Italiani nel Mondo

La Cultura Italiana non è solo la Cucina – Italian Culture is not only Cooking

By 10 Agosto 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

La Cultura Italiana non è solo la Cucina

Non abbiamo mai avuto dubbi che la cucina sia una parte fondamentale della nostra vita, come tradizioni e le usanze, ma la nostra Cultura è molto più di quel che dobbiamo mangiare

Di Gianni Pezzano

Sembrerà strano ai lettori leggere un titolone che dovrebbe essere una banalità e per molti esperti in Italia potrebbe persino essere una specie di bestemmia. Però, nel corso del tempo e con le ricerche per gli articoli per la rubrica degli “Italiani nel mondo” ci rendiamo sempre più conto che la nostra cucina è vista come l’espressione più importante della nostra Cultura e per molti dei nostri parenti e amici all’estero un mezzo fondamentale per definire la proprio identità di “italiano”.


Malgrado la tentazione di trattare questa realtà con un pizzico di ironia, dobbiamo trattarla con la serietà che merita non solo perché abbiamo l’obbligo di trovare la chiave per promuovere di più e meglio la nostra Cultura all’estero, a partire dalle nostre comunità italiane in giro per il mondo, ma anche perché le industrie legate alla nostra cucina sono già una fonte importantissima per l’economia del paese e quindi anche loro hanno bisogno di promozioni importanti nel futuro per assicurarsi una continuità di crescita nel futuro.

Ricerche online

Un nuovo articolo prevede sempre una ricerca online per l’immagine adatta all’articolo. Per l’ultimo articolo (https://thedailycases.com/dalla-generazione-italiana-a-generazioni-nuove-from-the-italian-generation-to-the-new-generations/) abbiamo cercato genericamente “italiani all’estero”, poi “italo-americani” e infine, e per confermare l’andamento già visto abbiamo controllato “cultura italiana”. Anche se in misura minore, anche la terza ricerca con le parole chiave ha dimostrato un alto numero di foto di cucina, piatti e prodotti alimentari.

Non abbiamo mai avuto dubbi che la cucina sia una parte fondamentale della nostra vita, come tradizioni e le usanze, ma quel che ci ha molto meravigliato nella ricerca è che potrebbe avere per molti un’importanza più grande, tale da oscurare il fatto che la nostra Cultura è molto più di quel che dobbiamo mangiare.

Basta andare sulla pagine social degli italiani all’estero, a partire dagli italo-americani, per vedere dibattiti su come preparare il sugo/ragù della domenica, se l’ananas può essere messo sulla pizza, oppure richieste per ritrovare vecchia ricette della nonna dimenticate nel tempo, per capire che molti dei nostri parenti e amici misurano il loro livello di italianità solo con i fornelli e le ricette.

Ma è davvero così? Per avere una risposta dobbiamo fare una domanda semplice, che ci porterà ad  un esito semplice e complicato allo stesso tempo: Cos’è la Cultura?

Definire la Cultura

In effetti, la Cultura è in ogni aspetto della nostra vita, e non solo le Arti che molti addetti ai lavori considerano come quelle che dobbiamo promuovere all’estero. Quindi, si, la cucina fa parte della nostra Cultura, ma non quanto e non solo nei modi che pensano quelli alla ricerca di quali carni far cuocere domenica mattina.

Se cominciamo a guardare la cucina ci rendiamo conto che i nostri piatti ci danno ogni giorno prove della nostra Storia. Vediamo ingredienti e prodotti che non hanno origine nella nostra penisola. Il pomodoro fu introdotto in Europa dalle Americhe solo nel ‘500 e dunque molti dei nostri piatti e in modo molto particolare la pizza, sono solo alimenti recenti nella nostra vita quotidiana. Il babà non è un’invenzione di Napoli, ma portato nella città partenopea da soldati polacchi al soldo di Napoleone e i napoletani l’hanno reso unico con l’addizione dello sciroppo che molti di noi adoriamo. Guardiamo i piatti delle regioni meridionali e vediamo tracce inconfondibili degli invasori nel corso dei secoli come i saraceni, i normanni e gli altri invasori che hanno lasciato uno stampo sullo sviluppo, e anche i disastri, che hanno colpito la nostra penisola.

Ma la Storia non è solo ricette. La Storia d’Italia ha molte facce che nemmeno molti italiani in Italia riconoscono. Ci riteniamo un paese cattolico, ma le comunità ebraiche presenti nel paese risalgono all’epoca dell’Impero romano e ci sono importanti comunità di altri rami cristiani come i Valdesi e gli Ortodossi. Basta fare ricerche di cognomi italiani in tutto il paese per vedere la presenza di cognomi di chiare origini greche, arabe, spagnole, francesi, tedesche e altri gruppi per capire gli effetti di millenni di guerre, invasioni e occupazioni straniere, che poi vengono rivelate quando andiamo a fare le nostre ricerche di DNA, e alcuni si scandalizzano perché trovano tracce inattese di altre nazionalità e non solo DNA di un paese che esiste come tale solo dal 1861.

