In Giappone aperta la caccia alle balene. Preoccupati gli ambientalisti


Dopo uno stop durato trent’anni nel Paese nipponico riprende la pesca commerciale dei cetacei, la cui carne è ricercata.

«Mandare al largo le baleniere per la prima volta dopo 31 anni è un momento commovente, mi riempie il cuore di gioia»- ha detto ieri Shigeto Hase, direttore generale dell’Agenzia Giapponese per la pesca, mentre le baleniere si allontanavano dalla costa alla caccia di cetacei. Era dal 1987 che Hase, insieme a tutti gli imprenditori del settore, aspettava di assistere ad una scena del genere. Da quando la Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene (IWC) aveva vietato la pesca commerciale degli enormi animali. Questi ultimi, all’epoca, erano sull’orlo dell’estinzione e così il Giappone, la Norvegia, l’Islanda ed altri Paesi, in cui è largamente praticata la caccia alle balene,  avevano sottoscritto il divieto della IWC in attesa di stabilire nuovi parametri comuni per una pesca sostenibile. Tali criteri però non sono mai stati definiti e le baleniere sono rimaste bloccate nei porti per 30 anni. Un periodo di tempo che ha consentito ai cetacei di ripopolare i mari. Ma  più lr balene aumentavano di numero, più il governo nipponico chiedeva di riaprire la caccia alle balene, giudicandola un “elemento fondamentale  della tradizione culinaria nazionale”.

In effetti, i cetacei fanno parte della gastronomia giapponese da oltre quattro secoli. Il consumo della carne di balena si è molto diffuso durante la seconda guerra mondiale e nel periodo successivo al conflitto. In un Paese devastato dalle bombe,  macellare bovini, ovini e suini era troppo costoso, oltre alla difficoltà di trovarli. La carne di balena invece era alla portata di tutti, al punto che si poteva trovare anche nelle mense scolastiche. Gli ultracinquantenni e gli anziani del Giappone lo ricordano bene e sono proprio loro i più insofferenti al divieto della IWC. Le persone della terza età rappresentano una percentuale altissima della popolazione nipponica. La loro nostalgia per la carne di balena si è trasformata col tempo in una questione di orgoglio nazionale, portando il governo ad uscire dalla IWC nel 2018. Sordo alle condanne internazionali, soprattutto da parte delle associazioni ambientaliste, il Giappone ha annunciato di rilanciare la pesca commerciale dei cetacei. Per 30 anni, le aziende del settore sono sopravvissute grazie ai sussidi statali, circa 46 milioni di euro all’anno. Nel Paese la caccia alle balene però non si è mai fermata del tutto, nemmeno durante il divieto, in cui era solo consentito pescare cetacei per fini scientifici. Ora senza alcuna proibizione, la pesca potrà svolgersi in modo pianificato e 227 baleniere navigano a caccia di cetacei.

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