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Italiani nel Mondo

Gli italiani all’estero ed il Mondiale del 1982 – Italians overseas and the 1982 World Cup

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Tempo di lettura: 12 minuti

di emigrazione e di matrimoni

Gli italiani all’estero ed il Mondiale del 1982

Il vero significato di quel trofeo per noi figli di emigrati italiani nati e cresciuti all’estero e in modo particolare in un paese anglo-sassone che non è mai stato gentile con i non-anglofoni e le loro Culture, in modo particolare con noi italiani.

Volevo scrivere questo articolo il giorno stesso della recente scomparsa di Paolo Rossi, l’eroe e il vero simbolo della vittoria ai Mondiali di Spagna del 1982, poi ho capito che il mio contributo sarebbe stato superfluo e banale in mezzo alle testimonianze, personali e d’archivio, di chi l’ha conosciuto davvero.

Paolo era nato nel 1956 come me e le imprese in Spagna hanno dato una svolta non solo alla mia vita ma anche alla vita di innumerevoli persone di origini italiane in giro per il mondo.

Allora ho deciso di far capire agli italiani in Italia il vero significato di quel trofeo per noi figli di emigrati italiani nati e cresciuti all’estero e in modo particolare in un paese anglo-sassone che non è mai stato gentile con i non-anglofoni e le loro Culture, in modo particolare con noi italiani.

Sfilata

Sarebbe superfluo descrivere il percorso intero della nazionale azzurra durante il mondiale spagnolo del 1982. Diciamo solo che nel primo turno sembrava che doveva finire in delusione come quello argentino quattro anni prima e poi è cambiato quasi da incanto.

In questi giorni dal decesso di Paolo Rossi abbiamo visto moltissime volte i gol della partita della svolta, il 3 a 2 con il Brasile che ha fatto capire ai nostri giocatori che potevano farcela. Tutti gli italiani nel mondo si ricordano dov’erano quando hanno visto Rossi segnare le tre reti, poi dopo la partita con la Polonia, eravamo in finale e potevamo sognare in grande.

In Australia, e nel mio caso ad Adelaide, la partita è stata giocata nelle ore prima dell’alba e perciò quasi tutti noi l’abbiamo vista a casa con la famiglia, ma dopo il fischio finale è successo qualcosa di davvero memorabile per gli italiani e figli d’italiani della città. E leggendo i commenti sui social dalle pagine degli italiani di altri paesi credo che la sensazione e poi la reazione siano state molte simili negli altri paesi con comunità italiane.

Alla fine della partita molti di noi ci siamo recati spontaneamente a Rundle Street, la via del centro dove c’erano i bar più popolari tra i giovani italiani. Ridevamo, abbiamo fatto colazione, c’era anche chi piangeva e i bar offrivano a tutti qualcosa da bere, anche se solo un caffè.

La sensazione era come una liberazione personale difficile da spiegare, poi abbiamo cominciato a sentire le voci di radunarci qualche ora dopo nella piazza centrale della città, Victoria Square.

Alcuni italiani avevano ottenuto il permesso di poter fare una sfilata dalla piazza fino al palazzo del parlamento statale. Malgrado la mancanza dei cellulari moderni eravamo  migliaia a radunarci e poi sfilare. Abbiamo fatto quella sfilata con l’aria di festa che mai avevamo sentito prima. C’era chi cantava, chi urlava, chi vedeva amici sui marciapiedi e li ha trascinati a raggiungerci. Naturalmente alla fine c’erano i discorsi di alcuni e non importa ora chi fossero perché era un dettaglio al margine dei nostri sentimenti. Eravamo tutti immigrati italiani e figli di immigrati italiani. Eravamo operai, donne di casa, professionisti, studenti, pensionati e di tutti i mestieri, e abbiamo condiviso ore memorabili.

Qualche sera dopo al solito bar mi trovavo con un amico arrivato dall’Italia un paio di anni prima che non aveva mai nascosto di non amare il calcio e mi fece un commento, “Con tutto quel che l’Italia ha da offrire perché dovevate fare uno spettacolo così per una semplice partita?”

