Pensioni, Cavallaro (CISAL): bene Quota 100, ma serve riforma strutturale definitiva

Francesco Cavallaro, Segretario Generale della CISAL, nel corso dell’incontro con il Sottosegretario Duringon “Riconosciamo al Governo di avere posto in essere, con la sperimentazione della Quota 100, il migliore intervento auspicabile per mitigare gli effetti delle politiche restrittive, se non punitive, subite negli ultimi anni da lavoratori e pensionati.” Resta la necessità  di un percorso di revisione profonda dell’intero sistema previdenziale.

“All’Italia serve con urgenza una vera riforma previdenziale. La CISAL, pur apprezzando la Quota 100 come misura utile ad arginare alcune falle del sistema, auspica che il Governo affronti con urgenza l’ambito pensionistico nel suo complesso. Tutti i problemi oggi riconducibili a specifiche categorie di lavoratori – dalle donne, a chi ha svolto mansioni usuranti o si è precocemente inserito nel mondo del lavoro, dai disabili agli esodati – derivano infatti da un quadro normativo profondamente inadeguato, figlio, nei propri aspetti deteriori, delle riforme Dini e Fornero. La prima, foriera del calcolo contributivo, la seconda, dell’allungamento dell’età pensionabile in base al discutibile criterio dell’aspettativa di vita”.

E’ quanto ha dichiarato due giorni fa   Francesco Cavallaro, Segretario Generale della CISAL, nel corso dell’incontro con il Sottosegretario Duringon, in materia pensionistica, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

“Riconosciamo al Governo di avere posto in essere, con la sperimentazione della Quota 100, il migliore intervento auspicabile per mitigare gli effetti delle politiche restrittive, se non punitive, subite negli ultimi anni da lavoratori e pensionati. Ci auguriamo tuttavia che il confronto odierno – ha precisato il Segretario – rappresenti l’avvio di un percorso di revisione profonda dell’intero sistema previdenziale. Solo la riapertura di un dialogo serrato con le parti sociali può garantire una risposta equa e pragmatica alle istanze dei cittadini italiani, contribuendo ad assorbire l’impatto del crescente disagio derivante dall’applicazione del solo calcolo contributivo”.

Premio Abi-Fiaba-Feduf “Finanza per il Sociale”, la cerimonia di premiazione

Il premio ha il patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Al Master in Giornalismo dell’Università di Bologna va il riconoscimento della quarta edizione

Il Premio Abi, Feduf, Fiaba “Finanza per il Sociale” va all’articolo di Immacolata Carmela Baccelliere, Vittorio Russo e Giorgia Tisselli, allievi del Master in giornalismo dell’Università di Bologna. L’elaborato “Siamo (quasi) tutti analfabeti finanziari” vince la quarta edizione del concorso giornalistico sul tema dell’eduzione finanziaria e al risparmio come strumento di inclusione sociale, promosso da Abi, Feduf, Fiaba, con il patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. La cerimonia di premiazione ha avuto luogo oggi a Firenze, nell’ambito del convegno “Educazione finanziaria per la crescita del Paese, l’informazione, la tutela del risparmio, la sostenibilità e la cultura”, organizzato da Abi, Acri e Feduf per promuovere una riflessione a più voci sul tema.

Il Premio è stato consegnato dal Presidente Abi, Antonio Patuelli, dal Presidente Fiaba, Giuseppe Trieste, e per Feduf da Corrado Sforza Fogliani.

Il tema che ha dato avvio alla quarta edizione del premio Abi, Feduf, Fiaba è “Il ruolo dell’educazione finanziaria e al risparmio come strumento di inclusione sociale. Sfide e prospettive formative per le fasce più vulnerabili della popolazione”. L’elaborato premiato si caratterizza quindi per la capacità di raccontare come il rafforzamento delle competenze di educazione finanziaria sia un elemento indispensabile per il cittadino nella gestione dei risparmi, e contribuisca a una sua partecipazione più attiva e consapevole nei vari contesti sociali e lavorativi.

Una menzione speciale è stata assegnata all’articolo “Il colore dei soldi”, testo di Marco Procopio, studente del Master di giornalismo della scuola Walter Tobagi di Milano per l’aver individuato e messo in luce l’importanza del ruolo dell’educazione finanziaria e al risparmio come strumento di inclusione sociale.

Il premio “Finanza per il sociale” è rivolto ai praticanti e agli allievi delle scuole di giornalismo o master riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti. Per maggiori informazioni riguardanti il premio è possibile consultare i siti internet di Abi www.abi.it, Fiaba www.fiaba.org e Feduf www.feduf.it.

Codice Strada, FAISA-CISAL: non diminuire la Sicurezza

A tutela di autisti e cittadini, no ai ciclisti nelle corsie preferenziali e no ad elevare l’età massima per la guida dei mezzi pubblici

“Ridurre il numero e l’entità degli incidenti stradali rappresenta l’obiettivo primario perseguito dallo Stato attraverso il Codice della Strada. Non assecondano tale principio alcuni elementi che, nelle proposte all’ordine del giorno, mettono invece a rischio l’incolumità di autisti e cittadini”.

E’ quanto ha dichiarato oggi Mauro Mongelli, Segretario Generale della FAISA-CISAL, a margine delle audizioni sul nuovo Codice della Strada tenutesi presso la Commissione Trasporti della Camera.

“Anche in considerazione dello stato disomogeneo della rete stradale – ha precisato -, che presenta ambiti di vulnerabilità significativi, per i centri abitati sono inaccettabili proposte quali la circolazione dei ciclisti nelle corsie riservate ai mezzi pubblici e di emergenza, oltretutto contromano, come ipotizzato per le zone in cui vigono limiti di velocità di 30 km/h”.

