La malattia mentale in Italia: “Un isolamento imposto dal pregiudizio, che si fa prigione”

I malati mentali in Italia sono emarginati insieme alle loro famiglie. Un isolamento imposto dal pregiudizio, che diventa di fatto una prigione. Qui di seguito la lettera aperta della scrittrice Barbara Appiano, a denunciare un “sistema paese” che non va.

La malattia mentale in Italia è una prigione

Lettera aperta della scrittrice Barbara Appiano

“Il mio paese, l’Italia, è un paese che dice di voler occuparsi di tutti ma che dimentica sempre qualcuno per strada. L’Italia è un po’ come una chioccia, che nell’educare i suoi pulcini a camminare lascia indietro quelli che il passo non lo reggono. La chioccia Italia, nel ricordarsi di tutti, ha infatti lasciato in sosta permanente i malati mentali e le loro famiglie.

Chiusi i manicomi che dovevano essere sostituiti dalle “case famiglia“ siamo ancora oggi a pensare, quando ci ricordiamo, che cosa dobbiamo fare dei malati mentali e delle loro famiglie. Questo dopo il lontano 1978 che vide l’intrepido psichiatra Basaglia impegnato a far chiudere i manicomi per riabilitare gli ammalati.

Questi malati, tra cui mio fratello Mario, sono una popolazione silenziosa che a parte incrementare il mercato degli psicofarmaci, con la chimica che li tiene a bada rallentandone l’entusiasmo per la vita, sono ostaggio dell’indifferenza della società che, ignorandoli, decide comodamente che non esistono, e quando esistono è perché qualcuno da di matto, con notizie che scatenano il delirio.

Ci si chiede il perché è successo, un perché che occupa sociologi, criminologi e opinionisti. Forse perché il “malato mentale” è un campionario di umanità che nessuno vuole adottare: troppo impegnativo capire gli altri, meglio l’etichetta della malattia e lavarsene le mani.

Leggi, leggine, sussidi da miseria al pari di un accattonaggio legalizzato, hanno lo scopo di “rassicurare” coloro che i “malati mentali“ li temono o se ne vergognano. I malati sono tutti uguali senza etichetta, le etichette non te le dà la malattia, ma gli altri, quelli che ti evitano perché la diversità ad ogni latitudine fa paura.

I malati mentali in italia, insieme alle loro famiglie, pure loro malate avendo ereditato per “diritto acquisito” la malattia del pregiudizio, sono a digiuno di politica, non sanno perché vengono classificati malati mentali, ma sanno che è un diritto acquisito dalla nascita dare un senso alla loro esistenza che non è di serie B ma di serie A, come tutti gli altri. Anzi, io  aggiungo da tripla A, come la certificazione di un istituto finanziario, visto anche che di questi tempi vanno di moda le classificazioni finanziarie.

Lavori socialmente inutili che li fanno sentire inutili, lavori per categorie protette, da chi non si capisce. Forse da coloro che inventano la protezione dal malato mentale e non per il malato mentale?

Una specie di dazio doganale e sociale, purché questa “minoranza“ figlia di un Dio minore, stia zitta, con le buone o con le cattive, e resti una minoranza da rendere muta con il silenziatore della vergogna. Una enclave utile politicamente solo per una croce sulla scheda elettorale.

La vergogna è l’attrice non protagonista della processione sempre in itinere del mondo che ambisce alla perfezione (che è un’invenzione umana), e assume la vergogna come portavoce ufficiale del mondo sottosopra, il mondo della miopia della malattia.

Con questo scritto chiedo alle istituzioni, e ai marinai della politica del cambiamento, come scrittrice e come sorella di Mario, mio fratello figlio di un Dio minore perché “ripudiato dal Dio maggiore”, di organizzare una giornata nazionale dei malati “mentali “ che sono stufi di essere chiamati tali, perché al pari di altri malati non emarginati, non sono il mostro di Lochness.

Siamo un paese che come una chioccia distratta si dimentica dei suoi figli più fragili, un paese che deve curare la sua memoria, andando nella palestra del dolore degli altri. Gli altri sono i “malati mentali” che soltanto coraggiosi psichiatri e infermieri muniti di coraggio ed empatia soccorrono quando tutti si girano dall’altra parte, perché il dolore che non si vede non esiste e se mai si vedesse è muto, e non ha diritto di parola.

