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Abbiamo dimenticato i pericoli che comporta viaggiare – We have forgotten the dangers of travelling

By 1 Aprile 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Abbiamo dimenticato i pericoli che comporta viaggiare

I nostri politici e in modo particolare i nostri scienziati e responsabili della salute, a partire dall’OMS, devono già cominciare anche a pensare al futuro per assicurare che altri virus e malattie non ci colgano impreparati come in queste settimane

Mentre cerchiamo di fare una vita fatta di restrizioni nazionali, molti in Italia riportano alla memoria un’opera importante per dimostrare che l’Italia era già stata colpita da terribili malattie nel passato. “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni è giustamente considerato uno dei capolavori della nostra Cultura e descrive la peste del 1630, però un’altra opera di secoli prima è molto più rilevante per i molti milioni chiusi in casa in cerca di un modo di passare il tempo.

“Il Decameron” di Giovanni Boccaccio racconta come un gruppo di dieci giovani uomini e donne passarono i giorni in quarantena durante la peste che colpì Firenze nel 1348. Come gli italiani odierni quei giovani cercavano di dimenticare gli orrori e rischi che correvano con la malattia, ma i loro racconti narrano il passato, e come noi oggi essi non pensavano a un futuro che sembra ancor lontano.


Però, mentre cerchiamo di far passare il tempo chiusi in casa dobbiamo cominciare e capire che questa crisi internazionale, più ancora delle altre terribili malattie degli ultimi decenni, farà cambiare un aspetto della vita che era diventato usuale.

Infatti, nel godere i privilegi dei viaggi internazionali sia per motivi di lavoro che per motivi di vacanze e di famiglia, abbiamo dimenticato una verità profonda e stiamo pagando ora il prezzo per questa leggerezza.

Viaggiare ci fa correre dei pericoli e nella nostra superbia delle capacità dei nostri sistemi nazionali di salute, non ci siamo resi conto che esistono e esisteranno ancora pericoli per cui non siamo preparati.

Abbiamo dimenticato il pericolo vero del vaiolo, ora sparito dal mondo grazie ad un vaccino, come abbiamo dimenticato che la morte precoce del grande campione ciclistico Fausto Coppi fu provocata dalla malaria, grazie a una apparentemente innocua puntura di una zanzara.

Inoltre, in queste settimane di timori e voci, vediamo anche un lato oscuro degli esseri umani che cercano un capro espiatorio per questa crisi mondiale e in molti hanno stabilito, malgrado il fatto che gli scienziati abbiano dimostrato che l’origine del virus sia naturale, che ci sono “responsabili” per le nostre paure e la crisi economica che affliggerà il mondo non per settimane o mesi, ma probabilmente per anni.

Certificato

Molti di noi ricordano vagamente che per poter viaggiare all’estero bisognava avere vaccinazioni per malattie secondo le destinazioni. In ogni caso, un vaccino era in particolare per una malattia che era il terrore di tutti, il vaiolo.

La neonata Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) decise di istituire una campagna sistematica e mondiale contro questa malattia fatale. Quindi, insieme al passaporto il passeggero internazionale doveva avere anche un certificato che mostrava le vaccinazioni necessarie per poter aver accesso in determinati paesi.

Il risultato è stato che nel corso di meno di quarant’anni la malattia tanto temuta ora esiste solo in alcuni depositi isolati in contenitori sicurissimi, tenuti con la massima cautela nel caso dovesse tornare nel futuro in forma mutata.

E così in tutto il mondo si è abbassata la guardia. Le meraviglie scientifiche e mediche erano il nostro scudo insuperabile per proteggerci da altre insidie. Però, abbiamo visto altre malattie causate dall’uomo e altre, come il COVID-19, il risultato di mutazioni naturali. Purtroppo, già in passato abbiamo scoperto che non siamo poi così tanto sicuri come pensavamo.

Il celebre morbo denominato “Mucca Pazza” degli anni ‘80 che contaminò la carne bovina non era una malattia naturale, ma il risultato dei cibi che esseri umani davano ai bovini. Già questo fece molta paura ma gli unici limiti alla nostra vita quotidiana erano quelli di non poter mangiare la carne bovina per il periodo necessario per eliminare la contaminazione.

Poi, abbiamo anche visto la “SARS” e “A/H1N1” che hanno seminato morte e terrore nel mondo però, senza bisogno delle restrizioni e le misure che ora vediamo per prevenire la diffusione del coronavirus in moltissimi paesi, avanzati e non.

Quel che fa più paura dell’attuale coronavirus è che ha messo a nudo i difetti di sistemi di salute nazionali, non solo in Italia ma in quasi ogni paese del mondo, persino ì più “avanzati”. L’unica misura efficace, in mancanza di una cura che chissà quando verrà, è di bloccare il più possibile i movimenti di intere popolazioni con gli effetti che vediamo non solo alla televisione e nei giornali, ma dalla mancanza di attività nella nostra vita quotidiana.

