Italiani nel Mondo

La Storia che non abbiamo mai saputo – The history we have never known

By 23 Dicembre 2019 1 Febbraio, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

La Storia che non abbiamo mai saputo

Cosa ha veramente significato per un immigrato italiano abitare in Australia tra le due guerre?

Pochi sanno che la prima documentata presenza italiana in Australia è di James Mario (Maria) Matra sulla Endeavour, la famosa nave del Capitan Cook nel suo primo grande viaggio in Australia del 1770. Il nome del quartiere di Matraville a Sydney è un omaggio al suo contributo durante e dopo il viaggio.   

Naturalmente c’erano anche italiani durante la febbre dell’oro a Ballarat nel 1887 e anche nella sommossa dell’Eureka Stockade, dove uno dei capi della ribellione anti tasse era l’italiano Raffaello Carboni. Di conseguenza fu imputato insieme agli altri 11 capi per alto tradimento, ma le giurie rifiutarono di condannarli. Carboni ne scrisse un libro prima di tornare in Italia.


I primi immigrati in Australia dalla Sicilia e dalla Puglia, in particolare da Molfetta, diedero un contributo vitale nel far sorgere l’industria ittica commerciale australiana. Ai porti di Port Adelaide e a Port Pirie al nord della capitale dell’Australia Meridionale, i discendenti degli immigrati molfettesi festeggiano ancora la cerimonia dedicata alla Madonna dei Martiri di Molfetta.

Anni fa insieme a un amico, Alex, facevo parte di un progetto per registrare la storia di una coppia anziana molfettese a Port Pirie. L’intervista che ne uscì ci fece affrontare una realtà affascinante però ora quasi dimenticata del tutto dalla Storia non solo dell’emigrazione italiana, ma anche dalla storia d’Italia e dell’Australia in generale. Sapevamo di un aspetto di questa storia, ma prima di allora non pensavamo cosa volesse veramente dire per un immigrato italiano abitare in Australia tra le due guerre.

La coppia era emigrata dopo la Grande Guerra e si stabilì a Port Pirie dove c’erano già  alcuni loro parenti. Era un periodo difficile per gli italiani. Nello stato di Queensland problemi tra lavoratori australiani e i nuovi immigrati portarono all’istituzione di una Commissione Reale dello Stato, la più autorevole e potente forma d’inchiesta del sistema britannico, che consigliò che l’immigrazione italiana  in Australia avrebbe dovuto essere sospesa.

Secondo l’inchiesta i motivi per questo blocco erano la “differenza di religione” (cattolici invece di protestanti), la cultura diversa, la tendenza degli italiani a vivere in comunità chiuse e separati dagli australiani, gli elementi criminali che ne facevano parte e la volontà di lavorare per stipendi bassi e fuori dal sistema sindacale. Per fortuna il consiglio non fu accettato dal governo statale e nemmeno dal governo federale, che detiene la responsabilità per l’immigrazione.

Questa coppia si stabilì facilmente nella città. Visto che la moglie era insegnante, in poco tempo organizzò lezioni di lingua italiana per i figli degli italiani. Nel corso del tempo la coppia ebbe un ruolo importante nella formazione di un circolo italiano. A questo punto l’Italia era in pieno Ventennio e il circolo stabilì contatti con l’Ambasciata d’Italia e poterono ottenere aiuti in libri e altro materiale didattico. Durante l’intervista la coppia ci ha fatto capire che  l’aiuto non era stato fornito a titolo gratuito, ma che il circolo doveva promuovere le linee del governo di Mussolini.

Inoltre, ci hanno spiegato che lo facevano per orgoglio verso la loro Patria ed era così anche per la grande maggioranza degli italiani. Però, nel corso dell’intervista, la coppia non ci ha lasciato dubbi che lo faceva anche perché appoggiava la politica del governo italiano dell’epoca. Per anni, secondo loro, non ebbero problemi con le autorità australiane che, come altri paesi anglosassoni, vedevano di buon occhio Mussolini. Ma in seguito alle guerre italiane coloniali e l’anatema della Società delle Nazioni, questi rapporti si deteriorarono e l’Italia si trovò isolata con la sola Germania nazista che l’appoggiava.

