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Diritti umani

Il passaporto d’origine, documento scomodo o utile?

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Il caso appena concluso dei sette parlamentari federali in Australia coinvolti in uno scandalo sulla loro eleggibilità secondo la Costituzione del paese ci mette di fronte ad una domanda: cosa vuol dire ‘cittadinanza’?

di Gianni Pezzano

In questi giorni nell’Alta Corte dell’Australia si è concluso il caso dei sette parlamentari federali che si trovavano coinvolti in uno scandalo sulla loro eleggibilità secondo la Costituzione del paese, che proibisce a cittadini con altre cittadinanze la possibilità di candidarsi per seggi federali. Tra questi era coinvolto anche un Ministro, Matt Canavan, che fino a poco tempo prima ignorava il fatto di avere anche la cittadinanza italiana.

Questo caso dovrebbe essere d’interesse anche a noi qui in Italia perché, sul lato pratico, dimostra benissimo i problemi e le sfumature a volte ingannevoli della cittadinanza italiana e quindi della doppia cittadinanza.

Castigo

La decisione della Corte ha sorpreso molti, non tanto perché cinque dei sette parlamentari sono stati dichiarati inammissibili come candidati e di conseguenza immediatamente esclusi dal Parlamento. Tra questi c’era anche il vice Primo Ministro Barnaby Joyce che, dopo avere formalmente rinunciato alla sua cittadinanza neozelandese, dovrà di nuovo affrontare le urne a dicembre per poter tornare al Parlamento. Gli altri quattro esclusi, tutti senatori, saranno rimpiazzati secondo le regole senatoriali per motivi di dimissioni o forza maggiore.

Nel caso del nostro connazionale Matt Canavan, nipote di immigrati italiani, l’Alta Corte ha preso atto del dubbio riguardo la procedura di riconoscimento della cittadinanza italiana, visto che è nato prima della decisione della Corte Costituzionale italiana del 1980 che riconobbe la parità di diritti delle donne co la conseguenza che anche  la madre trasmette la cittadinanza ai figli, e non solo il padre.

Ma questa vittoria burocratica non cambia il fatto che, come paese, dobbiamo seriamente studiare l’argomento  ‘cittadinanza’ e non solo sulla proposta di introdurre uno ius soli.

 Nuova legge

Il tema della cittadinanza provoca una reazione emotiva nei partecipanti ai dibattiti. Da un lato, chi ritiene che la cittadinanza deve essere trasmessa tramite i genitori,  non tiene conto delle eventuali conseguenze sugli emigrati del quale il caso australiano è soltanto un esempio indicativo.  Dall’altro lato la proposta dello ius soli è vista come un tentativo di cambiare il carattere del paese dalla “forzata” integrazione (agli occhi degli oppositori) degli immigrati nel paese.

Nel primo caso, soprattutto considerando il numero di potenziali cittadini italiani all’estero, abbiamo potenzialmente decine di milioni di cittadini che otterrebbero non solo il diritto di poter tornare in Patria per cercare lavoro in Italia e anche negli altri paesi dell’Unione Europea, ma avrebbero anche il diritto di votare per il Parlamento italiano e per eventuali referendum.

Siamo davvero convinti che tenere le porte aperte in eterno per possibili cittadini sia un bene, anche considerando che sarebbe un mezzo per incoraggiare la falsificazione di documenti per chi non avrebbe diritto, come abbiamo già visto?

Nel secondo caso, il rifiuto di conoscere come cittadini chi nasce nel paese come residente regolare, come il caso in paesi come gli Stati Uniti e l’Australia, è anche il rifiuto di riconoscere che comunque il paese sta effettivamente cambiando a causa dell’arrivo di questi immigrati.

Lo ius soli è semplicemente il riconoscimento di una situazione di fatto che è sotto gli occhi di tutti. L’integrazione che tutti vogliono non è possibile se ci ostiniamo a considerare che chi nasce e cresce e frequenta la scuola in questo paese sarà sempre uno straniero.

Emozioni e categorie

Per molti, la decisione di cambiare cittadinanza non è una decisione facile e spesso comporta esami di coscienza, come per esempio per chi ha combattuto per la Patria, come dovette fare il padre di chi scrive. Per altri cambiare cittadinanza è il riconoscimento della fine di una fase della vita e il certificato della nuova cittadinanza è il simbolo concreto della volontà del nuovo immigrato di stabilire il suo futuro nel nuovo paese, per lui e per tutti i suoi discendenti.

Nel dibattito del cambio della legge di cittadinanza e sul come si ottiene la cittadinanza del paese di origine dobbiamo anche riconoscere che l’atteggiamento verso il paese  dei genitori, e particolarmente dei nonni e dei bisnonni, è destinato a mutare con il tempo.

Come paese dobbiamo capire che ci sono milioni di persone con origini italiane, ma non  per questo hanno automaticamente diritto alla cittadinanza. Anzi, ci sono circostanze dove alcuni nella stessa famiglia possono avere la cittadinanza italiana e altri no. Basta pensare che i figli di emigrati italiani nati dopo il cambio di cittadinanza dei genitori non ne hanno diritto, ma i primogeniti la mantengono ancora con tutti i suoi diritti e doveri.

Ma non dobbiamo commettere l’errore di chiudere un occhio a chi decide di cambiare cittadinanza, oppure a chi per cause fuori il suo controllo non nasce cittadino italiano.

Il fatto di essere o non essere cittadino italiano di per sé non cambia la voglia di moltissimi di voler scoprire le proprie origini italiane. Questi sono una risorsa per il paese tanto per chi vuole mantenere la cittadinanza all’estero quanto per coloro che decidono di immigrare in Italia.

Ci vuole poco per capire quanto sia emotivo voler sapere le proprie origini e nessun documento potrebbe mai negarlo. Tante di queste persone non mantengono più nomi o cognomi italiani, non sanno con precisione i dettagli delle loro famiglie in Italia e quasi nessuno parla l’italiano, ma questi fattori non tolgono affatto la volontà forte di riscoprire le proprie origini.

Opportunità

Anzi, come paese abbiamo l’opportunità di poterli accogliere ed aiutare nelle loro ricerche e nei loro viaggi.

Direi anche che esiste un obbligo da parte dell’Italia verso i figli e i nipoti degli emigrati italiani nel corso dell’ultimo secolo e  mezzo. Sono stati proprio i loro bisnonni, nonni e genitori a combattere in due guerre mondiali, come sono stati anche questi avi a spedire i soldi alle famiglie rimaste in Italia, soprattutto negli anni 50 e 60, aiutando i parenti in Patria ad uscire dalla crisi post bellica.

Infatti, abbiamo il torto gravissimo d’aver dimenticato che in gran parte il “Boom Economico” di cui siamo fieri è stato supportato in grande parte con questi soldi.

Parlare di cittadinanza non è un semplice discorso da bar, ma un tema che, in ogni senso, segna fondamentali cambi di vita, sia  individuali che di paesi. Prima o poi abbiamo l’obbligo di riconoscere i cambi del tempo e di comportarci di conseguenza.

 

 

 

 

 

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