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Italiani nel Mondo

Il timore di imparare una nuova lingua, l’Italiano-The fear of learning a new language, Italian

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di emigrazione e di matrimoni

Il timore di imparare una nuova lingua, l’Italiano

Nel marzo dell’anno scorso, nei giorni prima della prima chiusura della pandemia, ho incontrato a Reggio Emilia Sergio Bevilacqua, un editore italiano, per discutere un suo progetto. Lui vuole far aumentare il numero di libri in lingua italiana venduti negli Stati Uniti rispetto ai circa 50mila attuali all’anno, ad almeno un milione di volumi. Un progetto lodevole, ma, come gli ho spiegato con tristezza, un progetto irrealizzabile nel breve termine per il semplice motivo che non c’è abbastanza gente in quel paese capace di leggere l’italiano per poterlo fare.

Perciò, per poter realizzare questo bellissimo sogno ci vuole un progetto serio e ben programmato e coordinato, che deve vedere partecipe tutta l’editoria italiana, per incoraggiare gli italiani non solo negli Stati Uniti, ma anche in tutti i paesi dove ci sono comunità italiane importanti, nel voler imparare la nostra lingua a un livello che li renda finalmente capaci di poter leggere i nostri libri, capolavori e non, nelle versioni originali.

Ma per fare ciò, i nostri addetti ai lavori devono capire una realtà profonda e anche triste, e cioè per molti, anche in Italia, imparare un’altra lingua fa paura perché spesso vuol dire cambiare mentalità, cosa che spesso intimorisce chi inizia il percorso per una lingua nuova.

Per questo motivo, per incoraggiare la gente a voler imparare la nostra lingua, dobbiamo far capire a loro che vale davvero la pena fare un passo del genere, fornendo libri di autori italiani nelle lingue più importanti del mondo.

Qualcuno dirà che fare questo passo è un paradosso, ma rispondo con una semplice domanda; nelle librerie in Italia, quanti scaffali sono dedicati a libri di traduzioni in italiano di autori di altre lingue, ed in modo particolare l’inglese? Chi frequenta le nostre librerie sa che la risposta è: moltissimi, anche perché l’inglese è la lingua straniera più studiata in Italia. Il risultato incredibile di questo fatto è che molte librerie italiane probabilmente campano più con le vendite degli autori stranieri tradotti che con quelle di libri italiani.

Ora facciamoci una seconda domanda, nelle librerie all’estero quanti scaffali sono dedicati a traduzioni di libri italiani nelle lingue locali? La risposta deludente è, pochissimi. Certo troverai alcuni classici come la “Divina Commedia”, “Il Principe” di Machiavelli ed il “Decamerone” di Boccaccio, magari Elsa Morante e autori di moda, e una volta i libri di “Don Camillo” di Giovanni Guareschi, ma, in ogni caso, il numero di libri italiani disponibili non è pari al valore della nostra Letteratura. Quindi, i figli e discendenti dei nostri emigrati hanno poche opportunità di poter leggere i nostri capolavori per avere un’idea vera della nostra letteratura.

Gli addetti alla cultura in Italia parlano spesso di promuovere la nostra Cultura all’estero, a partire dagli italiani all’estero, ma ho visto in due edizioni degli Stati Generali della Lingua Italiana la cruda realtà che pochi di loro sanno davvero le condizioni di vita di chi nasce e cresce in altri paesi dove la nostra Cultura e Storia non sono insegnate come parte importante del curriculum scolastico.

Peggio ancora, molto spesso i programmi RAI all’estero spesso utilizzano un italiano che confonde chi abita all’estero. Non solo nei salotti televisivi su temi speciali, ma anche in commedie, documentari, ecc., cosa che non fa altro che intimorire ancora di più i figli e i discendenti degli emigrati italiani. E, come abbiamo detto più volte nel passato, questo è il motivo per cui la RAI dovrebbe fornire sottotitoli in lingue straniere nei suoi programmi all’estero.

Allora, se davvero teniamo a promuovere la nostra Cultura in modo serio nel mondo, dobbiamo tenere ben in mente le condizioni nei paesi di residenza degli italiani nel mondo.

