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Salute

Il dialogo tra due mondi

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Intervista a Laura Ciminelli, alla guida dell’Istituto Superiore di Medicina Tradizionale Cinese Villa Giada.

di Alessio Zedda

Abbiamo incontrato Laura Ciminelli, alla guida dell’Istituto Superiore di Medicina Tradizionale Cinese Villa Giada. Dal 1990, anno della sua fondazione, l’Istituto Superiore di Medicina Tradizionale Cinese Villa Giada organizza Corsi di formazione nelle discipline della Medicina Tradizionale Cinese: Agopuntura e Moxa, Tuina e tecniche integrate, Dietetica e Fitoterapia, Tecniche di lunga vita Yangsheng, Qigong e molto altro.

L’Istituto si trova a Roma ed accoglie centinaia di persone ogni anno, dai Medici che intendono accrescere il loro bagaglio interdisciplinare, ai professionisti dell’assistenza socio-sanitaria, interessati a potenziare le proprie competenze sul trattamento del dolore, fino agli operatori olistici, che traggono enormi benefici pratici dall’incontro tra le discipline convenzionali e quelle della Medicina Tradizionale Cinese. Gli “studenti”  formati dall’Istituto Superiore di Medicina Tradizionale Cinese Villa Giada si sono successivamente affermati come professionisti della salute nel settore pubblico e privato, contribuendo, in modo articolato, al benessere globale della popolazione, sia nel nostro Paese che all’estero. La ricerca di un ventaglio sempre più ampio di approcci terapeutici sta accelerando un processo di sempre maggiore integrazione, ne abbiamo parlato con Laura.

Perché oggi parliamo di “medicina integrata” invece di scegliere tra Medicina Occidentale (MO) e Medicina Tradizionale Cinese (MTC)?

Buongiorno e grazie per avermi dato l’opportunità di parlare di questo tema, al quale ho dedicato gran parte della mia vita e della mia attività professionale. Oggi parliamo di medicina integrata perché rappresenta la via migliore per sfruttare i vantaggi di entrambi i modelli medici, a beneficio della salute. Nella maggior parte dei casi, le due medicine si completano e si integrano vicendevolmente nella cura delle malattie. Dobbiamo anche considerare che, attraverso millenni di storia dell’umanità, le diverse culture hanno elaborato sistemi scientifici differenti secondo le proprie coordinate geografiche e sociali. Ciascuno di essi oggi può contribuire a quella realtà globale e unificata in cui viviamo. Penso, ad esempio, a tradizioni di provenienza occidentale come la naturopatia o l’omeopatia, e a quelle orientali come l’Ayurveda.

Qual è la differenza fondamentale nel modo in cui guardano al corpo umano?

Rispetto alla Medicina Occidentale, la Medicina Tradizionale Cinese pone una maggiore attenzione all’interconnessione tra le funzioni e gli apparati dell’organismo umano. Il corpo è visto nella sua intima unione con il mondo naturale, con le energie cosmiche e telluriche dalle quali scaturisce e che con esso interagiscono. Il corpo, attraversato dalla rete complessa e articolata dei Meridiani, reagisce agli stimoli della natura ricostituendo l’equilibrio tra Yin e Yang – luce e ombra, movimento e quiete, caldo e freddo – in costante movimento. I flussi mentali, le emozioni, i pensieri sono parte costituente di questo organismo integrato e intervengono nella ricostituzione del suo equilibrio. Oggi, le ricerche più evolute in ambito scientifico hanno chiarito il ruolo dei flussi mentali a livello biochimico, giungendo, a distanza di millenni, alle stesse conclusioni della Medicina Tradizionale Cinese! Questo aspetto è molto stimolante per comprendere la corrispondenza e l’interdipendenza tra i due sistemi medici.

In quali ambiti la Medicina Tradizionale Cinese potenzia l’efficacia delle cure convenzionali?

In tutti gli ambiti. Un motto classico della Medicina Tradizionale Cinese recita: “Curare la persona, non la malattia”. Cosa significa? Che se la Medicina Occidentale si è specializzata nello studio della patologia, classificando le malattie con estrema precisione nei loro sintomi e meccanismi d’azione e concentrandosi sulla loro cura, la MTC ha rivolto maggiormente l’attenzione all’interno della persona, alla capacità di autoregolazione dell’organismo. Essa studia il modo di potenziare la vis medicatrix naturae, ossia la capacità di autoregolazione e quindi di autoguarigione. Ogni malattia, secondo la MTC, è la storia di una battaglia tra “Qi giusto” e “Qi perverso”, in altri termini tra la nostra resistenza e l’assalto del fattore patogeno. Se eliminare il patogeno è un obiettivo perseguito con efficacia dalla Medicina Occidentale, potenziare le nostre difese è ciò che la Medicina Tradizionale Cinese sa fare meglio. Di conseguenza, unire le due azioni – “espellere il patogeno e potenziare la difesa” – è il grande risultato che può essere ottenuto dall’integrazione tra le due medicine.

È vero che la Medicina Tradizionale Cinese lavora più sulla prevenzione che sulla cura?

