Italiani nel Mondo

Parlamentari dall’estero, sì o no? Anzi, no – Parliamentarians from overseas, yes or no? Rather, no

By 26 Settembre 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Parlamentari dall’estero, sì o no? Anzi, no

Qual è l’efficacia vera di questi parlamentati per i loro elettorati? Molti degli italiani emigrati nei paesi europei avevano intenzioni molto diverse da quelli di coloro che sono partiti per altri continenti.

Partiamo con una premessa. Nell’ultimo articolo (https://thedailycases.com/i-nemici-del-migrante-distanza-e-tempo-the-migrants-enemies-distance-and-time/) abbiamo parlato delle comunità italiane sparse per il mondo, ma ricordiamoci sempre che queste comunità non contengono solo cittadini italiani iscritti all’AIRE, contengono anche molte generazioni e le comunità più vecchie, quelle delle Americhe, risalgono addirittura a metà dell’800. Quindi le nostre considerazioni si basano su quell’aspetto specifico che fin troppo spesso è ignorato in Italia. Dunque, non consideriamo gli italiani all’estero con il numero solo di cittadini, 5 milioni registrati all’AIRE nei consolati, ma il numero totale (cifre ufficiali) di emigrati e i discendenti, oltre 90 milioni.

Mentre aspettavamo l’uscita dell’ultimo articolo, la decisione di alcuni parlamentari di lasciare il Partito Democratico per aderire al nuovo gruppo parlamentare dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, e in particolare la reazione di utenti esteri sui social a questi sviluppi, ci hanno fatto riflettere seriamente sul ruolo effettivo dei nostri parlamentari eletti all’estero.


Non commentiamo le mosse all’interno del PD. La Costituzione italiana giustamente dice che non esiste vincolo di mandato ai parlamentari, che sono liberi di decidere di rimanere in un partito oppure di cambiare per qualsiasi motivo. Quindi, il giudizio vero verrà dagli elettori alle urne.

Però, alcuni commenti hanno messo il dito nella piaga che affligge il concetto delle rappresentanze estere nel Parlamento italiano, sin dalla prima proposta di Mirko Tremaglia decenni fa. Qual è l’efficacia vera di questi parlamentati per i loro elettorati?

Allo stesso tempo abbiamo l’obbligo di utilizzare due metri di giudizio, perché i Parlamentari eletti in Europa hanno un ruolo molto più produttivo per i loro concittadini di quelli eletti in altri continenti.

Inoltre, non ci riferiamo agli emigrati d’oggigiorno, realtà che non conosciamo ancora fino in fondo, ma alle due generazioni di emigrazione di massa dopo la seconda guerra mondiale, perché loro e i loro figli sono la base principale degli elettori italiani all’estero.

 Europa

Molti degli italiani emigrati nei paesi europei avevano intenzioni molto diverse da quelli di coloro che sono partiti per altri continenti.

Questi pensavano a un eventuale futuro in Italia e allora partivano per preparare le basi per poter tornare nei loro paesi e città di origine. Avevano iniziato a costruire case in patria per l’eventuale pensionamento, e mantenevano contatti molto più stretti con i parenti rimasti a casa. Ci sono quelli che sono emigrati all’estero da soli con mogli e figli rimasti a casa, e alcuni poi li hanno raggiunti all’estero e altri hanno aspettato il loro ritorno per anni. Infatti, questo è un fenomeno che merita davvero studi approfonditi perché i numeri di queste famiglia sono rilevanti.

Allora gli italiani residenti in altri paesi europei hanno un interesse forte nelle decisioni del Parlamento a Roma, perché queste decisioni avranno un impatto sul loro futuro.

Ma è proprio questo aspetto che manca per le altre comunità italiane all’estero e perciò dobbiamo ora sportare il nostro sguardo alle comunità italiane oltreoceano..

 Altri continenti

Chi partiva per altri continenti non aveva intenzione di tornare a vivere in Italia e sin dall’inizio ha stabilito fortissimi radici in quei paesi.


Dunque, nel considerare il ruolo dei parlamentari eletti negli altri continenti, dobbiamo fare una domanda seria e in un certo senso banale: quali decisioni prese dal Parlamento a Roma avranno effetti sugli italiani in altri continenti?

La risposta alla domanda è breve e crudele, poche o nessuna, tranne per quella percentuale piccola composta da chi ha proprietà in Italia o percepisce una pensione italiana. Nell’ultimo caso, la crudeltà della demografia ci dice che il loro numero è destinato a diminuire nel tempo, e non saranno mai più una grande percentuale della popolazione di quelle comunità oltreoceano.

Ricordiamo anche che gli eletti all’estero sono pochi in totale, attualmente 18 tra circa mille parlamentari. Il loro impatto è ridotto a pochissimo, soprattutto perché sono divisi tra partiti diversi in conflitto tra di loro. Inoltre, i parlamentari eletti all’estero sono anche soggetti alle direttive dei capi dei partiti che non pensano affatto alle esigenze delle comunità italiane all’estero. Senza eccezioni.

