Italiani nel Mondo

I nemici del migrante: distanza e tempo – The migrant’s enemies: distance and time

By 23 Settembre 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

I nemici del migrante: distanza e tempo

La distanza, e il suo socio inflessibile il tempo, dettano molti aspetti della vita delle comunità italiane in giro per il mondo, e per questi due motivi principali dobbiamo renderci conto che le considerazioni che facciamo di queste comunità sono divise in due categorie distinte, quelle che sono in Europa e quelle oltreoceano

Uno scambio recente con un amico in Germania e un post di un’utente italo-americano sui social hanno messo in evidenza che, quando parliamo degli italiani all’estero, dobbiamo ricordarci sempre che ci sono differenze tra comunità. Poi il ricordo di una notte in treno mi hanno fatto apprezzare di nuovo che gli italiani in altri continenti hanno concetti e rapporti molti diversi da coloro che abitano nei paesi europei.

Certo, ogni comunità italiana in giro per il mondo ha le sue differenze e peculiarità, ma quel che detta le differenze principali tra di loro non sono soltanto le lingue locali e le tradizioni nuove che incontrano, ma i due aspetti della nostra vita che non possiamo cambiare, solo alleviare fino a un certo punto, che dettano come percepiamo il nostro paese d’origine.


La distanza, e il suo socio inflessibile il tempo, dettano molti aspetti della vita delle comunità italiane in giro per il mondo, e per questi due motivi principali dobbiamo renderci conto che le considerazioni che facciamo di queste comunità sono divise in due categorie distinte, quelle che sono in Europa e quelle oltreoceano, perché distanza e tempo sono i nemici degli emigrati in modi che pochi che non sono mai usciti dall’Italia, particolarmente verso altri continenti, hanno mai capito del tutto. Queste differenze potrebbero costringerci a rivedere le rappresentanze parlamentari all’estero per migliorare i rapporti tra le comunità italiane oltreoceano e l’Italia.

Il treno

 Nel 1980 sono partito dal paese di mia madre nel Lazio per passare Natale al paese di mio padre in Calabria. Per viaggiare facilmente e comodamente, o almeno così pensavo, ho deciso di prendere il treno di notte. Quel che ho scoperto in quel viaggio era un mondo che non immaginavo e che illustra benissimo la differenza tra gli emigrati italiani in Europa e quelli degli altri continenti.

Il treno era stracolmo e allora ho dovuto passare la notte in corridoio perché era il treno che dalla Germania andava in Sicilia. Ovviamente non succederebbe mai oggi perché i computer tengono conto dei posti a disposizione, ma quel treno era il microcosmo della realtà di quegli emigrati.

Sentivo accenti da tutte le province siciliane, come anche quelli della Calabria, da coloro che passavano la lunga notte scambiando racconti delle loro esperienze, di chi cercava vanamente di dormire e le difficoltà per raggiungere i bagni che è meglio non descrivere.

Quella notte ho capito per la prima volta che gli emigrati italiani in Germania, e lo stesso vale per coloro negli altri paesi europei, hanno un rapporto molto più stretto e intimo con i loro parenti e amici in Italia di noi nel resto del mondo. Era il loro rito annuale, perché molti di loro avevano anche lasciato moglie e figli in Italia mentre loro lavoravano lontano. Oppure non erano ancora sposati e tornavano per sentire le voci dei loro cari di persona, invece di sentirle tramite la cornetta del telefono, e magari per raggiungere o trovare un fidanzata nel paese di nascita.

Non è difficile capire che questi emigrati potevano facilmente fare le loro vacanze estive regolarmente nei paesi di nascita in tutta la penisola, e attendere i battesimi, le cresime, i fidanzamenti e i matrimoni di fratelli, sorelle e i cugini. Senza dimenticare che quando, inevitabilmente, arriva la notizia che tutti temiamo, possono persino prendere la macchina per tornare a casa in tutta fretta per stare vicino alla famiglia, e condividere il dolore e la tristezza dell’ultimo saluto al caro defunto.

Niente di questo è possibile per noi delle comunità italiane oltreoceano, perché i nostri due nemici, la distanza e il tempo, hanno un aspetto crudele e implacabile quando torniamo a casa, magari dopo decenni all’estero.

Cambi inattesi


 Per gli emigrati in altri continenti l’immagine che resta in mente dei parenti del paese di nascita è quella del momento della partenza per l’estero. Per coloro dei due decenni dopo la seconda guerra mondiale, è quella di un paese che doveva ancora riprendersi del tutto dai danni subiti in quel conflitto.

