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Italiani nel Mondo

Fabrizio de André: Pasqua e La Buona Novella— Fabrizio de André: Easter and La Buona Novella

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Fabrizio de André: Pasqua e La Buona Novella

Per quanto sia gioioso il Natale per festeggiare la nascita del Bimbo che, per i cristiani, nacque per salvare l’Uomo, l’occasione più importante del calendario cristiano è senza dubbio la settimana di Pasqua perché in quei giorni i fedeli si ricordano il sacrificio che fu il prezzo pagato per insegnare le lezioni descritte nei Vangeli, che non finì con la morte sulla croce il Venerdì Santo, ma con la Risurrezione nella notte tra il sabato e la domenica.

Queste occasioni sono commemorate in molti modi, a partire dall’Arte con dipinti, statue, e soprattutto la Pietà di Michelangelo che ha un posto d’onore nella Basilica di San Pietro nel Vaticano, e anche nella musica dei grandi autori classici ad altri che volevano onorare la vita di Gesù di Nazareth.

E di tutti gli omaggi alla vita di colui che molti chiamano il “Figlio di Dio”, c’è un album musicale italiano che descrive la sua vita in modo molto particolare, cioè non con i Vangeli degli apostoli Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che ora chiamiamo gli Evangelisti, bensì utilizzando i cosiddetti “vangeli apocrifi” che per molti religiosi e teologi, e non solo cattolici, non sono affidabili, particolarmente nel contesto delle loro interpretazioni delle parole di Gesù.

Nell’autunno del 1970 Fabrizio de André pubblicò il suo album “La Buona Novella” (album integrale nel video sotto) che da allora è sempre stato in  vendita in italiano e che, per molti motivi, potrebbe essere considerato l’apice del movimento musicale italiano che chiamiamo dei “cantautori”.

Per chi vuole seguire per bene l’album, il testo delle canzoni si trova sul link.

Anzi, non è un semplice album bensì un tipo di album che oggi non è più di moda, il “concept album” in cui gli artisti trattavano temi ed idee in tutti i brani e non soli in alcuni pezzi.

L’album fu scritto in parte come reazione alle rivolte del 1968 in tutta l’Europa e quando il produttore Roberto Dané lo propose a De André, su suggerimento dell’attore Duilio del Prete che doveva recitarlo, il cantautore genovese lo feci in un modo inatteso. Anni dopo De André disse in un concerto quando ne presentava la musica “…La Buona Novella voleva essere un’allegoria – era una allegoria – che si precisava nel paragone fra le istanze migliori e più sensate della rivolta del ’68 e istanze, da un punto di vista spirituale sicuramente più elevate ma da un punto di vista etico sociale direi molto simili, che un signore 1969 anni prima aveva fatto contro gli abusi del potere, contro i soprusi dell’autorità, in nome di un egalitarismo e di una fratellanza universali. Si chiamava Gesù di Nazareth e secondo me è stato ed è rimasto il più grande rivoluzionario di tutti i tempi…”. 

Nel video sotto c’è discorso integrale al concerto nel quale De André spiega il ragionamento dietro l’album storico.

Ed in effetti proprio questo si sente nelle parole stupende di “Faber” quando in tutti i brani, tranne uno  de “La Buona Novella”, racconta la vita di Cristo trattando la gente che lo accompagnò in ogni fase, dalla madre Maria, a Giuseppe, ed infine persino Tito, uno dei due ladroni che morirono con lui, ed è proprio il ladrone che, nelle ultime parole della sua canzone, pronuncia quel che è probabilmente la più bella “testimonianza” in assoluto delle prediche del Cristo agli uomini.

L’eccezione alla regola è il brano “Via della Croce” nella quale il cantante racconta il tragitto del Cristo verso il Golgota nella quale sentiamo tutto l’orrore che doveva essere quel giorno e le reazioni della gente lungo il percorso, chi in “gioia” e chi in “dolore” sapendo che stava per morire.