Ai governanti del cambiamento prima di tutto uomini chiedo: “Il mondo che proponete è a misura della malattia mentale? Chi puo’ dire oggi cosa sia la normalità?”. Io dico nessuno, mentre coloro che pensano alla normalità come a una patente di guida senza rinnovo, sono fuori strada, o peggio in contro mano.

La normalità è l’altra faccia del coraggio, la normalità è mio fratello che nonostante l’etichetta che si porta dietro e che lui non ha scelto, vive la sua condizione di emarginato come la forma più alta di libertà, ovvero quella di non volere assomigliare a nessuno e di farsi la domanda: “Ma Dio esiste?”.

Mario si dà la risposta da solo, dicendosi che Dio esiste ed è schizofrenico. Mario vede il mondo in versione multicolor quando magari è solo in bianco e nero, parla con il cane e con il gatto che lo seguono dappertutto, due creature che non lo hanno emarginato come coloro che quando lo vedono per strada, cambiano direzione.

A nome di tutti i malati mentali e dei loro psichiatri e infermieri, a nome delle famiglie di questi malati cui io appartengo, chiedo alla politica di adottare la malattia mentale come un diversivo socialmente utile, a voler essere meno banali e più concreti. Più che i muscoli palestrati la politica mostri la capacità di non isolare nessuno dei suoi figli.

Non sempre chi urla di più ha ragione e non sempre queste urla sedano l’indifferenza, la quale continua a seminare solitudine senza che nessuno faccia un selfie alla propria coscienza, che si rifiuta di farsi immortalare. La politica è pregata di prendere nota: la malattia mentale è in totale stato di abbandono e anche i portatori sani dell’insanità mentale che li fa diventare malati, vogliono un posto di lavoro, un modo per partecipare al companatico nazionale, con jobs act, somministrazione del lavoro, vouchers, e lavoro in nero…

Il lavoro è arcobaleno, il lavoro non è merce ma è persona, ed essere persone significa esistere ancora prima di lavorare. Il lavoro è la rappresentazione di un’idea che ha casa anche nelle menti diversamente abili: abilità e sanità, normalità e perbenismo sono termini dissociativi di un mondo che non ha chiesto di essere normale.

La schizofrenia, la depressione, sono l’ultimo baluardo di un Paese, l’italia, che a forza di voler diventare multirazziale si dimentica per strada quelli che in Italia sono nati. Sono i vostri vicini di casa, sono coloro che incontrate ai vari centri di salute mentale, perché sotto sotto si scopre che un po’ tutti siamo malati mentali: chi per primo lo vuole confessare?

Avevo un fratello normale, qualcuno decise che normale non era, ma lui tuttora è qui a spiegare che normale si, normale no, alla fine la normalità è una parola licenziata anche dal suo vocabolario, con buona pace dei farmaci che addormentano la coscienza e alimentano l’incoscienza. Io sto con loro, e nel mio libro in stesura “Echi nella nebbia a ridosso del cielo” viaggio a piedi negli incubi degli altri, quando gli altri, erano reclusi negli OPN, gli Ospedali Psichiatrici Nazionali.

Scheletri di cemento si ergono nella più totale indifferenza, disturbando la vista magari degli outlet, templi della normalità del consumismo, gli Ospedali Psichiatrici Nazionali sono diventati oggi macerie della vergogna. Scheletri che sono ancora qui a bussare alla nostra porta, per dire che loro vorrebbero diventare dei campi di calcio, una pista da slalom, un anfiteatro, un mondo in divenire che aspettando di mutare pelle per passare il tempo si fa un selfie senza riuscire ad immortalare l’insanitá mentale. Un’intrusa, un’ospite sgradita che si auto invita e che per discrezione preferisce starsene dove è sempre stata, ovvero nell’immaginario abusivo del mondo urlante di silicone e finzione”.