“Altrettanto discutibile – ha continuato il Segretario –  è l’innalzamento dei limiti ordinari per il rinnovo della patente di guida dei mezzi pubblici dai 60 ai 65 anni, con lo slittamento dell’età massima degli autisti dagli attuali 65 ai 70 anni. Ipotesi ancor più paradossale alla luce delle disposizioni previdenziali, che inquadrano tali mansioni tra i lavori gravosi e usuranti”.

“Sempre in nome della Sicurezza, in considerazione della lunghezza di molti mezzi pubblici – ha aggiunto Mongelli -, l’accensione della luce gialla ai semafori deve durare abbastanza da consentire lo sgombero dell’incrocio in tempo utile, dunque più dei 5 secondi previsti dalle nuove disposizioni”.

“Riteniamo infine – ha concluso – che, nel caso in cui lo spazio riservato alla fermata degli autobus sia impropriamente occupato, non sia sanzionabile l’operatore che, rispettando il programma di esercizio, fermi il mezzo al di fuori dello spazio previsto”.

Il riscaldamento che nasce dal legno, un “gigante sconosciuto”

A Roma un incontro con istituzioni, associazioni e imprese per scoprire la realtà della prima tra le energie rinnovabili

È possibile riscaldarsi con legna e pellet nel rispetto dell’ambiente? Quanto calore rinnovabile viene prodotto dalle biomasse? Qual è il valore socioeconomico di questo settore? Quali innovazioni sono state introdotte per aumentare l’efficienza e ridurre le emissioni? Quale spazio per la termica da biomasse nelle politiche energia/clima dell’Unione Europea?

Questi altri quesiti sono stati oggi argomento del dibattito, promosso da AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali),RisorsaLegno, ANFUS (Associazione nazionale Fumisti e Spazzacamini), Assocosma (Associazione Nazionale Costruttori Stufe ad accumulo) e da Legambiente: “Il calore verde che nasce dal legno”.

Obiettivo dell’incontro è far emergere una realtà poco conosciuta e per molti versi sorprendente. Il legno è la prima tra le energie rinnovabili (il 33% in Italia e il 40% nel mondo) e la seconda fonte di riscaldamento per le famiglie italiane, “un settore dalle radici antiche ma che punta all’innovazione. Il riscaldamento a legna cippato e pellet si presenta raccogliendo la sfida della qualità per aumentare l’efficienza di apparecchi domestici e caldaie, per abbattere le emissioni e per confermare il proprio ruolo primario tra le fonti rinnovabili” ha spiegato Marino Berton, Direttore Generale di AIEL. “E’ molto importante la sfida che‎ viene lanciata oggi da Aiel e dalla filiera delle imprese del riscaldamento da legno. Perchè parla di innovazione e di risposte concrete ai problemi di produzione da fonti rinnovabili e di lotta all’inquinamento atmosferico. Dimostra come sia possibile costruire dei percorsi che responsabilizzino tutti i protagonisti di una filiera che è strategica per il nostro Paese, perchè va dalla gestione dei boschi fino all’industria della termica, ed è proprio di questo tipo di impegno che abbiamo bisogno per rendere il Piano energia e clima che il nostro Paese dovrà approvare a fine 2019 in via definitiva, davvero ambizioso e capace di accelerare nella lotta ai cambiamenti climatici” – ha sottolineato Edoardo Zanchini, Vicepresidente Legambiente. Molti pensano che l’uso del legno per il riscaldamento danneggi i boschi, mentre è vero il contrario: è fondamentale per la valorizzazione del patrimonio boschivo ed è un fattore determinante per combattere l’effetto serra e rispettare i parametri europei sulle fonti rinnovabili. Inoltre, rispetto alle fonti fossili, consente un risparmio sulla bolletta del 75%. E per far sì che il miglioramento della qualità dell’aria sia un impegno e un obiettivo a cui contribuiscono responsabilmente le imprese della filiera del riscaldamento domestico è stato sottoscritto un Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Ambiente, a cui ha aderito di recente la Regione Lazio, aperto all’adesione delle Regioni e delle altre aree vulnerabili alle emissioni.

L’obiettivo dell’intesa è di abbattere ulteriormente le emissioni di PM e Benzo(a)pirene derivanti dal riscaldamento domestico a biomasse. Sul fronte delle emissioni l’accusa è che questo tipo di riscaldamento sia un fattore di inquinamento dell’aria, mentre i dati dimostrano una realtà molto più complessa: ad inquinare sono i vecchi impianti, mentre quelli di nuova generazione abbattono le emissioni fino all’80% e hanno una certificazione ariaPulita® che classifica le prestazioni di apparecchi e caldaie a biomasse. Proprio quello delle nuove tecnologie sarà uno degli aspetti più evidenziati nell’incontro. Gli investimenti in innovazione e sviluppo hanno rivoluzionato il settore e hanno incrementato l’efficienza abbattendo i consumi e le emissioni. Un comparto dell’industria italiana che vanta un giro di affari di 4 miliardi di euro e occupa oltre 30 mila addetti considerato un’eccellenza del Made in Italy, basti pensare che il 70% degli apparecchi a pellet in Europa sono progettati e costruiti in Italia. Per questo, si parla di “gigante sconosciuto”. Il gigante del calore che nasce dal legno, di cui si sa ancora poco. Nonostante sia, in fondo, la più antica fonte di riscaldamento conosciuta dall’uomo. Dopo l’apertura di Gianni Ragusa, Risorsa Legno, l’introduzione di Marino Berton, Direttore Generale AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) e un breve saluto istituzionale del Ministro Costa a cura di Renato Grimaldi, Direttore Generale per il Clima e l’Energia del Ministero dell’Ambiente, il giornalista del Tg2, Daniele Rotondo, coordinerà una tavola rotonda nella quale si sono confrontati Gianluca Benamati, Vicepresidente Commissione Attività Produttive e Responsabile dipartimento energia PD, Luca Benedetti, Responsabile Monitoraggio, Studi e Statistiche del GSE,Edoardo Zanchini, Vice Presidente nazionale Legambiente, Giovanni Battista Zorzoli, Presidente Coordinamento Nazionale FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) e Annalisa Corrado, Direttore Tecnico Kyoto Club.

