La Lidu comitato di Vibo Valentia ha celebrato il 10 febbraio in ricordo della tragedia dell’Istria, per non dimenticare

By 11 Febbraio 2019Diritti umani, Italia

Un percorso che nel 2019 vede il coinvolgimento della presidente Lidu onlus provinciale,  Concetta Silvia Patrizia Marzano, e del team che opera sul territorio di Vibo Valentia, teso a ricordare i crimini commessi contro l’umanità. ‘Le nefandezze hanno “tutti i colori”. Noi… Loro… Siamo tutti esseri umani’

 

Ieri 10 febbraio alle ore 18.00, presso la sede operativa de L’isola che non c’è, la Lidu, comitato provinciale di Vibo Valentia, ha inteso proseguire il suo viaggio attraverso i crimini contro l’umanità, con un incontro destinato al Giorno del Ricordo, una pagina vergognosa della storia italiana che sui libri scolastici viene trattata in meno di una paginetta. Se consideriamo la quantità di diritti efferati compiuti in pochi mesi, il paragone con l’Olocausto sicuramente non reggerebbe.

Durante la serata in collegamento telefonico il responsabile nazionale della comunicazione Lidu ha raccontato, attraverso gli occhi del proprio padre, la storia dei profughi di guerra Fiumani. Il prosieguo dell’incontro si è focalizzato sulle vicissitudini narrate nel film Red Land (Rosso Istria). Una storia mai raccontata al cinema, cruda, violenta, ma obiettiva. Gli argomenti trattati con la adeguata delicatezza ma nel contempo con il coraggio dell’esposizione.


L’iniziativa ha suscitato interesse e, tra esposizioni e dialogo, quasi tre ore sono trascorse velocemente. L’impegno, comune, assunto al termine della serata è quello di perpetrare il ricordo poiché sia da monito.

La Lidu, comitato provinciale di Vibo Valentia, questo impegno lo ha già assunto portando nelle scuole e nei comuni del territorio il corto “In punta di piedi” realizzato e diretto da Leone Erca, su musiche di Alessandra Itria, che tratta il tema dell’Olocausto. In ogni incontro il presidente provinciale Concetta Silvia Patrizia Marzano tratta i principali genocidi e crimini contro l’umanità, per far comprendere che le nefandezze hanno “tutti i colori”. Noi… Loro… Siamo tutti esseri umani

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