Papa Francesco chiede una soluzione pacifica alla crisi venezuelana


Il Venezuela è sull’orlo di una guerra civile che vede contrapposti il dittatore Maduro e il leader dell’opposizione Juan Guaidó. Il pontefice si è mantenuto neutrale facendo appello al “rispetto dei diritti umani”.

Domenica a Panama, nell’omonima capitale, Papa Francesco si è rivolto a una platea di 700mila fedeli per chiedere una soluzione pacifica alla crisi venezuelana. «Qui a Panama ho pensato molto al popolo venezuelano- ha detto il pontefice- a cui mi sento particolarmente vicino in questi giorni a causa della grave situazione che attraversa. Chiedo al Signore che si cerchi e si raggiunga una soluzione giusta e pacifica per superare la crisi, rispettando i diritti umani e desiderando esclusivamente il bene di tutti gli abitanti» del Venezuela. Il Paese è sull’orlo di una guerra civile in cui si vedono contrapposti due schieramenti: quello del dittatore Nicolás Maduro, il quale ha dalla sua parte le forze armate, e quello del leader dell’opposizione Juan Guaidó che, dopo essersi autoproclamato presidente del Venezuela la settimana scorsa, si è messo alla guida di una rivolta popolare che attraversa tutto il Paese. Ma non è soltanto la società venezuelana a dividersi tra i “pro-Maduro” e i sostenitori di  Guaidó, bensì anche numerose nazioni. L’America, insieme ad Argentina, Colombia, Israele, Perù, Cile, Costa Rica, Paraguay, Canada e Regno Unito hanno riconosciuto  Juan Guaidó come “legittimo rappresentante del popolo venezuelano”, mentre gli Stati dell’Unione Europea hanno concesso al dittatore venezuelano una settimana di tempo per indire “vere” elezioni democratiche. Se queste non dovessero svolgersi entro il tempo stabilito, anche l’UE offrirà sostegno politico a  Guaidó.

Finora Maduro ha respinto l’ultimatum europeo, forte del sostegno di Cuba, Bolivia, Messico e, sopratutto, di Cina e Russia. Le due superpotenze hanno accusato gli Stati Uniti, insieme agli altri Paesi occidentali, di interferire con le questioni di politica interna del Venezuela. In realtà, Russia e Cina hanno concesso al governo venezuelano prestiti miliardari, ricevendo in cambio le concessioni per estrarre petrolio e metalli preziosi nel Paese.  Se il regime di Maduro cadesse, lasciando il posto ad un leader filo americano come  Guaidó, le compagnie petrolifere cinesi e russe rischierebbero di non avere più accesso ai giacimenti di petrolio venezuelani, i più grandi del mondo. Per tentare di boicottare il regime, il Regno Unito ha congelato 920 milioni di euro in lingotti d’oro che Maduro ha depositato nella Banca d’Inghilterra, mentre gli Stati Uniti stanno mettendo a punto un piano per finanziare Juan Guaidó. L’America importa mensilmente dal Venezuela 20.000 barili di greggio, i cui proventi finiscono nelle mani del regime. L’intenzione del governo Trump è quella di deviare l’ingente flusso di denaro verso un deposito fondi a disposizione del leader dell’opposizione.

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