In questo brano, come in ogni altro, sentiamo non solo il potere della musica di De André, ma soprattutto la sua bravura con le parole che ci fa capire che non basta chiamarlo “solo” cantautore, ma in effetti è un vero poeta alla pari dei grandi del passato. Anzi, dirò di più, se Bob Dylan era degno, giustamente, del Premio Nobel per la Letteratura, il nostro Fabrizio De André l’avrebbe sicuramente meritato all’epoca anche solo per questo album.

Infatti, lui ci ha lasciato un patrimonio culturale enorme che dovrebbe essere riconosciuto da tutto il mondo e non solo in Italia. E, come sempre, paghiamo il prezzo ed i limiti territoriali della nostra lingua che dobbiamo fare insegnare di più nel mondo. Ma nel frattempo, perché non cominciamo a fare conoscere artisti come De André nel mondo, anche se in traduzione all’inizio? Difatti, questa inconsapevolezza mondiale dei nostri grandi talenti è un vero reato verso la nostra Cultura cui dobbiamo finalmente rimediare.

E nell’album ci sono due brani che da soli inducono ad ascoltare tutto l’album. Il primo è “Maria nella bottega del falegname” in cui la Madre di Cristo chiede al falegname cosa costruiva e la risposte è tre croci, la terza quella che “abbraccerà tuo figlio”. Questa è già una risposta che dimostra la crudeltà del castigo decretato da Ponzio Pilato, ma la risposta di Maria ci fa capire senza alcun dubbio l’orrore del modo in cui fu punito un uomo di pace:

“Alle piaghe, alle ferite
che sul legno fai,
falegname su quei tagli
manca il sangue, ormai,
perché spieghino da soli,
con le loro voci,
quali volti sbiancheranno
sopra le tue croci”.

Ed il testimone alla morte del Cristo non poteva non essere uno dei ladroni al suo fianco. Ne  “Il Testamento di Tito” (video sotto con il testo) il ladrone utilizza i Dieci Comandamenti in cui non nasconde la vita che lo portò al castigo; i genitori violenti, i furti, i morti, come anche l’ipocrisia dei “fedeli” che vanno in sinagoga ma nella vita non seguono i Comandamenti, come fanno molti cristiani da allora. Per cui, l’ascoltatore non ha dubbi sulla sua colpevolezza, però, sentiamo la bellezza e la bravura di Fabrizio De André quando è proprio il ladrone a dire le parole che fanno capire il vero messaggio della vita di Gesù di Nazareth e quindi il messaggio vero di Pasqua:

“io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore”.

 

BUONA E SANTA PASQUA A TUTTI I LETTORI DALLA REDAZIONE

 

di emigrazione e di matrimoni

Fabrizio de André: Easter and La Buona Novella

“The Good Story” behind Easter

As much as Christmas is joyous to celebrate the birth of the Child who, for Christians, was born to save Mankind, the most important occasion on the Christian calendar is without a doubt the week of Easter because during those days the faithful remember the price paid to teach the lessons described in the Gospels that did not finish with the death on the cross on Good Friday but the Resurrection on the night between the Holy Saturday and Easter Sunday.

These occasions are commemorated in many ways, starting from Art with paintings, statues, and particularly Michelangelo’s “La Pietà” that has a place of honour in Saint Peter’s Basilica in the Vatican, and also in the music of the great classical composers and others who wanted to honour the life of Jesus of Nazareth.

And of all the tributes to the life of he who many call the “Son of God”, there is an Italian music album that describes his life in a very particular way, that is, not with the Gospels of Matthew, Mark, Luke and John, who we now call the “Evangelists”, but rather using the so-called “apocryphal Gospels” which for many religious people and theologians, and not only Catholics, are not trustworthy, particularly in the context of their interpretations of Christ’s teachings. 

In the autumn of 1970 Fabrizio De André released his album “La Buona Novella” (“The Good Story”, the full album is in the video below) that has always been on sale in Italian since then and that, for many reasons, could be considered the pinnacle of the Italian musical movement we call the “Cantautori” (singer- songwriters).

