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ABRUZZO – Un secolo di Psicoanalisi: l’Università celebra il centenario della SPI dove tutto ebbe inizio
Il convegno “1925-2025: a Teramo il Centenario della Società Psicoanalitica Italiana”, ha rappresentato non solo una celebrazione storica, ma anche una riflessione sul futuro della psicoanalisi in Italia e sul valore della salute mentale. In effetti la Società Psicoanalitica Italiana (SPI), fu fondata proprio a Teramo il 7 giugno del 1925.
di Laura Marà
“1925-2025: a Teramo il Centenario della Società Psicoanalitica Italiana”. È questo il titolo del convegno nazionale che si è tenuto sabato 7 giugno 2025 nell’aula “Silvio Spaventa” dell’Università degli Studi di Teramo, per celebrare i 100 anni della Società Psicoanalitica Italiana (SPI), fondata proprio a Teramo il 7 giugno del 1925.
L’evento ha riunito esponenti illustri del mondo accademico, scientifico, istituzionale e culturale. A moderare i lavori è stato il dott. Fabrizio Rocchetto, membro ordinario della SPI. Hanno partecipato, tra gli altri, il dott. Jonny Jaffè, presidente nazionale della SPI, il dott. Fabio Castriota, vicepresidente e analista con funzioni di training, la dott.ssa Gabriella Gentile, membro ordinario, e la dott.ssa Lucrezia Loporcaro, membro associato. Presenti anche figure di rilievo del panorama sanitario, accademico e politico, tra cui il sindaco Gianguido D’Alberto, il presidente della Provincia Camillo D’Angelo, la consigliera regionale Marilena Rossi, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il direttore generale ASL Teramo Maurizio Di Giosia, il presidente dell’Ordine dei Medici Cosimo Napolitano, la consigliera dell’Ordine degli Psicologi Gloria Di Rocco, e il dott. Francesco Saverio Moschetta, già direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Teramo. Momenti di grande emozione sono stati offerti anche dalle esibizioni di due giovanissimi studenti del Conservatorio “Gaetano Braga” alla chitarra classica e fisarmonica.

Il convegno ha rappresentato non solo una celebrazione storica, ma anche una riflessione sul futuro della psicoanalisi in Italia e sul valore della salute mentale. Una parte centrale del dibattito si è incentrata sull’importanza del recupero dell’ex Ospedale Psichiatrico di Porta Melatina – oggi abbandonato – e sulla sua trasformazione in una Cittadella della Cultura, progetto strategico per Teramo e già finanziato dalla Regione.

Proprio su questo tema è intervenuto con forza il Magnifico Rettore dell’Università di Teramo, Christian Corsi, che ha sottolineato la portata culturale e simbolica del progetto:
«Parlare dell’ex ospedale psichiatrico di Sant’Antonio a Teramo – ha dichiarato – significa guardare al passato, al presente, ma soprattutto al futuro. Un futuro che questa Università sente il dovere di contribuire a costruire. Non possiamo dimenticare il ruolo che Teramo ha avuto, come sottolineato oggi da illustri relatori, nel panorama scientifico e metodologico nazionale. Oggi però è fondamentale tornare a parlare concretamente della Cittadella della Cultura».

Il Rettore ha quindi ricostruito le vicende legate al finanziamento regionale per il recupero dell’ex manicomio, inizialmente pari a 30 milioni di euro:
«Un progetto partito circa dieci anni fa, rallentato da cambi di governance e dalle emergenze sanitarie legate al Covid. Ma oggi – ha proseguito – posso annunciare con orgoglio che, grazie alla Regione Abruzzo e alla collaborazione istituzionale con il Presidente Marsilio e la consigliera Marilena Rossi, è stato riattribuito un primo finanziamento di 20 milioni di euro, su cui l’Università è stazione appaltante. Abbiamo firmato una nuova convenzione e siamo pronti a far partire il primo lotto funzionale».