1° Festival italiano del Potatore in Franciacorta

Il 9 marzo 2019 in Franciacorta il 1° Pruning Contest ideato e organizzato da Simonit&Sirch

Sarà una grande giornata di festa fra le vigne, aperta a tutti coloro che amano la natura e il “saper fare” in campagna, il 1° Festival italiano del Potatore, che si terrà il 9 marzo ad Erbusco, in Franciacorta.  Molti, ed inconsueti, gli eventi che faranno da contorno alla competizione fra i migliori potatori italiani e che permetteranno di trascorre, a grandi e piccoli, una piacevole giornata all’aperto.

A ideare e organizzare per la prima volta in Italia questo evento sono Simonit&Sirch, che hanno messo a punto un metodo di potatura che rende le viti più forti e longeve, e lo hanno esportato con successo in tutto il mondo. La potatura delle viti è infatti uno dei compiti più difficili e delicati del vignaiolo: da essa può dipendere la salute, la robustezza e la durata delle piante e di conseguenza la produzione e la qualità dei vini. Ad ospitare la prima edizione del Festival sarà appunto la Franciacorta, fra le più pregiate zone vitivinicole italiane, dove alcune aziende come Bellavista hanno sposato il metodo rivoluzionario di potatura Simonit&Sirch.

Il Contest è aperto a tutti coloro che vorranno mostrare le proprie abilità in una competizione che premierà accuratezza dei tagli e velocità. Vi prenderanno parte 120 potatori, che disputeranno gare individuali e a squadre. La giuria, costituita da tecnici Simonit&Sirch e da altri esperti internazionali di potatura, decreterà i migliori classificati nelle varie categorie. Il campo gara sarà il vigneto Le Brede di Erbusco ai piedi di Villa Lechi, una delle più scenografiche ville della Franciacorta.

Il Pruning Contest sarà il cuore di una giornata dedicata al “saper fare in vigna” aperta – con ingresso gratuito – a tutti, potatori, famiglie, amici e appassionati. Speaker della gara, che inizierà alle 9.00, sarà Federico Quaranta, noto autore e conduttore del programma radiofonico Decanter su Radio 2 e conduttore di Linea Verde su Rai 1, da sempre impegnato nella difesa e valorizzazione dei prodotti e dei saperi dell’agricoltura italiana. Il pubblico potrà osservare da vicino i concorrenti intenti a potare le piante.

A fare da contorno al Pruning Contest, musica, bancarelle a tema e una serie di attività collaterali legate al mondo agricolo, fra cui laboratori con artigiani intenti ai loro mestieri tradizionali e l’Atelier delle forbici tenuto dalla Felco, azienda leader del settore, Main Sponsor della manifestazione, che gode del Patrocinio del Consorzio Franciacorta, del Comune di Erbusco e dell’ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana. Saranno presenti fra gli altri un pastore con il suo gregge, lo scultore del legno Marco Mottetta alias Ul Barba, produttori artigianali. Il pubblico potrà assistere alla spettacolare performance di taglio con ascia, sega e motosega dei boscaioli Mattia Berbenni e Michael Del Pin, a dimostrazioni di dendrochirurgia (operazione con cui Simonit&Sirch “operano” le viti malate) e di lavori con trazione animale in vigna con cavalli, a prove di legatura delle viti manuale e a macchina. Sarà fra l’altro possibile vedere dall’alto il dolce paesaggio franciacortino a bordo dell’elicottero dell’alpinista Simone Moro, che farà brevi voli con partenza vicino al campo di gara, e si assisterà alle acrobazie di Luca Tombini, campione del Mondo di Bike Trail.

Sotto i portici di Villa Lechi saranno allestite postazioni dove degustare Franciacorta e food, mentre ai più piccini sarà riservato un angolo del vigneto con le teste dei filari contrassegnati da gigantesche matite colorate, dove verranno organizzati giochi e attività, come il Battesimo della sella in groppa agli asinelli e la decorazione di casette per gli uccellini in collaborazione con la Lipu di Brescia. Per loro, in programma il “Wannabe a pruninguy”: ciascun bambino sceglierà una barbatella di vite e la pianterà, contrassegnandola con il suo nome e la data, dando vita a un vigneto simbolico, di buon auspicio per il futuro.

Tutti i dettagli delle gare, iscrizioni, il programma degli eventi su: www.festivaldelpotatore.it

La Giustizia in Italia e la lezione australiana. Il caso del Cardinale George Pell

Il processo al porporato non era l’unico ma il primo di due procedimenti e quindi la Giustizia australiana ha messo in pratica i mezzi utilizzati regolarmente in casi del genere. In parole semplici l’obbligo di silenzio stampa, affinché la giuria del secondo processo non sapesse niente del primo  per non incorrere in un verdetto ‘viziato’ dai  pregiudizi delle cronache giornalistiche e servizi televisivi.

Di Gianni Pezzano

Le recenti notizie della condanna del Cardinale George Pell a Melbourne in Australia, che ora si trova in un centro di custodia cautelare con l’accusa di pedofilia in attesa della sentenza del giudice, dovrebbe far molto pensare a noi in Italia. E non solo per i motivi ovvi di una condanna straordinaria di uno dei prelati più alti del Vaticano.

La prima reazione deve essere quella di capire il vero tempismo della conferenza sul tema della pedofilia tenutasi al Vaticano la settimana scorsa, che ha avuto un posto importante sulla stampa per giorni.

Ci vuole poco per capire che l’assenza del Cardinale australiano ha sicuramente pesato come un macigno sui partecipanti, e chissà quanti di loro hanno pensato a Pell mentre ascoltavano le vittime di abusi da parte di preti e altri esponenti della chiesa avvenute nel corso di troppi anni.