A rendere peggiore questa situazione è stato il fatto che il primo paese colpito è stato una dittatura che non solo ha utilizzato metodi impensabili nei paesi occidentali, ma per paura di dimostrare debolezza e problemi del sistema di salute del paese agli occhi del mondo, ha cercato di nascondere i dettagli dell’evoluzione della malattia il più segreti possibile. Però, quel che nessuno sapeva era che, in base alle ultime ricerche degli scienziati, il virus era già arrivato all’estero, compresa l’Italia probabilmente già a ottobre. Quindi troppo tardi per prendere le misure necessarie per prevenire la diffusione.

Futuro

Dunque, i nostri politici e in modo particolare i nostri scienziati e responsabili della salute, a partire dall’OMS, devono già cominciare anche a pensare al futuro per assicurare che altri virus e malattie non ci colgano impreparati come in queste settimane.

Ricordando che i virus mutano dobbiamo capire che non si tratta di un se, ma di un quando. Quindi la prima mossa che abbiamo il dovere di fare è di ricordare che viaggiare comporta pericoli e, benché non possiamo fare vaccini di malattie ancora sconosciute, allora dobbiamo rinforzare il modo di rintracciare coloro che si trovavano in zone colpite, come anche di assicurare che i nostri sistemi nazionali di salute siano pronti per affrontare queste emergenze in modo efficace e a livello internazionale.

Il rintracciare eventuali viaggiatori potrebbe comportare cedere un certo livello della nostra privacy alla burocrazia internazionale, ma sapere chi e quando individui e gruppi siano andati in un determinato paese potrebbe essere la chiave essenziale per garantire la minore diffusione possibile di eventuali malattie.

Questo non vuol dire limitare i viaggi, ormai l’economia del mondo è legata in ogni senso al trasporto internazionale, sia di persone, per qualsiasi motivo, che di prodotti, e porre limiti ai viaggi non farebbe altro che indebolire ancora di più un’economia mondiale già in grandissima difficoltà.

Questa quindi è la nostra sfida del mondo, di ricordare i possibili pericoli di viaggiare ma, allo stesso tempo di assicurare che potremo ancora farlo nel futuro. Non sarà facile ma la guerra vinta con il vaiolo dimostra che siamo capaci di farlo.

Ma c’è un altro aspetto che dobbiamo affrontare, quello in noi stessi e non sarà affatto facile.

Capri espiatori

Noi esseri umani abbiamo un bisogno viscerale di trovare capri espiatori per quel che ci colpisce. Non faremo nomi dei capri espiatori del passato che hanno sofferto per il bisogno di punire chi si pensava avesse prodotto il male. Ma in questo periodo molti, anzi troppi, hanno trovato un bersaglio preciso e tristemente fin troppo facile da indentificare, i Cinesi.

Il risultato è che la stampa internazionale riporta notizie di aggressioni ad asiatici in generale, pensando che siano tutti cinesi, per sfogare la loro rabbia verso il paese che ha cercato di nascondere il coronavirus. Si parla anche dei soliti complotti, di intrighi internazionali, di fughe di materiale da laboratori, di armi biologiche e altre teorie del genere, che non tengono conto che, come riportato sopra, il consenso scientifico internazionale è che l’origine del virus sia naturale.

Nel cercare “colpevoli” aggiungiamo male al male. Dare colpe non risolve la situazione e rischia anche di creare problemi per il futuro difficili da eliminare del tutto nel breve termine.

Dobbiamo ricordare che anche i cinesi sono stati vittime del virus e ora cercano di assistere gli altri paesi in questo periodo di crisi, compresa l’Italia. E ricordiamo anche che le comunità cinesi esistono da moltissimo tempo in quasi tutti i paesi del mondo e che loro non hanno alcuna colpa in quel che è successo in questi mesi.

E ricordiamoci anche che questa volta la malattia nuova è apparsa in Cina, ma nessuno sa in quale paese uscirà il prossimo contagio e quindi non  facciamoci condizionare da comportamenti irrazionali non solo perché sono inutili, ma perché non sono degni di paesi che si considerano “civilizzati”…

 

di emigrazione e di matrimoni

We have forgotten the dangers of travelling

Our politicians and especially our scientists and those responsible for health, starting with the WHO must also already start thinking for the future in order to ensure that other viruses and diseases do not catch us unprepared as in these weeks

While we try to carry on with our lives within the national limits many people in Italy have mentioned a major work to show that Italy had already been hit by a terrible disease in the past. “I Promessi Sposi” (The Betrothed) by Alessandro Manzoni is rightly considered one of our Culture’s masterpieces and describes the plague of 1630, however, another work from centuries before is much more relevant for the many millions who are trying to pass the time at home.

“The Decameron” by Giovanni Boccaccio tells how a group of ten young men and women spent the days of quarantine during the plague that struck Florence in 1348. Like the Italians today they were trying to forget the horrors and risks they ran with the disease but their stories deal with the past and like us today they did not think about a future that seems even more distant.

However, while we try to pass the time in our homes we must start thinking and understanding that this international crisis, even more than the terrible diseases of recent decades, will change one aspect of our lives that had become the norm.

