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Diritti umani

Crotone. Nessuna infermità mentale per l’assassino di Giuseppe Parretta

redazione

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L’imputato Salvatore Gerace  in primo grado era stato condannato all’ergastolo in quanto autore dell’atroce delitto, avvenuto a Crotone il 13 gennaio del 2018 nella sede dell’associazione LibereDonne – gestita da sua madre Katia Villirillo

Si è svolta giorno 6 maggio, innanzi alla Corte di Assise di Appello di Catanzaro, la terza udienza del processo per l’omicidio di Giuseppe Parretta, il diciottenne assassinato a Crotone da Salvatore Gerace.

Nel corso dell’udienza, a cui hanno partecipato anche i famigliari della giovane vittima difesi dagli Avvocati Emanuele Procopio e Jessica Tassone, è stato escusso il perito della Corte, dott. Fernando Roccia, che ha riferito sugli accertamenti svolti nei confronti dell’imputato, in particolare il  medico legale ha concluso che a seguito di colloquio clinico il “Gerace è risultato ben conscio di ciò che stava facendo al momento del fatto e delle possibili conseguenze morali e giuridiche della sua azione, lo stesso aveva una percezione non distorta della realtà e la capacità di discernere rettamente il significato ed il valore del proprio comportamento” pertanto, è indubbia la sua responsabilità penale.

Il perito, anche a seguito dei rilievi mossi dall’avvocato Danilo Tipo che difende il Gerace, ha confermato le sue conclusioni, specificando alla Corte che stante le rilevanti risultanze cliniche emerse non ha ritenuto utile sottoporre il Gerace ad ulteriori accertamenti.

Successivamente la difesa dell’imputato è stata autorizzata ad effettuare per il tramite del proprio consulente dott. Nicola Pangallo, i test psicologici all’imputato.

Su espressa richiesta dell’Avvocato Emanuele Procopio alla somministrazione di detti test è stato autorizzato a partecipare anche il consulente della parte civile Prof. Mario Nicotera decano della psichiatria calabrese.

Infine la Corte ha disposto il rinvio per prossimo 9 luglio per escutere i consulenti di parte.

Ricordiamo che l’imputato in primo grado è stato condannato all’ergastolo in quanto è stato considerato l’autore dell’atroce delitto, avvenuto a Crotone il 13 gennaio del 2018 nella sede dell’associazione LibereDonne – gestita da sua madre Katia Villirillo.

Pertanto, nonostante l’evidenza della prova per la conclusione di questo processo occorre ancora attendere.

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