Altra Cultura

Poi, parliamo della letteratura che nell’ultimo secolo ha riservato all’Italia sei Premi Nobel per la Letteratura, ma che sin dai tempi dei Romani ha avuto effetto non solo in Europa, ma anche in tutto il mondo.


Senza la nostra Cultura non esisterebbe la lirica che viene presentata in tutto il mondo ogni giorno e che continua a ispirare nuove opere. I nostri musicisti non hanno mai smesso di scrivere anche altri tipi di musica, che vengono poi riprese da cantanti e musicisti stranieri.

Non abbiamo inventato il cinema, ma i nostri registi e attori sono diventati modelli da seguire, tanto che un regista italiano, Sergio Leone, ha prodotto alcuni film che molti esperti, e anche una grande parte del pubblico internazionale, considerano i migliori esempi del genere di film più americano, il western.

Alla Cultura dobbiamo aggiungere anche i nostri scienziati perché con le loro invenzioni hanno cambiato la nostra vita quotidiana. Marconi con la radio, Meucci con il telefono, Volta con la batteria, Torricelli con il barometro sono solo quattro italiani che hanno cambiato il mondo.

Possiamo andare avanti per volumi per raccontare i contributi culturali di ogni genere dei nostri connazionali, ma per ora dobbiamo solo farci una domanda: perché le ricerche online dimostrano una prevalenza così alta della cucina quando cerchiamo la nostra Cultura?

E anche qui la risposta è semplice ma è anche molto più dolorosa.

Vanità

Noi in Italia, a partire dagli addetti ai lavori, siamo cosi annebbiati dalla grandezza della nostra Cultura che siamo diventati vanitosi e pensiamo che tutti all’estero sappiano quel che abbiamo fatto e quel che c’è da vedere nel paese.


La verità dolorosa è che non è affatto così.

Il semplice fatto che un utente su una pagina degli italo-americani qualche mese fa abbia chiesto “come si chiama la pizza in Italia?” dimostra che lui, come tantissimi americani, compreso non pochi italo-americani, pensano che quel piatto riconosciuto e goduto in tutto in mondo sia un’invenzione americana, ne è la prova.

Soluzione

Dobbiamo essere onesti con noi stessi e capire che dobbiamo fare molto di più per promuovere la nostra Cultura all’estero, a partire proprio dagli italiani all’estero. La prevalenza di post che si concentrano sulla cucina e altre banalità come la Ferrari e magari le legioni romane, non fa altro che dimostrare chiaramente che sanno pochissimo del loro vero patrimonio culturale.

Le scuole all’estero trattano poco i nostri grandi autori, soprattutto nei paesi anglosassoni che conoscono più gli autori francesi o tedeschi che i nostri. Chi è cresciuto in un paese anglosassone, come il sottoscritto, è ben cosciente che per molti degli anglofoni la nostra Cultura è di seconda e anche terza categoria paragonata alla loro.

Mi rendo conto che alcuni esperti in Italia contesteranno questi commenti, ma dalle reazioni dei lettori nel corso degli ultimi anni, sappiamo che saranno i primi a dire che proprio queste sono le condizioni in cui sono cresciuti e dobbiamo tenerlo ben in mente nel programmare le promozioni della nostra Culture a livello internazionale.

Si, la cucina è importante, ma non è affatto il nostro alfiere più importante a livello culturale, anche se è un fattore essenziale della nostra qualità di vita e riflette lo sviluppo storico del paese.


Ma i nostri addetti ai lavori devono cominciare a capire davvero che se all’estero considerano la cucina il simbolo del nostro orgoglio più importante, la nostra Cultura, allora non solo abbiamo sbagliato di grosso nel passato, dobbiamo sapere come cambiare il nostro messaggio nel futuro per farlo finalmente capire a tutto il mondo.

La soluzione è semplice, dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento verso la promozione della nostra Cultura e agire con sagacia e non con la vanità di pensare d’essere i migliori perché, semplicemente, all’estero non lo sanno.

 

di emigrazione e di matrimoni

Italian Culture is not only Cooking

We have never doubted that cooking is a fundamental part of our lives, as traditions and habits, but our Culture is much more than only what we must eat

By Gianni Pezzano

It will seem strange to some readers seeing a headline that could seem banal and for many experts in Italy it could seem like a kind of blasphemy. However, over time and the research for the articles in the “Italians around the world” section we realize more and more that our cooking is seen as the most important expression of our Culture and for many of our relatives and friends overseas it is an essential means for defining their “Italian” identify.


Despite the temptation to treat this statement as a joke, we have to treat it with the seriousness it deserves not only because we have an obligation to find the key to promoting our Culture more and better overseas, starting with our Italian communities overseas, but also because the industries tied to our cuisine are already important sources of money for the country’s economy and therefore they too need major promotions to ensure they continue growing in the future.

