Ma per riconoscere, in mezzo al rumore, qualcuno che valga la pena di conoscere davvero.

Symbolon sarà disponibile nei prossimi mesi su App Store e Google Play.

Visita il sito web e inserisci la tua email per utilizzare gratuitamente l’app per 6 mesi:

https://symbolon.app/

Segui su Instagram:

https://www.instagram.com/symbolon.app?igsh=YzluMnkwZTB1dWN3

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