Lo Stato di Diritto – The Rule of Law


di emigrazione e di matrimoni

Lo Stato di Diritto

Sin dai tempi dell’antica Roma diciamo Errare humanum est perseverare autem diabolicum (Errare è umano ma perseverare [nell’errore] è diabolico). Purtroppo, chi segue le cronache in Italia nota la costante ripetizione di una sequenza di reazioni alle notizie che tristemente viene ripetuta a ogni incidente di cronaca che colpisce il pubblico. L’ultimo esempio è un avvenimento della settimana scorsa a Roma.

Di Gianni Pezzano

Vogliamo credere di abitare in uno Stato di Diritto ma questa sequenza, diabolica come hanno scritto i Romani, dimostra che ogni caso controverso non è trattato dalle autorità competenti e poi nei tribunali, ma diventa motivo di dibattito per un pubblico, spesso poco preparato, che alimenta le proprie convinzioni con i giornali, i salotti televisivi e poi i leoni della tastiera dei social media, dimostrando che lo Stato di Diritto è molto più precario di quel che vogliamo credere.


Non vogliamo entrare nel merito del caso tragico specifico che ha suscitato molta emozione e ancora di più retorica inutile e controproducente nel paese, perché le indagini sono ancora in corso, ma nel vedere per l’ennesima volta le reazioni sproporzionate del pubblico e, peggio ancora dei politici, dobbiamo, come paese, cominciare a chiederci cosa davvero vogliamo per il nostro stato di diritto e dobbiamo farci qualche domanda seria su come dovrebbe cambiare il nostro comportamento e reazioni nel futuro.

Vox Populi

Qualche anno fa in Piemonte una ragazza disse al padre d’essere stata stuprata da extracomunitari. In poco tempo la voce si sparse e nel paesino i locali cominciarono la  caccia ai presunti colpevoli, in alcuni casi persino cercando di fare “giustizia” per la vittima giovane.

Purtroppo la accuse della ragazza non erano vere, lei aveva paura di ammettere al padre che aveva avuto il suo primo incontro amoroso, e quindi che l’atto era più che consenziente, come aveva paura di dire che il suo amante non era un extracomunitario, ma un coetaneo italiano.

Nel recente caso di Roma di pochi giorni fa si è sparsa la voce che i responsabili del delitto erano “due magrebini” e quindi le prime reazioni, e particolarmente le prime dichiarazioni di alcuni politici, non sono state dettate da esigenze poliziesche delle indagini, ma da programmi politici in vista di quel che molti credono saranno le elezioni politiche nel prossimo futuro.

Allora il web si è scatenato in sdegno per poi trovarsi scombussolato nello spazio di poche ore dalla notizia, questa volta vera, dell’arresto di due sospettati per il delitto. Ma non erano “magrebini”, bensì cittadini americani.

Ed è su questo punto che dobbiamo fare la prima domanda seria. Perché dobbiamo basare i nostri sospetti su vaghi concetti di “colpevoli” su base etnica?

Se mettessimo in fila un italiano, un francese, uno spagnolo, un magrebino, un greco, un serbo, un turco e un egizio, sfidiamo chiunque a identificare il sospetto in base alle origini etniche.

Infatti, in molti paesi questo “racial profiling” (fare profili razziali) è illecito proprio perché è impossibile per chiunque dare queste identificazioni nella confusione di un reato su qualsiasi genere. In questi paesi si cerca il colpevole in base a dettagli fisici, altezza, tipi di capelli, corporatura, ecc., ecc.

Poi dimentichiamo un aspetto che molti italiani all’estero conoscono fin troppo bene. Quando identifichi la persona sospetta in base alle origini, in quell’istante TUTTE le persone di quelle origini diventano autori dello stesso reato e quindi soggetti alle reazioni del pubblico in cerca di colpevoli.


Ci lamentiamo quando dicono all’estero “italiani = Mafia”, però insistiamo a farlo a nostra volta ai danni dei nuovi residenti nel nostro paese.

Vendetta o Giustizia?

Poche settimane fa la città di New Orleans ha chiesto scusa ufficialmente alla comunità italiana per il linciaggio di 11 italiani nel 1891 scagionati da un processo formale dall’omicidio del capo della polizia locale. Questo linciaggio è stato la conseguenza dell’odio razziale suscitato dalla vox populi e dai giornali che gridavano “giustizia” (minuscola intenzionale) per la vittima illustre. In questi giorni il prestigioso New York Times ha ammesso la propria colpevolezza all’epoca che con titoloni e cronache aveva alimentato il furore del pubblico contro i nostri connazionali.

Però la parola che i colpevoli del linciaggio dovevano gridare non era “Giustizia” ma la sua vera antitesi, “Vendetta”

In questi anni abbiamo visto troppi casi del genere. Per fortuna senza linciaggi, ma ci siamo andati vicino non tanto tempo fa a Macerata, quando quel che alcuni hanno considerato un “lupo solitario” ha deciso di “fare giustizia” per una povera ragazza massacrata pochi giorni prima. Non ha fatto altro che aggiungere altre vittime a quel che era già un delitto atroce.

