La risposta assurda – Fake News

Nel corso degli ultimi due anni una frase è entrata nei vocabolari internazionali, che non dice niente ma per molti vuol dire tutto quando vogliono smentire una notizia sgradita: Fake News.

Di Gianni Pezzano

 

Proprio per questo motivo è una frase pericolosa perché è diventata la foglio di fico per coprire l’incapacità di molti, a partire dai politici, di rispondere a domande lecite e potenzialmente dannose. Peggio ancora, basta passare per pochi minuti nei social media per vedere quanti rispondono automaticamente con queste due parole, ma non riescono a spiegare il perché a chi glielo chiede. È diventata davvero una risposta assurda.


Però questa frase dovrebbe anche farci pensare non solo al ruolo della stampa in tutti i paesi, ma anche di quello degli utenti del social media che sono diventati probabilmente il mezzo più efficace per la diffusione di notizie false e taroccate.

 

Foto contestate

Il più recente e triste caso di accusa di “fake news” viene dagli Stati Uniti dove figli di profughi che cercano asilo in quel paese vengono automaticamente separati dai genitori. Il clamore del caso è stato tale che il Presidente Trump è stato costretto a firmare un ordine esecutivo che, apparentemente, ordina la sospensione della pratica. Con questa firma non solo ha confermato la veridicità della notizia ma ha, in effetti smentito le proprie accuse di “fake news” dei giorni precedenti.

Nei social media l’accusa si basava sul fatto che molte foto utilizzate nei servizi giornalistici non erano dei bambini del caso ma dall’archivio e alcuni risalgono a diversi anni fa. Nel mondo dove internet permette di controllare le origini di foto in pochi minuti ci vuole poco per far gridare scandalo alla “fake news”, ma queste accuse non tengono conto dei limiti della stampa nel caso.

Molti dei centri di detenzione, già una frase orrenda quando riferita a giovanissimi, non hanno permesso a giornalisti di fare fotografie al loro interno. Quindi, nell’impossibilità di fornire foto attuali i redattori sono stati costretti a utilizzare foto dai loro archivi.

Purtroppo, molti non hanno creduto che fosse una notizia vera, poi confermata proprio da Trump, per il semplice fatto che le foto non erano attuali.

Questo esempio dimostra che quando si parla di notizie bisogna tenere presente non solo le notizie, ma anche le responsabilità personali e professionali dei giornalisti.

 

Stampa

In un’epoca mediatica dove quasi tutti pretendono assoluta espressione di opinioni senza limiti, molti non si rendono conto oppure, peggio ancora, agiscono contro il fatto, che ci sono limiti alle libertà d’espressione contenuti nelle costituzioni di molti paesi e nelle dichiarazioni internazionali dei diritti umani.


Però, sono proprio i giornalisti che capiscono che questo diritto ha dei limiti ben precisi, a partire da leggi di diffamazione, di confidenzialità e tutti gli altri paletti stabiliti da leggi nazionali e trattati internazionali. Perciò, un giornalista deve rispondere in tribunale per notizie intenzionalmente false e/o diffamatorie.

Non è insolito per redattori non pubblicare notizie per rischio di infrangere questi regole. Nel caso di azioni legali, spesso parte della soluzione, oltre e pagamenti morali e delle spese legali della parte lesa, è di pubblicare un articolo non solo per correggere l’articolo originale, ma anche di chiedere pubblicamente scusa all’individuo.

Naturalmente, la forza delle notizie viene anche dalla sua presentazione del giornalista, la scelta di parole e particolarmente aggettivi che hanno l’intenzione di dirigere l’attenzione del lettore in una certa direzione. Ma anche questo può far parte delle azioni legali che sono il rischio di tutti i giornalisti, bravi e non.

Alla fine, l’interpretazione viene fatta dal lettore, ma molti non capiscono fino in fondo che gli articoli, siano cartacei, che servizi televisivi e molto spesso ora, blog e trasmissioni YouTube, ecc., devono essere differenziate in due categorie.

 

Notizie o opinioni?

Quando leggi un giornale o guardi un telegiornale, le notizie presentano quel che era successo nel corso del giorno ma poi entra in azione la seconda categorie di articoli che sono spesso i più prestigiosi e importanti, quelli degli opinionisti/editorialisti.


Come dice il nome, l’opinionista/editoralista è il giornalista o il personaggio pubblico importante che da un’interpretazione personale di una determinata notizia. Nei casi di notizie particolarmente importanti gli articoli d’opinione sono quelli del Redattore o del Consiglio di Redazione del giornale perché rappresentano la posizione ufficiale del giornale verso questi fatti. Nel caso dei giornali più importanti, gli opinionisti sono scelti per presentare opinioni opposte da dare al lettore.

