Italiani nel Mondo

L’Italia ha dimenticato “l’assegno del cafone” – Italy has forgotten “the bumpkin’s cheques”

By 23 Luglio 2018 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

L’Italia ha dimenticato “l’assegno del cafone”

La Storia non è composta soltanto da episodi. Quando parliamo del passato spesso utilizziamo grandi episodi per segnare inizio e fine per poi dimenticare che la Storia è composta dalle azioni di ciascuno di noi nelle nostre vite quotidiane. Purtroppo e fin troppo spesso dimentichiamo che queste azioni individuali possono svolgere un ruolo totale molto più grande di quel che immaginiamo.

di Gianni Pezzano

Nella nostra mente il periodo dopo la seconda  guerra mondiale ha segnato l’inizio di un periodo di ricchezza per i paesi occidentali, ma allo stesso tempo, particolarmente noi in Italia, dimentichiamo che le azioni di milioni di emigrati hanno dato un contributo fondamentale al loro paese di nascita che oggigiorno è stato dimenticato.


Peggio ancora, molti oggi non sanno che senza il comportamento dei nostri parenti e amici all’estero l’Italia d’oggi sarebbe molto, ma molto diversa.

 

Quella generazione sfortunata

Basta leggere i giornali di paesi come l’Australia, la Germania, gli Stati Uniti e altre mete dell’ondata post bellica d’emigrazione per vedere gli annunci funebri di quella generazione doppiamente sfortunata. Era la generazione che ha sofferto gli effetti non di una guerra mondiale ma di ben due. Era anche la generazione che ha pagato un prezzo altissimo per la famiglia sia quella rimasta in Italia che quella che hanno fatto nei loro paesi nuovi.

Sabato scorso mio zio Peppino (Joe per gli australiani) in Australia ci ha lasciati all’età di 92 anni ed era di quella generazione. I post dei suoi figli e nipoti sui social media hanno raccontato alcune della storie dei suoi primi anni nel paese e il suo esempio mette il faro sul ruolo fondamentale di quelli nati i Italia negli anni 20 e 30 del 900.

Zio non aveva contatti nel paese prima di partire e ha fatto ogni lavoro possibile per fare soldi. Infatti, i suoi nipoti dicono un dettaglio affascinante ed eroico allo stesso tempo. Per non spendere soldi ha vissuto i primi due anni nel nuovo paese in una tenda per poter inviare  più soldi possibili ai genitori e i parenti a casa.

Con il tempo sono arrivati poi anche sua sorella, mia madre e fratello, zio Gerardo. Questi erano i componenti della nostra famiglia che si sono trasferiti in Australia. Ma non erano gli unici parenti a emigrare e negli Stati Uniti c’è una grande comunità composta da cugini e paesani dal loro comune di origine.

Nel parlare di quell’ondata di emigrati italiani molti dimenticano il dettaglio più importante. L’Italia del 1945 era stata devastata da una guerra atroce che nel 1943 è diventata anche una guerra civile crudele. I bombardamenti da entrambe le parti avevano distrutto quel che ora chiamiamo le infrastrutture del paese, dalle ferrovie alle fabbriche e le imprese di tutto il paese.

A questo dobbiamo aggiungere uno stato che usciva da una dittatura e ben tre guerre (quella coloniale, l’intervento nella guerra civile spagnola e poi l’intervento disastroso nella seconda guerra mondiale) che hanno lasciato le casse dello stato vuote e una situazione politica confusa dalla ricerca di un nuovo modo di governare con la fine della monarchia e l’inizio dell’era repubblicana.

In parole povere, malgrado gli interventi del Piano Marshall americano, l’Italia non aveva i mezzi di poter dare lavoro e da mangiare alla propria popolazione. Per questo motivo emigrare non era una scelta personale, ma un obbligo per permettere alla famiglia di sopravvivere. Infatti, c’erano anche zone d’Italia dove le autorità locali costringevano i giovani a partire perché non sapevano cos’altro potevano fare.


 

Fonte valuta estera e memoria corta

Quell’ondata post bellica composta da milioni di nostri parenti e amici ha vuto due effetti, ha ridotto il serbatoio di giovani e meno giovani in cerca di lavoro, ma ha avuto un effetto ancora più grande e fondamentale per l’eventuale sviluppo di quel che è ora uno dei primi paesi industriali del mondo. E per un motivo molto semplice.

I milioni di nostri emigrati inviavano soldi alle loro famiglie rimaste in Italia e i soldi erano tra le prime fonti di valuta estera per il paese per almeno due decenni e fu una delle basi del celebre “boom” economico all’inizio degli anni 60.

