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I fantasmi del passato ed il rischio dei nuovi nazionalismi

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Perdere la memoria della storia può avere gravi conseguenze sulle scelte politiche dei singoli paesi europei. I nazionalismi sull’onda dello slogan trumpiano  “Putting America First” rischiano di portarci indietro nel tempo e creano solo l’humus ideale per nuovi conflitti armati

Di Gianni Pezzano

Leggendo gli annunci funebri di emigrati italiani all’estero trovi frasi che spesso ci danno un’idea di episodi importanti di Storia che molti ormai hanno dimenticato. Per decenni la frase “Cavaliere del Vittorio Veneto” accompagnava gli annunci per i reduci della Grande Guerra, ma l’anagrafe è crudele e ormai quella generazione tragica non c’è più, ma gli annunci dei giornali ci fanno ancora ricordare che nel corso degli anni i superstiti di altre tragedie stanno sparendo, ma gli echi di questi episodi storici si fanno ancora sentire nel terzo millennio.

In un recente annuncio funebre in Australia di un emigrato italiano il luogo di nascita del defunto era indicato come “Zara, Italia”. Se guardiamo la carta geografica non esiste più una città italiana con quel nome, ma Zadar in Croazia. I nomi indicano la stessa città e il cambio di nome è il segno più ovvio dei territori italiani passati alla ora ex Jugoslavia alla fine della Seconda Guerra Mondiale e che ora fanno parte della Croazia e la Slovenia.

Tre nomi in particolare timbrano l’esodo dell’ italiano dalle zone dell’Istria italiana, il primo ovviamente Zara, ma a questo nome dobbiamo aggiungere Fiume, ora Rijeka che era la scena del celebre incidente di cui Gabriele D’Annunzio fu il simbolo e la terza città è Pola, ora conosciuta come Pula, sempre in Croazia.

Centinaia di migliaia di italiani furono costretti alla fuga con l’avanzata delle forza titine e la loro sorte non era solo di dover fuggire dai loro luoghi di nascita, ma per decenni non potevano nemmeno tornarci in visita a causa dei divieti ferrei delle autorità jugoslave nei loro riguardi.

Queste zone sono sempre state soggette a continui cambi di bandiera e un’altra città italiana fu soggetta per anni a minacce da parte del governo di Belgrado. Trieste fa ancora parte d’Italia, ma la sua importanza geografica era all’origine delle ambizioni di molti governi nel corso dei secoli.

Infatti, utilizziamo il caso di  un club di emigrati all’estero. L’Alabarda Club ad Adelaide in Australia prende il suo nome dal simbolo di Trieste. Però, per evitare le inevitabili controversie delle origini della città da parte dei soci di varie etnie, il circolo ha posto il divieto alla presenza di bandiere di alcun tipo nel centro, persino di quella australiana.

Ora, come i superstiti della battaglia di Vittorio Veneto anche i testimoni diretti delle tragedie dell’Istria italiana stanno sparendo, ma queste storie devono farci capire che noi in Europa abbiamo ancora territori contestati da altri paesi.

Attualmente abbiamo la contesa tra la Russia e l’Ucraina dopo l’annessione del Donbass da parte della Federazione Russa nel 2014 che era la causa principale delle sanzioni, ancora correnti da parte dell’Unione Europea alla Russia. Il problema non era nuovo e quei territori erano campi di battaglia non solo tra gli ucraini e i russi, ma vide anche la partecipazione dei polacchi.

Stranamente l’Ucraina stessa ha la propria battaglia contro una minoranza rumerosa al suo interno. Nella parte occidentale del paese esiste una minoranza di origine ungherese di circa 150.000 persone che ha deciso di utilizzare l’ora dell’Ungheria invece dell’orario ucraino come simbolo della lotta per ritornare alla loro Patria magiara. Anche questa situazione era la conseguenza della guerra contro la Germania e la decisone di Stalin di trasferire territori dell’ex alleato di Hitler all’Ucraina che allora faceva parte dell’Unione Sovietica.

In Spagna la Catalunya sta di nuovo tentando di separarsi dalla Spagna e un eventuale successo di questi potrebbe aprire le porte alle ambizioni secessionistiche dei Baschi che hanno causato molti morti. In Irlanda del Nord i timori di nuovi scontri, questa volta religiosi tra protestanti fedeli alla corona inglese (in maggioranza numerica) e cattolici che vorrebbero che il territorio facesse parte della Repubblica d’Irlanda di maggioranza cattolica.

Con l’eccezione dei Balcani in seguito alla morte di Tito e la caduta della Jugoslavia, l’Europa non vede guerra dal 1945. Però il caso dell’Ucraina e le pressioni catalane per l’indipendenza dovrebbero far suonare l’allarme in molti governi europei che contengono minoranze etniche importanti.

Bisogna ricordare che l’espansione della Germania nazista degli anni 30 dell’ultimo secolo era “giustificata” dal richiamo di Hitler di proteggere le minoranze tedesche nell’allora Cecoslovakia e anche in Polonia create dopo la Grande Guerra. L’ascesa di partiti nazionalisti in Ungheria, la Polonia e altri paesi dell’est del continente non hanno conseguenze solo sull’accoglienza degli immigrati extracomunitari, ma alcuni di questi gruppi non nascondono ambizioni di “riunire” famiglie separate dal passato.

Ad aumentare queste pressioni sono il richiamo di sempre più partiti di utilizzare la farsa vittoriosa di Donald Trump di “Putting America First” come il richiamo di dire prima gli italianai, i francesi e cosi via, paese per paese. Basta vedere le reazioni all’amministrazione di Trump di utilizzare questo tema per la politica interna ed estera per capire che una frase del genere non è una soluzione, ma un aggravante nella politica di qualsiasi genere.

In un certo senso il voto del Brexit per imporre l’uscita del Gran Bretagna dall’Unione Europea è la prova lampante di quanto possa essere potente e allo stesso tempo ingannevole l’idea di mettere “First the British”.

La Storia è sempre scomoda e quasi sempre perché quando la si utilizza per fare politica si scelgono attentamente gli episodi che danno valore al proprio programma politico, ma fin troppo spesso si ignorano quegli episodi scomodi che dovrebbero servire come lezione di cosa evitare per prevenire scontri disastrosi di ogni genere, comprese guerre.

L’Istria, il Donbass, la Catalunya e altre zone ancora contese in Europa tra paesi sono potenzialmente i veri punti deboli per il futuro dell’Unione Europea. Questa è la sfida vera per il Vecchio Continente perché vediamo in molti paesi fantasmi del passato tragico che cercano di farsi sentire di nuovo per ripetere gli stessi vecchi errori.

Purtroppo, le scuole hanno deciso di abbandonare sempre di più l’insegnamento della Storia e rischiamo di trovarci con una generazione di politici che ignorando il passato corrono il rischio di gravi ripercussioni sulle eventuali conseguenze delle loro decisioni.

Saremo capaci in Europa di cambiare rotta prima che sia troppo tardi?

 

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