Connect with us

Ambiente & Turismo

Giornata mondiale degli Oceani: salvare il gigante blu per salvarci la vita — World Ocean Day: save the blue giant to save our lives

Pubblicato

il

Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Giornata mondiale degli Oceani: salvare il gigante blu per salvarci la vita

di Marco Andreozzi

L’8 giugno è stata la giornata mondiale degli oceani. Tema importante visto che i mari rappresentano tre quarti della superficie terrestre e visto che, causa cambiamenti climatici, l’aumento annuo di livello è di circa 3 mm. Questo primo dato nelle prossime decadi sarà di evidente impatto per la vita di milioni di persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, ma anche da noi metterà a maggior rischio inondazioni le coste, con Venezia, ma anche altre città ‘costiere’ a rischio, come ad esempio Pisa. Inoltre, l’acidificazione dei mari in atto andrà a danneggiare le barriere coralline, funzionali a smorzare i moti ondosi sulle coste. Milioni di persone dovranno migrare per questi motivi.

A Roma se n’è parlato attraverso un convegno organizzato dalla Fondazione Francesco Terrone, con un novero di relatori tutti tra loro effettivamente complementari nell’affrontare il vastissimo tema acqua-clima-migrazioni. Tema geo-ambientale ancor più caldo per l’approvazione del Parlamento Europeo, proprio quello stesso 8 giugno, del ‘FitFor55’, ovvero il pacchetto di riforme sulla mobilità che al 2035 andrà a proibire la vendita delle vetture a combustione interna. Un cambiamento radicale del sistema energetico della mobilità con lo scopo di migliorare la situazione ambientale sia riguardo le emissioni di gas climalteranti, sia l’inquinamento locale. Scopo nobile, ma ‘inomologabile’ nella situazione attuale, legata in primis ai minerali necessari a produrre gli accumulatori (ioni di litio), e che ci renderebbe sostanzialmente dipendenti dalla Cina. L’industria italiana pagherà un prezzo elevato. Neanche l’invasione russa dell’Ucraina (dal 2014) e la conseguente questione della dipendenza dal gas sono state abbastanza per far aprire gli occhi ai legislatori europei sui temi sicurezza energetica e relazioni con i regimi dittatoriali?

Da quando c’è Putin, la Russia ha incamerato quattromila miliardi di dollari USA con le esportazioni di petrolio e gas. E tuttavia, per il progressivo disinvestimento delle multinazionali occidentali dalla ricerca petrolifera, legato alla decarbonizzazione, la quota di mercato mondiale di OPEC + Russia è destinata a passare dal 45% al 57% nel 2040. Maggior influenza di Paesi autocratici a cui si aggiunge il rischio per altri Paesi produttori di petrolio a costi maggiori (es. Azerbaijan e Angola) di andare fuori mercato. Questi sono altri dati che avrei esposto se fossi stato tra i relatori, agganciandomi anche all’Africa, cui si è fatto particolare riferimento in relazione a sviluppo e migrazioni per un continente che nel 2050 avrà due miliardi di abitanti.

Allo stesso modo, avrei aggiunto che si parla di ‘petro-stati’ così come si parla di ‘elettro-stati’, ovvero i detentori delle proprietà delle miniere di litio, rame, nickel e gli altri minerali ‘verdi’, invero di pesantissimo impatto ambientale. In questo caso, Paesi solidi come l’Australia – che per il litio è il primo produttore al mondo – se ne avvantaggeranno, ma altre nazioni fragili che hanno ceduto lo sfruttamento minerario a società estere – come Mongolia, Congo e Guinea – ne ricaveranno ben poco. La Cina è il terzo produttore di litio (ma ne produce circa la metà mondiale con le attività estere), con l’altopiano tibetano storico (Sichuan, Qinghai, Tibet) come zona di più alta concentrazione. Pesanti danni ambientali sono riportati in queste vallate abitate da popolazioni autoctone oppresse, così come metà del polisilicio usato per produrre moduli fotovoltaici viene dallo Xinjiang. Pro memoria per il Parlamento Europeo dei diritti umani (a parole).

World Ocean Day: save the blue giant to save our lives

by Marco Andreozzi

June 8 was the World Oceans Day. An important recurrence given that the seas represent three quarters of the earth’s surface and given that, due to climate change, the annual increase in level is about 3 mm. This first figure in the coming decades will have an evident impact on the lives of millions of people, especially in developing countries, but also in Italy it will put the coasts at greater risk of flooding, with Venice, but also other ‘coastal’ cities at risk, such as Pisa. Furthermore, the acidification in progress of the seas will damage the coral reefs, functional to dampen the waves on the coasts. Millions of people will have to migrate for these reasons.

In Rome, this was discussed through a conference organized by the Francesco Terrone Foundation, with a group of speakers all indeed complementary to each other in addressing the vast theme of water-climate-migration. An even hotter geo-environmental issue for the approval by the European Parliament, on that same June 8, of the ‘FitFor55’, or the package of mobility reforms that in 2035 will prohibit the sale of internal combustion cars. A radical change in the energy system of mobility with the aim of improving the environmental situation both with regard to greenhouse gas emissions and local pollution. A noble purpose, but ‘inomologable’ in the current situation, linked primarily to the minerals necessary to produce the accumulators (lithium ions), and which would make us substantially dependent on China. The Italian industry will pay a high price. Not even the Russian invasion of Ukraine (since 2014) and the consequent question of dependence on gas have been enough to open the eyes of European legislators on energy security and relations with dictatorial regimes?

Since Putin has been around, Russia has forfeited US $ 4 trillion in oil and gas exports. And yet, due to the progressive divestment of Western multinationals from oil-fields search, linked to the decarbonisation, the world market share of OPEC + Russia is destined to increase from 45% to 57% in 2040. Greater influence of autocratic countries to which is added the risk for other oil producing countries at higher costs (e.g. Azerbaijan and Angola) of going out of business. These are other data that I would have exposed if I had been among the speakers, also hooking up with Africa, to which particular reference has been made in relation to development and migration for a continent that in 2050 will have two billion inhabitants.

In the same way, I would have added that we speak of ‘petro-states’ as we speak of ‘electro-states’, too, i.e. the holders of the properties of lithium, copper, nickel and the other ‘green’ minerals, indeed with very heavy environmental impact. In this case, solid countries like Australia – which for lithium is the first producer in the world – will take advantage of it, but other fragile nations that have sold mining exploitation to foreign companies – such as Mongolia, Congo and Guinea – will profit well little. China is the third largest producer of lithium (but produces about half the world through foreign activities), with the historical Tibetan plateau (Sichuan, Qinghai, Tibet) as the area of highest concentration. Heavy environmental damage is reported in these valleys inhabited by oppressed indigenous peoples, as well as half of the polysilicon used to produce photovoltaic modules comes from Xinjiang. Memoranda for the European Parliament of Human Rights (with words). 

Print Friendly, PDF & Email