Però non vogliamo soffermarci su un caso che dovrà attendere non solo la condanna al Cardinale, ma soprattutto perché i suoi legali hanno già annunciato la loro intenzione di presentare ricorso contro il verdetto della giuria dello stato di Victoria in Australia.

Ma noi in Italia dobbiamo guardare questo caso in un altra ottica e non semplicemente perché riguarda uno dei “Principi del Vaticano”.

Il verdetto nel caso di Pell non risale a questa settimana, ma a dicembre scorso, e vale la pena raccontare la storia del processo per vedere che c’è una lezione importante da Melbourne per noi italiani, che fin troppo spesso dimentichiamo, per motivi di parte e politici o di semplice spettacolo, che  fare giustizia nei giornali e alla televisione invece che nel posto giusto, l’aula del tribunale, è un danno alla giustizia.

Partiamo dal dettaglio più importante, il processo al porporato non era l’unico ma il primo di due procedimenti e quindi la Giustizia australiana ha messo in pratica i mezzi utilizzati regolarmente in casi del genere.

La Giustizia anglosassone tiene molto a un detto che ebbe origini in Italia. “La Giustizia deve essere come la moglie di Cesare”, non solo deve essere virtuosa, ma deve essere vista da tutti come virtuosa.

Precisamente in inglese “Justice must not only be done, it must be seen to be done”, cioè  “Non solo la Giustizia deve essere fatta, ma deve essere visto come farla”

Per questo motivo il processo al Cardinale Pell, come dice la prassi in casi del genere in Australia, è stato tenuto in “segreto” nel senso, benché fossero presenti giornalisti, che c’era un ordine rigidissimo per cui le testate ed i servizi di altri mezzi mediatici non potevano nemmeno dire che si svolgeva un processo per pedofilia, tantomeno nominare l’imputato e nemmeno dare notizia di qualsiasi indizio presentato in aula.

Il motivo è semplice e logico. Il tema della pedofilia emotivamente rilevante e quindi qualsiasi notizia di questi reati rischia un’ondata di accuse, vere o false, come anche sensazionalismo in  un processo che deve decidere se le accuse siano vero o no. Figuriamoci poi nel caso di personaggi celebri e/o potenti che sono spesso visti come bersagli preferiti dai rotocalchi e i salotti televisivi come fin troppo spesso facciamo in Italia.

Come spiega la Australian Broadcasting Commission, la tv australiana, in un articolo di martedì le corti di Victoria hanno dovuto considerare che il Cardinale doveva affrontare due processi quasi identici, sia per il tipo di reato che per le accuse specifiche, quindi dovevano prevenire l’uscita di notizie delle testimonianze e le prove,  per assicurare che la giuria del secondo processo non sapesse niente del primo processo affinché il verdetto fosse il risultato di prove presentate e non di pregiudizi delle cronache giornalistiche e servizi televisivi.

Poi nei tribunali australiani esiste anche la prassi che qualsiasi prova diventerebbe inutilizzabile se fosse resa pubblica prima d’essere accettata e, ancora più importante, verificata, dal tribunale.

Silenzio stampa

Per questo motivo gli amministratori del calendario giudiziario hanno messo in pratica le procedure standard di un contesto che, tristemente, non è raro.

Così, i giornali hanno avuto i loro rappresentanti nell’aula per tutto il processo, come anche il pubblico, e quindi il tribunale ha svolto il suo ruolo facendo Giustizia alla luce del sole. Visto che il luogo dei reati era una cattedrale, per il processo del cardinale, che per anni è stato soggetto chiaccherato non solo per comportamenti personali, ma anche per sospetti a causa della sua amicizia con altri preti condannati per pedofilia, i giornalisti non potevano assolutamente riportare alcun dettaglio del processo.

C’è stato un timido tentativo di un giornale di riportare la notizia “di un processo per pedofilia a un personaggio famoso” senza dare altri dettagli, che ha visto l’immediata reazione furiosa del giudice che ha minacciato conseguenze serie ai giornalisti per qualsiasi altra fuga di notizie di qualsiasi genere.

L’ordine ovviamente non si estendeva alla stampa estera che qualcosa ha scritto, compreso il verdetto, ma in Australia il silenzio è stato assoluto.

Quel che ha portato poi all’annuncio del verdetto è stata la decisione del pubblico ministero di non procedere con il secondo processo, che automaticamente ha reso il silenzio stampa inutile e quindi tutto il mondo ora sa ufficialmente la decisione del tribunale, e ora aspettiamo non solo la inevitabile condanna, che è prevista come severissima visto il ruolo importante del condannato, ma anche gli sviluppi del ricorso che sarà sicuramente soggetto a una copertura mediatica davvero massiccia.

Italia.

Ripetiamo, non vogliamo entrare nel merito di questo processo, sarà il ricorso a decidere se il verdetto della giuria sia giusto o no.

Invece, vogliamo fare alcune considerazioni di cosa sarebbe successo in Italia per un caso del genere, soprattutto visto il vizio di certi giornalisti e programmi televisivi di farne servizi importanti e spesso al limite della legittimità.

Nel caso della Giustizia dobbiamo sempre ricordare che deve vigere la regola dell’innocenza dell’imputato fino a prova contraria.

Questo può essere garantito da un processo normale, ma la presentazione di prove alla televisione, da cronache che rivelano quel che non è ancora uscito in tribunale in dibattimento, non fa altro che condizionare nella mente del pubblico l’innocenza o la colpevolezza dell’imputato.

Sappiamo tutti quanti processi sono stato soggetti a questi trattamenti in Italia nel corso dei decenni. Sappiamo tutti di avvocati difensori che hanno fatto arringhe difensive nei salotti televisivi e non nell’aula del tribunale. Allora, come fa un possibile giurato ad entrare in una giuria per giudicare prove in modo aperto e imparziale quando già le sa dalla televisione o i giornali?

