L’Uganda regala case e terre ai profughi Sud Sudanesi

By 2 novembre 2018Mondo, Primo piano

Vent’anni fa gli Ugandesi in fuga dalla guerra hanno trovato rifugio in Sud Sudan. Oggi il gesto di solidarietà umana è ricambiato.

di Vito Nicola Lacerenza


Negli ultimi anni l’Uganda ha dato rifugio ad oltre un milione di profughi, la stragrande maggioranza rappresentata dai sudsudanesi. Questi ultimi sono fuggiti, e fuggono tutt’ora, dalla guerra civile in cui è sprofondato il loro Paese e sanno che lo Stato Ugandese li accoglierà a braccia aperte, affidando   a ciascuno di loro dai 1.000 agli 8.000 metri quadrati di terra coltivabile con cui procurarsi da vivere. Inoltre ai richiedenti asilo è concessa la possibilità di costruire una casa. Semplice, costruita prevalentemente in legno e col tetto di paglia, ma ad ogni modo accogliente e uguale alle abitazioni degli ugandesi, lieti di aiutare i migranti, considerati come  “fratelli”. «I sudsudanesi ci hanno aiutato quando negli anni ’90 siamo emigrati nel loro Paese»- ha detto Mark Idraku, 57enne,ugandese, fuggito dal suo villaggio insieme a centinaia di migliaia di connazionali quando in Uganda imperversavano i miliziani di Joseph Kony, un guerrigliero che seminava il terrore tra la popolazione rapendo i bambini e mutilandoli- «Quando sono arrivato in Sud Sudan- ha continuato  Mark Idraku- mi sono stati assegnati 8.000 metri quadrati di terra coltivabile e nessuno mi ha mai chiesto un soldo».

Alla base della politica d’accoglienza portata avanti dall’Uganda, però, non c’è solo la gratitudine della gente del posto, ma la volontà politica del presidente ugandese Yoweri Museveni di ospitare quanti più migranti possibile in modo da ricevere  aiuti economici dai Paesi occidentali, che al momento ammontano a 200 milioni di euro. Con questo denaro le autorità devono fare in modo che i profughi sudsudanesi non tentino di raggiungere l’Europa. Ecco perché negli ultimi anni  il governo ha cercato di migliorare le condizioni di vita della popolazione facendo costruire scuole, ospedali, pozzi e impianti di irrigazione, fondamentali in Uganda, la cui economia si basa per l’80% sull’agricoltura. Inoltre, per aumentare la propensione degli ugandesi all’accoglienza, il presidente Museveni ha destinato il 30 per cento degli aiuti internazionali esclusivamente ai suoi connazionali. Questa politica migratoria ha fatto sì che le Nazioni Unite annoverassero lo Stato africano tra “i più ospitali del mondo”. Ma tale primato rischia di svanire perché il governo ugandese sta considerando l’ipotesi di chiudere le frontiere. Da mesi la Repubblica Democratica del Congo, nazione confinante con l’Uganda, è alle prese con un’epidemia di “ebola” che sta mietendo migliaia di vittime. La possibilità che profughi congolesi emigrino in Uganda è alta, così come il rischio di contagio.

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