L’estrema sinistra vince le elezioni in Messico. Il nuovo presidente è Manuel Obrador

Manuel Lopez Obrador dichiara guerra alla corruzione e alla violenza e assicura istruzione e sanità gratis per tutti. La “rivoluzione pacifica” inizierà con la guida del Paese non dal Palazzo del Governo ma da un luogo “privo di lusso”.

di Vito Nicola Lacerenza

Andrés Manuel López Obrador, 64enne, è stato eletto presidente del Messico con il 53.8% dei voti, superando gli altri candidati Ricardo Anaya (22.8%),  José Antonio Meade (16.3%) e Jaime  Rodríguez (5.5%).

López Obrador è nato nella comunità di   Tepetitán, nello Stato messicano di Tabasco, da una famiglia di piccoli commercianti. Terminata la scuola, è riuscito a frequentare l’università grazie a una borsa di studio e si è laureato in scienze politiche.

Negli anni ‘70 si è iscritto al P.R.I., il partito conservatore di destra, che ha lasciato poco dopo per dedicarsi all’attivismo per i diritti degli indigeni, la categoria più povera ed emarginata del Messico. Dopo aver vissuto a stretto contatto coi nativi e aver preso coscienza della miseria in cui gli indios vivono,  López Obrador ha cambiato il suo orientamento politico, fondando un partito di sinistra, Morena.

Nel 2000 si è candidato  alle elezioni amministrative della capitale, Città del Messico, vincendole. Dopo il successo delle comunali è cominciato il suo declino che l’ha visto perdere le elezioni presidenziali del 2006 e del 2012. Da allora l’agenda politica di  López Obrador si è sempre incentrata sulla lotta alla povertà e alla disuguaglianza sociale, causate, secondo lui, da un “piccolo gruppo di politici corrotti che si appropriano dei beni del popolo e fanno affari con la criminalità organizzata protetti dal loro ruolo pubblico”.

Mesi fa, a Firenze è stato arrestato l’ex governatore dello Stato messicano di Tamaulipas Tomás Yarrington, con l’accusa di legami col narcotraffico. Attualmente Tamaulipas è una delle zone con la più alta incidenza di scontri a fuoco. L’arresto ha scosso l’opinione pubblica messicana, così come la cattura di Javier Duarte, ex governatore  dello Stato federale di Veracruz, dove sono state scoperte fosse con migliaia di resti umani, vittime della criminalità organizzata. L’accusa per Javier Duarte è di appropriazione indebita per un ammontare di diversi milioni di euro.

Anche il presidente della repubblica uscente Enrique Peña Nieto è finito sotto la lente di ingrandimento della giustizia. È stato accusato di conflitto di interessi, dopo che sua moglie è stata scoperta a soggiornare in una residenza da 7 milioni di euro, pagati da imprese statali. I tre politici sono del P.R.I., il partito che ha governato il Messico per 77 anni e a cui i messicani attribuiscono la responsabilità dell’insicurezza e del profondo malessere in cui versa la nazione: 230.000 persone  sono state uccise negli ultimi dodici anni, 36.000 sono scomparse, mentre 50 milioni di cittadini vivono in povertà. E a loro che l’agenda politica di  López Obrador si rivolge, proponendo misure volte al miglioramento delle condizioni di vita delle classi meno abbienti: istruzione e sanità gratuite, raddoppio delle pensioni per lavoratori e disabili, aumento dello stipendio dei militari, annullamento della privatizzazione dell’acqua, concessione alle famiglie più povere di “ceste” di beni alimentari e di prima necessità a prezzi minimi. A coloro che temono un aumento della pressione fiscale, Lopez Obrador “giura” che il suo governo non alzerà la tasse e “assicura” che la vendita della flotta aerea del governo, il taglio di stipendi e pensioni agli alti funzionari pubblici e i ricavi  della vendita del petrolio e  di altre risorse naturali presenti in Messico saranno sufficienti a finanziare i provvedimenti.

Si tratta per il neoeletto presidente Andrés Manuel López Obrador e per i milioni di messicani che l’hanno votato di “una rivoluzione pacifica” che avrà inizio il 1 dicembre, data in cui il nuovo establishment entrerà ufficialmente in carica, ma senza insediarsi nel Palazzo del Governo, che sarà adibito a museo. Per lanciare un messaggio di discontinuità col passato e di sobrietà  López Obrador ha fatto sapere che governerà da un luogo “privo di lussi”.

