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Il Regista e la Città di Potere, Roma – The Director and the City of Power, Rome

By 8 Settembre 2020 Ottobre 16th, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il Regista e la Città di Potere, Roma

Luigi Magni era un regista poco conosciuto dal pubblico internazionale, in certi sensi i suoi film sono troppo italiani, anzi, troppo romani, per essere apprezzati del tutto dal pubblico mondiale

Lo sappiamo tutti che Roma non è una città qualunque, la chiamiamo la Città Eterna e ci meravigliamo dei suoi palazzi, la Basiliche e monumenti per poi dimenticare che da oltre duemila anni Roma è soprattutto una Città di Potere.

Infatti, per capire davvero la politica d’Italia oggi bisogna capire Roma e la sua Storia, non durante le glorie dell’Impero Romano, ma soprattutto durante il periodo che pochi all’estero conoscono, il Risorgimento che formò un paese che i romani originali non avrebbero mai immaginato perché per loro Roma era tutto, e la penisola non era altro che uno dei territori che controllavano non solo con “l’ordine” come molti pensano, ma soprattutto col terrore d’essere soggetto al potere comandato dagli imperatori per secoli.


Per capire veramente la politica italiana faremmo molto meglio a cercare di capire cosa succedeva in quella città quando il potere di Roma era quello del Papa e l’arrivo  dei piemontesi per mettere sul trono del nuovo paese un re che all’epoca ancora parlava più  il francese che la lingua che parliamo oggi.

E solo un regista cinematografico romano poteva darci film capaci di farci capire capitoli importanti del Risorgimento che fanno vedere le facce di personaggi storici, famosi e non, e soprattutto come un arnese nato dai rivoluzionari in Francia era utilizzato dalle autorità papaline per cercare disperatamente di mantenere il potere che non poteva più esistere in un mondo sempre più laico, la ghigliottina.

Il regista

Luigi Magni era un regista poco conosciuto dal pubblico internazionale, in certi sensi i suoi film sono troppo italiani, anzi, troppo romani, per essere apprezzati del tutto dal pubblico mondiale, però la sua filmografia, e in modo particolare tre film, spiegano come i giochi di poteri politici a Roma, spesso tra varie fazioni nella chiesa, hanno deciso la vita e morte dei romani nel vano tentativo di mantenere un regno che poco aveva da fare con i Vangeli di Gesù Cristo.

In ordine della Storia questi film sono “Nell’Anno del Signore” (1969) ambientato nel 1825, “In Nome del Papa Re” (1977) ambientato nel 1868 e “Arrivano i Bersaglieri” (1980) che racconta la caduta di Roma con la breccia di Porta Pia il 20 settembre 1870 che segnò la fine dello Stato Pontificio e la riunificazione totale della penisola sotto la bandiera tricolore della famiglia reale piemontese, i Savoia.

Molti dei personaggi di questi film sono personaggi veri a partire da coloro che finiranno sotto la ghigliottina nei primi due film, e il terzo film spiega bene a chi è nato e cresciuto all’estero perché tutte le città e moltissime dei paesi in Italia hanno strade o piazze intitolate al 20 settembre.

Le storie non sono totalmente fedeli ai fatti storici, però i temi trattati in ciascun film ci fanno pensare a cosa doveva dire vivere in periodi burrascosi dove bastava una parola per trovarsi accusati di lesa maestà verso un monarca, che era anche a capo di una Chiesa ancora potentissima, ma soggetto a fazioni, come è normale per Roma sin dalla sua nascita leggendaria con Romolo e Remo.

Carbonari

In “Nell’Anno del Signore” vediamo la lotta del Papato contro i celebri “carbonari”, una setta segreta che sognava un’Italia unita, libera dal potere del Papa e i suoi “principi”, i cardinali che facevano i giochi loschi anche loro. I protagonisti non solo semplicemente i carbonari Leonida Montanari e Angelo Targhini, ricordati nella città con una lapide come si vede alla fine dal filmato sotto. Il Cardinale Rivarola, interpretato dal grande Ugo Tognazzi, era un personaggio importante dell’epoca e spietato come mostrato nel film e ricordato ancora oggi nella Romagna, in modo particolare a Faenza, per la soppressione delle sommosse anti-papali. Però due altri personaggi del film ci fanno vedere facce di Roma dell’epoca che il pubblico internazionale non conosce.