Un ringraziamento speciale è stato rivolto anche al Comune di Teramo e al sindaco D’Alberto per la visione condivisa.
«Come primo Rettore teramano – ha affermato Corsi – sento fortemente la responsabilità di indirizzare questo progetto verso uno sviluppo che non è solo accademico, ma cittadino. Il nostro territorio ha una vocazione naturale alla ricerca e alla formazione: con l’Università, l’Istituto Zooprofilattico Caporale, l’Osservatorio di Collurania e il Conservatorio Braga, abbiamo tutte le eccellenze per costruire una vera rete culturale e scientifica. Sta a noi realizzarla».

Un contributo di grande spessore emotivo è arrivato dalla dott.ssa Gabriella Gentile, membro ordinario della SPI, che ha voluto riportare al centro le storie umane custodite dentro le mura dell’ex manicomio, lì dove «non solo corpi erano contenuti, ma menti chiedevano ascolto».
Nel video l’intervista alla dott.ssa Gabriella Gentile
«È lì che i sogni e la visione di Marco Levi Bianchini, psichiatra e pioniere della psicoanalisi, hanno preso forma – ha raccontato –. Grazie al salvataggio delle cartelle cliniche, alle lettere mai spedite dai pazienti e a quelle, rare, ricevute dai familiari, oggi possiamo ancora ascoltare quelle voci. Il manicomio di Teramo nacque nel 1881 come sezione dell’ospedale civile di Sant’Antonio Abate, per riportare in provincia i ricoverati e dare forma a un progetto anche economico, che con il tempo arrivò ad accogliere oltre mille pazienti».
Nel suo intervento, la Gentile ha ricordato anche i passi avanti fatti sotto la direzione di Levi Bianchini: l’introduzione della ergoterapia, la riduzione delle pratiche di contenzione, la nascita del dispensario di igiene mentale nel 1928 – uno dei primi in Italia – e le prime sperimentazioni di ospedalizzazione diurna, veri segnali di un superamento della logica manicomiale.
«Le cartelle cliniche si riempirono di storie, tratti a matita, disegni, frammenti d’anima – ha ricordato con commozione –. Tra quelle stanze c’erano anche bambini, troppo piccoli per quei letti, con occhi spalancati su un mondo che non capivano. Giocavano con l’aria, parlavano da soli, urlavano. E per la prima volta, quelle urla furono ascoltate. Levi Bianchini fu un pioniere autentico, che abbracciò con coraggio la rivoluzione freudiana e cercò di darle senso lì dove il dolore era visibile e non c’era più voce di famiglia».

Il presidente della SPI, Jonny Jaffè, ha ribadito il senso profondo dell’incontro:
«La psicoanalisi è, prima di tutto, prendersi cura. Ma la deriva attuale della sanità pubblica, spesso orientata solo alla farmacologia, tradisce questa missione. Dobbiamo lottare per ripristinare quella rete multidisciplinare e integrata che è stata alla base della nostra professione e che Franco Basaglia, con la sua visione, ci ha indicato come faro. La dignità del paziente non è negoziabile».
Anche il sindaco D’Alberto ha voluto ribadire il valore storico e identitario della psicoanalisi per Teramo:
«Questo legame appartiene alla nostra città. Celebrare oggi quel momento fondativo del 1925 significa riscoprire una vocazione che dobbiamo onorare e proiettare nel futuro. È nostro dovere istituzionale valorizzare questa eredità».

Parole che trovano eco nell’intervento della consigliera regionale Marilena Rossi, che ha ricordato l’impegno della Regione per la salute mentale:
«Non dobbiamo lasciare indietro nessuno. La nostra azione deve essere sempre più efficace e tempestiva per supportare persone e famiglie in difficoltà. Questo convegno testimonia che la sinergia tra istituzioni può fare la differenza».
A distanza di un secolo dalla fondazione della SPI, avvenuta grazie alla visione di Marco Levi Bianchini e al sostegno del pensiero freudiano, Teramo si ritrova ancora una volta al centro della riflessione nazionale sulla psicoanalisi. Non più solo come culla storica, ma come laboratorio di idee, cure e cultura per il futuro.
