Social Network

Ambiente & Turismo

Fontane che danno vino

Pubblicato

-

Tempo di lettura: 4 minuti

In Umbria, in un minuscolo borgo medievale chiamato Santa Restituta, da più di cinquanta anni si realizza un evento denominato Il Merendone, durante il quale si può attingere vino bianco o rosso da due singoli rubinetti.

di Antonio Fugazzotto

Diverse e diversificate sono in Italia e in molti paesi europei fontane che, in occasioni particolari e  tipiche, fanno uscire dai loro rubinetti di diversa foggia vino al posto dell’acqua. Le più famose sono nella bella cittadina di Ortona in Abruzzo (Chieti) presso la gloriosa e antica Cantina Dora Sarchese, dove è presente una fontana permanente. In Friuli Venezia Giulia dove si trova la Fontana di San Floriano del Collio, ed anche a Marezige, in Slovenia, si può trovare una fontana da cui sgorgano diversi tipi di vino.

Potremmo andare avanti ancora , ma questa premessa colorita mi fornisce il pretesto per parlare di una iniziativa che in Umbria, in un minuscolo borgo medievale chiamato Santa Restituta, da più di cinquanta anni, si porta avanti “testardamente” e con entusiasmo, un evento che, prima Il Comitato poi l’Associazione La Ginestra, hanno denominato Il Merendone. Ho usato l’avverbio testardamente non a caso. Ma ora un po’ di semplice e piccola storia.

 

Santa Restituta di Avigliano Umbro è un antico borgo che risale al dodicesimo secolo, con tanto di porte e mura di cinta che lasciano fuori da sempre, per così dire, il progresso con il divieto per automobili e moto di entrare. Una lunga scalinata in pietra locale lo percorre per quasi duecento gradini da est ad ovest, Solo piccole piazzette e case ben conservate, restaurate e ristrutturate con gusto, fanno da antica e affascinante cornice architettonica.

Il borgo gode di ben due sante patrone. Sì perché Restituta è il nome di due sante verso le quali la devozione della piccola comunità fu sempre crescente sin dagli inizi del borgo. Una patrona di Ischia di origini berbere , perseguitata e martirizzata da Diocleziano e l’altra, patrona di Sora, una nobile romana giustiziata per aver diffuso la parola di Dio sotto l’Impero di Probo nel 275. I santarestitutesi sono però riusciti, in occasione di un pellegrinaggio a Sora nel sedicesimo secolo a portare alcune reliquie della santa  nella loro piccola chiesa cimiteriale   e successivamente in quella parrocchiale di Santa Maria Novella. Un borgo, come tanti altri nella nostra Italia, che viveva di pastorizia e soprattutto di raccolta delle castagne, di quei  marroni divenuti famosi in tutto il territorio della provincia  per il loro alto pregio e indiscussa qualità. Ma gli anni sessanta e poi i settanta, con il boom che portò benessere, furono fatali anche per questo piccolo borgo. Gli esigui e saltuari guadagni forniti da quella povera economia non potevano bastare ai giovani per inseguire un benessere che nelle grandi città sembrava, e lo era, molto più a portata di mano.

Terni e soprattutto Roma, diventarono rapidamente le mete da raggiungere. Lo spopolamento fu inesorabile. Padri, madri, ancora in età da lavoro con i figli poco più  che adolescenti, lasciarono le loro case per andare in affitto nella grande città dove il lavoro era una reale possibilità. Lasciarono le case ma quasi nessuno fu costretto a venderle. Tanto è vero che diventarono la casa della villeggiatura a buon mercato d’estate. In questo scorrere del tempo in una comunità sempre più assottigliata, c’era chi pensava alla tradizione ed allo svago. Feste di tipo paesano si susseguivano presentando nel mese di agosto, in occasione della festa patronale, agli abitanti ed alla popolazione circostante un programma fatto di serate danzanti al suono della fisarmonica, taverne rustiche in cui la focaccia umbra la faceva da padrona, Occasioni di svago e di divertimento semplice come la gara del tiro del ruzzolone (ormai scomparso), dell’albero della cuccagna, della corsa dei sacchi.

Ma grande risalto si dava a quel Merendone che il giorno di Ferragosto costituiva un po’ il momento clou anche perché chiudeva i festeggiamenti. Si organizzava nella piazzetta centrale del borgo un happening che vedeva la partecipazione un po’ di tutta la popolazione, anche del circondario, che in mezzo a voci, colori, musica e assaggi vari poteva attingere vino bianco da un rubinetto  e vino rosso dall’altro dalla parte opposta della fontanella. Quella piccola meraviglia, la cui tecnica non incuriosiva granché,  ma che ormai era entrata nei cuori prima che nelle aspettative di tutti, era il legame con la tradizione, era quel filo ideale che legava tutti al passato, a quel passato fatto di raccolta di castagne e di vendemmia che la città non era riuscita  a cancellare.

“Testardamente” dicevo sopra. Con determinazione anche oggi quella fontanella, che ancora primeggia nel Merendone, rappresenta  un monumento alla tradizione. Un piccolo ma loquace portavoce di semplice e di autentica cultura popolare che fortunatamente stenta a scomparire.

Advertisement