Questo contributo ora è dimenticato dal paese.

Infatti, molti hanno cominciato a dimenticarlo sin dall’inizio. Mio zio Gerardo racconta che quando arrivavano i soldi dal fratello Peppino in Australia, e cosi anche alle altre famiglie di emigrati, i paesani si riferivano ai pagamenti come “l’assegno dei cafoni”.

I miei genitori hanno avuto una prova della memoria selettiva nel primo viaggio in Italia dopo quasi vent’anni all’estero quando un giorno hanno sentito dire da paesani “Ma perché ve ne siete andati? Se foste rimasti avreste trovato la vostra America qui in Italia come noi…”


Ricordo benissimo la rabbia di papà e le lacrime di mamma quel giorno. Sapevo quando soffrivano per la distanza dei cari e la malinconia ogni volta che arrivava un telegramma per dirci della morte di un parente.

Però, il sedicenne di allora che ero non sapeva ancora che i genitori spedivano soldi regolarmente in Italia alle famiglie e ora capisce di più che quelle parole non erano altro che una beffa enorme ai loro sacrifici.

 

Due paesi

Quando parliamo d’emigrazione troppi, soprattutto chi non ha mai vissuto da emigrato, non capiscono che gli effetti dell’emigrazione sono multipli e cambiano la vita di due paesi, quello d’origine e il nuovo paese di residenza.

Quel sedicenne che ha visto la reazione dei genitori alle offese quel giorno ora abita in Italia e mentre scrivo penso agli uffici in ogni città d’Italia da dove gli immigrati che ora vengono nel Bel Paese trasferiscono soldi ai loro genitori, fratelli e sorelle nei loro paesi di nascita. Proprio come facevano i miei genitori.

Con il lavoro gli immigrati aiutano i loro paesi di residenza a crescere e con i soldi che spediscono a casa aiutano chi non poteva partire per trovare i mezzi per rimuovere le condizioni che li avevano costretti a emigrare.


Questo fa parte della Storia d’emigrazione che è tutt’ora sconosciuta in Italia o, peggio ancora, dimenticata.

Chi non è mai partito dal paese di  nascita per far una vita nuova non capisce il prezzo pagato dagli emigrati e i loro figli per questa decisione dura e ancora più crudele.

Le discriminazioni che non hanno risparmiato nessuno, italiani compresi all’estero, l’inevitabile allontanamento tra rami di famiglie a causa delle distanze enormi, i litigi in famiglia quando i figli portano a casa fidanzate o fidanzati che non sono italiani (o tedeschi, americani, ecc., ecc…), la tristezza di non poter andare ai funerali o matrimoni dei nostri parenti più vicini, come anche le crisi d’identità dei figli di emigrati quando finalmente si pongono la domanda più difficile, chi e cosa sono?

 

Ricordare è un obbligo

Nel cercare le storie dell’Emigrazione italiana dobbiamo davvero parlare di molto, ma dobbiamo anche fare capire in Italia quel che ora è dimenticato da quasi tutti. L’emigrazione italiana era e continua a essere un motore economico molto importante per il paese ed è ora che sia riconosciuta, a partire da quelle autorità che spesso tralasciano i nostri parenti e amici all’estero.

Ricordare e far ricordare è un obbligo e nell’inviare la storie dell’emigrazione italiana chiediamo ai nostri lettori di farci anche sapere quel che i loro genitori e parenti hanno fatto per aiutare  chi è rimasto in Italia.


È ora che si sappia che senza i nostri emigrati l’Italia oggi sarebbe stata un paese totalmente diverso e certamente non per il meglio.

Inviate le vostre storie a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

Italy has forgotten “the bumpkin’s cheques”

History is not made up of only episodes. When we speak of the past we often use great episodes to mark beginnings or endings and then we forget that history is made up of the actions of each one of us in the course of our daily lives. Sadly and all too often we forget that these individual actions can play a role that is much greater than what we imagine.

by Gianni Pezzano

In our minds the period after the Second World War marked the beginning of a period of prosperity for western countries but, at the same time, especially in Italy, we forget that the actions of millions of migrants gave an essential contribution to our country of birth that has been forgotten.

Worse still, many today do not know that without the behaviour of our relatives and friends overseas Italy today would be very, very different.

 

That unlucky generation

We only have to read the newspapers of countries such as Australia, Germany, the United States and the other destinations of post war migration to see the death notices of a generation that was doubly unfortunate. It was the generation that suffered the effects of not one but two world wars. It was also the generation that paid a very high price for the family, both the one that stayed in Italy and the one they made in their new countries.

