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Arte & Cultura

Claudia Losi, l’artista che con Anìmule rende viva un’ombra

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Claudia Losi Anìmule intervista
Tempo di lettura: 5 minuti

Claudia Losi, artista piacentina, ci racconta la sua arte fatta di immersione naturalistica e sagome ataviche proiettate nel presente.

Da uno strappo nasce, nell’assenza di luce vive e di narrazione improvvisata si ciba. È un essere strano, appare e scompare, di esso si sa che è frastagliato e vive in cattività temporale, il suo nome è AnìmuleSilouette di carta, mai uguale a se stessa, dalle forme animali e vegetali che diventa ombra in movimento con voli pindarici; e a darle la vita nel 2022 è Claudia Losi. Artista piacentina (1971) diplomata all’Accademia di Belle Arti e all’Università di Lingue e Letterature Straniere di Bologna è finalista italiana per l’International Studio Program PS1 di New York e vanta esperienze in Francia, JCVA, Gerusalemme, New York, Singapore, Città del Messico. 

Un’artista che nel viaggio intercetta la forma più alta di scoperta, specie se coinvolge l’essere umano e la natura. Tra le sue opere più famose e articolate spiccano Balena project che unisce scultura, installazioni pubbliche, performance, scrittura, film, animazione video, musica, fotografia, workshop e pubblicazioni in un’unica narrazione. Un cetaceo a grandezza naturale, lungo 24 metri, di pregiato tessuto di lana che ha viaggiato in Italia e all’estero come un’attrazione da luna park assumendo nuovi significati ad ogni tappa. E un’opera che incarna la sua passione per il filo Arazzo, una tela con dei licheni ricamati sempre in divenire. 

E proprio recentemente il suo modo naturalistico e le sue silhouette di carta sono state protagoniste di una performance a Siracusa: Quanto è profonda un’ombra? Progetto nato dall’incontro di MADE Program – Accademia di Belle Arti di Siracusa e SOS MEDITERRANEE, a cura di Sofia Baldi Pighi che si è tenuto a bordo della Ocean Viking attraccata al porto della città aretusea. 

In questo caso, le forme di carta sono state il risultato degli strappi dell’artista e degli studenti dell’Accademia, per suscitare una riflessione intima e simbolica sulle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale. Rendendo la nave spazio attivo e luogo di scambio, con voci e parole in diverse lingue (arabo, siciliano, kazako, francese, inglese e spagnolo). 

Il risultato è una visione quasi onirica e primordiale. Ecco cosa ci ha raccontato questa artista nella cui arte si fondono umano, animale e naturale dando vita a trame dai fili connessi fra loro. 

Le anime sottili – Donna Cervo

Di te si legge che ami molto viaggiare. Secondo te è in quello stimolo che nascono le migliori idee o nella noia e staticità? 

«Ho viaggiato e continuo a farlo perché per me è un modo essenziale per imparare. Ma è nella quiete (difficile che mi annoi) e nello stare ferma che ciò che ho imparato si deposita, si solidifica diventando qualcosa che vale la pena comunicare». 

   

Quando nasce la vocazione all’arte? 

«Sai che non so rispondere esattamente. Forse quando ho cominciato a studiare e ho capito che era in quel mondo lì che volevo stare». 

  

Qual è stato invece il momento in cui hai capito che era il tuo percorso? 

«Quando ho incontrato altri artisti con i quali mi è parso valesse la pena continuare a percorrerla insieme, nel confronto». 

Performance “Quanto è profonda un’ombra?” a cura di Sofia Baldi Pighi per MADE Program (Accademia di Belle Arti Rosario Gagliardi Siracusa) e SOS MEDITERRANEE; foto Ruslan Shegai; Luca Natale.

Ci sono artisti a cui ti ispiri? 

«Non solo artisti. Anche una persona incontrata per strada. Un albero».  

 

Come descriveresti la tua arte

«Mi piacere raccontare storie attraverso quello che faccio». 