Dunque, ci vuole poco per capire perché la loro presenza ha pochissimo impatto sui loro elettori. Senza dimenticare il problema non indifferente che rappresentano continenti interi e non solo piccoli elettorati, come i loro colleghi nelle aule. Nel caso di due di questi, ben quattro continenti, Oceania, Asia, Africa e Antartide.

In queste condizioni, come fanno questi parlamentari a rappresentare in modo efficace e con benefici veri, queste comunità negli altri continenti?

Allora dobbiamo pensare come fare sentire la voce di queste comunità e come aumentare gli scambi di ogni genere tra loro e l’Italia.


 Rappresentanza

All’estero esistevano, ed esistono ancora, due gruppi prima ancora della decisione di formare le circoscrizioni elettorali. Il primo è il CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e il nome si descrive da solo e i Comites (Comitato degli Italiani all’Estero), a livello consolare, che dovrebbero rappresentare le comunità italiane locali e che vengono eletti dai loro concittadini.

Ma oggigiorno con i Parlamentari eletti alla Camera dei Deputati e il Senato, questi gruppi non hanno più un vero e proprio ruolo effettivo di rappresentanza. E qui torniamo al punto della premessa. I parlamentari rappresentano i cittadini italiani, che sono una minoranza nelle comunità e non le comunità di per sé.

Allo stesso tempo dobbiamo riconoscere che c’è la grande volontà all’estero di mantenere i contatti in Italia. Di più, abbiamo bisogno di promuovere non solo la Cultura italiana all’estero come anche i rapporti commerciali, scientifici e di ogni genere tra Italia e l’estero.

Non eletti ma scelti

Allora diventa ovvio che questi gruppi potrebbero avere un ruolo molto più attivo di quello attuale. Ma solo se i componenti che ne fanno parte abbiano specifiche conoscenze e capacità in questi campi e non, come succede fin troppo spesso, con comitati che vengono composti da qualcuno in cerca magari di qualche onorificenza o l’occasionale viaggio gratuito in Italia.

Immaginiamo già la reazione sdegnata di alcuni a questi commenti, ma troppi di noi coinvolti in attività in seno alle nostre comunità, abbiamo visto anche questo e, di conseguenza, non pochi hanno smesso di collaborare.

Non intendiamo offendere nessuno, ma solo fare osservazioni. Ma, soprattutto, vogliamo mettere una proposta seria sul tavolo.


Se davvero teniamo a cuore i contatti tra l’Italia e le sue comunità nel mondo, allora non eleggiamo più i Comites, ma troviamo un sistema efficace per sceglierne i componenti in base a specifiche esperienze e capacità per promuovere questi aspetti, a partire dal più importante di tutti, la nostra lingua e di conseguenza la nostra Cultura.

Ovviamente uno o due componenti dei Comites potrebbero essere scelti dai circoli e associazioni italiane delle comunità del luogo, ma sempre in base a esperienze e capacità specifiche e non in base ad altri interessi.

Inoltre, nelle comunità più vecchie, i componenti dei gruppi non dovrebbero essere composti soprattutto da persone della prima generazione e qualche persona di seconda generazione, ma anche da quelli di altre generazioni che conoscono le esigenze di chi ha nonni e bisnonni italiani e vuole scoprire le proprie radici e patrimonio culturale personale, che attualmente non sono nemmeno considerati all’interno dei Comites. Un aspetto quest’ultimo che ha enormi potenziali di crescita nel futuro e dunque di potenziali ricavi per l’Italia e le regioni d’origine dei partecipanti.

Qualcuno dirà che la proposta è irrealizzabile. Ma, come abbiamo iniziato con una domanda, vogliamo finire con un’altra.

Pensiamo davvero che 18 parlamentari possano rappresentare oltre 90 milioni di persone tra emigrati italiani e i loro discendenti in giro per il mondo e fare qualcosa per migliorare le loro vite?

 


 

di emigrazione e di matrimoni

Parliamentarians from overseas, yes or no? Rather, no

What is the true effectiveness of these parliamentarians for their electorates? Many of the Italian migrants in European countries had very different intentions from those who left for other continents.

Let us start with a premise. In the previous article (https://thedailycases.com/i-nemici-del-migrante-distanza-e-tempo-the-migrants-enemies-distance-and-time/) we spoke about the Italian communities around the world but let us always remember that these communities do not contain only Italian citizens registered in the AIRE (Register of Italian citizens resident overseas), they also contain many generations and the oldest communities, those in the Americas, even go back to the 19th century. Therefore our considerations are based on this aspect that all too often is ignored in Italy. Hence, we do not think of the Italians overseas only in the number of citizens, 5 million registered in the AIRE in the consulates, but the total number (official figures) of migrants and descendants, more than 90 million.

As we were waiting for the release of the latest article, the decision of some parliamentarians to leave the Partito Democratico (PD, Democratic Party) to join the new parliamentary group of former Prime Minister Matteo Renzi and in particular the reactions of foreign users to these developments, made us reflect seriously on the effective role of our parliamentarians elected overseas.