Il primo è il calzolaio Cornacchia, interpretato da Nino Manfredi, che rappresenta il “Pasquino” di turno di una grande tradizione romana. Pasquino è il nome di una statua a Roma dove per oltre cinque secoli i dissidenti locali lasciavano in modo anonimo messaggi di sdegno e protesta contro il potente di turno, spesso in rima, sia in latino che in romanesco. Spesso la pena per tali espressioni era una morte atroce.

Il secondo personaggio fa ancora parte delle tradizioni romane moderne ma in un modo molto inatteso. Mastro Titta, nome vero Giovanni Battista Bugatti, fu il boia del Papa dal 1796 al 1864 durante il quale ha “giustiziato” 514 persone, a volte criminali veri, ma spesso dissidenti e rivoluzionari che tramavano contro il papa, ciascuno “schedato” meticolosamente nel suo taccuino. Oggi Mastro Titta è uno dei personaggi del grande spettacolo musicale teatrale “Rugantino” in un ruolo creato apposta per l’attore romano per eccellenza Aldo Fabrizi. In questo modo Mastro Titta è ancora ricordato dalla città che viveva sotto ‘l’ombre’ delle sue mansioni macabre.

A proposito di Mastro Titta, una vecchia tradizione romana dell’epoca era di portare i figli a vedere il patibolo e la ghigliottina e alla caduta del condannato, oppure della lama della ghigliottina, i padri davano uno schiaffo ai figli per fare capire a loro che non dovevano commettere “l’errore” del condannato.

Questo film mette insieme scene inventate con fatti veri, ma in fondo il film ci induce a pensare cosa doveva dire vivere a Roma in quell’epoca e questa impressione è rafforzata in modo magistrale nel secondo film nominato sopra.

Corte Papale

“In Nome del Papa Re” inizia con un giudice papale, interpretato in modo straordinario da Nino Manfredi, che detta le sue dimissioni dalla Corte Pontificia. Il dettato viene interrotto da un’esplosione.  Lo scoppio era di un attentato vero alle caserme degli Zuavi, i mercenari per il Papa, che causò 27 morti, compresi due civili. Così inizia il tema centrale del film con l’arresto di due patrioti romani Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti che finiranno anche loro sotto la ghigliottina.

Più del primo film, capiamo che il papato degli ultimi decenni non era affatto una monarchia illuminata, bensì una monarchia assoluta e che i detentori dei vari livelli di potere attorno il trono, anche se di San Pietro, tramavano per mantenere potere per sè stessi.

Non entriamo nei dettagli della trama che, come il primo film, mette insieme fatti veri con vicende inventate. Però, quel che rende il film importante non è soltanto vedere i giochi occulti attorno il processo per convincere il Papa a confermare la condanna a morte, ma la scena del processo, con la difesa degli imputati, non presenti al processo, proprio da parte del protagonista che voleva dimettersi dal tribunale perché non credeva più nello Stato che aveva difeso nel passato.

Questa difesa, che vediamo sotto, è non solo emotiva, ma anche controversa perché, all’epoca dell’uscita del film, l’Italia era ancora soggetta alla minaccia dei terroristi, di destra e di sinistra, che terrorizzavano il paese durante i cosiddetti “Anni di Piombo”.

Il film tratta temi importanti ed inattesi che non sveleremo qui, però nel film non abbiamo bisogno di vedere gli ultimi istanti dei due condannati nel 23 novembre 1868, perché la scena finale è una condanna definitiva e devastante delle azioni di chi agiva in nome del potere, cioè del Papa Re, invece che secondo i dettati del Nuovo Testamento che dovrebbero guidare i prelati.

Caduta finale

Con la Breccia di Porta Pia il 20 settembre, 1870 è diventato la data simbolo della fine del Risorgimento e la caduta dello Stato Pontifico, ma come si capisce benissimo nel terzo film, il giorno che doveva essere l’inizio della creazione dell’Italia nuova e moderna, non fu che l’inizio del fallimento di quei sogni che non si sono mai realizzati del tutto.

