Italiani nel Mondo

Il dolore eterno del Migrante – The Migrant’s never ending pain

By 16 Febbraio 2018 No Comments

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Il dolore eterno del Migrante

La decisione di emigrare non è mai facile, ma per quanto sia sofferta, al momento di partire non si capisce mai il vero prezzo che paga chi lascia il paese per fare una vita nuova.
di Gianni Pezzano

La decisione di emigrare non è mai facile, ma per quanto sia sofferta, al momento di partire non si capisce mai il vero prezzo che paga chi lascia il paese per fare una vita nuova. Poi sarà la crudeltà del tempo a svelare il vero dolore dovuto alle lunghe distanze e a sentirlo non è sempre il migrante, ma anche i suoi figli e discendenti.

Dal telegramma al messaggio
Al risveglio sabato mattina ho trovato sul cellulare il messaggio che temevo sin dal primo giorno in Italia. Era deceduto zio Rocco, l’ultimo degli otto fratelli e sorelle di mio padre e con lui è andata a migliore vita un’intera generazione della parte paterna della mia famiglia. Non sarà l’ultimo messaggio del genere e non diventano mai meno dolorosi, anzi…


Passata la prima reazione di tristezza, che è aumentato da allora, mi sono ricordato dello strillo di mia madre quella sera di cinquant’anni fa all’arrivo del telegramma con la notizia della morte di nonno. Il cambio di tecnologia non ha fatto niente per ridurre il dolore.

Quella è stata la mia prima vera esperienza del dolore del migrante. Due anni prima i nonni materni erano venuti in Australia per trovare i nuovi generi e soprattutto i nipotini che conoscevano solo dalle pochissime parole nelle rare telefonate, e le foto scambiate nel lungo scambio di lettere tra mamma e nonna. Purtroppo non abbiamo mai conosciuto i nonni paterni. Nonno era già deceduto prima del matrimonio di mamma e papà ed ero troppo giovane per ricordare quando nonna l’ha seguito qualche anno dopo.

Funerali e commemorazioni
Per i figli del deceduto la notizia è resa ancora più dolorosa dalla consapevolezza che è quasi impossibile arrivare in Italia per il momento più fondamentale di queste occasioni, i funerali. Non sempre ci sono i soldi per comprare i biglietti, bisogna trovare un posto per poter partire immediatamente e, nel caso degli emigrati oltreoceano, anche la lunghezza del viaggio svolge un ruolo fondamentale per determinare se arriverai in tempo o no.

Poi, se il passaporto è scaduto, bisogna rinnovarlo d’urgenza, impossibile se la notizia arriva in un weekend e il tempo si allunga nel caso di cittadini italiani che devono anche mettere il visto  di residenza sul passaporto nuovo per poter rientrare nel paese di residenza.

Inevitabilmente, invece di partire, questo vuol dire organizzare una messa di suffragio. Ci sono famiglie all’estero che ancora seguono la tradizione di una volta in Italia per i decessi e, in un caso pochi anni fa in Australia, c’erano persino le urlatrici di una volta per l’entrata e l’uscita della bara sia alla messa, che al rosario in chiesa la sera prima.

Dopo di questo bisogna aspettare il prossimo viaggio in Italia per poter finalmente rendere il giusto omaggio al cimitero del paese. E a volte ci vogliono anni per poterlo fare.

Allo stesso modo la distanza impedisce all’immigrato di poter dare appoggio a parenti colpiti da malattie come abbiamo capito con la malattia mortale di mia cugina diciannovenne Marina. Ci siamo sentiti impotenti di non essere potuti stare vicino agli zii in quei mesi che sembravano allo stesso tempo eterni e brevissimi.

Gioia e dolore
Paradossalmente il dolore non si limita solo ai momenti tristi, ma in un modo inatteso anche ai momenti di gioia. La mancanza di genitori, zii e cugini dall’Italia nei matrimoni all’estero è sempre stata molto sentita e la lettura di messaggi di auguri e oggigiorno di messaggi via internet sullo schermo nella sala del ricevimento non potranno mai prendere il posto della presenza fisica dei parenti amati.

Di seguito, arriva il momento di tristezza in quel che di solito sono le occasioni più felici, la nascita dei figli perché i genitori non hanno l’occasione di presentare i pargoletti ai nonni e le neo madri non possono chiedere consigli alla madre negli inevitabili momenti difficili che ognuna incontra con il primo figlio.