Ma nel fare vera Giustizia dobbiamo capire che lo Stato di Diritto esiste solo se le autorità stesse seguono alla lettera le regole e le leggi. Se non lo fanno loro che hanno giurato di difendere la legge, come possiamo pretendere che il cittadino faccia altrettanto?

Le regole da rispettare

Quindi la Polizia di Stato, i Carabinieri e la Magistratura sono tenuti, giustamente, a rispettare le regole delle indagini e i paletti del comportamento corretto e la deontologia dei loro settori. Senza eccezioni, a partire da come vengono trattati presunti criminali.


E in questo caso dobbiamo fare una precisazione importante, confessare un delitto non vuol dire automaticamente accettare le prime dichiarazioni come oro colato. Le regole impongono che la colpevolezza deve essere stabilita in tribunale durante un dibattimento e, tristemente, la cronache raccontano, e non solo in Italia, che reo confessi condannati e puniti non erano poi i veri colpevoli di celebri reati e delitti.

Nello Stato di Diritto esistono i diritti principali che sono il concetto più importante del nostro sistema di giudizio. Abbiamo tutti, cittadini e stranieri, gli stessi diritti su un trattamento equo davanti alla Giustizia. Qualsiasi atto contro questo diritto è semplicemente oltraggio contro i principi fondamentali della nostra Democrazia espressi nella nostra Magna carta, la Costituzione.

Inoltre, nel condannare l’innocente la Giustizia commette due errori imperdonabili, il primo di condannare e punire un innocente e il secondo di lasciare libero il vero colpevole che potrebbe commettere altri reati e delitti.

Ma a confondere di più è le acque in questo ritmo nocivo di vox populi e indignazione è la categoria che cerca di sfruttare l’indignazione per motivi che non hanno come priorità la Giustizia, ma altri scopi meno nobili.

Politici

Volete essere istigatori o responsabili? Questa è la domanda che dobbiamo fare ai politici quando consideriamo il comportamento e le reazioni dopo un reato e delitto importante.

I politici dovrebbero essere i primi a pretendere il rispetto per le regole dello Stato di Diritto, ma molti non sanno resistere alla tentazione di istigare indignazione e violenza in seguito a casi seri. Questo comportamento sbagliato diventa poi ancora più grave quando a fare commenti sproporzionati sono ministri di qualsiasi ministero e non solo legati alle forze d’ordine.


Nei casi controversi i politici devono essere responsabili, nel senso di rispettare apertamente i tempi delle indagini, di non fare commenti frettolosi e di non dare al pubblico alcun motivo per reagire contro presunti colpevoli o altri sospettati d’essere coinvolti in fatti tragici.

E in questo i politici del nostro paese sono particolarmente diabolici, nel senso romano, perché continuano costantemente a fare dichiarazioni e avere comportamenti che danno al  pubblico indicazioni di colpevolezza o anche di non colpevolezza, non in base a prove concrete ma in base a personali programmi politici, non solo in casi che coinvolgono stranieri, ma anche a danno di personaggi pubblici accusati di reati seri verso il paese e/o la pubblica amministrazione.

Ogni attacco contro la Stato di Diritto, a partire dai politici, non fa altro che indebolire quel che dovrebbe essere la base portante della nostra Democrazia, il rispetto della legge a partire dai diritti fondamentali di ciascun individuo, sia cittadino che straniero.

Solo rispettando lo Stato di Diritto possiamo vantare davvero di vivere in una democrazia moderna.

 


di emigrazione e di matrimoni

The Rule of Law

Since the times of ancient Rome we have been saying Errare humanum est perseverare autem diabolicum (To forgive is humane but to persevere [in the error] is diabolical). Unfortunately, those who follow the news in Italy note the constant repetition of a sequence of reactions that sadly is repeated with every news item that strikes the public. The latest example was an incident in Rome last week.

 

By Gianni Pezzano

We want to believe we live in a country with the Rule of Law but this diabolical, as the Romans wrote, sequence shows that each controversial case is not treated by the competent authorities and then in the courts but become a reason for debate for a public this is often little prepared and feeds its convictions with the newspapers, the TV chat shows and then the keyboard warriors of the social media which then shows that the Rule of Law is much more fragile that what we want to believe.

We do not want to enter into the merits of the specific tragic case that raised a lot of feelings because the investigations are still ongoing but seeing once more the disproportionate reactions of the public and, worse still by the politicians, we must as a country ask ourselves what we truly want for our Rule of Law and we must ask a few serious questions on how we should change our behaviour and reactions in the future.

