Giappone: sempre più pensionati scelgono di vivere in carcere


Nel Paese nipponico, migliaia di anziani commettono furti per farsi arrestare. Tutti loro vivono nell’indigenza e nella solitudine e vedono la prigione come l’unico rimedio alle sofferenze.

Negli ultimi vent’anni, in Giappone, l’età media dei detenuti è  aumentata, perché sempre più pensionati preferiscono passare il resto della loro vita in prigione. Tutti loro hanno un’età superiore a 65 anni e, prima di diventare anziani, non avevano mai commesso alcun crimine. «Poi, quando lasci il lavoro, ti rendi conto che è impossibile condurre una vita dignitosa con una pensione bassa- ha spiegato Toshio Takata, un pensionato giapponese di 69 anni detenuto nella prigione di Fucho, vicino Tokio-  così ho pensato che l’unico modo per poter “vivere gratis” fosse farsi arrestare e così ho fatto». Un giorno, mentre passeggiava per strada, Takata ha rubato una bicicletta rimasta incustodita e si è recato alla stazione di polizia più vicina per costituirsi. «Sono stato condannato ad un anno di reclusione- ha raccontato il 69enne- e, dopo aver scontato la pena, sono andato in un parco e ho minacciato una donna con un coltello. Non volevo farle del male, volevo solo che chiamasse la polizia e mi facesse arrestare di nuovo». Per molti pensionati poveri, il carcere è l’unico posto in cui poter avere tre pasti caldi al giorno.

Un terzo dei detenuti della prigione di Fucho sono ultrasessantenni con una situazione analoga a quella di  Toshio Takata e, come quest’ultimo, hanno compiuto reati minori per essere arrestati, di solito piccoli furti nei supermercati. La legge giapponese prevede pene molto severe contro il taccheggio. Basti pensare che il furto di un articolo alimentare è punito con uno o due anni di reclusione, se il reo è incensurato. Se invece quest’ultimo è recidivo, gli anni di carcere aumentano a 6. Tali norme hanno incoraggiato i pensionati a commettere crimini, facendo salire l’età media della popolazione carceraria del Paese nipponico. Nel 1997 un detenuto su 20 era ultrasessantenne; oggi il rapporto e di 5 a 20. Per molti esperti, però, non sono le difficoltà economiche a spingere i pensionati a farsi arrestare, ma la  loro solitudine. «In Giappone, il numero di anziani soli sta crescendo- ha spiegato Masaki Ichinose, professore di demografia dell’università di Tokio- e si sta perdendo il concetto di famiglia tradizionale». Fino a non molto tempo fa, i giovani condividevano la stessa abitazione con i genitori e i nonni, i quali godevano del sostegno e l’affetto dei loro cari. Oggi, a causa dell’aumento della disoccupazione, i giovani giapponesi sono costretti a lasciare le loro case per trovare lavoro. A quel punto, i parenti più anziani scivolano nell’indigenza. Alcuni pensionati poveri, sopratutto uomini, si rifiutano di chiedere aiuto ai figli per orgoglio; altri, invece, finiscono per perdere i rapporti coi loro cari, rimanendo soli.

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