Le comunicazioni oggi sono veloci e costano poco, persino con video chiamate con il cellulare dove e quando vogliamo, ma non è stato sempre così. Anzi…

Nei primi decenni all’estero il mezzo principale per tenere il contatto con i parenti a casa era via posta. I postini in quegli anni caricavano nei loro sacchi i messaggi, le speranze e i dolori degli emigrati ai loro genitori, fratelli e sorelle in Italia. Però, mentre scrivevano avevano in mente i visi di quell’ultimo giorno e non si rendevano conto dei cambiamenti del tempo. Lo stesso possiamo dire di chi leggeva e rispondeva a quelle lettere, malgrado le foto che regolarmente erano inviate nelle buste, insieme a somme di soldi che aiutavano i parenti rimasti a casa.

Poi, quando arrivava il giorno del tanto sognato ritorno a casa, pochi erano pronti per i cambiamenti enormi nei parenti. Magari qualcuno arrivava a casa per scoprire parenti malati gravemente perché la nonna non voleva fare preoccupare i parenti lontani.

Quindi, le immagini che i genitori italiani all’estero danno ai loro figli, ed eventualmente anche ai nipoti, sono di un’Italia che non esiste più da tempo. Magari, dopo due generazioni i rapporti tra i rami esteri e i parenti nel paese d’origine non esistono più e quindi in effetti una famiglia è diventata più di una sparsa in più paesi e continenti.

Infatti, un’utente di una pagina Facebook degli italo-americani ha chiesto se solo lei aveva avuto un incontro freddo con i parenti in Italia che aveva incontrato recentemente. Le risposte al quesito hanno rivelato vari livelli di esperienze tra parenti che non si conoscevano prima, e a volte i parenti in Italia non sapevano nemmeno di avere parenti all’estero.


Hanno parlato di incontri fantastici e di diffidenza da parte di parenti che pensavano all’eredità lasciata dai nonni. Alcuni utenti hanno scoperto che quel che i loro genitori e/o nonni avevano raccontato non era quel che era successo davvero. E a volte i nipoti e pronipoti scoprono segreti di famiglia che non potevano mai immaginare, nel bene e nel male.

Rapporti

Per questi motivi i parenti in Italia devono poter capire quel che è successo ai loro parenti all’estero, come anche quelli all’estero devono poter capire i cambiamenti del paese che molti non hanno mai visitato, e che ancora meno conoscono del tutto.

Come paese, e come appartenenti delle comunità italiane in giro per il mondo, abbiamo un obbligo non solo di documentare queste differenze essenziali. Abbiamo anche l’obbligo di aiutare famiglie a tenere i contatti con parenti lontani per poter essere in grado di aiutarli a cercare le proprie origini e il loro patrimonio personale, sia di famiglia che culturale.

Inoltre, dobbiamo chiederci se davvero pochi parlamentari, per decine di milioni di nostri amici e parenti in giro per il mondo per ciascuno di loro, sia davvero il mezzo per migliorare i rapporti tra l’Italia e gli italiani nel mondo e, tramite loro, con i loro paesi di residenza.

Per quelli in Europa, con i contatti costanti e facili, i rappresentanti parlamentari potrebbero essere più che utili, ma per gli italiani negli altri continenti i nostri nemici comuni, la distanza e il tempo, rendono il lavoro ancora più difficile e dobbiamo chiederci se non sia il caso di rivedere questi rapporti e di trovare altre strutture di rappresentanza molti più efficaci, sia per gli individui che per le comunità stesse.


Siamo tutti italiani oppure discendenti di italiani, ma le nostre esigenze e le nostre speranze per mantenere contatto con l’Italia cambiano radicalmente da continente a continente perché, come abbiamo tutti imparato nella vita, la distanza e il tempo sono davvero nemici implacabili.

 

di emigrazione e di matrimoni

The migrant’s enemies: distance and time

Distance and it inflexible partner time dictate many aspects of the lives of the Italian communities around the world and for these main reasons we must realize that the considerations that we make about these communities must be divided into two distinct categories, those in Europe and those overseas

A recent exchange with a friend in Germany and a post by an Italian American user on the social media highlighted that when we talk about Italians overseas, we must always remember that there are differences between communities. Then the memory of a night on a train made me appreciate once more that Italians in other continents have concepts and ideas very different from those who live in European countries.

Of course, each Italian community around the world has its differences and peculiarities but what dictates the main differences between them are not only the local languages and the new traditions they encounter, but the two aspects of our lives that we cannot change, but only alleviate to some extent, that dictate how we perceive our country of origin.