A questo punto l’intervista ha preso una piega affascinante e drammatica. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la partecipazione dell’Australia insieme agli altri paesi del Commonwealth Britannico, gli italiani in Australia speravano che l’Italia non ne avrebbe fatto parte. Purtroppo per loro, la svolta definitiva capitò il 10 giugno del 1940, quando era già notte in Australia.

La mattina dell’11 giugno, tanti componenti della comunità italiana di Port Pirie si svegliarono con la polizia alla porta con ordini giudiziari di radunare tutti i maschi italiani. Indubbiamente questo è successo in tutta l’Australia. Alex ed io abbiamo saputo poi che anche i documenti dell’Ambasciata d’Italia furono confiscati. Un effetto sulla vita dei pescatori italiani fu la confisca dei loro pescherecci, un colpo durissimo per le famiglie. Dopo l’intervista abbiamo anche saputo di famiglie italiane che avevano già cambiato i cognomi con cognomi anglosassoni per evitare problemi del genere.

Diventò presto ovvio che gli arresti erano mirati e i primi ad essere presi furono i responsabili del centro italiano che aveva dimostrato appoggio al governo di Mussolini. Ovviamente i servizi di sicurezza si erano preparati ben prima per questa eventualità. E non fu la sola Australia a comportarsi in quel modo. La stesse cosa succedette in tutti i paesi del Commonwealth, particolarmente in Canada e in Gran Bretagna, come anche negli Stati Uniti dopo la dichiarazione di guerra dall’Italia e la Germania in seguito all’attacco giapponese a Pearl Harbour del 6 dicembre 1941. La foto in testa all’articolo dimostra come la dittatura militare di Vargas in Brasile nel 1942 proibì agli italiani, tedeschi e giapponesi di parlare le loro lingue in pubblico dopo l’entrata del paese in guerra.

Le autorità offrirono la scelta agli italiani di condannare l’Italia e l’entrata in guerra della loro Patria e di giurare fedeltà all’Australia, oppure di trovarsi internati per il corso della guerra. Alex ed io non ci siamo meravigliati che il marito rifiutò di criticare l’Italia e finì internato. Marito e moglie ci hanno descritto le difficoltà di essere in contatto per corrispondenza e dei problemi quando la moglie e figlia andavano a trovarlo. Il dettaglio che più colpì la donna durante le sue rare visite era il fatto che alcune guardie erano figli di immigrati italiani, e proprio loro erano i più spietati nei suoi confronti. Questo fenomeno fu ripetuto poi in Italia dove le cronache parlano delle durezza dei soldati italo-americani nei confronti degli italiani durante la Liberazione d’Italia.

Le condizioni erano difficili anche a causa del rifiuto di separare gli italiani tra i fascisti e gli altri italiani che non avevano la stessa ideologia politica, ma che allo stesso tempo rifiutarono di rinnegare il paese di nascita. Naturalmente ci furono scontri tra questi gruppi e in un caso un anti fascista, Francesco Fantin, fu ucciso.

L’internamento degli italiani, come anche i tedeschi e i giapponesi, fu un colpo brutto nei rapporti tra immigrati e australiani. Era cosi anche negli Stati Uniti dove la comunità giapponese soffrì in modo particolare. Infatti, nel dicembre 2011 il parlamento dello Stato del South Australia, dove si trova Port Pirie, ha approvato in modo unanime una mozione del deputato italo australiano Tony Piccolo, tesa a chiedere formalmente scusa alla comunità italiana in nome dello stato per il trattamento che subì durante la guerra.

In Italia questi casi non sono quasi sconosciuti, ma fanno parte integrale della Storia d’Italia e per questo motivo sono degni di studi seri, non solo per dovere storico, ma per riconoscere formalmente quel che gli emigrati italiani subirono durante la guerra.