Nella mia mente ricordavo il trattamento che avevamo subito nel corso delle nostre vite in quella città e ci voleva poco per trovare le parole che non dovevo esprimere durante quella sfilata unica, perché ognuno di noi nel suo cuore sentiva la stessa cosa grazie ai ragazzi azzurri in Spagna.

Parafrasando la mia risposta gli spiegai che semplicemente, e per la prima volta nelle nostre vite, avevamo un motivo vero per festeggiare le nostre origini. L’Italia era Campione del Mondo e per noi quella squadra ci rappresentava, anche se fossimo nati all’estero, anche chi non era mai stato in Italia. In quei giorni facevamo tutti parte di una famiglia enorme che ha festeggiato la grande impresa dei nostri fratelli/zii/cugini che indossavano l’azzurro e portavano il tricolore sul petto. Lui non era convinto del tutto ma accettò la spiegazione.

Due anni dopo la Juventus è venuta in tournée in Australia e tanti italiani sono andati a vederla giocare, anche ad Adelaide. Molti non erano juventini ma sono andati per poter ringraziare i giocatori juventini che erano stati parte integrale della vittoria a Madrid.

Poi, come tante cose della vita, siamo tornati alle nostre vecchie abitudini. Ma qualcosa dentro di noi era cambiato, non avevamo più timore di esprimere i nostri sentimenti verso le nostre origini italiane. Certo, una parte di noi era anche australiana, non poteva essere diverso per chi nasce in un altro paese, ma le catene che non ci permettevano di riconoscere apertamente questa nostra identità erano state spezzate per sempre.

E per questa liberazione personale non potremo mai ringraziare abbastanza la nazionale italiana Campione del Mondo di Calcio del 1982.

Però, non dobbiamo pensare che questo sia stata una fine. Era solo un inizio, e non abbiamo ancora percorso per bene la strada aperta dagli Azzurri.

Non solo calcio

Nel 1985 un’altra manifestazione sportiva, questa volta proprio ad Adelaide, ci ha dato altri motivi sportivi per esprimere il nostro orgoglio.

Con i gran premi d’Australia di Formula 1, prima ad Adelaide e poi a Melbourne dal 1995, molti italiani hanno fatto il tifo per i bolidi rossi della Ferrari per manifestare i sentimenti verso il loro paese di origine. Ovunque vai in quelle gare vedi ragazzi italiani, alcuni parlando in italiano, altri in inglese con un accento australiano, ma tutti con volti ovviamente italiani, che urlano per le macchine con il cavallino rampante.

E a un punto durante queste gare mi sono ricordato la domanda di quell’amico, che nel frattempo era tornato in Italia, e mi sono reso conto che lo sport da solo non poteva farci capire quelle che erano davvero le nostre origini.

Nei decenni dal 1982 ho svolto un numero di ruoli nella comunità italiana di Adelaide, compresa la promozione della nostra Cultura, di ogni tipo, e nel corso di queste attività, che ho smesso di svolgere solo con la mia partenza in Italia nel 2010, mi sono reso conto che abbiamo ancora un vuoto da riempire nel cuore dei ragazzi figli e discendenti degli emigrati italiani in tutti i continenti. E in un certo senso, uno dei risultati di questi pensieri si trova negli articoli che scrivo da 5 anni ormai sugli italiani all’estero.

Italia

Se davvero vogliamo che i figli e discendenti degli emigrati italiani capiscano e siano orgogliosi delle loro origini, l’Italia deve fare molto di più per fare conoscere a loro la vera grandezza del nostro, e quindi anche del loro, Patrimonio Culturale e questo non potrà mai succedere solo con vittorie sportive.

Come paese, e anche come comunità italiane in tutti i continenti, dobbiamo realizzare un progetto vero per insegnare ai nostri parenti e amici all’estero di seconda, terza e oltre generazioni le grandezze che ci circondano ogni giorno nel Bel Paese, ma di cui spesso molti di noi non vedono più perché sono diventate dettagli banali della quotidianità. Senza dimenticare anche di incoraggiare loro a imparare la nostra lingua senza la quale non potrebbero mai capire certi aspetti essenziali della nostra Cultura.

