Simmons & Simmons: Diversity nel lavoro, problema o risorsa?

Lo studio legale internazionale ha ospitato in un convegno presso la sede di Milano esperti relatori in tema di diversità e discriminazioni sul lavoro. Tra questi anche le associazioni con Lidu onlus e Parks e le testimonianze dirette nei settori umani presi in esame: transgender, disabili e donne.

‘I silenzi diventano pietre, le pietre diventano muri e i muri segnano delle distanze incolmabili’. E’ questo l’esordio del discorso di presentazione del convegno ‘ Diversità e inclusione nel mondo del lavoro’ organizzato da Fabio Lanzillotta COO e CFO di Simmons & Simmons, coadiuvato da Sebastiano  Distefano   che si è tenuto nella sede dello studio legale in via Tommaso Grossi a Milano il 26 novembre scorso. Un argomento complesso ma che alla luce degli interventi traccia una via di condotta nel mondo del lavoro che azzera i pregiudizi e gli stereotipi dando valore alla persona umana, riconoscendone i punti di forza che possono pareggiare i costi del lavoro con i risultati raggiunti. Moderatrice dell’incontro Elena Bonanni di Top Legal, che nel presentare i relatori ha evidenziato come la Diversity sia centrale nelle politiche e governance aziendali tanto da costituire un indice del buon governo delle aziende quotate a piazza affari. Secondo questo particolare indice di riferimento l’Italia è a un buon punto, eccezion fatta per i temi legati all’età e l’etnia.


Al centro del dibattito la parola inclusione, qualunque sia l’apparente diversità. Le norme ci sono, ha spiegato l’avvocato Davide Sportelli che ha fatto un breve ma proficuo excursus delle normative esistenti in tema di diversity sia a livello internazionale che su piano nazionale. Primo fra tutti l’articolo 3 della nostra Costituzione che già dal 1948 equipara ogni soggetto di nazionalità italiana senza distinzione di sesso, religione, razza,  lingua,   opinioni politiche e condizioni personali e sociali. A seguire nel 1950 le norme dell’ Unione Europea, che sanciscono il diritto per ogni persona alla tutela in tema di uguaglianza. Poi la Carta di Nizza ed il trattato di Lisbona. Regole scritte in condivisione con ogni Stato europeo che necessitano di più conoscenza ed implementazione all’interno delle organizzazioni.

Tra le esperienze di buona governance del lavoro spicca quella di Fabio Galluccio che dal 2008 al 2016 ha gestito come diversity manager i 70mila dipendenti di Telecom. Nel suo percorso molti gli ostacoli affrontati a partire dalle differenze di religione, soprattutto quelle non ancora riconosciute dallo Stato Italiano come i testimoni di Geova o i musulmani, costretti a chiedere giorni di ferie in occasione delle loro festività religiose.  Nel suo percorso lavorativo Galluccio mettendo a frutto la sua lunga esperienza ha evidenziato una serie di vulnus che richiedono di modificare  le regole della selezione e del codice etico.

‘Ogni individuo ha un suo orientamento sessuale,  – ha riferito Roberto D’Incau, Managing Partner, Lang&Partners Intl. HR Consulting, –  ma la diversity è un indice di ricchezza per le aziende’. Una realtà sperimentata all’interno di Parks insieme alle 51 aziende italiane che ne fanno parte. ‘Il coming out dovrebbe essere un’attività spontanea, – ha continuato D’Incau –  perchè le persone che stanno bene nel mondo del lavoro, che si sentono accolte,  costruiscono business. La non condivisione ha un costo in termini produttivi’.

‘Ma la diversità è sempre esistita – ha spiegato Igor Suran executive director di Parks – La diversità è un dato di fatto che diventa valore quando è inclusione. Non siamo tutti uguali, siamo tutti diversi, ma individui unici. E’ quanto mai necessario riuscire a creare l’empatia che va al di là degli stereotipi. Le parole sono pietre, si diceva all’inizio di questo incontro,  cerchiamo di usare un linguaggio che includa e non che escluda’


