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Rischio amianto Ponte Morandi. Il parere dei tecnici

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“Solo preoccupazione per la salute pubblica” Ona e Comitato Liberi cittadini di Certosa replicano alle accuse di oscure manovre politiche

In attesa di incontrare il 5 marzo il PM della Repubblica di Genova, Dott.Fabrizio Givri, e alla luce delle critiche del sindaco Bucci e delle continue accuse di essere animati da “oscure manovre politiche” il Comitato Liberi cittadini di Certosa e l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, respingono ogni identificazione con qualsiasi partito politico e precisano che non sono assolutamente contrari alla ricostruzione del ponte Morandi, né vogliono bloccare i lavori.

Il Comitato, da anni, in maniera indipendente e autonoma, si batte per la tutela della salute e dell’ambiente nell’ambito di un territorio in cui sono già presenti criticità relative all’inquinamento, e gli effetti della demolizione e ricostruzione del ponte Morandi rischiano di peggiorare lo stato di una comunità che, come dimostrano i dati delle stesse autorità sanitarie, ha tra le più alte incidenze di mortalità in Liguria. Ogni opera pubblica, piccola o grande che sia, deve essere eseguita eliminando o riducendo al minimo i fattori di rischio per la salute delle persone. Molti esperti del settore concordano nel ravvisare la possibilità che l’utilizzo delle cariche esplosive per l’abbattimento del ponte Morandi e degli edifici sottostanti possa comportare l’esposizione della popolazione ad agenti inquinanti nocivi.

Nei mesi successivi alla tragedia sono state inviate diverse missive agli enti e alle strutture preposteesprimendo preoccupazioni in merito, senza ricevere risposta alcuna.

L’Esposto alla Procura della Repubblica di Genova, sostenuto dall’Osservatorio Nazionale Amianto, tramite il suo presidente, Avv.to Ezio Bonanni che, tra l’altro, è impegnato anche sul fronte della strage dei militari in missione nei Balcani per l’uranio impoverito (che ha già causato ben 340 morti) ed è reduce dalla vittoria di una importante causa contro il Ministero della Difesa, che è stato condannato a pagare somme in favore della vedova e della figlia orfana di Alberto Sanna, militare in missione sia in Albania che nei Balcani, è stato presentato senza scopi o manovre politiche occulte, ma solo per aver garantite le misure maggiormente cautelative e basate sul principio di precauzione relativamente alla demolizione, nell’interesse di tutta la cittadinanza. Tutti gli uomini politici, e, ancor più, quelli incaricati di rappresentare le istituzioni, dovrebbero schierarsi con chi vuole difendere e tutelare la salute e l’ambiente, senza esitazione alcuna.

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