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Er-100: viaggio nella prima sperimentazione umana che punta ad invertire l’invecchiamento biologico

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Molti organi di informazione scientifica hanno pubblicato titoloni come “il Reset Biologico è possibile”, ma cosa c’è di vero?

di Alessio Zedda

Per la prima volta, nel 2026, l’uomo è ad un passo dall’inversione dell’invecchiamento cellulare. Non stiamo parlando di un’ipotesi fantascientifica, sia chiaro, ma di una sperimentazione clinica piuttosto avanzata. Molti organi di informazione scientifica hanno pubblicato titoloni come “il Reset Biologico è possibile”, ma cosa c’è di vero?

Iniziamo a chiarire un aspetto: l’invecchiamento non è un processo unidirezionale e non è nemmeno irreversibile. La certezza millenaria dell’inevitabile decadimento del corpo è stata messa in discussione in modo radicale. Al centro di questo terremoto scientifico c’è il concetto di “memoria biologica” delle cellule, bene. Un recente studio clinico ha scoperto che ogni cellula può essere riportata indietro nel tempo annullando, di fatto, gli effetti biologici dell’invecchiamento.

L’origine di questa svolta ha un nome e un cognome, quello del ricercatore giapponese Shinya Yamanaka e di 4 geni specifici (Oct4, Sox2, Klf4 e c-Myc) che sono in grado di riprogrammare le cellule adulte, riportandole allo stato di cellule staminali embrionali. La portata storica della scoperta, risalente al 2006, gli valse il Premio Nobel per la Medicina nel 2012. All’inizio di questo percorso, tuttavia, era emerso un “inciampo” di non poco conto, nel processo di inversione le cellule sembravano dimenticare la propria identità biologica, provocando neoplasia nelle cavie animali.

La scienza procede per tentativi ed errori, lo sappiamo, e di certo non si ferma alle prime difficoltà. I ricercatori, infatti, hanno provato sperimentalmente l’uso parziale dei 4 geni di Yamanaka, individuando che non serve modificarli tutti e 4 per ottenere l’inversione dell’invecchiamento. Eliminando dalla sperimentazione il gene più aggressivo il (c-Myc) e usando soltanto gli altri 3 fattori genetici (Oct4, Sox2, Klf4) i ricercatori hanno scoperto che è possibile ottenere una “riprogrammazione parziale”, recuperando la loro giovinezza senza perdere la propria identità funzionale.

Per comprendere il meccanismo alla base di questo straordinario processo possiamo prendere in prestito l’efficace metafora del professor David Sinclair di Harvard — “lucidare i graffi su un CD per far tornare a suonare la musica originale”. Agendo sull’epigenoma siamo oggi in grado di ripulire i segni d’usura degli interruttori chimici, ripristinandone l’efficienza originaria. Nei modelli sperimentali abbiamo ottenuto il recupero della funzione visiva, anche in caso di cecità, la rigenerazione dei nervi ottici danneggiati, il miglioramento dei parametri epatici in fegati malati, inversione degli effetti dell’invecchiamento dei tessuti animali fino al 75% in pochissime settimane.

Nella sperimentazione a 3 fattori, questa forse l’acquisizione più importante, i trial non hanno rilevato alcuna mutazione tumorale. Su questa rassicurante base, nel 2026, sono cominciate le sperimentazioni sull’uomo. Lo scorso gennaio è arrivato il tanto atteso via libera della FDA (Food and Drug Administration), con il quale l’agenzia americana del farmaco ha autorizzato i test clinici sull’uomo da parte della startup biotecnologica Life Biosciences, fondata a Boston con il contributo del professor David Sinclair.

Il trial clinico si chiama ER-100 e consiste nell’iniezione di vettori virali che trasportano i 3 fattori (Oct4, Sox2, Klf4) che restano inattivi fino all’assunzione di doxicilina (un antibiotico comune) che ha la funzione di “accendere” i geni affinché possano generare il ringiovanimento molecolare. La prima applicazione riguarda il glaucoma, una malattia del nervo ottico per la quale non esistono strumenti terapeutici efficaci. L’occhio è oggetto di sperimentazioni genetiche consolidate e, come organi relativamente isolato, esclude possibili effetti collaterali su altri tessuti.

A seguito del buon andamento della sperimentazione ER-100 ci si è concentrati su un protocollo ulteriore (ER-300) proiettato sulle malattie epatiche, mentre la YouthBio Therapeutics sta puntando all’Alzheimer con trial attesi entro tre anni. Lo scorso febbraio il professor Sinclair, ospite del World Governments Summit di Dubai ha affermato: “Per molti anni abbiamo ignorato l’invecchiamento. Oggi l’invecchiamento è una condizione medica sempre più trattabile. Stiamo per testare, per la prima volta nella storia, se possiamo invertire l’invecchiamento e curare le malattie.” Il professor Sinclair ha aperto una prospettiva nuova, che punta ad agire sulla causa comune di tutte le malattie, l’invecchiamento, anziché sviluppare terapie su ogni singola malattia legata all’età.

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