Poi, dobbiamo chiederci se l’idea che un imputato colpevole esca da un processo come uomo libero è davvero meglio che mettere in carcere un innocente perché la televisione ci ha dato l’impressione che lo sia?

Crediamo proprio di no. Se un innocente viene condannato si realizzano due danni enormi, il primo ovviamente all’imputato innocente, ma anche alla vittima perché vuol dire che il vero colpevole non sarà punito e che la vittima è ancora soggetta alle sue minacce.

Se davvero vogliamo che  Giustizia sia fatta, e sentiamo quasi ogni giorno l’appello per una “riforma della Giustizia”, cominciamo con la lezione che abbiamo visto dall’Australia in questo periodo.

La Giustizia deve essere libera da influenze e non soggetta a pressione pubblica da parte di giornali e televisioni, senza dimenticare i politici che sicuramente direbbero la loro su casi celebri.

I processi si fanno in tribunale con le procedure corrette di prove e dibattito e non in salotti televisivi e  pagine di giornali dove la presentazione e l’atteggiamento di chi li presenta quasi sempre diventa più importante che stabilire se le prove siano vere e credibili o no, che è il ruolo dei tribunale e dei giudici e  non dei giornalisti e il pubblico.

Siamo capaci di imparare questa lezione e cominciare e pensare alla Giustizia come un mezzo fondamentale del nostro sistema di governo e quindi della nostra Società e Democrazia, e non semplicemente scambiare questo alto compito con uno spettacolo televisivo o giornalistico?

Roma: Cade un albero, ferite 2 persone

Cade un grande albero a Roma in piena via Mazzini e ferisce 2 persone di 53 e 42 anni ricoverate immediatamente in codice rosso, ma per fortuna fuori pericolo di vita. La nota di Fratelli d’Italia, Francesco Figliomeni e Marco Visconti: “Abbandono e incapacità a 5 stelle rischiano di uccidere”

di Ettore Lembo

E’ accaduto questa mattina Via Mazzini nota per essere la via della Sede Rai e vicino la Corte dei Conti.

Il grosso Pino alto 30 metri è caduto investendo, per fortuna con le fronde, i due feriti mentre con il tronco ha abbattuto un lampione e ben quatto vetture posteggiate.

Sul posto si sono recati immediatamente i Vigili del fuoco, i Carabinieri, la Polizia ed i Vigili di Roma Capitale che hanno immediatamente provveduto a transennare la zona ed espletare i rilievi del caso.

Secondo alcune testimonianze vi sarebbero altri alberi pericolanti su cui bisognerebbe intervenire prontamente nella stessa via, ed in tanti asseriscono che tutto sommato è andata bene poiché il bilancio poteva essere di gran lunga superiore, essendo l’albero caduto in prossimità di un ufficio postale altamente frequentato.

Il sindaco, Virginia Raggi ha fatto sapere che a breve si sarebbe recata in visita ad i due feriti.

Immediata la nota di Fratelli d’Italia attraverso Francesco Figliomeni, vice presidente dell’Assemblea Capitolina  e Marco Visconti, delegato ambiente di Roma: “Abbandono e incapacità a 5 stelle rischiano di uccidere” ed ancora; “È intollerabile che il completo abbandono, figlio di un’incapacità amministrativa senza precedenti a Roma, giunga addirittura a minare l’incolumità fisica e talvolta la vita dei cittadini. La nostra totale vicinanza e solidarietà ai due passanti rimasti gravemente feriti dal crollo dell’ennesimo pino, abbandonato senza interventi di potatura e alleggerimento, che stamattina è stramazzato al suolo a Viale Mazzini in pieno centro provocando danni a persone ed a cose. Il vento di queste ultime ore, fatto passare dai grillini per calamità naturale,  è già da sabato, con la caduta di oltre 250 piante, la scusa prediletta di una gestione fin qui tragica che in due anni e mezzo sta decimando il patrimonio arboreo della Capitale più verde d’Europa e accumulando feriti e cittadini salvi per miracolo come fosse un bollettino di guerra. L’assoluta mancata pianificazione, l’assenza di un programma di potature, abbattimenti preventivi, manutenzioni, ripiantumazioni; i vari Assessori all’Ambiente che continuano ad avvicendarsi dimostrano senza alcun dubbio che Sindaco e Giunta su questo come su molti altri temi fondamentali per la città hanno perso completamente il controllo”.

I nostri bambini non mentono mai: dai Diavoli della Bassa modenese alle Orchesse di Rignano Flaminio

Questa è una storia in cui non c’è alcuna sfumatura di grigio, ma esistono solo il bianco o il nero.

di Luca Rinaldi

Bianco come la purezza dei bambini, nero come i pregiudizi degli adulti; bianco come la luce della Verità, quella con la V maiuscola, nero come l’ottuso oscurantismo della lenta verità giudiziaria, paradossalmente tanto diversa dalla prima; bianco come i giochi all’aria aperta, come vivere sereni il rapporto con mamma, papà e i propri insegnanti, come i sogni di un bambino; nero come i cimiteri a notte fonda, come l’uomo nero che si nasconde dietro al più insospettabile degli adulti, come l’incubo di venire strappati alla famiglia, agli amici, alla scuola, da un giorno all’altro.

Bianco come un bambino innocente, nero come un adulto pedofilo.

In realtà, questa non è una storia sola, ma sono due, purtroppo. Due casi di cronaca che hanno allarmato l’Italia intera e, prima ancora, hanno spaccato in due le rispettive comunità, divise tra colpevolisti e innocentisti; due episodi che hanno messo bambini, genitori, insegnanti, sacerdoti, politici e gente comune, l’una contro l’altra, in un turbinio di accuse e insulti infamanti. Due fatti che hanno distrutto famiglie e che hanno lasciato dietro di sé una scia di morte imprevista che si poteva e doveva evitare.