“Arrivano i Bersaglieri” ci fa vedere quel giorno veramente storico, e, nel concentrarsi sulla vita di una potente famiglia romana aristocratica, capiamo perfettamente l’inizio dei passi che ci hanno portato alla situazione attuale della politica italiana che non ha mai superato i giochi di potere occulti che avevamo visto nei primi due film.

Infine, questo film dimostra magistralmente anche un aspetto della Storia che molti dimenticano, che i rivoluzionari del passato spesso sono i conservatori d’oggi. Non sempre chi crede in un ideale lo segue dopo i sogni e le delusioni della gioventù.

Messi insieme questi tre film sono una lezione importante per iniziare a studiare e capire cos’è stato il Risorgimento che portò all’Italia d’oggi. Non perché i fatti storici sono precisi, in molti casi l’opposto è vero, ma perché ci danno una chiave per capire che la Storia non è fatta soltanto da gente come Mazzini, Garibaldi e Cavour, tradizionalmente i tre punti di riferimento del Risorgimento, ma soprattutto da gente come Montanari, Targhini, Monti e Tognetti che hanno pagato il prezzo più alto per creare un paese nuovo, l’Italia che ha come capitale una vera città di Potere, Roma.

 

di emigrazione e di matrimoni

The Director and the City of Power, Rome

Director Luigi Magni was little known by the international audience, in some ways his films were too Italian, indeed too Roman, to be fully appreciated for the world’s audience

We all know that Rome is not just any city. We call her the Eternal City and we marvel at its buildings, the Basilicas and the monuments to then forget that for more than two thousand years Rome has been above all a City of Power.

In fact, in order to understand Italy’s politics today we must understand Rome and  her history, not during the glories of the Roman Empire but especially during the period that few people overseas know, the Risorgimento that shaped a country the original Romans would never have imagined because for them Rome was everything and the peninsula was only one of the territories they controlled not only with “order” as many think but above all with the terror of being subjected to the power commanded by the Emperors for centuries.

To truly understand Italian politics we would do worse than to try and understand what happened in that city when the power in Rome was that of the Pope and the arrival of the Piedmontese who put on the throne of the new country a King who at the time spoke French more than the language we speak today.

And only a film director from Rome could give us films that let us understand major chapters of the Risorgimento which show the faces of historical characters, famous and otherwise, and especially how a tool that had been created by revolutionaries in France, the guillotine, that was used by the Papal authorities to desperately try to keep power that could no longer exist in an increasingly secular world.

The director

Director Luigi Magni was little known by the international audience, in some ways his films were too Italian, indeed too Roman, to be fully appreciated for the world’s audience. However, his filmography, and in particular three films, explain how the political power games in Rome, often between various factions of the Church, decided the life and death of Romans in the vain attempt to keep a kingdom that had little to do with Gospels of Jesus Christ.

In order of history these films are “Nell’Anno del Signore” (The Conspirators, 1969) set in 1825, “In Nome del Papa Re” (In the Name of the Pope King, 1977) set in 1868 and “Arrivano i Bersaglieri” (no known title in English, 1980) that tells the story of the Breach of Porta Pia (one of Rome’s gates) on September 20, 1870 that marked the end of the Papal State and the total reunification of the peninsula under the tricolour flag of the Piedmontese Royal Family, the Savoias.

Many of the characters of these films are true figures starting with the men who will end up under the guillotine in the first two films and the third film explains very well to those who are born and raised overseas why every city and many of the small towns in Italy have streets or piazzas called “20 settembre”.

The stories are not totally faithful to historical facts, however, the themes of each film make us think what it must have been like to live in stormy times where it a single word was enough to be accused of treason towards the monarch who was also the Head of a Church that was still powerful but subject to factions, as has been normal in Rome since its legendary birth with Romulus and Remus.

Carbonari

In “Nell’Anno del Signore” we see the Papacy’s struggles against the famous “carbonari”, a secret sect that dreamed of a united Italy free from the power of the Pope and his “Princes”, the cardinals who also played shady games. The characters are not simply Leonida Montanari and Angelo Targhini, remembered in the city with a plaque that is seen at the end of the video below. Cardinal Rivarola, interpreted by the great Ugo Tognazzi, was a major figure of the time and as ruthless as shown in the film. He is still remembered today in the Romagna, in particular in Faenza, for the suppression of the uprising against the Papacy. However, two other characters in the film let us see faces of Rome that the international audience does not know.