Allora noi che abitiamo in Italia dobbiamo anche finalmente aprire gli occhi per vedere le glorie che ci circondano in tutte le città, paesini e regioni del paese, senza eccezione, e non solo nelle tre città che sono sempre al centro delle nostre promozioni culturali e turistiche.

Nel creare un programma per promuovere  la nostra Cultura all’estero, in tutte le sue sfumature, dall’Alta Cultura alla cultura contadina, la cultura popolare e ogni altre attività che svolgiamo nel paese, dobbiamo anche risvegliare dentro tutti noi residenti in Italia la consapevolezza che abbiamo un paese davvero diverso da tutti gli altri, e che fin troppo spesso lo snobbiamo proprio perché molti di noi hanno dimenticato l’unicità del nostro paese.

Quindi, prendiamo spunto dall’impresa di Paolo Rossi e i suoi compagni di squadra per svegliare dentro il cuore degli italiani all’estero l’amore per le loro origini che non avevano potuto esprimere prima, e cominciamo a dare a loro altri motivi di orgoglio altrettanto veri.

Se davvero vogliamo onorare questo nostro Patrimonio Culturale, dobbiamo finalmente farlo valere e riconoscere per quel che davvero è, il Patrimonio più grande del mondo e promuoverlo come tale, partendo dal farlo capire ai figli e i discendenti dei nostri emigrati nel corso di ben oltre 150 anni.

Anche perché se non siamo proprio noi a riconoscere e apprezzare questo Patrimonio come potremo mai persuadere il resto del mondo a fare un viaggio qui per conoscerlo in ogni sua sfumatura?

Questa è la nostra responsabilità ed è ora che cominciamo ad agire di conseguenza.

di emigrazione e di matrimoni

Italians overseas and the 1982 World Cup

The real meaning of that trophy for us children of Italian migrants born and raised overseas and particularly in an Anglo-Saxon country that had never been kind to non-English speakers, especially to us Italians.

I wanted to write this article the same day that Paolo Rossi, the hero and true symbol of the 1982 World Cup win in Spain, passed away and then I understood that my contribution would have been superfluous and trivial amongst the personal and archival testimonies of those who really knew him.

Like me Paolo was born in 1956 and his deeds in Spain gave a turning point not only to my life but also to the lives of countless people of Italian origin around the world.

So I decided to make Italians in Italy understand the real meaning of that trophy for us children of Italian migrants born and raised overseas and particularly in an Anglo-Saxon country that had never been kind to non-English speakers, especially to us Italians.

The Parade

It is not necessary to describe the path of that Italian national team during the 1982 World Cup in Spain. Let us say only that in the first round it seemed that it was destined to end in disappointment like the event in Argentina four years before and then, almost by magic, something changed.

We have seen many times in the days since Paolo Rossi passed away the goals of the turning point, the 3-2 win against Brazil that made us understand that our players could have done it. All the Italians around the world remember where they saw Rossi score the three goals and then after the game with Poland we were in the final and we could think big.

In Australia, and in my case Adelaide, the game was played in the hours before dawn and therefore we saw it at home with the family but after the final whistle something truly memorable happened for the city’s Italians and children of Italians. And reading the comments on the social media pages of Italians in other countries I believe that the feeling and then the reaction were very similar in other countries with Italian communities.

At the end of the match many of us went spontaneously to Rundle Street in the city centre where the most popular bars frequented by the young Italians were located. We laughed, we had breakfast, there were those who cried and the bars offered everybody something to drink, even if it was only a coffee.

The feeling was like a personal liberation that was hard to explain and then we began to hear rumours of getting together a few hours later in the city’s central Victoria Square.

Some Italians had obtained permission to hold a parade from the square to the State’s Parliament House. Despite the absence of modern mobile phones thousands of us gathered and then went on the parade. We paraded with an air of celebration that we had never felt before. There were those who sang, those who yelled and those who saw friends on the footpaths and dragged them in to join us. Of course at the end there were speeches by some but who they were it is not important now because this was only a detail at the fringes of our feelings. We were all Italian migrants and children of Italian migrants. We were workers, housewives, professionals, students, pensioners and of every trade and we shared a few memorable hours.

