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Chi c’è dietro la guerra civile in Libia?Il ritorno dei fedeli di Gheddafi

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L’aeroporto conquistato dopo una sanguinosa battaglia. Quattrocento detenuti fuggiti dal carcere. Duecento morti negli scontri. Dichiarato lo stato d’emergenza.

di Vito Nicola Lacerenza

La “Settima Brigata”, gruppo di miliziani fedeli all’ex dittatore libico Mu’ammar Gheddafi, ha invaso la capitale della Libia, Tripoli, supportata da altre bande armate provenienti dalle località di Misurata e Zintan. L’attacco, secondo quanto dichiarato dai militari pro Gheddafi, ha l’obiettivo di “liberare Tripoli dai militari corrotti che si appropriano dei conti in banca rubando milioni di dollari, mentre i cittadini dormono fuori dalle banche per riuscire a prelevare due soldi”. Sebbene in Libia l’assenza di liquidità e di servizi essenziali siano all’ordine del giorno, gli osservatori ritengono che l’offensiva militare sia la conseguenza dell’instabilità politica in cui il Paese versa da 7 anni.  Dopo la caduta di  Gheddafi, il territorio libico è stato suddiviso tra i due leader: Fayez Sarraj, è divenuto capo della Tripolitania con capitale Tripoli, il cui governo è l’unico riconosciuto a livello internazionale, mentre il generale Khalifa Haftar, è diventato capo della regione della Cirenaica. I due, da anni in guerra tra loro, alcuni mesi fa si sono incontrati a Parigi per raggiungere un accordo di pace e indire le elezioni democratiche per la fine di quest’anno.

Nell’ultimo periodo però la dilagante corruzione all’interno del governo di Tripoli ha minato la leadership del presidente  Fayez Sarraj, al punto che lo stesso generale della Cirenaica  Khalifa Haftar aveva reso nota la sua intenzione di spodestarlo. Di fronte a tale dichiarazione diversi gruppi combattenti autonomi minori, tra cui la Settima Brigata, hanno deciso di marciare insieme alle truppe del generale  Khalifa Haftar, l’ideatore dell’invasione di Tripoli. Le difese della capitale libica non hanno resistito all’offensiva che si è spinta fin al cuore della città provocando morti e caos. Oltre 200 persone, tra militari e civili, sono morti negli scontri. Quattrocento detenuti, approfittando della situazione di totale anarchia, sono fuggiti da un carcere mentre la Settima Brigata ha conquistato l’aeroporto di Tripoli, vicino al quale si trova l’ambasciata italiana. L’ambasciatore italiano in Libia Giuseppe Perrone, insieme a gran parte dello staff diplomatico, ha lasciato temporaneamente il Paese per ragioni di sicurezza. Intanto in Libia vige lo stato d’emergenza e gli scontri continuano. Ma la domanda che si pongono tutti e che è all’origine degli scontri è il petrolio, la principale ricchezza dellaLibia. Petrolio che fa gola a tutti.

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