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Guerra USA-IRAN, il petrolio torna a impennarsi

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L’impennata dei costi dell’energia riaccende l’incubo dell’inflazione e fa tremare i mercati finanziari. Wall Street e le borse europee vanno a picco

Di Francesca Fontana

L’escalation della guerra in Medio Oriente e le minacce di Donald Trump di bombardare le infrastrutture iraniane fanno schizzare di nuovo alle stelle i prezzi del petrolio, con il Brent che supera i 100 dollari al barile. A far salire le quotazioni si aggiungono gli attacchi degli Houthi alle petroliere nel Mar Rosso, un punto di passaggio chiave per il greggio mondiale: la paura è che la chiusura delle rotte costringa i navi-cisterna a lunghi e costosissimi giri dell’Africa. L’impennata dei costi dell’energia riaccende l’incubo dell’inflazione e fa tremare i mercati finanziari. Wall Street e le borse europee vanno a picco, spaventate sia dalle tensioni geopolitiche sia dai dubbi sulle grandi aziende tecnologiche legate all’Intelligenza Artificiale. I conti deludenti e le enormi spese in data center, robot e guida autonoma portano Tesla a crollare e Alphabet a cedere quasi diversi punti percentuali. Milano tra le peggiori d’Europa  seguita da New York con il Nasdaq in perdita. A farne le spese sono anche i titoli di Stato, con i rendimenti americani in forte rialzo. In questo clima di grandissima incertezza, le banche centrali affilano le armi per frenare i prezzi. La Federal Reserve americana potrebbe sorprendere tutti con un aumento del costo del denaro già nelle prossime settimane.

Nel frattempo, la Banca Centrale Europea sceglie la linea della prudenza e lascia i tassi invariati al 2,25%, ma il messaggio inviato dalla presidente Christine Lagarde è chiarissimo: nessuna promessa sul futuro e massima allerta sui rincari dell’energia. Il dibattito interno a Francoforte è sempre più acceso e le colombe cedono il passo ai falchi. Se le tensioni internazionali continueranno a far salire i costi energetici, la Bce è pronta a stringere le morsa sui tassi già nella riunione del 10 settembre. Tutto dipenderà dai prossimi dati su inflazione, PIL e occupazione in arrivo dopo l’estate. L’economia dell’Eurozona si avvia così a una fase di crescita debole nel breve termine, zavorrata dalle bollette e dall’instabilità globale, anche se i fondamentali a medio termine restano solidi grazie a consumi e digitalizzazione. Un quadro complesso che ha spinto anche il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, a salire a Palazzo Chigi per un vertice di aggiornamento con la premier Giorgia Meloni.

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