Non sappiamo ancora tutto della Storia della Seconda Guerra Mondiale. Troppi dettagli sono tuttora segretati perché in tempo di guerra i governi compiono atti crudeli, ma necessari, per finire la guerra il più presto possibile. Purtroppo questi stessi atti creano attriti nei rapporti tra paesi ancora oggi.

Però, abbiamo l’obbligo di ricordare, di riconoscere e di documentare tutti gli aspetti della nostra Storia. È un dovere che non deve finire mai, ma nel caso degli emigrati italiani è un dovere che è ancora agli inizi. Tristemente per la maggioranza dei superstiti di questo periodo è già troppo tardi per conoscere la loro Storia ma ci auguriamo che, nel leggere questo articolo, nipoti e pronipoti di questi superstiti chiedano e documentino le esperienze dei nonni e bisnonni. Sono parte della nostra Storia, come anche della Storia d’Italia.

Nel raccontare queste storie vogliamo incoraggiare i nostri lettori a fare le proprie ricerche, a chiedere ai genitori, nonni, bisnonni, zii e cugine di sapere quel che davvero hanno subito nella loro vita. Non abbiamo dubbi che molti di questi abbiano nascosto la verità ai figli giovani, ma in onore alla loro vita, in riconoscimento delle loro imprese, abbiamo il dovere di sapere la verità e le moltissime realtà, nel bene e nel male, dei nostri avi nel corso del tempo. In fondo, la vita che abbiamo oggi è grazie alle loro imprese.

Se avete qualche storia da raccontare inviatele a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

The history we have never known

What did it mean for an Italian migrant to live in Australia between the two wars?

Not many know that the first documented Italian presence in Australia was James Mario (Maria) Matra on Captain Cook’s famous ship the Endeavour during his first trip to Australia in 1770. The Sydney suburb of Matraville is a tribute to his contribution during and after that voyage.  

Naturally there were also Italians during the Ballarat gold rush in the mid 1800s and also in the 1854 Eureka Stockade rebellion in which one of the heads of the anti-tax revolt was the Italian Raffaele Carboni. Subsequently he was charged with high treason together with 11 other heads but the juries refused to condemn them. Carboni wrote book about this before returning to Italy.

The first Italian migrants in Australia from Sicily and Puglia, especially from Molfetta, gave a vital contribution to the rise of Australia’s commercial fishing industry. At the ports of Port Adelaide and Port Pirie to the north of the capital of South Australia the descendants of the migrants from Molfetta still celebrate the Feast of Our Lady of Martyrs of Molfetta.

Years ago I took part in a project, together with a friend Alex, to record the story of an aged couple from Molfetta in Port Pirie. The interview that came out of this made us face a fascinating reality that is now almost forgotten in the history of not only Italian migration but also the history of Italy and Australia in general. We knew one aspect of this history but before then we did not know what it truly meant for an Italian migrant to live in Australia between the two wars.

The couple had migrated after the Great War and settled down in Port Pirie where there were already some relatives. It was a difficult period for the Italians. In the state of Queensland problems between Australian workers and the new migrants led to the institution of a Royal Commission by the State, the most authoritative and powerful form of investigation in the British system, that recommended that Italian migration to Australia be suspended.

According to the Royal Commission the reasons for this stop was the “differences in religion” (Catholics instead of Protestants), the different culture, the tendency of Italians to live in closed communities separate from Australians, the criminal elements that were part of the community and the will to work for low wages outside the trade union system. Luckily the recommendation was not accepted by the State Government and the Federal Government that is responsible for migration.

This couple settled down easily into the city. Since the wife was a teacher, in a short time she organized Italian language lessons for the Italian children. Over the years the couple played an important role in the formation of an Italian club. At this point Italy was well into the Dictatorship and the club set up contacts with the Italian Embassy and managed to get assistance for books and other educational material. During the interview the couple made us understand that the assistance had not been provided free of charge but that the club had to promote the lines of the Mussolini government.

