Omicidio Parretta, l’imputato ‘scivola’ dal furgone all’entrata del Tribunale. Udienza ‘chiave’ rinviata

Rinviata a febbraio l’udienza chiave dell’omicidio Parretta per la caduta ‘accidentale’ dell’autore del delitto mentre scendeva dal furgone, che dal carcere di Castrovillari lo aveva portato all’entrata della Corte d’Assise di Catanzaro

di Tiziana Primozich


Oggi mentre la Corte d’Assise era già riunita all’interno del Tribunale di Catanzaro per lo svolgimento della terza udienza che vede imputato Salvatore Gerace con l’accusa di omicidio del giovane 18enne crotonese Giuseppe Parretta, delitto che si è consumato sotto gli occhi della madre Caterina Villirillo e della sorella nel gennaio scorso, è arrivata la notizia che il detenuto Gerace  nello scendere dal furgone della Polizia Penitenziaria era ‘scivolato’ in modo accidentale, e ricoverato presso l’ospedale del capoluogo calabrese.

Nulla di fatto quindi per il necessario rinvio dell’udienza odierna, rinviata al prossimo febbraio. ‘Nell’udienza di oggi – ha spiegato con evidente rammarico e preoccupazione Jessica Tassone avvocato della parte lesa, la madre Caterina Villirillo, –  era prevista l’escussione dei testimoni indicati dal PM : gli agenti di Polizia giudiziaria intervenuti la sera dell’efferato delitto, ma soprattutto Caterina Villirillo la madre del ragazzo assassinato. Una teste chiave poiché nel momento in cui Gerace ha sparato proprio lei insieme all’altra figlia Benedetta erano presenti ed hanno assistito impotenti al delitto che ha causato la morte di Giuseppe Parretta”. Il ragazzo infatti, come riportato dalle madre nelle molteplici interviste alla stampa locale e nazionale, era intervenuto facendo scudo in difesa della madre, presidente dell’associazione Libere Donne di Crotone, avendo visto Salvatore Gerace introdursi nei locali dell’associazione stessa impugnando una pistola. Un delitto efferato e che non trova una logica spiegazione se non una serie di dubbi che potrebbero ricollegare il Gerace, già con precedenti penali, alla criminalità organizzata, tenuto conto che Katia Villirillo ha svolto per lungo tempo un lavoro sociale di tutela e supporto a favore di donne vittime di droga e di prostituzione.

Un impegno che ha mantenuto con coraggio e dedizione in collaborazione con i servizi sociali e le forze dell’Ordine, salvando circa 270 giovani dalla strada e dalla droga. Ma creando intorno a sé probabilmente al contempo il sospetto ed il fastidio in ambienti criminali.  Un fastidio che potrebbe essere la causa dell’omicidio del giovane figlio Giuseppe Parretta. Prima del fatto delittuoso del 13 gennaio Katia Villirillo aveva subito una serie di minacce, regolarmente denunciate, e qualcuno aveva avvelenato i cani di sua proprietà. Minacce che nonostante l’omicidio del ragazzo non si sono fermate. E’ di pochi giorni fa l’ultima minaccia subita, proprio poco prima dell’udienza di oggi che è stata rinviata per un poco chiaro e casuale infortunio proprio dell’omicida, reo confesso, Salvatore Gerace. Nel frattempo Caterina Villirillo resta sola a proteggere sé stessa e i suoi figli non avendo ricevuto, pur nel dubbio che il caso accende, alcuna misura di protezione.

Proprio per questo la Villirillo si è fatta portavoce di una petizione mirata ad ottenere la certezza dell’espiazione della pena in casi gravi come l’omicidio di suo figlio, che devono essere gestiti senza nessuno sconto e nessun rito abbreviato, per non cadere a processo finito nella beffa di aver subito il peggiore dei delitti e non poterne avere piena giustizia. Ma la sua battaglia non si ferma solo a questo, proprio pochi giorni fa, il 23 novembre in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale contro la Violenza alle Donne, si è fatta portavoce con la sua testimonianza presso la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo a Roma, di un progetto più ampio che chiede alle Istituzioni di non lasciare più sole le donne ‘invisibili’, quelle che ogni giorno combattono per la sopravvivenza loro e dei propri figli, abbandonate dai mariti o vedove, vittime di violenza o semplicemente anziane e malate.


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