Social Network

Ambiente & Turismo

Strage degli alberi a Roma e sicurezza pubblica. Una controversia che turba gli animi

Pubblicato

-

Tempo di lettura: 3 minuti

Sono in crescita a Roma diverse associazioni di cittadini a difesa degli alberi, si susseguono filmati nei social e richieste di partecipazione a quella che è diventata una vera  e propria battaglia urbana pacifica.

di Angela Celesti

Roma, Caput mundi, patrimonio storico monumentale tra i più grandi al mondo, terza città europea più popolosa con una superficie di 1287,36 km², 6 milioni di abitanti e patrimonio culturale dell’Unesco. Una stratificazione di monumenti e aree archeologiche a testimonianza di tremila anni di storia che viene arricchita da un prezioso patrimonio naturalistico come le sue famose ville storiche: Villa  Doria Pamphilj, Villa Borghese, Villa Ada, le grandi strade urbane, il lungo Tevere e le complanari adorne di maestosi alberi che si sono bene adattati al clima della città. Un patrimonio costituito, insieme alle ville storiche, di 350mila alberi, di 400 chilometri di verde pubblico tra i più grandi d’Europa (giardini, parchi e verde privato): Pini domestici e marittimi, Platani, Lecci, Tigli e Cipressi, Sughera, Aceri e Olmi, Tasso ed Eucalipti. Una varietà di specie mediterranee come il Corbezzolo, il Lentisco, l’Alloro e il Ginepro. File di alberi tra la città e i  quartieri che regalano ai cittadini la frescura nelle ormai torridi estati, in contesti climatici parossistici – a cui si aggiunge una narrazione ossessiva dei media – che ci dovrebbero indurre a preservare il più possibile il verde, mentre, e qui l’ incongruenza, il più delle volte ci costringe paradossalmente  a temere anche un’innocua pioggerellina primaverile.

Al centro del dibattito, però, vi è il tema  dell’abbattimento degli alberi urbani che, dati alla mano, contano, nel 2025, dai 13 agli 18 mila abbattimenti, 120.000 potature – meglio definite “capitozzature” –  ovvero quelle potature radicali che tranciano l’intera chioma e i grandi rami rendendo i  viali alberati e le grandi complanari  un’enorme fila di obelischi senza punte, che innescano in chi li guarda sgomento e perplessità. Alberi ridotti a manichini, tagliati per inesperienza  o forse cattiveria, estirpati e non potati, dettaglio plausibile anche all’occhio del meno esperto,  mentre il rumore delle motoseghe, associato a quello del caos cittadino, diventa sempre più sinistro. Diverse associazioni ecologiste raccolgono da anni segnalazioni da parte dei cittadini preoccupati, formulando istanze per accedere ad atti civici sui criteri e  informazioni  sugli ormai indiscriminati abbattimenti che coinvolgono, ahimè, anche alberi sani ( da qui nasce la questione). Le risposte  da parte di chi si occupa del bene pubblico e della sicurezza e manutenzione ordinaria non soddisfano però i cittadini che, giorno dopo giorno, affrontano battaglie “personali” con dei veri e propri sit-in, facendo da scudo, nel vero senso del termine, ai poveri alberi destinati a un “macello vegetale” senza eguali. Debole è anche il ricollocamento di nuovi alberi, la piantumazione che sempre di più fallisce perché non rispetta il periodo ideale (quando la pianta è a riposo) con il risultato che i poveri alberelli ricollocati sono destinati a morire di sete durante il caldo estivo. Sono in crescita a Roma diverse associazioni di cittadini a difesa degli alberi, si susseguono filmati nei social e richieste di partecipazione a quella che è diventata una vera  e propria battaglia urbana pacifica. Ultimo eclatante esempio  che ha fatto notizia è l’abbattimento dei cipressi  secolari  che circondano, come guardiani sacri, il Mausoleo di Augusto; un atto definito “empio crimine” in quanto si è spinto oltre, violando il sacro.  E qui si scomoda l’articolo 9 della Costituzione: “Tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della Nazione…”.

Il 30 settembre scorso sono stati abbattuti – disposti a corona intorno ai resti  del più  celebrato monumento funebre concepito dallo stesso imperatore Augusto – 59 su 67 cipressi; gli 8 rimasti, difesi fisicamente da un gruppo di cittadini, attendono pietosi un verdetto!  Una vera e propria guerra  tra gli alberi, l’archeologia e le “logiche” politiche non sempre sostenute da valide motivazioni (ancora non è resa nota la perizia scientifica fatta dal CNR). Nell’attesa di un verdetto, pare si sia scomodato anche l’Unesco. Da cittadina romana spero che quei poveri otto cipressi, defilati e solitari tra gli ultimi denti sradicati con forza, siano lasciati in pace come fedeli guardiani della nostra storia.

Advertisement