Research online

A new article always involves online research for an image that is suitable for the article. For the latest article (https://thedailycases.com/dalla-generazione-italiana-a-generazioni-nuove-from-the-italian-generation-to-the-new-generations/) we searched generically for “Italians overseas”, then “Italian Americans” and finally, to confirm the direction we had already seen, we searched for “Italian Culture”. Even if to a lesser extent, the third search showed a high level of photos of cooking, dishes and food products.

We have never doubted that cooking is a fundamental part of our lives, as traditions and habits, but what amazed us about the searches is that for many it could have greater importance, such as to obscure the fact that our Culture is much more than only what we must eat.

We only have to look at the social media pages of Italians overseas, beginning with the Italian Americans, to see arguments about preparing the Sunday sauce/ragù, if pineapples can be put on pizzas, or requests for finding grandma’s old recipes that have been lost over time to understand that many of our relatives and friends overseas measure their level of Italianness only with the stove and recipes.

But is this truly so? In order to have an answer we have to ask a simple question but one with an answer that is easy and complicated at the same time: What is Culture?

Defining Culture

Effectively Culture is every aspect of our lives and not only the Arts that many experts consider the only aspects of our Culture that we must promote overseas. Therefore, yes, cooking is part of our Culture but not as much and not only in the ways that many of those researching for which meats to cook on Sunday mornings think.

If we start looking at the cuisine we understand that every day our dishes give us proof of our history. We see ingredients and products that did not originate in our peninsula. The tomato was only introduced into Europe from the Americas only in the 16th century and therefore many of our dishes, and in a very particular way the pizza, are only recent additions to our daily lives. The rum babà was not invented in Naples but brought to the city by Polish soldiers fighting for Napoleon and the Neapolitans made it unique by adding the syrup that many of us adore. We look at the plates from the southern regions and we see unmistakable traces of the invaders over the centuries such as the Saracens, the Normans and the other invaders that left their stamp on the development, and even the disasters, which hit our peninsula.

But history is not only recipes. Italy’s history had a lot of faces and not even many in Italy recognize them. We believe we are a Catholic country but the Jewish communities present in the country go back to the times of the Roman Empire and there are other important Christian groups such as the Waldensians and the Orthodox. We only have to look at Italian surnames to see the presence of surnames with clear Greek, Arab, Spanish, French, German and other origins to understand the effects of thousands of years of wars, invasions and foreign occupations that are then revealed when we do our DNA searches and some are scandalized because they find unexpected traces of other nationalities and not only DNA from a country that has existed as such only since 861.

Other Culture

And then let us talk about the literature that in the last century has won six Nobel Prizes for Literature but which, since the times of the Romans, has had an effect not only in Europe but also the whole world.

Without our Culture there would not be the opera that is presented every day around the world and continues to inspire new operas. Our musicians have never stopped writing even other types of music that are then taken up by foreign singers and musicians.

We did not invent the cinema but our directors and actors have become models to follow, so much so that an Italian director, Sergio Leone, produced some films that many experts and even a majority of the world’s audience, consider the best examples of the most American of film genres, the western.

We must also add our scientists to Culture because with their inventions they changed our daily lives. Marconi with the radio, Meucci with the telephone, Volta with the battery and Torricelli with the barometer are only four Italians who changed the world.

We can continue for volumes to tell the cultural contributions of every type by our countrymen and women but for now we only have to ask one question: why does the research online show such a high prevalence of cooking when we research Italian Culture?

And here too the answer is simple but also much more painful.

Vanity

We in Italy, starting with the experts, are so blinded by the greatness of our Culture that we have become vain and think that everybody overseas knows what we have done and what there is to see in the country.

The painful truth is that this is not the case at all.

The simple fact that a user on an Italian American page a few months ago asked “what is the Italian name for pizza?” shows that he, like many Americans, including not a few Italian Americans, think that the dish that all the world recognizes and enjoys is an American invention is proof of this.

Solution

We must be honest with ourselves and understand that we must do much more to promote our Culture overseas, starting precisely with the Italians overseas. The prevalence of posts that concentrate on cooking and other banalities such as Ferrari and maybe the Romans legions do nothing but show clearly that they know very little of their true cultural heritage.

Schools overseas teach little of our great authors, especially in the English speaking countries that know French and German authors more than ours. Those such as I who were born and raised in Anglo-Saxon countries are well aware that for many English language speakers our Culture is second or third rate compared to theirs.

I realize that some experts in Italy will contest these comments but from the reactions of the readers over recent years we know that they will be the first to say just these are the very conditions in which they grew up and we must bear this well in mind when we programme promotions of our Culture internationally.

Yes, cooking is important but it is not at all our most important standard bearer culturally, even if it is an essential factor in our quality of life and reflects the country’s historical development.

But our experts must begin to truly understand that if overseas they consider our cooking as a symbol of our most important source of pride, our Culture, then not only have we made a big mistake in the past, we must know how to change our message in the future to finally make it understood around the world.

The solution is simple, we must change our attitude towards the promotion of our Culture and act wisely and not with the vanity of thinking we are the best because, simply, they do not know it overseas.

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