La Storia come inganno – History as deception


di emigrazione e di matrimoni

La Storia come inganno

Il revisionismo non è manipolare la Storia, è svelare quel che prima era nascosto.

di Gianni Pezzano

 


In questi ultimi anni il tema della migrazione in generale, sia legale che non, ha preso un ruolo centrale nei dibattiti politici non solo in Italia ma in molti altri paesi. Per questo motivo il tema ha dato vita a innumerevoli post sui social riguardo il passato che con la realtà storica ha poco in comune.

La nostra ricerca per le storie è nata anni fa, dal giorno che abbiamo capito che pochi in Italia conoscono le molte realtà del fenomeno che ha coinvolto, secondo le cifre ufficiali, quasi cento milioni di italiani e i loro discendenti in giro per il mondo.

Perciò, se vogliamo davvero tenere fede a chi ha lasciato, volente o nolente, il suo paese di nascita, dobbiamo affrontare quel che è successo davvero ai nostri parenti e amici all’estero e non creare l’immagine di un “paradiso terrestre” in altri paesi che non è mai esistito come raccontano gli stereotipi sul social media e i luoghi comuni.

La Storia non si serve evadendo le verità storiche ed è proprio questo che molti fanno, spesso per motivi di politica, invece della volontà di capire le esperienze vere degli emigrati.

 

La nave non italiana

In questi giorni sta girando sui social media una foto che, secondo la didascalia, “portava i nostri nonni e bisnonni ai loro nuovi paesi di residenza non come…”. La foto di migliaia di uomini è davvero impressionante, ma c’è un inconveniente, la foto non ha niente a che fare con qualsiasi forma di emigrazione, tantomeno quella italiana.

Infatti, la foto, che è della nave SS Queen Mary, risale al 1945 e i suoi 14.000 passeggeri in bella mostra erano i primi soldati americani di ritorno in Patria dopo la sconfitta della Germania hitleriana (https://www.youtube.com/watch?v=BxLKeFiFjj4). La foto indicato fu scattata da un aereo militare americano all’entrata nel porto di New York come parte dei servizi di informazione dell’epoca.

Senza dubbio molti degli utenti che hanno condiviso l’immagine hanno agito in buona fede, però non hanno fatto altro che il gioco di chi vuole fare politica sul tema del giorno internazionale.

Non è l’unico caso, qualche giorno fa abbiamo visto su una pagina australiana una celebre foto di minatori italiani in Belgio, ma con la didascalia di “minatori irlandesi in….”. Ovviamente in un post che trattava la battaglia sulla politica anti immigranti. È facile capire che il gioco del falso storico non è limitato solo a gruppi italiani.


 

Sfruttatori e padrini

Nel trattare questo tema dobbiamo riconoscere che l’emigrazione è molto più complicata di quel che si pensa e che le realtà subìte dai nostri parenti e amici non erano proprio quel che molti vogliono fare credere, a partire dai social media.

Oggigiorno parliamo di “sfruttatori” e di “trafficanti” di immigrati in Europa, ma pochi sanno che in passato succedeva proprio con i nostri parenti e amici, soprattutto nell’America Latina.

Il noto giornalista Gian Antonio Stella nei suoi libri, articoli e spettacoli racconta in modo magistrale come interi gruppi (spesso dagli stessi paesi, anche settentrionali) furono persuasi a iniziare vita nuova in Argentina, Paraguay, Venezuela e Brasile. Tristemente, in questi viaggi, come vediamo nelle cronache giornalistiche moderne, morivano molti viaggiatori, spesso i più piccoli.

All’arrivo nei paesi nuovi non trovarono quel che promettevano, ma condizioni atroci, lavori pericolosissimi e contratti che non permettevano di tornare finché non avessero pagato le spesse del viaggio. Questi sono episodi da raccontare a livello personale e speriamo che alcuni dei loro discendenti raccontino queste storie, magari con documentazione dell’epoca.

Allo stesso modo, nessuno può in tutta onestà dire che tutti gli emigrati italiani partirono per motivi leciti. Basta vedere la New York raccontata nel film “Il Padrino” di Francis Ford Coppola per vedere la realtà che non solo c’erano criminali, ma che erano proprio gli italiani che spesso sfruttavano i nostri connazionali. Aggungiamo che basta prendere visione delle pagine Facebook degli italiani che stanno emigrando in questi anni per vedere le lamentale di questi sfruttamenti ancora oggi.