In fact, in enjoying the privileges of international travel, whether for business, for holidays or family reasons, we have forgotten a profound truth and we are now paying the price for this carelessness.

Travelling has risks and in our pride in the capacity of our national health systems we have not realized that there are and there will again be other dangers for which we are not prepared.

We have forgotten the real danger of smallpox, now gone from this world, just as we have forgotten the premature death of the great Italian cycling champion Fausto Coppi by malaria caused by an apparently harmless sting from a mosquito.

Furthermore, during these weeks of fears and rumours we also see the dark side of human beings who try to look for scapegoats for this international crisis and we have decided, despite the fact that the scientists have shown that the origin of the virus is natural, that there are “culprits” for our fears and the economic crisis that will hit the word not for weeks or months but probably for years.

Certificate

Many of us vaguely remember that in order to be able to travel overseas we had to have inoculations for diseases depending on the destinations. In any case, one specific inoculation was for a disease that terrified everybody, smallpox.

The newly founded World Health Organization (WHO) decided to set up a systematic worldwide campaign against this fatal disease. Therefore, together with the passport, the international traveller also had to have a certificate to show the inoculations needed to have access to specific countries.

The result was that in less than forty years the disease that was so feared now exists only in some isolated storage facilities in very secure containers held under the highest security in case the disease should return in the future in a mutated form.

And so the whole world relaxed. The scientific and medical wonders were an impassable shield to protect us from other pitfalls; however, we saw other diseases, one made by man and the others, just like COVID-1, the result of natural mutations and unfortunately, we discovered that we were not that safe.

The famous “Mad Cow” disease of the 1980s that contaminated beef was not a natural mutation but the result of the feed human beings gave cattle. That already frightened us but the only limits in our daily lives were those of not being able to eat beef for the period necessary to eliminate the contagion.

And then we had “SARS” and “A/H1N1” that spread death and terror around the world, however, without the need for restrictions and the measures we now see to prevent the spread of the coronavirus in many advanced and non-advanced countries.

What frightens us about the current coronavirus is that it has exposed the defects of the national health systems not only in Italy but in almost every country in the world, even the most “advanced”. The only effective measure, in the absence of a cure that will take who knows how long, is to block the movement of entire populations as much as possible with the results we see not only on television and in the newspapers but by the absence of activity in our daily lives.

Making this situation worse was the fact that the first country hit was a dictatorship that not only used methods that are unthinkable for western countries but, out of fear of showing weakness and problems in the country’s health system to the world, tried to keep the details of the disease secret from the world. However, what nobody knew was that, according to the latest scientific research, the virus had already reached overseas, including Italy, as early as October. Therefore too late to take the measures needed to stop the spread.

Future

Therefore our politicians and especially our scientists and those responsible for health, starting with the WHO must also already start thinking for the future in order to ensure that other viruses and diseases do not catch us unprepared as in these weeks.

Remembering that the viruses mutate we must understand that this is not if but when. Therefore, the first move we have to make is to remember that travelling has risks and, although we cannot give inoculations for diseases that are still unknown, we must then reinforce the method of tracing those who were in the zones affected, and also to ensure that our national health systems are ready to deal with these emergencies effectively and internationally.

Tracing any travellers could involve giving up a certain level of our privacy to the international bureaucracy but knowing who and when individuals and groups went to a specific country could be the essential key to guaranteeing the least spread possible of any disease.

This does not mean limiting travelling, the world’s economy is now tied in every way to international transport, whether of people for any reason or of products and setting limits would only weaken even more a world economy that is already in great difficulty.

This therefore is our challenge for the world, to remember the possible dangers of travelling and, at the same time, to ensure that we will continue to do so in the future. It will not be easy but the war won against smallpox shows we are able to do so.

But there is another issue that we must face, the one within ourselves, and it will not be at all easy.

Scapegoats

We human beings have an innate need to find scapegoats for what affects us. We will not name the scapegoats of the past who suffered because of the need to punish those who we think have hurt us. But during this period, many of us, indeed too many, have found a specific and sadly an all too easy to identify target, the Chinese.

The result is that the world’s press reports news of assaults on Asians in general thinking that they are Chinese in order to vent their rage at the country that tried to hide the virus.

There are also rumours of the usual conspiracies, of international intrigue, of leaks of material from biological weapons laboratories and other such theories but they do not take into account that, as stated above, international scientific consensus is that the origin of the virus is natural.

In looking for the “culprits” we add wrong to wrong. Blaming does not solve the situation and also risks causing problems for the future that will be hard to eliminate completely in the short term.

We must remember that the Chinese too have been victims of the virus and they are now trying to help the other countries in this period of crisis, including Italy. And let us also remember that Chinese communities have been in almost all the world’s countries for a long time and that they have no blame for what has happened in these months.

And let us also remember that this time the new disease appeared in China but nobody knows in which country the next contagion will appear and therefore let us not be conditioned by irrational behaviour not only because it is useless but because it is not worthy of countries that consider themselves “civilized”.


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