In molti ricorderanno le vicende dei cosiddetti “Diavoli della Bassa modenese” e delle “Orchesse di Rignano Flaminio”. In breve, la prima espressione si riferisce a una presunta setta di pedofili che tra il 1997 e il 1998 nei paesi di Mirandola e Massa Finalese, nella Bassa modenese appunto, avrebbe organizzato riti satanici a cui facevano partecipare bambini, per molestarli sessualmente e arrivare persino a ucciderli, il tutto ripreso e fotografato a scopo di lucro. Responsabili sembravano essere gli stessi genitori e familiari dei bambini, in combutta con le maestre e con il parroco don Govoni, indicato dagli inquirenti come capo della setta di insospettabili, i quali prelevavano i bambini anche in piena notte dalle proprie case e li portavano nei cimiteri della zona, dove allestivano messe nere e riti sanguinari nei quali ai bambini, tra le altre cose, veniva richiesto di uccidere altri bambini e bere il loro sangue.

Gli appellativi “Orchesse” e “Mostri”, invece, riguardano la seconda vicenda e fanno riferimento a tre maestre e una bidella della scuola materna “Olga Rovere”di Rignano Flaminio, a un autore televisivo, marito di una delle suddette maestre, e a un benzinaio extracomunitario del paese. Anche in questo caso si sarebberoriuniti in una setta diabolica che abusava di bambini e compiva rituali satanici. Gli anni delle presunte violenze in questo caso sono il 2005 e il 2006.

Due storie umane e giudiziarie travagliate che hanno tanto in comune, a partire proprio dalla presenza dei bambini, inconsapevoli promotori di ciò che è accaduto in seguito. Nel primo caso è infatti un bambino, affidato a una struttura esterna alla famiglia d’origine, che racconta alla madre affidataria e poi anche alla psicologa del servizio sociale di aver subito molestie in uno dei brevi periodi trascorsi con i genitori naturali. Nel caso di Rignano Flaminio tutto inizia invece con i genitori di alcuni bambini di 4-5 anni che raccontano ai Carabinieri storie di abusi all’interno e fuori dall’istituto scolastico. Storie che gli stessi figli avrebbero loro riferito.

Entrambe le vicende si sono poi allargate a macchia d’olio, interessando altri bambini, in totale 16 nel modenese e 21 a Rignano Flaminio. A bambini si sono aggiunti bambini. A testimonianze si sono aggiunte testimonianze. A denunce si sono aggiunte denunce. Si cercano pedofili e mostri là dove un tempo c’erano figure di riferimento, apprezzate e amate nella comunità: maestre, preti, genitori.

Ma facciamo un salto in avanti e partiamo dalla fine: diciamo subito che nulla di tutto ciò che hanno raccontato i bambini è realmente accaduto. Si è trattato di due rari casi di falso ricordo collettivo, indotto da altre persone, in questi casi da adulti, quali le psicologhe dei servizi sociali nella prima vicenda e i genitori stessi nella seconda, vittime a loro volta di una psicosi collettiva dettata dalla paura e dall’insicurezza, forse, di non essere in grado di riuscire nel proprio ruolo di figure di riferimento. Un’inutile e insensata caccia alle streghe da manuale, con gli inquirenti e i servizi sociali nel ruolo di inquisitori che non guardano in faccia a niente e a nessuno, torchiando i bambini alla ricerca della loro verità e trovando giustificazioni anche al fatto che, nonostante mesi di indagini, in entrambe le vicende nulla viene trovato a conferma delle parole dei bambini: nessuno si è mai accorto dei presunti spostamenti, anche notturni dei bambini. Nessuna traccia di sangue che giustificasse i racconti di rituali in cui si beveva sangue, si sgozzavano e decapitavano bambini. Nessun cadavere o parte di esso è stato mai trovato, né alcun bambino è mai mancato all’appello. Nessuna traccia utile nelle case, sui vestiti o nelle automobili dei diretti interessati. Nessuna evidenza medica sui corpi dei piccoli esaminati che facesse sospettare gli abusi atroci di cui narravano i bambini. Nessuna foto o video a testimonianza di ciò che sarebbe accaduto, né alcun file compromettenteè stato rinvenuto nei computer degli indagati o nelle perquisizioni nelle loro case, né tantomeno dalle intercettazioni telefoniche è mai uscito nulla che facesse sospettare qualcosa di inquietante.

Un vuoto probatorio assoluto, quindi, che farebbe pensare a chiunque e immediatamente a un falso allarme. Il buon senso, in questi due casi, si scontra però con la pressione delle famiglie che chiedono vendetta con lettere di minacce e cartelli che recitano “morte ai pedofili di Rignano”, con l’opinione pubblica italiana che sente la minaccia, pompata dai giornali e dai notiziari, come se fosse a un passo da casa propria. La ragione si schianta inesorabilmente contro la ricerca a tutti i costi di un capro espiatorio da parte di inquirenti e servizi sociali,i quali non si preoccupano di utilizzare tecniche discutibili e addirittura contro la legge per far parlare i bambini, inducendoli drammaticamente a ricordare e a dire ciò che essi stessi si aspettano di sentire.

Ma è soprattutto la Verità a dover abbassare impotente le armi contro la dura realtà, anzi contro le diverse realtà che queste situazioni provocano e si lasciano alle spalle: nel modenese 16 bambini vengono portati via alle proprie famiglie e non vi faranno inspiegabilmente mai più ritorno, neanche dopo che la tardiva verità processuale dopo tanti anni stabilirà finalmente che nulla è accaduto e abusi non ce ne sono stati, né tantomeno riti satanici o omicidi. A Rignano, invece, nonostante siano state accertate le medesime conclusioni probatorie, sono le famiglie a non darsi pace e a continuare a credere che qualcosa sia accaduto ai propri figli, i quali non possono essersi inventati tutto. Ma lo fanno senza rendersi conto, ciecamente, di aver messo loro stessi quelle parole in bocca ai bambini, istigandoli letteralmente a ricordare il falso, alla ricerca di mostri che esistevano solo nei loro incubi di adulti preoccupati. Altre realtà ben più gravi sono derivate da tali vicende: a Mirandola una madre, nel vedersi portar via il figlio, si suicida, lasciando come ultimo messaggio solo due parole “Sono innocente”; il parroco, indicato come presunto capo della setta,muore di crepacuore vedendosi appioppare una condanna di 14 anni senza aver fatto assolutamente nulla.Verrà assolto in seguito, quando sarà troppo tardi. Scie di sangue impreviste, che peggiorano il quadro d’insieme.