Ed è proprio il film di Coppola che ci da un esempio straordinario di questa realtà. Probabilmente il personaggio più impressionante del film, e certamente il più temibile, era l’assassino Luca Brasi. Il ruolo fu interpretato da Lenny Montana (nato Lenny Passaforo) che fu assunto dal regista quando lo vide sul set.   Ci si trovava per fare la guardia del corpo di un giovane appartenente della famiglia Colombo come condizione del suo “Don”, per assicurare che il film non fosse più soggetto a problemi sindacali nei primi giorni di lavoro. Un caso molto bello del cinema che riflette la realtà.

Questi sono solo due esempi che l’immagine semplice dell’Emigrazione italiana non può essere presa solo come casi di persone che cercavano una vita migliore.

 

Il reato di revisionismo

Nella vecchia Unione Sovietica il revisionismo storico che andava contro la politica del regime era una reato pari al tradimento che poteva portare al meglio ai gulag e al peggio a essere giustiziato.

Questo fatto semplicemente riconosce il potere delle immagini nella mente umana.

Non era un caso che Winston Smith, il protagonista del celebre libro 1984 di George Orwell è un dipendente del Ministero del “l’Amore”, un sillogismo per il Ministero della Propaganda. In un capitolo particolarmente affascinante Smith passa una notte cancellando o modificando immagini e documentazione per giustificare cambi di politica o anche cancellare sconfitte militari del Grande Fratello, il dittatore del paese.


Quel che oggi vediamo nei social media, e anche a volte in giornali e blog legati a partiti politici, è la manipolazione di informazioni e immagini per condizionare chi non legge oltre il titolone e che non controlla mai quel che legge.

Nella nostra ricerca per le storie dell’Emigrazione italiana non vogliamo fare politica per alcun partito o gruppo politico. Abbiamo lanciato l’appello con un’intenzione precisa, di raccontare le storie vere di emigrati italiani e i loro discendenti.

 

Raccontare il vero

Sapevamo prima ancora di iniziare che sarebbero arrivate storie che mettono a nudo realtà dolorose e tristi dei protagonisti, come anche storie divertenti. Nelle prima storie abbiamo già visto autori scrivere storie oneste e molto personali. Questo fa parte della Storia.

Questo è il compito della nostra ricerca, togliere il velo degli anni e presentare quel che ha spinto decine di milioni di italiani a emigrare, le condizioni vere che hanno incontrato e le conseguenze dirette e indirette per i loro discendenti. Questo sono fatti che pochi in Italia hanno mai saputo ed è ora che si sappia.

Chiunque fa ricerche storiche serie non sa quel che troverà quando inizia a leggere parole scritte anni, decenni e secoli fa. Entrare nelle storie vere inevitabilmente mette a prova le idee e anche i pregiudizi del ricercatore e, a suo turno, chi leggerà l’eventuale libro, articolo o documento di storia che ne esce.


Il revisionismo non è manipolare la Storia, è svelare quel che prima era nascosto.

Per la sua natura la Storia è veramente scomoda e proprio per questo motivo dobbiamo tenere fede alla nostra volontà di presentare quel che è successo e, anche, sfidare quelli che presentano documenti falsi riguardo la nostra emigrazione.

Utilizzare documenti in modo falso non è altro che utilizzare la Storia per fare un inganno.

Peggio ancora, se non siamo onesti verso la nostra Storia e quel che è successo nel passato come potremo capire chi siamo davvero?

 

di emigrazione e di matrimoni

History as deception

Revisionism is not manipulating history; it is bringing out into the open what had previously been hidden.

By Gianni Pezzano

In recent years migration in general, legal or illegal, has taken a central role in political debates not only in Italy but in many other countries. For this reason the theme has given life to untold thousands of posts about the past that has little in common with historical reality.

Our search for stories of Italian migration was born years ago, the day we understood that few in Italy know the many realities of the phenomenon which involves, according to official figures, nearly 100 million Italians and their descendents around the world.

Therefore, if we truly want to keep faith which those who, willingly or unwillingly, left their places of birth we must deal with what really happened to our relatives and friends overseas and not create the image of a “Earthly paradise” in other countries that never existed as the many memes on the social media and the clichés tell us.

History is not served by avoiding the historical truth and this is exactly what many do, often for political reasons, instead of the desire to understand the true experiences of migrants.

 

The non Italian ship

In recent days a photo has being doing the rounds of the social media of a ship which, according to the caption, “brought our grandparents and great grandparents to their new countries of residence, unlike…” The photo of thousands on the ship is truly impressive but there is an inconvenient fact, the photo has nothing to do with any form of migration, let alone Italian migration.