Tuttavia, dobbiamo ricordarci che questi articoli sono basati su una considerazione principale, che le notizie riportate dalla testata siano vere e non false.

Purtroppo, nei casi di giornali legati a partiti o individui potenti, come succede in Italia dove i partiti hanno i loro organi ufficiali o semi ufficiali, oppure blog e siti internet, il lettore deve essere sempre più attento a leggere i giornali. Naturalmente. vorrebbero promuovere le proprie agende, ma anche questi sono soggetti alle leggi di diffamazione, ecc., che definiscono le responsabilità di giornali come già descritto.

E in tutto questo nel corso degli ultimi anni abbiamo visto il boom di un fenomeno che ha scombussolato il modo di fornire le notizie e nessuno è ancora in grado di poter stabilire regole fisse per il crescente numero di “fonti” di notizie.

 

Social Media

Visto che i social media e internet hanno il potenziale di fornire introiti per i siti con più click, un numero crescente di persone ha deciso di aprire siti più o meno leciti per diffondere notizie. Purtroppo, molti di questi non lo fanno per dare informazioni, ma solo per attirare l’attenzione degli utenti, piuttosto che fornire notizie attendibili. Questa pratica si chiama “click baiting” (esca per click).


Molti di questi siti scelgono nomi per attirare l’attenzione e alcuni scelgono nomi molti simili a giornali veri e autorevoli per ingannare il lettore a pensare che la fonte della notizia sia vera. In Italia alcuni di questi siti hanno subito azioni legali, particolarmente a riguardo l’istigazione all’odio razziale.

Purtroppo, proprio questo mezzo è quello che ha creato i problemi di “fake news” che vediamo ogni giorno.

Chi segue le indagini negli Stati Uniti ha già letto che proprio questo mezzo è stato utilizzato dai servizi segreti russi per influenzare il voto di blocchi di elettori in determinate zone del paese. Sappiamo anche che queste tattiche sono state utilizzate anche in altri paesi come l’Inghilterra, la Francia e anche l’Italia.

Gli agenti russi hanno capito che abbiamo il vizio di condividere quelle notizie che confermano i nostri pregiudizi verso certe persone. Nel caso degli Stati Uniti, le notizie riguardavano Hillary Clinton e il lavoro è stato appoggiato da squadre di utenti, i cosiddetti “trolls”, che hanno agito in mezzo ai gruppi di discussione per assicurarsi che le discussioni andassero nella direzione desiderata.

 

Responsabilità

Alla fine dobbiamo essere tutti coscienti che “fake news” non riguarda solo i giornalisti, ma tutti noi che viaggiamo sui social media e partecipiamo alle discussioni online. Certo, ci sono stati sbagli da parte di giornali, di tutti i colori, ma alla fine le loro responsabilità hanno anche conseguenze legali e le parti lese hanno il diritto di ricorrere in tribunale.


Come lettori, abbiamo anche noi una responsabilità personale di cercare di controllare le notizie prima di condividerle. Sicuramente una persona ci può essere particolarmente antipatica, ma non vuol dire automaticamente che ogni notizia negativa nei suoi riguardi sia vero.

Si, “fake news” è un problema, ma la soluzione non potrà mai venire solo dai giornali e dai politici, ma anche da parte nostra. Se non siamo capaci finalmente di capire che facciamo anche noi la diffusione incontrollata delle notizie false, come possiamo criticare i giornalisti di essere bugiardi?

La soluzione non sarà breve o facile, ma se non iniziamo noi a cambiare le nostre abitudini, sarà impossibile…

The ridiculous reply – Fake News

Over the last two years a phrase has entered the international vocabularies. The phrase says nothing but for many it says everything when they want to belie unwelcome news: Fake News.

By Gianni Pezzano

 

For this reason the phrase is dangerous because it has become the fig leaf for covering in the incapacity of many, beginning with politicians, to answer legitimate and potentially damaging questions. Worse still, we only have to go to the social media for a few minutes to see how many automatically use these two words as a reply but they cannot explain when asked why. It truly has become a ridiculous reply.

However, this phrase should also make us think   not only about the role of the press around the world, but also of the role of users of the social media who have probably become the most efficient method of spreading false and manipulated news.

 

Contested photos

The most recent and saddest case of “fake news” comes from the United States where the children of refugees seeking asylum in the country are automatically separated from their parents. The uproar caused by this case was such that President Trump was forced to sign an executive order which, apparently, orders the suspension of the practice. With this signature he not only confirmed the veracity of the news, he also effectively belied his own accusations of “fake news” of previous days.