The first one is the cobbler Cornacchia, interpreted by Nino Manfredi, who represents the then “Pasquino” of a great Roman tradition. Pasquino was the name given to a statue in Rome where for more than five centuries the local dissidents left anonymous messages in both Latin and Roman dialect of indignation and protest against the ruling power in the city, usually in rhyme. Often the punishment for such expressions was an excruciating death.

The second character still plays a part in modern Roman tradition but in a very unexpected way. Mastro Titta, real name Giovanni Battista Bugatti, was the Pope’s executioner between 1796 and 1864 during which he executed 514 people, sometimes real criminals but often dissidents and revolutionaries who plotted against the Pope, each one meticulously “catalogued” in his notebook. Today Mastro Titta is one of the characters of the great musical stage show “Rugantino” in a role created specifically for the Roman actor par excellence Aldo Fabrizi. In this way Mastro Titta is still remembered in the city that lived in the shadow of his macabre duties.

Speaking of Mastro Titta, an old Roman tradition at the time was to take the children to see the gallows and the guillotine and at the fall of the condemned man, or of the guillotine’s blade, the fathers slapped the children to make them understand that they should not repeat the condemned man’s “mistake”.

This film puts together fictional scenes with true facts but basically the film leads us to consider what it meant to live in Rome at the time and this impression is reinforced masterfully in the second film.

Papal Court

“In Nome del Papa Re” begins with one of the Pope’s judges, interpreted by an extraordinary Nino Manfredi, dictating his resignation from the Papal Court. The dictation is interrupted by an explosion. The explosion was a true bombing at the barracks of the Zouaves, the Pope’s mercenary soldiers, which caused 27 deaths, including 2 civilians. So begins the central theme of the film with the arrest of two Roman patriots, Giuseppe Monti and Gaetano Tognetti, who will also end up under the guillotine.

More than the first film, we understand that the Papacy of the final decades was not at all an enlightened monarchy but an absolute monarchy and that the holders of the various levels of power around the throne, even if it was Saint Peter’s, plotted to keep power for themselves.

We will not enter into the details of the plot that, like the first film, puts together true facts with fictional scenes. However, what makes the film important is not only seeing the hidden games around the trial to convince the Pope to confirm the death penalty but the scene of the trial, with the defence of the accused who were not present at the trial, precisely by the protagonist who wanted to resign from the tribunal because he no longer believed in the State that he had defended in the past.

This defence, which we see in the video below, is not only emotional but was also controversial because at the time of the film’s release Italy was still subject the threat of the terrorists, of the left and the right, who were terrorizing the country during the so-called “Anni di Piombo” (Years of lead).

The film deals with major and unexpected issues that we will not reveal here, however, in this film we do not have to see the final moments of the two condemned men on November 23, 1868 because the final scene is a definitive and devastating condemnation of the actions of those who acted in the name of power, that is of the Pope King, instead of according to the dictates of the New Testament.

Final Fall

With the Breach of Porta Pia (one of Rome’s gates) the 20th September, 1870 became a symbolic date for the end of the Risorgimento and the fall of the Papal State but, as we understand very well in the third film, the day that should have been the start of the creation of a new and modern Italy was only the start of the failure of dreams that never quite came true.

“Arrivano i Bersaglieri” lets us see that truly historic day and by focussing on the life of a powerful aristocratic Roman family we understand perfectly the start of the steps that brought us to the current political situation in Italy that never overcame the games of hidden powers that we saw in the first two films.

Finally, this film also masterfully shows an aspect of history that many forget, that yesterday’s revolutionaries are often today’s conservatives. Those who believed in an ideal when they were young do not always follow it after the dreams and the disappointments of their youth.

Put together these three films are an important lesson for starting to study and understand the Risorgimento that led to today’s’ Italy. Not because the historical facts are precise, in many cases the opposite is true, but because they give us a key to understanding that history is not made only by great men such as Mazzini, Garibaldi and Cavour, traditionally the three points of reference of the Risorgimento, but above all by people like Montanari, Targhini, Monti and Tognetti who paid the highest price for the creation of a new country, Italy that has as its capital a true City of Power, Rome.


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