E ovviamente c’è da considerare la realtà dei bambini, cresciuti lontani dalle proprie famiglie, convinti di aver fatto e subito le atroci cose che qualcun altro aveva indotto loro a credere, traumatizzati da un iter processuale che ha coinvolto buona parte delle loro vite. Oggi quei bambini sono adulti, ma solo alcuni di essi sono riusciti a comprendere, col tempo, di non essere stati oggetto di abusi e a sconfessare le proprie testimonianze di allora, altri sono tuttora convinti di essere stati vittime di un gioco morboso e diabolico, tanta è stata la manipolazione e la pressione psicologica subita.

Quel che è stato accertato è che, per interrogare quei bambini, le assistenti sociali non hanno seguito alcun protocollo riconosciuto tra quelli stabiliti dalla Carta di Noto, il vademecum di linee guida per l’indagine e l’esame psicologico del minore. Almeno nei primi colloqui, quelli da cui sembrerebbe siano uscite le prime atrocità commesse, non è stato a esempio preso alcun appunto scritto né ci si è avvalsi di alcun apparecchio per la video-registrazione delle testimonianze e, quando poi questi sono stati utilizzati, i bambini erano chiaramente già stati condizionati. Senza contare che i colloqui registrati in seguito sono stati condotti con domande inducenti e tanto insistenti da inficiare evidentemente le risposte dei bambini, suggestionabili e intimoriti dagli adulti per natura.

Eppure, a distanza di anni – ce ne sono voluti 8 per la vicenda di Rignano Flaminio e ben 17 per quella della Bassa modenese – tutti gli imputati sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”, avendo finalmente riconosciuto, in entrambi i casi, che si era trattato di psicosi collettiva e falsi ricordi letteralmente inoculati nelle giovani menti malleabili delle presunte vittime.

Ora, ci si chiede come sia stato possibile un abbaglio così enorme da parte di polizia, giudici, servizi sociali, genitori. La prima volta, nella Bassa modenese, ma ancor più la seconda, a Rignano Flaminio, considerata l’esperienza precedente.

Chi scrive queste parole non si era mai preoccupato fino ad ora e fino in fondo dei diversi risvolti delle due questioni, vedendone solo il lato paradossale e sentendole come altro da sé, come qualcosa che non lo toccava più di tanto. Ora però il suddetto è cresciuto e ha un figlio di poco più di sei mesi, e riprendendo in mano i due casi, ha cominciato a rifletterci più a fondo e a realizzare ciò che devono aver passato quei bambini e quelle famiglie.Un incubo fatto di sofferenza, impotenza e disperazione.

Eppure, per quanta sia ovviamente grande la paura di vedere il mio bambino in mano a una setta di pedofili sadici e magari adoratori del diavolo, ritengo ci sia una probabilità alquanto remota che ciò possa realmente accadere. Quanti sono stati i casi reali di sette di pedofili satanisti? In compenso, ora, è ancor più grande (e lo ritengo ben più probabile) il terrore di vedere mio figlio, un giorno,nelle mani di alcuni servizi sociali non in grado di affrontare casi di questo genere, odi saperlo sotto il torchio di psicologiincapaci di interagire con un minore secondo le giuste tutele del caso, o ancora di affidare la sua vita, e la mia di conseguenza, a forze dell’ordine spesso ottuse e alla ricerca insensata di capri espiatori solo per mettere a tacere una parte di opinione pubblica spaventata e spesso più ottusa di loro. Oggi avrei paura di non rivedere mai più mio figliose dovesse finire nelle maglie di una giustizia cieca, dove la verità è adottata a furor di popolo e non si basa su prove certe, su riscontri medici o, se non altro, sul buon senso (nei due casi narrati sarebbe bastato quest’ultimo). Avrei il terrore di trovarmi in una situazione simile, nella quale sarei completamente impotente nell’oppormi a chi decide di distruggere la mia famiglia, per qualcosa oltretutto di mai accaduto.

Per quanto sia forte il desiderio di vedere mio figlio crescere, parlare e raccontarmi delle sue giornate, non potrei mai credere ciecamente alle sue parole, se mi raccontasse fatti del genere. Cercherei prove, conferme, riscontri, certezze inoppugnabili. Perché i bambini vivono in mondi a sé, ma ascoltano parole dagli adulti, vedono immagini in televisione, su internet, sui cartelloni in strada e spesso non le comprendono,dandone un’interpretazione tutta loro. E in seguito ne parlano con gli amichetti e a quel punto ci pensa la fantasia di un bambino di 4,5, 7, 11 anni a fare tutto il resto, soprattutto se sollecitata, indirizzata e distorta dai pregiudizi di un adulto.

Eppure è successo davvero: c’è chi ha creduto alle parole confuse e titubanti di alcuni bambini, solo ed esclusivamente perché non si è reso conto di chi avesse di fronte. O forse proprio perché, vedendo solo dei bambini, essi sono stati sottovalutati o sopravvalutati, prendendonele parole come oro colato. Perché si sa, i nostri bambini non mentono mai…

Sicilia, stremata dal maltempo di questi giorni con ingenti danni, feriti e dispersi

Disagi nell’isola a causa della neve, temporali e raffiche di vento che, sabato e domenica, si sono abbattuti sul versante Sud Orientale, provocando la caduta di alberi, pali della luce e danni anche alle coltivazioni con centinaia di serre distrutte nella fascia da Pachino fino a Vittoria. I collegamenti marittimi con le Isole Eolie sono stati interrotti per due giorni e non è stato possibile raggiungere Ustica.