Distance and it inflexible partner time dictate many aspects of the lives of the Italian communities around the world and for these main reasons we must realize that the considerations that we make about these communities must be divided into two distinct categories, those in Europe and those overseas because distance and time are the enemies of migrants in ways that those who have never left Italy, especially to other continents, have never fully understood. These differences could force us to reconsider the parliamentary representation from overseas to improve the relations between Italian communities overseas and Italy.

The train


In 1980 I went from my mother’s home town in Lazio to spend Christmas at my father’s home town in Calabria. In order to travel comfortably, or so I thought, I decided to take the night train. What I discovered in that trip was a world that I never imagined and that illustrated very well the differences between Italian migrants in Europe and those in other continents.

The train was overfull and so I had to spend the night in the corridor because it was the train from Germany that went to Sicily. Obviously this would never happen today because computer bookings take into account the places available, but this train was a microcosm of the reality of those migrants.

I heard accents from all Sicily’s provinces, and those of Calabria as well, from those who spent the night swapping stories of their experiences, of those who tried vainly to sleep and the difficulty in reaching the bathrooms that are better not described.

That night I understood for the first time that Italian migrants in Germany, and the same is true in the other European countries, have a much closer and intimate relationship with their relatives and friends in Italy than we in the rest of the world. It was their annual ritual because many of them had even left their wives and children in Italy while they worked far away. Or, they were not yet married and went back home to hear the voices of the close ones in persons, instead of hearing it on the telephone, or maybe to reach or find a girlfriend in the town of origin.

It is not hard to understand that these migrants could easily spend their summer holidays regularly in their hometowns throughout the peninsula and attend the baptisms, confirmations, engagements and weddings of brothers, sisters or cousins. Without forgetting that when, inevitably, comes the news that we all fear, they can even take their car to get back home quickly to be close to their families and to share the pain and sadness of the final farewell to a loved one.

None of this is possible for us of the Italian communities overseas because our two enemies, distance and time, have a cruel and implacable aspect when we return home, maybe after decades overseas.

Unexpected changes

For the migrants in other continents the mental image of the country and the relatives is that of the moment of departure for overseas. For those of the two decades after the Second World War it is that of a country that had not yet recovered from all the damages suffered in the war.

Communications today are fast and do not cost much, there is even video chat with the mobile phone where and when we want, but it was not always like this. Rather..

In the first decades overseas the main way of keeping in touch with the relatives at home was by mail. In those years the mailmen filled their bags with the messages, hopes and pain of the migrants to their parents, brothers and sisters in Italy. However, while they wrote, they saw in their minds the faces of that last day and they did not take into account the changes of time. We can say the same of those who read and answered those letters, despite the photos that were regularly sent in the envelopes with the sums of money that helped the relatives left at home. 

And then, when the day of the much dreamed return home comes, few are ready for the huge changes in the relatives. Some may even come home to find relatives who are seriously sick because nonna (grandma) did not want to worry the relatives far away.

Therefore, the images that Italian parents overseas give their children, and eventually also to their grandchildren, are of an Italy that has not existed for some time. Maybe, after two generations the relationships between overseas branches and the relatives in the hometowns no longer exist and therefore the family effectively becomes more than one spread over countries and continents.

In fact, an Italian American user on the social media asked if only she had a cold encounter with the relatives that she had recently met in Italy. The answers to the query revealed many levels of experiences between relatives who did not know each other before and at times of relatives in Italy that did not even know they had relatives overseas.

They spoke of fantastic encounters and of diffident encounters with relatives who thought about the grandparents’ inheritance. Some users discovered that what their parents and/or grandparents had told them was not what truly happened. And at times the grandchildren and great grandchildren discover family secrets that they would never have imagined, for better or for worse.

Relationships

For these reasons relatives in Italy must be able to understand what happened to their relatives overseas, just as those overseas must be able to understand the changes in the country that many have never visited and even less know at all.

As a country, and as members of Italian communities around the world, we have an obligation to document these essential differences. We also have an obligation to help families to keep touch with faraway relatives and to be able to help these faraway relatives in the search for their origins and personal heritage, both family and cultural.

Furthermore, we must ask ourselves if a few parliamentarians, with tens of millions of our relatives and friends around the world for each one, is truly the best way to improve relations between Italy and Italians in the world and, through them, their countries of residence.

For those in Europe with the constant and easy contacts the parliamentary representation could be more than helpful. But for the Italians in the other continents our common enemies, distance and time, make the job even harder and we must wonder of it is not the case to review these relations and find other more effective structures of representation, both for individuals and the communities themselves.

We are all Italians, or relatives of Italians, but our needs and our hopes for maintaining contact with Italy change drastically from continent to continent because, as we have learnt in our lives, distance and time are truly implacable enemies.

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