Furthermore, the couple explained that they did this out of pride in the Patria (homeland) and that this was the case for the large majority of the Italians. However, during the interview the couple left us in no doubt that they did this also because they supported the policies of the Italian government of the time. For years, according to them, they had no problems with the Australian authorities that, like other Anglo-Saxon countries, saw Mussolini in a good light. But after Italy’s Colonial Wars and the censure by the League of Nations these relations deteriorated and Italy found herself isolated with only Nazi Germany supporting her.

At this point the interview took a fascinating and dramatic turn. With the start of the Second World War and Australia’s involvement with the other countries of the British Commonwealth the Italians in Australia hoped that Italy would not take part. Unfortunately for them the decisive change happened on June 10, 1940 when it was already night-time in Australia.

On the morning of June 11 many members of the Italian community in Port Pirie woke up to find the police at the door with court orders to gather all the Italian men. Undoubtedly this happened around Australia. Alex and I found out later that documents were taken from Italy’s Embassy as well. One effect on the life of the Italian fishermen was the confiscation of their boats which was a hard blow for the families. After the interview we also found out of Italian families that had already changed their surnames to Anglo-Saxon names to avoid problems such as these.

It quickly became obvious that the arrests were targeted and the first to be taken were those responsible for the Italian club that had shown its support for Mussolini’s government, Obviously the security forces had been ready well before for this eventuality. And Australia was not the only country to behave like this. The same thing happened in all the Commonwealth countries, especially Canada and Great Britain, as also happened in the United States after Italy and Germany declared war following the Japanese attack on Pearl Harbor on December 6, 1941. The photo at the head of the article shows how the Vargas military dictatorship in Brazil in 1942 forbade Italians, Germans and Japanese from speaking their languages in public after its entry into the war.

The authorities gave the Italians the choice to condemn Italy and her entry into the war and to swear allegiance to Australia or to be interned for the duration of the war. Alex and I were not surprised that the husband refused to criticize Italy and ended in internment. The husband and wife described the hardships of writing to each other and the problems they had when the wife and daughter visited him. The detail that struck her most during her rare visits was the fact that some of the guards were sons of Italian migrants and they were the harshest with her. This phenomenon was later repeated in Italy where the reports speak of the harshness of the Italian American soldiers in regards to the Italians during the Liberation of Italy.

The conditions were harsh also because of the refusal to separate Italians into fascists and those who did not share the same political belief but who, at the same time, refused to deny their country of birth. Naturally there were clashes between these groups and in one case the antifascist Francesco Fantin was murdered.

The internment of the Italians, just like that of the Germans and Japanese, was a cruel blow to the relations between the migrants and Australians. This was the case in the United States as well where the Japanese community suffered particularly. In fact, in December 2011, the Parliament of the state of South Australia, which includes Port Pirie, unanimously approved a motion by the Italo-Australian Member of Parliament Tony Piccolo to formally apologize to the Italian community in the name of the state for the mistreatment that it endured during the war.

These cases are almost unknown in Italy but they are an integral part of Italy’s history and for this reason they deserve serious study, not only for historical reasons but also to formally recognize what Italian migrants suffered during the war.

We do not yet know everything about this history of the Second World War. Too many details are still classified as secret because during a war governments carry out cruel but necessary actions to end the war as soon as possible. Unfortunately, these same acts still have the potential to create problems between countries today.

However, we have a duty to remember, to recognize and to document all the aspects of our history. It is a duty that must never end but in the case of Italian migrants it is a duty that is still in its infancy. Sadly. For the majority of the survivors of this period it is already too late to know their history but we hope that, on reading this article, the grandchildren and the great grandchildren of these survivors ask and document the history and experiences of their grandparents and great grandparents. They are part of our history, as they are also part of Italy’s history.

In telling these stories we want to encourage our readers to do their own research, to ask parents, grandparents, great grandparents, uncles and aunts to know what they really suffered in their lives. We have no doubts that many of them hid the truth from their young children, but in honour of their lives, in recognition of their deeds, we have the duty to know the truth and the very many realities, for better and for worse, of our forebears over the years. Essentially, the life we have today is thanks to their deeds.

If you have stories to tell send them to: [email protected]

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