 

Sostieni che tua “ricerca artistica si basa sul rapporto tra l’essere umano e la natura”. Che tipo di rapporto è? 

«Inscindibile, inevitabile, complesso, vitale». 

Performance Performance “Quanto è profonda un’ombra?” a cura di Sofia Baldi Pighi per MADE Program (Accademia di Belle Arti Rosario Gagliardi Siracusa) e SOS MEDITERRANEE – foto Ruslan Shegai

Tra le tue numerose opere e installazioni c’è appunto Anìmule, che ricorda quasi le ombre cinesi. Quando nasce l’idea e di cosa si tratta? 

«Da che ho memoria, se ho un foglio di carta tra le mani e non posso disegnare o scrivere, non riesco a trattenermi: strappo la carta e, a partire dal primo strappo, dalla prima linea irregolare, immagino una forma (animale, vegetale, un paesaggio, esseri reali o immaginari) e procedo strappando e modellando i contorni.

Il risultato sono silhouette dai profili irregolari e stilizzati, spesso con proporzioni errate, che reagiscono in modo diverso a seconda del tipo di carta. Queste forme prendono vita in una narrazione senza un filo narrativo unico e lineare, come apparizioni in un teatro delle ombre. Non le realizzo solo io: negli ultimi anni ho coinvolto centinaia di persone, di età, provenienze diverse in laboratori in cui creavano queste sagome. Le ho raccolte tutte». 

 

Quanto tempo richiede la loro realizzazione?  

«Sono fatte solo di pezzi di carta strappata incollati tra loro. Talvolta le figure nascono da un unico strappo. Gesti semplici che hanno contemporaneamente a che fare col disegno e la scultura. Il tratto (profili che creano le figure bidimensionali) e la manipolazione (modellare la carta come materia)». 

 

Se tu stessa diventassi un Anìmule chi saresti? 

«Qualche sagoma composita, con più forme animali combinate. Compresa quella di un essere umano». 

 

Recentemente hai realizzato una performance sulla Ocean Viking ormeggiata a Siracusa. Che esperienza è stata? 

«È stato un progetto nato grazie al prezioso lavoro curatoriale di Sofia Baldi Pighi, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Siracusa, MADE e col supporto della Chiesa Valdese. Lavorando con gli studenti dell’Accademia abbiamo realizzato questo progetto aperto al pubblico durante le giornate di presentazione dell’Ong delle proprie attività. Un lavoro complesso da realizzare, che ha visto la generosa partecipazione di tutti gli attori coinvolti». 

Claudia Losi e gli studenti del Made Program mentre realizzano Anìmule per la performance “Quanto è profonda un’ombra?”- Foto Luca Natale.

La tua opera o installazione preferita fra quelle realizzate?

«Tra quelle che mi hanno abitato la mia vita per molto tempo c’è sicuramente Balena Project». 

  

Quella che ha richiesto più tempo? 

«Il progetto che è ancora in corso, dal 1996 è Arazzo: una tela su cui ricamo dei licheni  da allora, ogni tanto. Ora è parte della collezione della GAM di Torino e una volta l’anno vado per continuare a fare crescere questi organismi aggiungendo punto a punto, filo a filo». 

 

Tessuti, disegno e intreccio sono le altre facce della tua arte. Quanto è importante per te sentire la materia viva sotto le tue mani e plasmarla? 

«È sicuramente importante e provo una gioia profonda quando lavoro, manipolo questi materiali. La stessa gioia che provo quando si aprono nuove collaborazioni con altri artisti, scienziati, scrittori oppure incontrando pubblici diversi, costruendo macro e micro narrazioni da condividere». 

 

Che rapporto hai con la tua arte? 

«Non saprei cos’altro fare nella vita». 

 

Prossime esperienze artistiche? 

«Una versione di Anìmule presso Monte Verità ad Ascona, in Svizzera, lavorando sulle  parole di una delle fondatrici, Ida Hofmann». 

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