Per rispondere a questa domanda occorre chiarire cosa intendiamo con “prevenzione”, una parola che nelle due tradizioni mediche ha un significato diverso. Prevenire, in generale, significa individuare in anticipo, o non appena manifestati, i segni di una patologia e intervenire il prima possibile. A questo riguardo, la Medicina Tradizionale Cinese dispone di strumenti più raffinati della Medicina Occidentale. Quest’ultima, infatti, riesce a individuare uno stato patologico quando si è già verificato un danno agli organi o alle funzioni, riscontrabile attraverso esami oggettivi. Ma per la MTC, prima che una patologia si manifesti materialmente, esiste un lungo periodo di disarmonia che gli esami e le analisi non riescono a rilevare, ma che la MTC analizza con estrema completezza ed efficacia. Quante volte è capitato di andare dal medico lamentando disturbi che non hanno un riscontro oggettivo in un effettivo stato patologico? In questi casi la Medicina Occidentale non ha modo di intervenire, mentre la MTC sì. Ed è per questo che si dimostra più efficace nell’adottare strategie di prevenzione che riducano o eliminino la possibilità di ammalarsi.

Quali sono le tecniche adottate dalla Medicina Tradizionale Cinese?

Partiamo dalla prevenzione… mi vengono in mente le parole del Prof. Zhang Boli, direttore del comitato Medicina Tradizionale Cinese per l’emergenza Covid, e i suoi consigli: primo, mantenere il buon umore; secondo, mangiare tre volte al giorno; terzo, curare la regolarità intestinale. Quindi, al primo posto per preservare la salute c’è la cura di quello che i cinesi chiamano “Shen”, lo spirito, lo stato mentale. Per ottenere questo, un aiuto importante ci viene dalla pratica del Qigong, un esercizio di potenziamento del Qi attraverso la meditazione in movimento. Poi c’è l’alimentazione, integrata da supporti erboristici (dietetica e fitoterapia). Infine, non ultima, l’eliminazione delle scorie. Le tecniche manuali come l’Agopuntura, il Tuina, la Moxibustione e il Guasha agiscono dall’esterno del corpo attraverso i punti di risonanza energetica posti lungo il percorso dei Meridiani, con l’obiettivo di sbloccare la circolazione del Qi ed eliminare le stasi. Il corpo, infatti, per mantenere e ricostituire il proprio equilibrio, necessita di far circolare le energie materiali e immateriali senza blocchi. È dalla stasi che nascono il dolore e la malattia. La stimolazione dei punti dei meridiani – che può essere effettuata anche in autonomia – è il nostro miglior alleato.

Come cambia il ruolo del paziente in questo approccio combinato?

Una mentalità che si affida totalmente e unicamente all’intervento esterno del medico è superata da una dimensione nuova di medicina integrata, dove il “paziente” è chiamato a prendere coscienza e ad agire attivamente per la propria salute. Non più “paziente”, quindi, ossia colui che soffre, subisce e sopporta, ma “persona assistita”, come indica anche il nuovo Codice Deontologico dei Medici (FNOmCEO 2014), per un recupero a largo spettro della salute e del benessere globale.

È troppo semplicistico affermare che la Medicina Tradizionale Cinese curi la “causa” mentre la Medicina Occidentale sia orientata ad alleviare il “sintomo”?

È una semplificazione che, tuttavia, ha la sua ragion d’essere. In realtà, entrambe le medicine si pongono l’obiettivo di curare sia i sintomi che le cause. In Medicina Tradizionale Cinese questo concetto può essere interpretato come un’unità dialettica, dove in determinati contesti si preferisce mettere l’accento sul sintomo, come espresso dal detto: “In fase acuta curare il sintomo, in fase cronica curare la base”. La MTC, d’altronde, individua una causa profonda che la Medicina Occidentale non è in grado di riconoscere, in quanto basata su un diverso modello fisiologico. Non di rado capita che la cura, nella Medicina Tradizionale Cinese, oltre a risolvere i sintomi lamentati dalla persona assistita, ne elimini anche altri, in quanto tutti provenienti dalla stessa causa. In MTC una stessa malattia può essere curata in modi diversi, in quanto espressione di un diverso quadro di disarmonia; per lo stesso motivo, una stessa terapia può agire su diverse malattie.

Qual è l’ostacolo principale all’integrazione totale nei sistemi sanitari?

Penso che gli ostacoli principali vadano ricercati in motivazioni di natura economica e politica. La salute è uno dei principali business globali; secondo alcune analisi, il valore del settore sanitario potrebbe crescere fino a 17,5 trilioni di dollari entro il 2032. La sanità si posiziona sempre tra le prime industrie globali per spesa e rilevanza e, di conseguenza, muove interessi che spesso, purtroppo, non coincidono con motivazioni etiche e scientifiche.

Quale sarà il futuro della medicina integrata secondo lei?

Penso che il futuro della medicina integrata potrà crescere grazie a una spinta che proviene dal basso, grazie a una maggiore coscienza e consapevolezza da parte della popolazione e di gran parte del mondo medico.

Quale può essere il ruolo dell’Istituto Superiore di Medicina Tradizionale Cinese Villa Giada?

La conoscenza e lo studio della Medicina Tradizionale Cinese figurano sicuramente tra i primi fattori propulsivi per la crescita della medicina integrata. La formazione, coerente con i principi e accurata nell’applicazione, a cui l’Istituto Superiore di Medicina Tradizionale Cinese Villa Giada si dedica da oltre un trentennio, riveste quindi un ruolo molto importante. Inoltre, la creazione di figure professionali specializzate agisce come un fermento nella società italiana e crea esperienze immerse nella realtà sociale e culturale del nostro Paese, costituendo una base fondamentale per gli scambi e l’integrazione tra Medicina Occidentale e Medicina Tradizionale Cinese.

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