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Italiani nel Mondo

Le due barriere da abbattere— Two barriers to be broken down

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il

Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Le due barriere da abbattere

La promozione della Cultura italiana, Parte 2

Nell’ultimo articolo  abbiamo visto come una presunzione condiziona come facciamo promozioni della nostra Cultura all’estero. Però dobbiamo anche considerare due barriere, la prima è demografica e l’altra è un altro tipo di atteggiamento, che dobbiamo considerare quando programmiamo le nostre promozioni internazionali. 

Se come paese vogliamo veramente promuovere la nostra lingua e Cultura nel mondo, dobbiamo finalmente capire a livello capillare che altre lingue hanno un gradissimo vantaggio nei numeri di persone che le parlano.  La scheda sotto ci fa vedere in cifre implacabili le maggiori popolazioni alfabetizzate nel mondo. Le cifre fanno capire la nostra concorrenza internazionale, ricordando che la statistica “Cinese” non comprende altre lingue all’interno del paese per cui il mercato della potenza asiatica è ancora più grande di questa statistica. 

Popolazione alfabetizzata del mondo. 

Lingua

Popolazione alfabetizzata

Percentuale della popolazione alfabetizzata del mondo

Cinese (Mandarino)

794,947,565

14,68%

Inglese

572,977,034

10,58%

Spagnolo

295,968,824

5,47%

Hindi/Urdu

230,560,488

4,26%

Arabo

229,444,922

4,24%

Francese

220,326,329

4,07%

Russo

194,503,049

3,59%

Portoghese

191,739,619

3,54%

Giapponese

126,159,159

2,33%

Bengali

107,897,009

1,99%

Tedesco

93,969,555

1,74%

Fonte: Sergey Lobachev
Casual Reference Librarian
London Public Library 

Nel caso della lingua italiana possiamo contare sulla popolazione d’Italia e una parte della Svizzera e i pochi che parlano e leggono regolarmente l’italiano all’estero, ma questi non bastano per aumentare le vendite dei nostri prodotti nel mondo. 

Per avere una conferma di questa costatazione basta una cifra, negli Stati Uniti, in una popolazione di svariate decine di milioni dei nostri emigrati ed i loro figli/discendenti, il numero di libri in lingua italiana venduti in quel paese è di circa 50.000 all’anno. E ringrazio l’editore Sergio Bevilacqua che mi ha fornito quella cifra tre anni fa quando abbiamo ragionato sulla vendita di libri in lingua italiana in Usa. 

Tornando agli italiani del resto del mondo, secondo una cifra della Farnesina fornita da Mario Giro, l’allora Sotto Segretario degli Affari Esteri, ai primi Stati Generali della Lingua Italiana a Firenze nel 2014, le statistiche sono 5 milioni di cittadini italiani iscritti all’AIRE (ora 6 milioni, un milione dei quali solo in Argentina) e altri 85 milioni non votanti ed indubbiamente di più negli anni da allora. 

Se il modello americano sopra descritto viene esteso al resto del mondo, la vendita dei nostri libri fuori dall’Italia non darebbe una svolta importante all’editoria italiana, che è in crisi da anni, almeno nel breve termine. 

La risposta ovvia a questa situazione è di incoraggiare l’insegnamento della nostra lingua nel mondo, però, un tale programma deve essere mirato da paese a paese ed in ogni caso non vedremmo i frutti di questo lavoro per molti anni. Però, ci sarebbe un’altra soluzione che poi incontra la seconda barriera nominata nel titolo e darebbe frutti più veloci e preparerebbe il terreno per aumentare i numeri di persone in grado di leggere i nostri libri in lingua originale. 

Questa soluzione sarebbe di fornire le nostre opere nelle maggiori lingue del mondo, e non solo i libri, ma persino programmi di RAI Italia e anche pagine internet in queste lingue, e questo è un suggerimento che molti addetti ai lavori in Italia potrebbero considerare come un controsenso. 

E la risposta alle loro obiezioni a questa proposta è altrettanto facile, se non facciamo conoscere i nostri autori, ecc., nel mondo, e qui abbiamo l’esempio di Dante dell’ultimo articolo, in che altro modo potremo incoraggiare a volere imparare la nostra lingua il pubblico all’estero, partendo dai figli/discendenti dei nostri emigrati? 