Last Saturday in Australia my Uncle Peppino (Joe for the Australians) left us at the age of 92 and he belonged to that generation. The posts by his children and grandchildren on the social media tell some stories of his first years in the country and his example puts the spotlight on those born in Italy in the 1920s and 1930s.

My uncle knew nobody in Australia before leaving Italy and he took every job possible in order to make money. In fact, his grandchildren tell a detail that is fascinating and heroic at the same time. So as not to spend money, he lived the first two years in the new country in a tent in order to send as much money as possible to his parents and relatives at home.

Over time his sister Giovanna, my mother and brother Gerardo arrived as well. These were the members of the family that migrated to Australia. But they were not the only relatives to migrate, in the United States there is a big community made up of cousins and people from the same town.

When we talk about this wave of Italian migration many forget the most important detail. Italy in 1945 had been devastated by a ferocious war that in 1943 had also become a cruel civil. The bombings from both sides had destroyed what we now call the country’s infrastructure, from the railways to the factories and companies all around the country.

To this we must add a State that was emerging from a dictatorship and three wars (the colonial war, the intervention in the Spanish Civil War and then the disastrous participation in the Second World War) that left the State’s coffers empty and a confused political situation in the search for a new way of governing after the end of the monarchy and the beginning of the republican era.

In simple words, despite the intervention of the American Marshall Plan, Italy did not have the means to create jobs and to feed its population. For this reason migration was not a personal choice but an obligation to allow the family to survive. In fact, there were areas of Italy where the local authorities forced young men to leave because they did not know what else they could do.

 

Source of foreign currency and short memory

That post war wave of migration made up of millions of out relatives and friends had two effects. It reduced the pool of young and not so young looking for work but it also had an even bigger and more essential effect for the eventual development of what is now one of the world’s most important industrial powers. And the reason is very simple.

The millions of or migrants sent money to their families in Italy and that money was one of the country’s top sources of foreign currency for at least two decades and as such was one of the bases of the famous economic “boom” at the beginning of the 1960s.

This contribution has now been forgotten by the country.

In fact, many in the country began to forget about it from the start. My uncle Gerardo tells that when the money came from uncle Peppino in Australia, and also to the other families of migrants, the other town folk called the payments “the bumpkin’s cheques”.

My parents had further proof of this selective memory in their first trip to Italy after nearly twenty years overseas when one day they heard town folk say “Why did you leave? If you had stayed you would have found your America (fortune) here in Italy as we did…”

I well remember my father’s anger and my mother’s tears that day. I knew that they suffered the distance from their loved ones and the melancholy every time a telegrammed came to tell us of the death of a relative.

However, the sixteen year old that I was that day did not yet know that his parents regularly sent money to their families in Italy and I now understand that those words were only an enormous insult to their sacrifices.

Two countries

When we speak of migration too many, especially those with no experience of being a migrant, do not understand that the effects of migration are many and that they change the lives of two countries, that of origin and the new country of residence.

The sixteen year old who saw his parent’s reaction at the insult that day now lives in Italy and as I type these words I think of the many offices around Italy from which many migrants who now come to Italy transfer money to their parents, brothers and sisters in their countries of birth. Just like my parents did.

With their work migrants help their countries of residence to grow and with the money they send home they help those who could not leave to find the means to remove conditions that had forced them to migrate.

This is part of the history of migration that is now unknown in Italy, or worse still forgotten.

Those who have never left their country of birth to set up a new life do not understand the price paid by migrants and their children for this hard and even crueller decision.

Discrimination that spared nobody overseas, Italians included, the inevitable drawing away of branches of families due to the enormous distances, family arguments when children bring home boyfriends or girlfriends who are not Italian (or German, American, etc, etc…), the sadness of not being able to attend funerals or weddings of our closest relatives, as well as the identity crisis of the children of migrants when they finally ask themselves, “who and what am I”?

 

Remembering is a duty

In our search for stories of Italian migration we really must talk about many things but we must also make Italy understand what nearly everyone has forgotten. Italian migration was and still is a very important economic motor for the country and it is time that this is recognized, beginning with the authorities that often abandon our relatives and friends overseas.

Remembering and making people remember is a duty and when sending their stories of Italian migration we ask our readers to also let us know what their parents and grandparents did to help those who stayed in Italy.

It is time that it is known that without our migrants Italy today would be a totally different country and certainly not for the better.

Send your stories to: [email protected]

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