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Diritti umani

Tira una brutta aria nella comunicazione italiana

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L’episodio che ha per vittime i colleghi Antonino Monteleone, Giovan Battista Brunori e Incoronata Boccia, accusati di “propaganda sionista” dall’USB della Rai e “sparati” in rete con tanto di nome e faccia, è l’episodio più grave che sublima un clima di intolleranza impregnata di violenza verbale, e se capita anche fisica.

di Toi Bianca

Aria secca, aspra, rugginosa, che arrochisce ogni espressione, inaridisce ogni dialogo. Aria desiderosa di purghe staliniane, di olio di ricino integralista, di censura talebana.

L’episodio che ha per vittime i colleghi Antonino Monteleone, Giovan Battista Brunori e Incoronata Boccia, accusati di “propaganda sionista” dall’USB della Rai e “sparati” in rete con tanto di nome e faccia, per farne bersagli riconoscibili, è l’episodio più grave (ma temiamo non sia l’ultimo) che sublima un clima di intolleranza impregnata di violenza verbale, e se capita (in tante manifestazioni) anche fisica.

E’ evidente che lavorando in un teatro di guerra, con tensioni altissime, incancrenite in decenni, si possono commettere errori di valutazione nella lettura di episodi e circostanze nei comportamenti, sovente violentissimi e arroganti, dei coloni in Cisgiordania.

E’ anche evidente che si parla di un teatro di guerra, la vicina Gaza, dove per quasi tre anni le uniche notizie che il mondo ha ricevuto sono state quelle della propaganda di Hamas, le uniche immagini sono state quelle della propaganda di Hamas, le uniche ragioni addotte sono state quelle della propaganda di Hamas. Non c’erano e non ci sono giornalisti “indipendenti” a Gaza, solo colleghi, rispettabili, che operavano e operano con il consenso e il beneplacito di Hamas che peraltro ha documentato con ampi filmati cosa accade – l’esecuzione sulla pubblica piazza – a chi è sospettato di tradire “la linea” del movimento.

Questa realtà dovrebbe indurre quanto meno a cautela nella valutazione delle vicende di quel palcoscenico internazionale e seminare sempre il ragionevole dubbio sugli accadimenti narrati, tenendo conto che a Gaza dal 7 ottobre del 2023 è in corso anche una guerra di disinformazione, agguerrita almeno quanto quella sanguinosa combattuta sul campo.

Invece accade il contrario. La cultura pro-pal, che ormai coinvolge buona parte delle organizzazioni di sinistra (e qualcuna di estrema destra) ha assunto l’ostracismo come mantra comunicativo, la character assassination come strumento di diffusione dell’odio in rete e quindi nella galassia degli hater divanati e/o incappucciati.

Una cultura che sta rapidamente sfondando tutti i soffitti di cristallo dell’intolleranza e della violenza retorica, inorgogliendosi quasi del suo ripudio della libertà d’espressione e di ogni forma di dubbio. E così lungo una linea di prevaricazione che ha già lasciato sul campo “compagni” come Erri De Luca e Francesco De Gregori, per tacere dei riformisti del Pd, si è arrivati al “Wanted” con tanto di foto appesa al muro mediatico come nel più brutale far west dei film o per le strade di Grinzane Cavour.

Tira una brutta aria nella comunicazione italiana. I colleghi Monteleone, Brunori e Boccia non sono stati difesi energicamente da tutta la società civile ma solo da una parte, come se la libertà di stampa fosse un affare di pochi e non di tutti. Come se ci fosse un pezzo di paese a sinistra (e pure a destra) a cui vanno bene le verità di regimi illiberali (Ayatollah, Hamas, Putin) o di democrazie muscolari (Trump, Netanyahu) purché il regime o il muscoloso sia loro gradito o almeno nemico dei loro nemici.

Tira una brutta aria nella comunicazione. C’è ormai spazio quasi solo nelle curve degli ultras.
Le tribune sono quasi deserte.

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