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La Cina colonizza l’Ecuador costruendo una diga che non funziona

By 11 Gennaio 2019 No Comments

Il Paese latino ha preso in prestito dallo Stato cinese migliaia di milioni di dollari per costruire opere pubbliche e rilanciare l’economia, ma il suo debito pubblico è esploso. Il governo ecuadoriano è alla disperata ricerca di fondi.

di Vito Nicola Lacerenza

Dieci anni fa, il governo dell’Ecuador ha deciso di dare un impulso all’economia nazionale chiedendo in prestito alla Cina 1.700 milioni di euro , in modo da poter avviare la costruzione di infrastrutture necessarie per lo sviluppo: autostrade, ospedali, scuole, ferrovie e, sopratutto, la diga Coca Codo Sinclair. La diga, un’opera immensa, è dotata di numerose centrali idroelettriche ed è nata con lo scopo di produrre un terzo del fabbisogno elettrico della nazione, permettendo allo Stato di risparmiare 600 milioni di euro l’anno. Ma nel 2016, due giorni prima dell’inaugurazione dell’infrastruttura, gli ingegneri ne hanno testato il funzionamento e si sono resi conto  che la diga è una specie di un enorme colabrodo. I tecnici hanno contato 7.648 crepe nei distributori di acciaio che canalizzano l’acqua verso le turbine che, mosse dal flusso dell’acqua, producono energia elettrica. La causa del danno, secondo gli esperti, è da attribuirsi alla pessima qualità dell’acciaio e all’inadeguatezza delle saldature. Le infiltrazioni, inoltre, rischiano di danneggiare le apparecchiature elettroniche presenti nelle centrali idroelettriche che, oltretutto, non è possibile far lavorare a pieno regime senza lasciare al buio gli abitanti delle città circostanti.


Il luogo in cui la diga è stata costruita aggiunge problemi ad un’infrastruttura già in condizioni critiche. La costosissima opera è stata  realizzata vicino al pendio del vulcano Reventador, il quale è ancora attivo. Poi, a ridosso della  Coca Codo Sinclair, si è venuta a creare quella che gli operai della struttura hanno soprannominato la “seconda diga”. Si tratta di una vera  e propria barriera fatta da alberi, rami e detriti di ogni genere, provenienti dalla foresta amazzonica, in cui si trova la “vera diga”. Infrastrutture del genere dovrebbero essere concepite in modo da evitare la formazione di sedimenti, ma non è il caso della  Coca Codo Sinclair, nelle cui tubazioni è stata trovata una considerevole quantità di sabbia. In realtà, le carenze strutturali sono note già dal 2010, da quando un diplomatico cinese, attraverso un’intervista anonima, si è detto “non convinto del progetto”. L’eco della dichiarazione si è fatto più forte quando tredici operai, cinesi e ecuadoriani, hanno perso la vita in un incidente sul lavoro avvenuto durante la costruzione della diga. Il ripetersi di episodi analoghi ha insospettito la polizia che, dopo alcune ispezioni del cantiere, hanno riscontrato la totale assenza dei più elementari protocolli di sicurezza. Questi ultimi, sebbene obbligatori per legge, vengono spesso ignorati da alcune aziende, perché garantire la sicurezza dei propri operai comporta alle imprese costi onerosi.

Risulta più economico, invece, corrompere gli alti funzionari dello Stato per eludere i controlli sulla sicurezza e su altre irregolarità. È quanto avvenuto in Ecuador dove, durante un’indagine, l’ex direttore generale dei lavori di costruzione della  Coca Codo Sinclair è stato intercettato telefonicamente mentre ammetteva di aver ricevuto “mazzette cinesi”. Lo scandalo di corruzione ha coinvolto anche l’ex presidente ecuadoriano Rafael Correa, il quale attualmente si trova in esilio politico in Belgio mentre l’ex vicepresidente è in carcere. La giustizia ha fatto il suo corso, ma i problemi relativi alla diga sono tutt’altro che risolti, primo tra tutti l’enorme debito maturato  dall’Ecuador nei confronti della Cina. Il Paese latino, per ripagare il prestito di 1.700 milioni di euro, dovrebbe versare annualmente alla Banca Nazionale Cinese 125 milioni di euro l’anno. Ma non è in grado, così è costretto a svendere alla Cina l’80% del petrolio ecuadoriano, il quale viene rivenduto dalla Cina a prezzi elevati. Per l’Ecuador l’estrazione di greggio rappresenta la principale fonte di introiti.

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