For the readers who do not understand Italian, an English language translation of the lyrics of all the songs can be found on the link.

Indeed, this is not a simple album but a type of album that is no longer in fashion, the “concept album” in which artists dealt with themes and ideas in all the tracks and not just in some pieces.

The album was written in part as a reaction to the 1968 revolts in all of Europe and when the producer Roberto Dané proposed it to De André, at the suggestion of actor Duilio Del Prete who was to have recited it, the singer songwriter from Genoa did it in an unexpected way. Years later De André said when he presented the music at a concert, “…La Buona Novella wanted to be an allegory – it was an allegory – that was explained in the comparison between the best and most sensible instances of the ’68 revolts, from a definitely higher spiritual point of view but from a social ethical point of view  that I would say are very similar, that a gentleman 1969 years before had done against the abuse of power, against the oppression by the authorities, in the name of universal egalitarianism and brotherhood. His name was Jesus of Nazareth and for me he was and still is the greatest revolutionary of all time…”

For those who understand Italian, the video shows the full speech at the concert during which De André explains the reasoning behind the historic album:

And in effect this is exactly what we hear in De André’s wonderful words when all the tracks, except one, of “La Buona Novella” tell the story of Christ’s life by dealing with the people who accompanied him in every stage, from his mother Mary, to Joseph, and finally even Titus, one of the two thieves who died with him, and it is precisely the thief who, with the final words of his song, utters what is probably the most beautiful “testament” ever of Christ’s sermons to Mankind.

The exception to the rule is the song “Via della Croce” (The Way of the Cross) in which the singer tells us the story of Christ’s passage to Golgotha in which we hear the horror that the day must have been and the reactions of the people along the path, who in “joy” and who in “pain” knowing that he was about to die.

In this song, as in every other, we hear not only the power of De Andre’s music but above all his mastery of words that makes it clear that it is not enough to call him “only” a cantautore, a singer songwriter, but in fact a real poet on a par with the greats of the past. Indeed, I will say more, is Bob Dylan was, rightly, worthy of the Nobel Prize for Literature, our Fabrizio De André would certainly have deserved it at the time, even if only for this album.

In fact, he left a huge cultural heritage that should be recognized around the world and not only in Italy. And, as always, we pay the price and the territorial limits of our language that we have to teach more around the world. But in the meantime, why do we not start by making artists such as Fabrizio De André known around the world, even if in translation in the beginning? In fact, this worldwide unawareness of our great talents is a real crime towards our Culture that we must finally remedy.

And in the album there are two songs that on their own make it worth the effort listening to the whole album. The first is “Maria nella bottega del falegname” (Maria in the carpenter’s workshop) in which the mother of Christ asks the carpenter what he was making and the answer is three crosses, the third the one that “will embrace your son”. This answer already shows the cruelty of the punishment decreed by Pontius Pilate but Mary’s reply lets us understand without any doubt the horror of the way a man of peace was punished:

” To the cuts, to the wounds
that you inflict on the wood,
carpenter, on those cuts
only blood is lacking now,
for them to explain on their own,
with their voices,
which faces will grow pale,
on your crosses”

And the final witness to Christ’s death could only be one of the thieves at his side. In “Il Testamento di Tito” (“Titus’s Testament”, video below with lyrics in English) the thief uses the Ten Commandments in which he does not hide the life that led him to the punishment; the violent parents, the thefts, the murders, and also the hypocrisy of the “faithful” who went to the synagogue but did not follow the Commandment in life, as many Christians have done since then. Therefore, the listener has no doubts about his guilt, however, we hear the beauty and mastery of De André when it is precisely the thief who says the words that let us understand the true message of the life of Jesus of Nazareth and therefore the real message of Easter:

“I, in seeing this man die,
Mother, I feel pain.
In the pity that does not yield to resentment,
Mother, I learnt Love”.

 

A HAPPY AND HOLY EASTER TO ALL OUR READERS

FROM THE EDITORIAL STAFF

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