Infatti, qualsiasi progetto volto ad aumentare il numero di italofoni nel mondo sarà destinato a fallire se prima non facciamo un progetto serio e internazionale per preparare il terreno. Questo è stato lo scopo nel suggerire alcune opere nell’ultimo articolo. 

Esiste già un’opera ideale in questo senso: la “Storia d’Italia a fumetti” del grande giornalista italiano Enzo Biagi (foto sotto), da tradurre almeno in inglese, francese e spagnolo. Questa serie di libri è semplici da tradurre e sono stati scritti proprio con lo stesso scopo di questo articolo.

E per fare progetti del genere, dobbiamo avere la collaborazione e partecipazione attiva dei grandi circoli italiani in tutti i continenti. In fondo, libri del genere servono per fare capire ai figli/discendenti dei nostri emigrati quel che NON imparano a scuola, la grandezza, in ogni senso, della nostra Cultura. 

  Naturalmente, dobbiamo anche coinvolgere gruppi in Italia come la Società Dante Alighieri, perché la partecipazione dei nostri parenti e amici all’estero avrebbe molti effetti posotivi per il nostro paese e non solo di avvicinarli al loro paese d’origine. Perché, nel coinvolgerli in queste promozioni daremmo loro un ruolo essenziale nella promozione della nostra Cultura, che non solo farebbe aumentare vertiginosamente le vendite dei nostri libri, film, musica, ecc., ma avrebbe anche un effetto non indifferente nel numero di turisti desiderosi di conoscere l’Italia, non solo nelle mete più gettonate come Roma, Firenze e Venezia, ma anche attraverso città o borghi oggi sconosciuti ai più ma intrisi di storia e di bellezza, come del resto tutto il Paese  

Difatti, le nostre colonie nel mondo, in cui c’è già un potenziale mercato una volta e mezzo la popolazione nazionale, potrebbero essere il volano per la promozione della nostra Cultura, insieme a ogni altro aspetto delle nostre industrie, e non solo il turismo. 

I nostri parenti e amici sarebbero i portavoce perfetti di questi prodotti ed i dirigenti dei circoli hanno i contatti per aiutare i nostri produttori, partendo dai libri, musica, film, ecc. per ottimizzare al meglio gli effetti dei nostri programmi promozionali. 

E per fare questo dobbiamo anche affrontare un altro tema nel prossimo articolo, questa volta non sull’atteggiamento dei nostri addetti ai lavori culturali in Italia, ma riguardo le idee sull’Italia dei figli e discendenti dei nostri emigrati perché sono il risultato di quel che hanno saputo dai loro genitori/nonni ed in molti, anzi troppi casi hanno creato nelle loro menti immagini di un’Italia che non esiste più. 

E anche in questo, l’insistenza a fornire informazioni, notizie, ecc. quasi esclusivamente in lingua italiana non aiuta a far capire al mondo intero che l’Italia non è più il paese di decenni fa e che in moltissimi casi è cambiata molto di più e meglio dei nuovi paesi di residenza degli emigrati. 

E lo faremo con un titolo che sorprenderà molti in Italia, ma che dimostrerà una nozione che dovrebbe fare capire che i figli/discendenti hanno voglia di sapere di più del loro Patrimonio Culturale, ma non hanno i mezzi per soddisfare questo desiderio e continuiamo nel non fare abbastanza come paese per dare a loro quel che cercano. 

 


di emigrazione e di matrimoni

Two barriers to be broken down

The promotion of Italian Culture overseas, Part 2

In the previous article we saw how a presumption conditions how we promote our Culture overseas. However, we must also consider two barriers, one demographic and the other another form of attitude that we must consider when we plan our international promotions.

  If, as a country, we really want to promote our language and Culture in the word, we must finally understand at a very deep level that other languages have a huge advantage in the numbers of people who speak them. The table below lets us see in unmerciful numbers the major literate populations of the world. The figures make us understand our international competition, remembering that the “Chinese” statistic does not include the other languages within the country for which the potential Asian market is even bigger than this statistic. 

Literate population of the world.