‘Secondo stime dell’OMS, le persone LGBT, una categoria della diversity esaminata nel convegno, sono almeno il 5% della popolazione mondiale: questo significa che più di un milione dei ventitre milioni di persone che lavorano in Italia è omosessuale, bisessuale o transessuale.
Un milione di lavoratori di cui però non si sa praticamente nulla. Il fortissimo stigma sociale legato al diverso orientamento sessuale e all’identità di genere costringe ancora la stragrande maggioranza dei lavoratori LGBT a non palesarsi sui luoghi di lavoro. Vivere una vita “nascosta” sul lavoro è una condizione enormemente stressante dal punto di vista emotivo. La paura di essere scoperti e discriminati può avere un impatto significativo sulla qualità delle prestazioni lavorative e l’indisponibilità a condividere notizie e informazioni su di sé può essere spesso interpretata come un’incapacità di costruire rapporti e lavorare in team’. Così Gabriella Crafa vice presidente e Head of digital- Diversity che ha spiegato, sull’esempio della fallimentare e offensiva campagna di Dolce e Gabbana verso il popolo cinese, quali sono gli errori in cui i brand non devono cadere in termini di diritti umani, pena l’esclusione dal mercato mondiale. Una semplice ricetta che tenga conto del rispetto verso le persone e le culture, e che si alimenta di arte e conoscenza.

In supporto a tali argomentazioni anche il lavoro sociale delle associazioni, prima fra tutte la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, presente all’incontro con il presidente di Milano Romolo Amicarella e la responsabile comunicazione nazionale Tiziana Primozich, che hanno offerto il loro contributo ricordando che inclusione e rispetto dei diritti di ognuno partono dal basso, con un intervento incisivo sui giovani già coinvolti dalla Lidu onlus da anni con il progetto scuola. ‘I diritti umani – ha spiegato Primozich – non nascono per buonismo ma per regolare i rapporti sociali con giustezza nel rispetto reciproco. Ogni volta che si commette una ingiustizia si provoca un danno, che ha come conseguenza un costo sociale’. Nel caso della produttività nel lavoro il costo va a svantaggio del prodotto.

Fondamentali per l’evento le testimonianze dirette dei tre rappresentanti delle categorie esaminate. Illuminante il coming out di Annamaria Antoniazza, ufficio legale di Accenture, che al di là del personale cambio di identità sessuale ha raccontato un brillante percorso professionale evidenziando che con una informazione spesso molto concentrata sul piano scandalistico della categoria dei transgender, ci si dimentica che esistono persone che, pur cambiando sesso, sono avvocati, commercialiste, medici ecc. ‘Non mi piace parlare di orientamento sessuale, tu sei gay non perché vai a letto con un altro uomo ma perché riesci ad amare un altro uomo,  perché noi siamo quello che proviamo emotivamente verso qualcuno, – ha detto con forza Annamaria Antoniazza – ma il nostro paese è ancora vittima di un atteggiamento maschilista e sessista’. Parole che fanno riflettere sull’essenza stessa dell’essere umano!

Anche l’avv. Pippo Terranova, fondatore del centro Keller,  in collegamento audio da Messina, disabile non vedente, ha ribadito che il  diritto ha creato con le sue norme le pari opportunità, ma la cultura e la sensibilità creano le condizioni per applicare queste norme nella vita. Oltre al fatto che gli individui devono andarsi incontro, a partire da chi è portatore di disabilità, per colmare un gap nella comunicazione e nella condivisione.

A concludere le testimonianze Antonella Pajarini in polizia da 31 anni, grazie alla legge del 1981 che permetteva l’ingesso delle donne in questa importante istituzione. ‘Le diversità e l’inclusione le ho vissute da subito in un mondo maschile’-  ha spiegato – ‘Ma  l’uomo se capisce con chi ha a che fare agisce di conseguenza. L’approccio delle donne nel nostro ambito lavorativo è diverso da quello maschile, non scatena violenza. La cosa più importante è la preparazione. E l’umiltà perché si tratta con materiale umano. Tre sono le regole per raggiungere risultati utili alla nostra missione:  umanità, coraggio e umiltà.’

E nel finale, poichè come espresso in apertura da Fabio Lanzillotta, cui va il grande merito di aver parlato con semplicità di un problema scottante per il nostro tessuto sociale, le parole sono pietre, al fianco della parola diversity quella giusta sembra essere   condivisione.

Il convegno si è chiuso con il filmato ai Golden Globe dell’attrice pluripremiata ed impegnata nel sociale Meryl Streep che vale la pena riguardare per il messaggio profondo in tema di Diversity

One Comment

  • Anonimo ha detto:

    Questo articolo mi piace perché è ben equilibrato ed informa a 360 gradi. Bellissimo il discorso di Meryl Streep, é l’Italia che è ben lontana dalla civiltà. É un problema culturale

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