In fact, the ship is the S.S. Queen Mary in 1945 and the 14,000 passengers on show on its decks were American soldiers going back home after defeating Hitler’s Germany (https://www.youtube.com/watch?v=BxLKeFiFjj4). The photo was taken from an American military airplane as it came into New York’s port as part of the news services of the time.

Undoubtedly many of the users who shared the photo did so in good faith but they only played the game of those who wanted to play politics on the international theme of the day.

This is not the only case, a few days ago we saw on an Australian page a famous photo of Italian miners in Belgium with the caption “Irish miners in….” Obviously this was in a post that dealt with anti immigration politics. It is easy to understand that the game of false history is not limited only to Italian groups.

 

Exploiters and Godfathers

When dealing with this theme we must recognize that migration is much more complicated than many think and that the reality suffered by our relatives and friends was not really what many of us want to believe, beginning in the social media.

Today we talk about “exploiters” and “traffickers” of migrants into Europe but few know that in the past this happened with our own relatives and friends, especially in South America.

In his books, articles and shows, famous Italian journalist Gian Antonio Stella masterly tells the stories of how whole groups (often from the same town, even in Italy’s north) were persuaded to start new lives in Argentina, Paraguay, Venezuela and Brazil. Sadly, many of these voyages, as we see in today’s news reports, many of the voyagers died often the youngest.

When they arrived in the new countries they did not find what they were promised but atrocious living conditions, highly dangerous work and contracts that did not let them return home until they paid the cost of the trip. These are stories that must be told at a personal level and we hope that some of the descendents tell these stories, hopefully with documents from the time.

In the same way, nobody can honestly tell us that all the migrants left Italy for legal reasons. We only have to see the New York of Francis Ford Coppola’s “The Godfather” to see the reality that not only there were criminals but also that many of those that exploited our countrymen and women were themselves Italian. If we look at the Facebook pages of the Italians who migrated in recent years we read complaints of exploitation even today.

It is Coppola’s film that gives us an extraordinary example of this reality of illegality. Probably the character that makes the biggest and the most frightening impression is the killer Luca Brasi. The role was played by Lenny Montana (born Lenny Passaforo) who was taken on by the director when he saw him on the set. He was there as the bodyguard for a young member of the Colombo family who was on set as one of his “Don’s” conditions to ensure that the film no longer suffer union problems as they did in the first days of filming. It is an excellent example of cinema reflecting real life.

These are only two examples that the simplistic image of Italian migration cannot be taken only as cases of people looking for a better life.

 

The crime of revisionism

In the former Soviet Union the crime of historical revisionism that went against the regime’s policies was a crime equal to treason and could be punished at best with the gulags and at worst with execution. This fact simply recognizes the power of images in the human mind.

It is no coincidence that Winston Smith, the protagonist of George Orwell’s famous novel 1964 was an employee of the “Ministry of Love”, a syllogism for the Propaganda Ministry. In an especially fascinating chapter Smith spends a night cancelling or modifying images and documents for justifying changes of policies or even military defeats by Big Brother, the country’s dictator.

What we see today in the social media, and at times also in the newspapers and blogs tied to political parties, is the manipulation of information and images in order to condition those who do not read beyond the headlines and who never check what they read.

In our search for stories of Italian migration we do not want to make politics for any party or political group. We launched the appeal with a precise intention, to tell the true stories of Italian migrants and their descendents.

 

Telling true stories

We knew even before we began that we would have stories that exposed painful and sad realities of their protagonists, just as we knew that we would have received entertaining stories. In the first stories published so far we have had honest and very personal stories.

This is the task of our search; to remove the veil of time and present what pushed tens of millions of Italians to migrate, the real conditions they met and the direct and indirect consequences to their descendents. These are facts that few in Italy ever knew and it is time that they knew them.

Anyone who carries out serious historical research does not know what they will find when they begin reading words written years, decades and centuries ago. Inevitably, entering into real stories tests the ideas and even the prejudices of the researchers and, in turn, of those who will read the book article or historical document that will be the result.

Revisionism is not manipulating history; it is bringing out into the open what had previously been hidden.

By its very nature History is uncomfortable and for this very reason we must be faithful with our desire to present what happened and also to challenge those who present false documents concerning our migration.

Using documents falsely is simply using History to deceive.

Worse still, if we are not honest towards our History and what happened in the past how will we be able to understand who we truly are?

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