Diritti umani

Il web tra genitore analogico e figlio digitale, i leoni da tastiera e il diritto

By 9 Agosto 2020 No Comments

Intervista all’avv. Alberta Antonucci fondatrice di Ontheinfluencerside che a Milano fornisce assistenza legale a favore degli Influencers e della loro operatività.

di Anna Maria Antoniazza

In un mondo di leoni da tastiera, persone che si divertono a nascondersi dietro profili finti, capaci di offendere chiunque e la qualunque cosa, spesso con toni gratuitamente offensivi e discriminatori, qual è il ruolo dell’avvocato?

Come la tecnologia, anche la figura dell’avvocato, sebbene ancora allacciata ad una immagine molto classica, si sta evolvendo e sta provando a stare al passo con tutte le problematiche che da cartecee e verbali, sono diventate digitali. 


Circa i leoni da tasteria od odiatori seriali come li definisco io, vediamo come l’avvocato possa e debba interviene in tutti quei casi dove il commento configuri il reato di diffamazione ex art. 595 c.p.. E quindi di fatto, se volessimo semplificare la descrizione, potremmo dire che la diffamazione si verifica tutte le volte in cui la libertà di pensiero smettere di essere tale e diventa portatrice di immagini offense e negative.

Vi sono dinamiche anche di bullismo, cyber bullismo e revenge porn. Un vero problema sociale. I minori sono tutelati dalla legge? Le offese, le manifestazioni di odio sono oramai figlie illegittime della generazione digitalizzata. Ognuno si sente libero di esprimersi senza filtri, incosciente delle conseguenze che una sua affermazione messa nero su bianco nel web possa comportare. Quali azioni di educazione preventiva possono essere adottate?

Nel nostro ordinamento la Legge n.71/2017  sulle “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno cyber bullismo”  ha mosso dei primi passi verso la tutela dei minori. 

Sulla legge nulla quaestio, però va spiegata ai ragazzi!

Ciò che io cerco di fare, sia attraverso i miei social che con il mio lavoro è quello di informare e trasmettere un’educazione digitale ai giovani.

Spesso mi ritrovo con i genitori di utenti molto piccoli che tramite i social network si sono ritrovati intrappolati in dinamiche pericolose, più grandi di loro.

Quando li sento, prima della consapevolezza del problema, arrivano lacrime, dolore, pianti e punizioni. Poi le parole “io non sapevo, non pensavo, non credevo”.

Ed è proprio durante questi dialoghi che mi rendo conto del “buco” generazionale tra genitore analogico e figlio digitale. I giovani non conoscono ancora il peso delle parole e delle loro conseguenze. Ed i genitori a loro volta non conoscono il web e gli strumenti per assistere e guidare i propri figli.

 Il vero ponte è l’educazione digitale per comprendere le regole del web da un lato ed i propri figli dall’altro.

Internet allontana dall’incontro fisico ma al tempo stesso consente di avvicinarsi incredibilmente se correttamente utilizzato, attraverso condivisione di pensieri, immagini e video che rendono fruibile il pensiero individuale anche a chi è lontano da se e/o non ha la possibilità di muoversi. Quali implicazioni positive questo mondo di tastiere e computer collegate virtualmente possono generare per rendere il mondo più inclusivo?

Pensiamo agli effetti virali positivi, alla condivisione delle campagne sociali, agli appelli di aiuto. Questo è il lato bello della rete, la possibilità di fare squadra e di aiutarsi da tutto il mondo. Non dimentichiamoci il movimento contro il razzismo black lives matter nato sui social o la voce che i social hanno dato a ragazzi/e per presentarsi senza paure al mondo nelle loro bellissime diversità.

Per arrivare alla forza che gli utenti hanno ritrovato nelle piattaforme per abbattere il mostro del pregiudizio ed affrontare il racconto di tematiche da sempre etichettate come tabù.

Il web è bello, è libertà liquida. 

Ma sempre nel rispetto della dignità altrui che coesiste con una buona educazione digitale!


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