Language

Literate population

Percentage of the world’s literate population

Chinese (Mandarin)

794,947,565

14,68%

English

572,977,034

10,58%

Spanish

295,968,824

5,47%

Hindi/Urdu

230,560,488

4,26%

Arabic

229,444,922

4,24%

French

220,326,329

4,07%

Russian

194,503,049

3,59%

Portuguese

191,739,619

3,54%

Japanese

126,159,159

2,33%

Bengali

107,897,009

1,99%

German

93,969,555

1,74%

Fonte: Sergey Lobachev
Casual Reference Librarian
London Public Library 

In the case of the Italian language we can count on the population of Italy, a part of Switzerland and the few who speak and read Italian regularly overseas but these are not enough to increase the sales of our products overseas. 

To have a confirmation of the above statement we need only one number in the United States, in a population of tens of millions of our migrants and their children/descendents the number of Italian language books sold in that country is about 50,000 per year. And I thank publisher Sergio Bevilacqua who provided me with that figure three years ago when we talked about the sales of books in Italian in the USA. 

Going back to the Italians in the rest of the world, according to the numbers given by Italy’s Foreign Affairs Ministry by Mario Giro, then Under Secretary for Foreign Affairs, at the first Estates General of the Italian Language in Florence in 2014, the statistics are five million Italian citizens registered in the AIRE, the Registry of Italians Resident Overseas (now six million with one million only in Argentina) and another eighty five million non-voters and undoubtedly more in the years since then. 

If the American model described above is extended to the rest of the world the sales of our books outside Italy would not provide a major turnaround for Italy’s publishing industry that has been in crisis for years, at least in the short term.

The obvious response to this situation would be to encourage the teaching of our language in the world, but such a programme must be targeted from country to country and in any case we would not see the results for many years. However, there would be another solution that would then encounter the second barrier mentioned in the title and that would give faster results and would prepare the terrain for increasing the numbers of people able to read our books in the original language. 

This solution would be to provide our works in the major languages of the world, and not only books, but even RAI Italia’s programmes and also internet pages in these languages and this is a suggestion that many experts in Italy would consider a contradiction. 

And the response to their objections to this proposal is just as easy, if we do not make our authors, etc, known around the world, and here we have the example of Dante in the previous article, how else could we encourage people overseas, starting with the children/descendants of our migrants, to want to learn our language?

Indeed, any project aimed at increasing the numbers of Italian speakers in the world will be doomed to failure if we do not first plan a serious and international project to prepare the ground. This was the purpose of suggesting some works in the previous article. 

There is already an ideal book in this sense: the “Storia d’Italia a fumetti” (History of Italy in comics) by the great Italian journalist Enzo Biagi, to be translated into at least English, French and Spanish. This series of books is easy to translate and they were written for precisely the same purpose of this article.

And to carry out such projects we must have the collaboration and active participation of the big Italian organizations in all the continents. Basically, books such as these are useful for making the children/descendents of our migrants what they do NOT learn at school, the greatness, in every sense, of our Culture.

Of course, we must also involve groups in Italy, such as the Dante Alighieri Society because the participation of our relatives and friends overseas would have many positive effects for our country and not only to bring them closer to their country of origin. Because, by involving them in these promotions, we would give them an essential role in the promotion of our Culture that would not only increase steeply the sales of our books, films, music, etc but would also have a not indifferent effect on the number of tourists eager to visit Italy to get to know not only the most popular destinations such as Rome, Florence and Venice but also cities and town that today are unknown to most people but are steeped in history and beauty, like the rest of the country.   

In fact, our colonies around the world, in which there is already a potential market one and a half times bigger than the nation’s population, could be the driving force for the promotion of our Culture, together with every other aspect of our industries and not just tourism. 

Our relatives and friends would be the perfect spokespersons for these products and the managers of the organizations have the contacts to help our producers, starting from books, music, films, etc, to optimize the effects of our programme of promotions in the best way possible. 

And to do this we must face another tissue in the next article, this time not on the attitude of our cultural experts in Italy but concerning the ideas about Italy of the children and descendents of our migrants because they are the result of what they learned from their parents/grandparents and in many, indeed too many cases, they have created in their minds images of an Italy that no longer exists. 

And in this too, the insistence on providing information, news, etc, almost exclusively in the Italian language does not help the whole world to understand that Italy is no longer the country of decades ago and that in very many ways the country has changed much more and better than the new countries of residence of our migrants. 

And we will do this with a headline that will surprise many in Italy but demonstrates a notion that could let us understand that the children/descendants of migrants have a desire to know more of their Cultural Heritage but they do not have the means to satisfy this desire and we as a country continue not doing enough to give them what they are seeking. 

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