A few evenings later at the usual bar I was with a friend who had come from Italy a couple of years before who had never hidden that he did not love football and he made a comment to me, “With everything that Italy has to offer why did you have to put on a show like that for a simple game?”

In my mind I saw the treatment we had put up with in the course of our lives in that city and it did not take much to find the words I did not have to express during that unique parade because each one of us felt the same thing in his or her heart thanks to those young men in blue in Spain.

Paraphrasing my reply I explained that simply and for the first time in our lives we had a real reason to celebrate our origins. Italy was the World Champion and for us that team represented us, even if we had been born overseas, even those who had never been to Italy. During those days we were all part of a huge family that celebrated a great deed by our brothers/uncles/cousins who wore blue and bore Italy’s tricolour on their chests. He was not completely convinced but he accepted the explanation.

Two years later Juventus came to Australia on a tour and many Italians went to watch the team play, even in Adelaide. Many of them were not Juventus fans but they went to thank the players who had been an integral part of the victory in Madrid.

And then, like so many things in life, we went back to our old habits. But something inside us had changed, we were no longer scared of expressing our feelings towards our Italian origins. Of course a part of us was also Australian, it could not be otherwise for those born in another country, but the chains that did not let us openly recognize our identity had been broken forever.

And for this personal liberation we will never be able to thank the Italian 1982 World Champion National Team enough.

However, we must not think that this was the end. It was only the beginning and we have not yet fully followed the path opened by the players in blue.

Not only football

In 1985 another sporting event, this time precisely in Adelaide, gave us other sporting reasons to express our pride.

With the Australian Formula 1 Grand Prix, first in Adelaide and then in Melbourne from 1995, many Italians cheered the red Ferrari racing cars to express their feelings towards their country of origin. Wherever you go in those races you see young Italians, some speaking in Italian, others in English with an Australian accent, but all of them with obviously Italian faces, yelling for the cars with the prancing horse.

And at one point during these races I remembered the question of my friend who in the meantime had gone back to Italy and I realized that sport alone could not make us understand what our origins truly were.

In the decades since 1982 I held a number of positions in Adelaide’s Italian community, including the promotion of our Culture of every type and during these activities, which stopped only on my departure for Italy in 2010, I realized that we still had a void to fill in the hearts of the young children and descendants of Italian migrants in every continent. And in a certain sense one of the results of these thoughts are found in the articles that I have now been writing for five years now about Italians overseas.

Italy

If we truly want that the children and descendants of Italian migrants understand and to be proud of their origins, Italy must do much more to make them know the true greatness of our and therefore also their Cultural heritage and this will never happen only with sporting victories.

As a country, and also as Italian communities in all the continents, we must set up a real project to teach our relatives and friends overseas of second, third and beyond generation the greatness that surrounds us every day in Italy but that often many of us no longer notice because they have become trivial details of the daily routine. Without forgetting also to encourage them to learn our language without which they would never be able to fully understand certain essential aspects of our Culture.

So we who live in Italy must also finally open our eyes to see the glories that surround us in every city, town and region of the country, without exception, and not only the three cities that are always at the centre of our cultural and touristic promotions.

In creating a programme to promote our Culture overseas, in all its nuances from High Culture to peasant culture, popular culture and every other activity that we carry out in the country, we must also reawaken inside all us residents in Italy the awareness that we have a country that is truly different from all the others and that all too often we ignore it precisely because many of us have forgotten our the uniqueness of country.

Therefore, let us take as a cue from Paolo Rossi and his team mates’ deed in awakening in the hearts of Italians overseas the love for their origins that they had not been able to express before and let us start to give them other reasons for pride that are just as real.

If we truly want to honour this Cultural Heritage of ours we must finally value and recognize it for what it really is, the world’s biggest Cultural Heritage and to promote it as such, starting from making it understood by the children and descendants of our migrants over the course of more than 150 years.

Also because if we are not the ones to recognize and appreciate this Heritage how will we ever be able to persuade the rest of the world to take a trip here to get to know it in every one of its nuances?

This is our responsibility and it is time that we begin to act accordingly.