La Sicilia in ginocchio, è ciò che emerge in queste ore dai danni causati dal maltempo con freddo, neve e venti da uragano. A Palermo è venuta giù una palma storica in piazza Croci ed il monumento alle vittime della mafia ha oscillato pericolosamente. Tempestivi sono stati gli interventi dei vigili del fuoco a: Cefalù, Misilmeri, Bagheria, Carini e Capaci. Una violenta mareggiata ha colpito la frazione di Canneto a Lipari provocando l’allagamento di strade e danni alle abitazioni. Anche ad Acquacalda la violenza del mare ha raggiunto l’abitato di San Gaetano, dove i vigili del fuoco ed i volontari della protezione civile hanno ripulito con ruspe il lungomare da terriccio e sabbia. A Modica è caduto l’orologio dalla facciata della chiesa di San Giovanni, alcune strade sono state chiuse per precauzione e delle frazioni rurali sono rimaste senza luce. A Ragusa, molti alberi sono stati sradicati dal vento ed oltre 40 gli interventi della protezione civile. Alla stazione di Pozzallo un pezzo di cornicione ha colpito un ragazzo rimasto illeso, mentre a Paceco tre uomini, di cui uno grave, sono stati feriti dal tetto del palazzetto dello sport. Nel Catanese, questa mattina è stato rinvenuto il cadavere di uno dei 3 ragazzi trascinati con la auto in mare da un’onda anomala. A Sampieri, Comune di Scicli, il vento ha scoperchiato una stazione di servizio, mentre a Siracusa, i carabinieri del Comando provinciale hanno soccorso alcuni automobilisti in difficoltà nelle zone montane della provincia. Interventi dei militari anche per la caduta di alberi, tabelloni pubblicitari e pali e sospesa la circolazione ferroviaria fra Siracusa e Augusta, sulla linea Catania-Siracusa, per dei rami caduti sulla linea elettrica. Oggi scuole chiuse a: Ragusa, Siracusa, Augusta, Avola, Portopalo di Capo Passero e Noto.

Denuncia rischio amianto ponte Morandi

Presentato un esposto di Ona e Comitato “Liberi cittadini di Certosa” alla Procura con richiesta di un provvedimento interdittivo

Il Comitato ‘Liberi Cittadini di Certosa’ sostenuto dall’ONA e assistito e difeso dal suo Presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, ha presentato questa mattina alla Procura della Repubblica di Genova un dettagliato esposto denuncia che fa riferimentoal potenziale rischio amianto e presenza di polveri nocive in relazione al tragico evento del 14 agosto 2018 che, oltre a provocare lamorte di 43 persone, ha sconvolto una intera città e tutta la nazione.

«L’amianto è nocivo anche a basse dosi e anche poche fibre possono essere mortali. Per questo motivo abbiamo già a suo tempo segnalato il rischio amianto legato al crollo del Ponte Morandi e chiesto la valutazione del rischio e procedure rigorose per i lavori di abbattimento dei tronconi rimasti e delle abitazioni sottostanti per evitare altre aerodispersioni e dunque di aggravare la situazione già di per sé drammatica, dovuta anche all’utilizzo del minerale nelle aree portuali e industriali, nella città di Genova”- spiega Bonanni, che aggiunge – “l’esplosione del calcestruzzo libera comunque silice cristallina e numerose sostanze  tossicheassorbite negli anni particolarmente elevate per la quantità di polveri e macerie prodotte. Ci attendiamo che il procuratore della Repubblica di Genova interdica l’utilizzo di cariche esplosive per l’abbattimento per verificare prima la presenza di amianto e di altre sostanze tossiche e l’indice di aerodispersione delle fibre, e soprattutto attinga dei campioni dai rifiuti e dai materiali vari anche non ancora demoliti.”

Per queste motivazioni è stato chiesto un incontro urgente la Procuratore Capo della Repubblica di Genova, Dott. Francesco Cozzi, affinché, in qualità di titolare delle indagini, contempli il rischio amianto tra le ipotesi accusatorie, con riferimento alla normativa sugli ecoreati (legge 68/2015), ed in ogni caso avvii le necessarie verifiche e soprattutto interdica comportamenti pericolosi per la collettività.

Il comitato ‘Liberi Cittadini di Certosa’ è operativo nella città di Genova da molti anni e rappresenta il punto di aggregazione esponenziale delle esigenze di cittadini e lavoratori di tutela della salute, dell’ambiente della sicurezza. In sinergia con ONA, ha abbracciato l’impegno di tutela dei cittadini dal rischio amianto e da ogni sostanza dannosa per la salute della popolazione ed estremamente pericolosa nell’età evolutiva, in particolare nei primi 1000 giorni di vita dei bambini, comprensivi del periodo di gestazione. Si ricorda che nelle immediate vicinanze sono presenti scuole ed asili nidi frequentati da circa 1050 alunni in età prescolare e scolare.

Il comitato ‘Liberi Cittadini di Certosa’ e ONA, inoltre, si costituiranno parte civile nel procedimento penale contro i responsabili del crollo del Ponte Morandi poiché le condotte di coloro che saranno imputati hanno leso questi enti non solo nella loro dignità, ma anche nei loro diritti, poiché hanno posto in essere condotte e hanno determinato eventi del tutto opposti rispetto alle finalità delle due associazioni.

L’amianto continua a provocare morte, lutti e tragedie in Italia e nel resto del mondo. Per tutto il 2017, sono stati più di 6.000 i decessi per patologie asbesto correlate che l’ONA ha censito, tra i quali 1.800/1.900 decessi solo per mesotelioma e circa il doppio per tumore polmonare: occorre porre fine a questa epidemia, e lo si può fare solo evitando le future esposizioni.

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