Rumours

A few years ago a young girl in Piedmont told her father she had been raped by non-Europeans. In a short time the rumour spread and the locals in the small town began to hunt for the alleged offenders and in some cases even tried to “do justice” for the young victim.

Unfortunately the young girl’s accusation was not true, she was scared to admit to her father that she had had her first act of love and that therefore the act was more than consensual, just as she was scared to say that her lover was not a foreigner but an Italian of her own age.

In the recent case in Rome a few days ago the rumour had spread that those responsible for the crime were two “North Africans” and therefore the initial reactions, and especially the first declarations from some politicians, were not dictated by the needs of the police and the investigators but by political agendas in light of what many believe will be national elections in the near future.

So the web was exploded in outrage to then find itself turned upside down in the space of a few hours by the news, this time true, of the arrest of two suspects for the murder. But they were not “North Africans” but rather American citizens.

And on this point we must ask ourselves the first serious question. Why must we base our suspects on vague concepts of “guilt” according to ethnicity?

If we line up an Italian, a Frenchman, a Spaniard, an Algerian, a Greek, a Serb, a Turk and an Egyptian we challenge anyone to identify the suspect according to their ethnic origins.

In fact, in many countries this “racial profiling” is illegal for the very reason that it is impossible for anyone to make this identification during the confusion of a crime of any type. In these countries the suspect is sought based on physical details, height, type of hair, body shape, etc, etc, etc.

Then we forget an aspect that many Italians overseas know all too well. When you identify a suspect according to origins, in the instant EVERYBODY of those origins become the authors of the same crime and therefore subject to all the reactions of the public looking for offenders.

We complain when they say overseas “Italians = Mafia” however we insist on doing this in turn against new residents in our country.

Revenge or Justice?

A few weeks ago the city of New Orleans officially apologized to the Italian community for the lynching of 11 Italians in 1891 who had been acquitted after a formal trial for the murder of the city’s police chief. This lynching was the consequence of the racial hatred raised by rumours and the newspapers that yelled “justice” (lower case intentional) for the famous victim. At the time of the apology the prestigious “New York Times” admitted its guilt with headlines and articles of that time that fed the public’s fury at our countrymen.

However, the word that those guilty of the lynching should have yelled was not “Justice” but its true antithesis “Revenge”.

In recent years we have seen too many such cases. Luckily with no lynchings, but we went very close not long ago in Macerata when a person some considered a “lone wolf” decided to “do justice” for a poor girl who had been murdered a few days before. This did nothing but add other victims to what was already an atrocious crime.

But in order to do true Justice we must understand that the Rule of Law exists only if the authorities themselves follow rules and laws to the letter. If those who have sworn to defend the Law do not do so how can we expect that the citizens to do the same??

The rules to be respected

Therefore the Police, the Carabinieri and the investigating magistrates are rightly held to respecting the rules of investigation, the limits of proper behaviour and the ethics of their sectors. Without exceptions, starting from how they treat alleged criminals.

And in the recent case we must make an important clarification, confessing a crime does not mean automatically accepting the first declarations as being the truth. The rules impose that guilt must be established in a court following a trial and sadly the news reports tell us, and not only in Italy, that convicted and punished self confessed criminals were not then the true guilty parties of famous crimes.

The Rule of Law contains the major rights that are the most important concept of our system of Justice. All of us, citizens and foreigners, have the same rights to fair treatment before the Law. Any act against this right is simply a violation of the fundamental principles of our Democracy expressed in our Magna Charta, the Constitution.

Furthermore, in condemning an innocent person Justice commits two unforgiveable mistakes, the first to condemn and punish an innocent person and the second is to leave the true culprit free to commit other crimes.

But muddying the waters even more with this harmful rhythm of rumours and indignation is the category that tries to exploit the indignation for reasons that do not have Justice as a priority but less noble purposes.

Politicians

Do you want to be instigators or responsible? This is the question we must ask politicians when we consider the behaviour and reaction after a major crime.

Politicians should be the first to demand respect for the rules of the Rule of Law but many cannot resist the temptation to instigate indignation and violence following serious cases. This wrong behaviour becomes even more serious when the people makes disproportionate comments are ministers, of any ministry and not only those tied to the police forces.

During controversial cases politicians must be responsible, in the sense of openly respecting the times of the investigations, of not making hasty comments and of not giving the public any reason to react against alleged culprits or other suspected of being involved in tragic events.

And in this respect our country’s politicians are especially diabolical in the Roman sense, because they constantly continue to make declarations and to behave in ways that give the public indications of guilt or even innocence, not according to concrete proof bur according to personal political agendas, not only in cases that involve foreigners but also to the detriment of public figures accused of serious crimes towards the country and/or the public administration.

Every assault on the Rule of Law, starting with politicians, does nothing but weaken what should be the solid foundation of our Democracy, respect for the Law, starting with the fundamental rights of each individual, both citizens and non citizens.

Only by respecting the Rule of Law can we truly boast we live in a modern Democracy.

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