In the social media the accusations were based on photos used in news services which were not of the children involved in this case but came from the archives and some went back a few years. In a media world where the internet lets you check the origins of photos in a few minutes it did not take long for people to scream “fake news” but these accusations did not take into account the limits of the press in the case.

Many of the detention centres, already a horrendous phrase when referred to very young children, did not allow the journalists to take photos inside them. Therefore, since they were unable to use current photos the editors were forced to used photos from their archives.

Sadly, many did not believe that the news was real, as President Trump then confirmed, for the simple fact the photos were not current.

This example shows that when we talk about the press we must take into account not only the news but also the personal and professional responsibilities of journalists.

 

The Press

In a media age where many demand absolute and limitless expression of opinion, many do not understand or, worse still, work against the fact, that there are limits to freedom the expression contained in the constitutions of many countries and international declarations of Human Rights.

However, the journalists themselves know full well that this right has very strict limitations, beginning with defamation and confidentiality laws and all the other limits set by national laws and international treaties. Therefore, a journalist must answer in court for intentionally false and/or defamatory news.

It is not rare for editors to hold back news due to the risk of breaking these regulations. In the case of legal actions, part of the resolution, in addition to payment for moral damages and the legal costs, is the publication of an article to correct the original article and also a public apology to the damaged party.

Naturally, the strength of news also comes from the journalist’s presentation, the choice of words, especially adjectives, which have the aim of directing the attention of a reader in a certain direction. This too is part of the legal actions which all journalists, good or bad, risk.

In the end, the interpretation is made by the reader but many do not understand that, deep down, the articles, whether on paper, on television or ever more often in blogs or YouTube transmissions etc., must be divided into two categories.

 

News or opinion?

When you read a newspaper or watch a news bulletin on the television, the news presented is what happened that day and then the second category of articles are often the most prestigious and important, those of the opinion/editorial writers.

As the names say, the opinion/editorial writers are journalists or important public figures who give a personal interpretation of a given news item. In the case of particularly important news the opinion/editorial writer is the Chief Editor or the Board of Editors of the newspaper because they represent the paper’s official position in regards to these issues. In the case of the more important newspapers, the opinion writers are chosen to present opposing views to the readers.

Yet we must remember that these articles are based on a primary consideration, that the news reported in the newspaper is real and not fake.

Sadly, in the case of newspapers tied to political parties or powerful individuals, as happens in Italy where parties have official or semi-official organs or blogs and websites, the reader must always be careful in reading the newspaper because, naturally, they seek to promote their own agendas. But also in these cases, they are subject to laws of defamation, etc., which define the responsibilities of newspapers as we have already described.

And added to all of this, in recent years we have seen the boom of a phenomenon which has turned upside down the manner of supplying news and nobody has yet been able to establish set regulations for the growing number of news “sources”.

 

Social Media

Seeing that the social media and internet has the potential to give sites income according to clicks, a growing number of people have decided to open more or less legal sites for distributing news. Unfortunately, many of these do not do so to provide information but in such a manner as to attract the attention of users rather than by using verifiable news. This practice is called “click baiting”.

Many of these sites use names that drew attention and many have names that are very similar to true and authoritative newspapers in order to deceive users into thinking that the news source is real. In Italy a number of these sites have been taken to court for their activities, in particular regarding racial hatred.

Sadly, these are the very means that have created the problems with “fake news” that we see every day.

Those who follow the investigations in the United States have already read that these are the very means by which the Russian secret services influenced blocks of voters in selected areas of the country. We also know that these tactics have been used in other countries such as England, France and Italy.

The Russian agents understood we have the habit of sharing news which confirms our prejudices towards certain people. In the case of the United States, the news concerned Hillary Clinton and the work was backed up by teams of users, the so-called trolls, who acted in the discussions groups to ensure that they went in the direction they wanted.

 

Responsibility

Finally, we all must be aware that “fake news” does not concern only journalists but all of us who surf the social media and take part in discussions online. There have certainly been mistakes by newspapers, of all colours, but in the end their responsibility has legal consequences and the damaged parties have the right to take court action.

As readers, we too have a personal responsibility to try and check news before sharing it. Yes, we may find a people particularly unpleasant but that does not automatically mean that every bit of negative news concerning them is true.

Yes, “fake news” is a problem but the solution will never come only from the newspapers and the politicians but also from us. If we are not able to understand that we too are part of the uncontrolled spread of false news how can we accuse journalists of being liars?

The solution will not come quickly or easily but if we do not begin to change our habits it will be impossible…

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