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Ambiente & Turismo

Crisi energetica e solare termico— Energy crisis and solar thermal

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Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Crisi energetica e solare termico

di Marco Andreozzi

Tornando alle tematiche di piano energetico nazionale ai tempi dell’invasione dell’Ucraina e della guerra del gas da parte del regime russo, ricordiamo che si deve anche tener conto della necessità di mitigare il cambiamento climatico. L’IPCC – il Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici – stima che una probabilità del 50% di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C dall’epoca pre-industriale necessiti di un ‘bilancio di carbonio’ non superiore a 500 miliardi di tonnellate pompate in atmosfera entro il 2100, da dopo il 2020.

Ai ritmi attuali, questa quota verrà però raggiunta in una decade. Storicamente, è noto che il 1784 si considera una data importante in ambito rivoluzione industriale, allorché James Watt sviluppò l’invenzione di un efficiente motore a vapore atto a trasformare un combustibile fossile (il carbone) in energia, con rilascio in atmosfera di anidride carbonica e altri gas climalteranti (oltre agli ossidi inquinanti).

A quei tempi, però, mancavano le misurazioni meteo affidabili e complete che abbiamo oggi. Infatti, sebbene si consideri il periodo 1850-1900 come la ‘soglia di partenza’ delle temperature pre-industriali, ulteriori serie storiche climatiche hanno mostrato che quello fu un periodo ricco di numerose eruzioni vulcaniche, le cui emissioni fuligginose hanno effetto riflessivo rispetto ai raggi solari, inducendo raffreddamento.

D’altra parte, in quei cinquant’anni era già stato rilasciato un certo quantitativo di gas climalteranti e pare dunque un accettabile periodo di riferimento, seppur in altri casi si sia fatto riferimento agli anni 1720-1800.

Prendendo in considerazione la scorsa decade, ci sono buone notizie di settore che vale la pena elencare, a partire dal polmone dell’Amazzonia, la cui superficie forestata è aumentata, mentre il tasso di deforestazione è, di fatto, diminuito.

Nel mondo, oltre il 20% delle emissioni climalteranti rientrano in schemi di tasse sul carbonio o sistemi di mercato, sicché l’intensità energetica (energia generata per unità di PIL) è diminuita del 2% l’anno dal 2010 al 2019, unitamente al decremento dell’intensità del carbone, ovvero l’ammontare di diossido di carbonio emesso per unità di energia prodotta, per lo 0,3% medio annuo. L’Europa (e l’Italia) registra la più marcata e progressiva discesa delle emissioni, eppur tuttavia, per traguardare l’obiettivo di un aumento massimo di 1,5°C al 2100, l’intensità annuale del carbonio dovrebbe attenuarsi di ben il 7,7%.

Uno studio di Pegasocanton sul solare termico ne mette in evidenza i vantaggi per la climatica dell’Italia, Paese che oggi detiene un 6% abbondante dell’installato europeo, un quarto della Germania e poco meno di un terzo della piccola Grecia. Anche Polonia, Spagna e Danimarca sopravanzano il ‘Paese del Sole’. Proprio focalizzandosi sul territorio italiano delle cittadine e della provincia, considerando l’incidenza media ‘pesata’ del solare termico sui consumi di gas, una politica di maggiori incentivi pubblici sul solare termico efficiente può consentire in pochi anni, massimo una decade, di evitare in modo duraturo il consumo di circa 3 miliardi di metri-cubi l’anno di metano. Poco rispetto ai 70 miliardi attuali, ma il 10% di quanto importiamo dalla Russia.

Inoltre, oltre a rivitalizzare il mercato delle produzioni italiane e degli installatori termoidraulici, una spinta decisa sul solare termico porta una ricaduta di equità rispetto all’attuale differenza di spesa esistente per il gas tra chi vive in appartamento di centro urbano, e chi in casa singola in campagna.

 


di emigrazione e di matrimoni

Energy crisis and solar thermal

by Marco Andreozzi

Back to the issues of the national energy plan at the time of the invasion of Ukraine and the gas-war by the Russian regime, it is good a pro memoria on taking into account the need to mitigate climate change, as well. The IPCC – the Intergovernmental Panel on Climate Change – estimates that a 50% probability of containing global warming within 1.5 ° C above pre-industrial averages requires a ‘carbon budget’ of no more than 500 billion tons pumped into the atmosphere by 2100, beyond 2020. At current rates, however, this quota will be reached in a decade. Historically, it is known that 1784 is considered an important date in the industrial revolution, when James Watt developed the invention of an efficient steam engine capable of transforming a fossil fuel (coal) into energy, with the release of carbon dioxide into the atmosphere, plus other greenhouse gases (in addition to polluting oxides). In those days, however, there was a lack of the reliable and comprehensive weather measurements we have today. In fact, although the period 1850-1900 is considered as the ‘baseline’ of pre-industrial temperatures, further historical climatic series have shown that was a time of numerous volcanic eruptions, whose sooty emissions have a reflective effect with respect to the sun rays, thus inducing cooling. On the other hand, in those fifty years a certain quantity of greenhouse gases had already been released and therefore seems to be an acceptable reference period, even if in other cases the years 1720-1800 were considered.

Looking back over the past decade, there is good news worth listing, starting with the ‘lung’ of the Amazon, whose forest area has actually increased, while the rate of deforestation has, in fact, decreased. In the world, more than 20% of climate-changing emissions are part of carbon-tax schemes or trading systems, so that the energy intensity (energy generated per unit of GDP) decreased by 2% per annum from 2010 to 2019, together with the decline in the carbon intensity, i.e. the amount of carbon dioxide emitted per unit of energy produced, for an annual average of 0.3%. Europe (and Italy) records the most marked and progressive decline in emissions, and yet, in order to reach the goal of a maximum increase of 1.5 ° C by 2100, the annual carbon intensity should decrease by 7.7%.

A study by Pegasocanton on solar thermal highlights its advantages for the weather of Italy, a country that today holds an abundant 6% of the European installations, a quarter of Germany and just under a third of small Greece. Poland, Spain and Denmark also surpass the ‘Terra del Sole’. By focusing on the Italian territory of townships and the countryside, considering the average ‘weighted’ incidence of solar thermal on gas consumption, a policy of greater public incentives on efficient solar thermal can allow in a few years, at most a decade, to sustainably avoid consumption of approximately 3 billion cubic meters per year of methane. Little compared to the current 70 billion, but 10% of what it is imported from Russia. Furthermore, in addition to revitalizing the market of Italian productions and plumbing-heating installers, a decisive push on solar thermal brings a relapse of equity compared to the current gap in expenditure for gas between those who live in an urban center apartment and those in a single house of the countryside.

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