Allo stesso modo, molti figli di emigrati non hanno l’opportunità di conoscere davvero i nonni che tutti sappiamo svolgono un ruolo essenziale nella vita di ciascuno di noi.

I cambi del tempo
Quando eventualmente si ritorna in Patria il migrante si rende conto del passaggio del tempo e capisce il resto del prezzo che ha dovuto pagare per la decisione di emigrare. Trova l’amato paese cambiato cosi tanto da essere irriconoscibile. Ma i cambiamenti più grandi si trovano nelle persone e le foto e le lettere non potranno mai servire come preavviso di quel che si troverà.

Nel caso di mia madre al ritorno al paese di nascita, ha rivisto la sorella minore che aveva una decina di anni quando era partita e l’ha ritrovata donna sposata con due figli. Benché si amassero tanto, era ovvio che quelle diffidenza naturale tra sorelle di una ventina di anni di differenza d’età era diventata ancora più grande e non è mai spartita del tutto per il resto delle loro vite.

Il migrante fa il giro del paese e non trova i luoghi preferiti di una volta, magari vuole andare al barbiere per fare i capelli e scopre che è in pensione, oppure che è passato a migliore vita. Senza scordare che probabilmente sono gli emigrati al loro ritorno che si rendono più conto dei cambiamenti enormi in Italia degli ultimi decenni.

Per noi figli di migranti quei viaggi diventano odissee di scoperte della famiglia, visite a parenti sconosciuti fino a quel punto e visite a cimiteri che fanno capire che la Storia della famiglia non era iniziata con l’arrivo nel nuovo paese come spesso può sembrare, ma risale a periodi ben più antichi.

Per chi ha pochi cugini a casa, scoprire i cugini nuovi in Italia è una vera sorpresa, ma poi capisci che c’è una barriera in mezzo, non per mancanza di amore famigliare, ma per motivi di lingua, usanze ed esperienze totalmente diverse da quelle del paese di residenza.


Naturalmente alla fine del viaggio ci sono gli scambi di promesse di mantenere i contatti, ma anche in questo la distanza si fa sentire e tra il fuso orario, gli studi, oppure il lavoro inevitabilmente i contatti sono relegati alle feste e le importanti occasioni di famiglia con telefonate brevi.

La vita non è eterna, ma per la natura delle sue esperienze, è il migrante quello che è più sensibile ai suoi effetti proprio perché i ritorni in Italia non sono regolari e li nota subito sui volti dei cari.

Due famiglie
Con i decenni i due rami della famiglia diventano due realtà totalmente diverse. Alcune riescono a mantenere contatti ma poi le naturali evoluzioni causate da matrimoni e le nuove generazioni con parenti non più italiani e la perdita della lingua italiana all’estero porta alla fine del rapporto effettivo tra le famiglie e anche questo può essere motivo di dolore

Però, l’esperienza dimostra che i nipotini degli immigrati vorranno sapere le proprie origini, sia italiana che altre. Così cominciano a fare le ricerche e ci sono casi in cui parenti di terzo, quarto e quinto grado ristabiliscono i contatti persi.

Questo ora sta diventando sempre più frequente e come paese dobbiamo cominciare a capire che bisogna aiutare questi nostri parenti e amici a ritrovare il loro passato che, in fondo, è anche il nostro. L’aver perso contatti non vuol dire non poter riprendere il discorso, anche perché ritrovare i parenti persi ci rende tutti più ricchi, in tutti i sensi.

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The Migrant’s never ending pain

The decision to migrate is never easy but, no matter how hard the decision, at the moment of departure we never understand the true price paid by those who leave a country for a new life
By Gianni Pezzano


The decision to migrate is never easy but, no matter how hard the decision, at the moment of departure we never understand the true price paid by those who leave a country for a new life. It will then be the cruelty of time that will uncover the true pain caused by long distances and the ones who feel it are not only the migrants, but also the children and descendants.

From telegrams to messages
When I woke up Saturday morning there was a message on my mobile phone that I had feared since the first day in Italy. My uncle Rocco had passed away, the last of my father’s eight brothers and sisters and with him an entire generation of the paternal side of my family ended. It will not be the last such message and they never become because less painful, in fact…

After the first moment of sadness, which has grown since then, I remembered my mother’s scream that evening fifty years ago when the telegram arrived to tell us of the death of nonno (grandfather). The change of technology has done nothing to reduce the pain.