We will make no comment on the moves within the PD. The Italian Constitution rightly says there is no formal mandate tying the parliamentarians to parties and so they are free to decide whether they will stay with a political party or to change for whatever reason. Therefore, the true judgment will come from the electors in the ballot booth.

However, some comments put salt into the wound that has afflicted the concepts of overseas representation in Italy’s Parliament since before Mirko Tremaglia’s proposal decades ago. What is the true effectiveness of these parliamentarians for their electorates?

At the same time we have the obligation to use two yardsticks because the Parliamentarians elected in Europe have a much more productive role for their fellow citizens than those elected in other continents.

Furthermore, we do not refer to today’s migrants, a reality that we still do not know fully, but to the two generations of mass migration after the Second World War because they and their children are the main base for the Italian electors overseas.

Europe

Many of the Italian migrants in European countries had very different intentions from those who left for other continents.

They thought about an eventual future in Italy and so they left to prepare the foundations for returning to their towns and cities of birth. They began building houses at home for the eventual retirement and they kept closer contact with the relatives left at home. There are those who migrated overseas on their own, leaving behind wives and children and some then joined them overseas. And others awaited their return for years. In fact, this is a phenomenon that deserves serious study because the numbers of these families are important.

So, the Italians who migrated to other European countries have a strong interest in the decisions of the Parliament in Rome because these decisions will have an impact on their future.

And it is this very aspect that is missing in the other Italian communities around the world and therefore we must turn our eye to the Italian communities outside Europe.

Other continents

Those who left for other continents had no intention to go back to Italy to live and from the start they established very strong roots in those countries.

Therefore, in considering the role of the parliamentarians elected in other continents we must ask a serious and in a certain sense banal question: which decisions made by the Parliament in Rome will affect the Italians in other continents?

The answer to the question is short and cruel, little or nothing, except for that very small percentage made up of those who still have property in Italy or receive an Italian pension. In the latter case, the cruelty of demography tells us that their numbers are destined to decrease over time and they will never again be a large percentage of the population of these overseas communities.

Let us remember that those elected overseas are few in total, currently 18 amongst about a thousand parliamentarians. Their impact is reduced to a minimum, especially because they are divided amongst the parties that are in conflict with each other. Furthermore, the parliamentarians elected overseas are subjects to the instructions of the leaders of the parties who do not think at all about the needs of the Italian communities overseas. Without exception.

Therefore it takes little to understand why their presence has very little impact on their electors. Without forgetting the not indifferent problem that they represent whole continents and not small electorates as their colleagues in Parliament do. In the case of two of these, they represent four continents, Oceania, Asia, Africa and the Antarctic.

Under these conditions how can these parliamentarians represent the communities in other continents effectively and with real benefits?

So we have to think about how to make the voice of these communities heard and how to increase the exchanges of every type between them and Italy.

Representation

Overseas there were, and there still are, two groups even before the decision to form the overseas electorates. The first is the CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, General Council of the Italians Overseas), the name is self explicatory, and the Comites (Comitato degli Italiani all’Estero, Committee of the Italians overseas) at the consular level that should represent the local Italian communities and are elected by their fellow citizens.    

But today, with the Parliamentarians elected to Italy’s Chamber of Deputies and Senate, these groups no longer have a true role of representation. And here we return to the premise. The parliamentarians represent the Italian citizens, who are a minority of the communities, and not their communities as such.

At the same time we must recognize that there is a great desire overseas to maintain contacts with Italy. Moreover, we need to promote not only Italian Culture overseas but also commercial, scientific and every type of exchange between Italy and overseas.

Not elected but chosen

Therefore it is obvious that these groups could have a much more active role than the current one. But only if the members who take part have specific knowledge and skills in these fields and not, as happens all too often, there are even committees with some members who may be looking for an honour or an occasional free trip to Italy.

We already imagine the indignant reaction of some to these comments, but too many of us involved in community activities have seen this as well and, subsequently, not a few have stopped collaborating.

We do not intend offending anyone, only to make some observations. But, above all, we want to put a serious proposal on the table.

If we truly care about contacts between Italy and her communities overseas, that let us no longer elected the Comites, but let us find an effective system for selecting its members according to specific experience and skills in order to promote these aspects, starting with the most important of them, our language and, as a consequence, our Culture.

Obviously one or two members of the Comites could be chosen by the local Italian community clubs and associations but always according to specific experience and skill and not according to other interests.

Furthermore, in the older communities, the members of these groups should not be composed above all by people of the first generation and a few of the second generation, but also from those of other generations who know the needs of those with Italian grandparents and great grandparents and want to discover their roots and personal cultural heritage that currently are not even considered within the Comites. This final aspect has enormous potential for growth in the future and therefore of potential income for Italy and the regions of origin of the participants.

Some will say that this proposal is unachievable. But, just as we started with a question, let us finish with another:

Do we really think that 18 parliamentarians can represent more than 90 million people between migrants and their descendants around the world and do something to improve their lives?

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