Per questi motivi non bastano manifestazioni e mostre di addetti ai lavori in Italia, bensì l’attiva e costante partecipazione degli addetti ai lavori all’estero che possono fornire le informazioni necessarie per formulare programmi seri ed efficaci, per incoraggiare i discendenti degli emigrati ad imparare la nostra lingua e quindi far aumentare in modo massiccio le vendite dei nostri libri, film e musica al pubblico internazionale, prima in traduzione, e poi nelle versioni originali, e quindi dare un contributo importante alla nostra economia.

Ma per fare ciò dobbiamo essere ben coscienti che non si fanno programmi con espressioni di buone intenzioni, ma capendo fino in fondo che questi progetti avranno bisogno di anni per fornire risultati importanti e che saranno impossibili senza la partecipazione degli esperti all’estero.

The fear of learning a new language, Italian

 

di emigrazione e di matrimoni

In March last year, in the days before the first lockdown of the pandemic, I met in Reggio Emilia Sergio Bevilacqua, an Italian publisher, to discuss one of his projects. He wants to increase the number of books in Italian sold in the United States from the current fifty thousand a year to at least a million. A praiseworthy project but, as I explained to him with some sadness, it is a project that cannot be achieved in the short term for the simple reason that there are not enough people in that country who can read Italian to be able to do so.

Therefore, to be able to make this beautiful dream come true there needs to be a serious and well programmed and coordinated programme that must be done by of all Italy’s publishing industry to encourage Italians not only in the United States but also in all the countries where there are major Italian communities to want to learn our language to a level where they will finally be capable of reading our books, masterpieces or otherwise, in the original versions.

But to do this our experts must understand a deep and also the sad reality for many people, also in Italy, that learning another language is scary because it often means changing mentality that often intimidates those who start on the path of a new language.

For this reason, in order to encourage the people to want to learn our language we must make them understand that is really is worth the effort to take such a step, by providing books by Italian authors in the world’s most important languages.

Some will say that taking such a step is a paradox but I answer with a simple question: how many shelves in Italy’s bookshops are dedicated to books translated into Italian by authors of other languages and especially English? Those who frequent our bookshops know that the answer is very many, also because English is the foreign language most studied in Italy. The incredible result of this fact is that many Italian bookshops probably survive more from the sales of foreign authors in translation than from the sales of Italian books.

Now let us ask another question: how many shelves in overseas bookshops are dedicated to translations of Italian books into the local languages? The disappointing answer is very few. Of course you will find some classics such as the “Divine Comedy, Machiavelli’s “The Prince” and Boccaccio’s “Decameron”, maybe Elsa Morante and fashionable authors, and once the “Don Camillo” books by Giovanni Guareschi but in any cases the number of Italian books available is not on a par with the value of our literature. Therefore, the children and descendants of our migrants have few opportunities to be able to read our masterpieces to have a true idea of our literature.

The experts in Italy often talk about promoting our Culture overseas, starting with the Italians overseas, but in two editions of the Estates General of the Italian Language I have seen the crude reality that few of them really know the conditions of the lives of those born and raised in other countries where our Culture and history are not taught as an important part of the normal school curriculum.

Worse still, very often RAI’s programmes overseas use an Italian that confuses those who live overseas. Not only TV talk shows on special issues but also in comedies, documentaries, etc, that do nothing but intimidate even more the children and descendants of Italian migrants. As we have said a number of times in the past, this is the reason why RAI should provide subtitles in foreign languages in its overseas programmes.

So, if we really want to promote our Culture in a serious way worldwide we must bear well in mind the conditions in the countries of residence of the Italians around the world.

For these reasons events and exhibitions by the experts in Italy are not enough but rather the active and constant participation of the experts overseas who can provide the information necessary to formulate serious and effective programmes to encourage the descendants of migrants to learn our language and therefore to give us the possibility to see a massive increase in the sales of our books, films and music to the international public, first in translation and then in the original versions and thus give a major contribution to our economy.

But to do this we must be well aware that we cannot carry out programmes with expressions of good intentions but by understanding full well that these projects require years to deliver important results and that they will be impossible without the participation of overseas experts.