That was my first true experience of the migrant’s pain. Two years before my maternal grandparents had come to Australia to meet the new in-laws and above all the grandchildren that they knew only from a few brief words in the rare telephone calls and the photos sent during the long exchange of letters between my mother and nonna (grandmother). Sadly I never met my paternal grandparents. Nonno had died before my parents’ wedding and I was too young to remember when nonna followed a few years later.

Funerals and commemorations
The news is made even more painful for the children of the deceased by the awareness that it is almost impossible to get to Italy in time for the most important moment of these occasions, the funeral. The money may not be there to pay for the ticket, you need to find a place on a plane to be able to leave immediately and, in the case of the migrants in other continents, the length of the trip is a deciding factor whether or not you arrive in time.

Then, if your passport has expired, you have to renew it urgently, impossible if the news arrives in the weekend and the time is longer for Italian citizens who must get the resident’s visa on the new passport to be able to reenter the country.


Inevitably, rather than leaving, this means organizing a mass in memory of the deceased. There are families overseas who still follow Italy’s old traditions for mourning and in one case a few years ago in Australia, there were even the urlatrici of years gone by, women who are paid to scream when the coffin enters and leaves the church at both the funeral and the Rosary the evening before.

After then it is a matter of waiting for the next trip to Italy to be able to finally making the proper homage at the cemetery of the hometown. At times years can go by.

In the same way distance blocks the migrant from being able to give support for relatives hit by illness as we understood with my nineteen year old cousin Marina’s fatal disease. We felt helpless that we could not be at the side of our uncle and aunt in those months that seemed to be brief and never ending at the same time.

Joy and pain
Paradoxically the pain is not limited only to sad moments but, unexpectedly, it is also felt at times of joy. The non absence of parents, uncles, aunts and cousins from Italy at weddings overseas is always sorely felt and the reading of messages and nowadays of video messages via internet shown on a screen during the reception can never take the place of the physical presence of cherished relatives.

Subsequently, there is also a moment of sadness in what are usually joyous occasions, the births of the children, because the parents cannot present the new born child to the grandparents and the new mothers cannot ask their mothers for advice in those inevitable difficult times that each one has with the first child.

In the same manner many children of migrants never had the chance to truly know their grandparents who, as we all know, play an essential role in all our lives.

The changes of time
Eventually when the migrant returns to his homeland he realizes the passage of time and understands the full price he had to pay for having decided to migrate. He finds his beloved town changed so much that it is now unrecognizable. But the greatest changes are those of the people that photos and letters can never show as advance warning.

In the case of my mother, when she returned to her hometown she saw once more her younger sister who was only ten years of age when she left, but she found a married woman with two children, Although they loved each other very much, it was obvious that the natural diffidence between sisters born twenty years apart was even greater and never totally disappeared for the rest of their lives.

The migrant walks around the town and can no longer find the favourite places of years gone by and he may want to go to former barber for a haircut and discovers that he is retired, or has passed on. Without forgetting that migrants on their return are probably the ones who notice most the enormous changes in Italy over the last few decades.

For we children of migrants those trips become voyages of discovery of the family, visiting relatives that were unknown until then and visiting cemeteries which make us understand that the family History did not begin with the arrival in the new country as it usually seems, but goes back to much more ancient periods.

For those with few cousins at home, discovering new cousins in Italy is a real surprise, but then you understand that there is a barrier between the cousins, not for lack of family love, but for reasons of language and habits and experience that are very different from those in the country of residence.

Naturally, at the end of the trip there are promises to keep in touch, but here again the distance makes itself felt and between the time difference, studies or work, inexorably the contacts are made during the holidays and important family occasions with brief phone calls.

Life is not eternal but due to the nature of their life experiences migrants are those which are most sensitive to its effects because the return trips to Italy are not regular and they quickly notice the changes on the faces of their loved ones.

Two families
With the decades the two branches of the families become two totally different realities. Some manage to keep in touch, but then the natural developments caused by marriages and the new generations with relatives that are no longer Italian and the loss of the Italian language overseas brings about the effective end of the relationships between the families and this too is a cause of pain.

However, experience shows that the descendants of migrants will want to know their roots, whether Italian or others. So they begin researching and there are cases of relatives of third, fourth and fifth degree who re-establish the lost contacts.

This is now happening more often and as a country we must begin to understand that we must help our relatives and friends to rediscover their past which is, deep down, also ours.  The fact we have lost touch does not mean that we cannot reestablish the contact, also because finding our relatives once again makes us all richer, in every way.

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