La risposta assurda – Fake News

La risposta assurda – Fake News

Nel corso degli ultimi due anni una frase è entrata nei vocabolari internazionali, che non dice niente ma per molti vuol dire tutto quando vogliono smentire una notizia sgradita: Fake News.

Di Gianni Pezzano

 

Proprio per questo motivo è una frase pericolosa perché è diventata la foglio di fico per coprire l’incapacità di molti, a partire dai politici, di rispondere a domande lecite e potenzialmente dannose. Peggio ancora, basta passare per pochi minuti nei social media per vedere quanti rispondono automaticamente con queste due parole, ma non riescono a spiegare il perché a chi glielo chiede. È diventata davvero una risposta assurda.

Però questa frase dovrebbe anche farci pensare non solo al ruolo della stampa in tutti i paesi, ma anche di quello degli utenti del social media che sono diventati probabilmente il mezzo più efficace per la diffusione di notizie false e taroccate.

 

Foto contestate

Il più recente e triste caso di accusa di “fake news” viene dagli Stati Uniti dove figli di profughi che cercano asilo in quel paese vengono automaticamente separati dai genitori. Il clamore del caso è stato tale che il Presidente Trump è stato costretto a firmare un ordine esecutivo che, apparentemente, ordina la sospensione della pratica. Con questa firma non solo ha confermato la veridicità della notizia ma ha, in effetti smentito le proprie accuse di “fake news” dei giorni precedenti.

Nei social media l’accusa si basava sul fatto che molte foto utilizzate nei servizi giornalistici non erano dei bambini del caso ma dall’archivio e alcuni risalgono a diversi anni fa. Nel mondo dove internet permette di controllare le origini di foto in pochi minuti ci vuole poco per far gridare scandalo alla “fake news”, ma queste accuse non tengono conto dei limiti della stampa nel caso.

Molti dei centri di detenzione, già una frase orrenda quando riferita a giovanissimi, non hanno permesso a giornalisti di fare fotografie al loro interno. Quindi, nell’impossibilità di fornire foto attuali i redattori sono stati costretti a utilizzare foto dai loro archivi.

Purtroppo, molti non hanno creduto che fosse una notizia vera, poi confermata proprio da Trump, per il semplice fatto che le foto non erano attuali.

Questo esempio dimostra che quando si parla di notizie bisogna tenere presente non solo le notizie, ma anche le responsabilità personali e professionali dei giornalisti.

 

Stampa

In un’epoca mediatica dove quasi tutti pretendono assoluta espressione di opinioni senza limiti, molti non si rendono conto oppure, peggio ancora, agiscono contro il fatto, che ci sono limiti alle libertà d’espressione contenuti nelle costituzioni di molti paesi e nelle dichiarazioni internazionali dei diritti umani.

Però, sono proprio i giornalisti che capiscono che questo diritto ha dei limiti ben precisi, a partire da leggi di diffamazione, di confidenzialità e tutti gli altri paletti stabiliti da leggi nazionali e trattati internazionali. Perciò, un giornalista deve rispondere in tribunale per notizie intenzionalmente false e/o diffamatorie.

Non è insolito per redattori non pubblicare notizie per rischio di infrangere questi regole. Nel caso di azioni legali, spesso parte della soluzione, oltre e pagamenti morali e delle spese legali della parte lesa, è di pubblicare un articolo non solo per correggere l’articolo originale, ma anche di chiedere pubblicamente scusa all’individuo.

Naturalmente, la forza delle notizie viene anche dalla sua presentazione del giornalista, la scelta di parole e particolarmente aggettivi che hanno l’intenzione di dirigere l’attenzione del lettore in una certa direzione. Ma anche questo può far parte delle azioni legali che sono il rischio di tutti i giornalisti, bravi e non.

Alla fine, l’interpretazione viene fatta dal lettore, ma molti non capiscono fino in fondo che gli articoli, siano cartacei, che servizi televisivi e molto spesso ora, blog e trasmissioni YouTube, ecc., devono essere differenziate in due categorie.

 

Notizie o opinioni?

Quando leggi un giornale o guardi un telegiornale, le notizie presentano quel che era successo nel corso del giorno ma poi entra in azione la seconda categorie di articoli che sono spesso i più prestigiosi e importanti, quelli degli opinionisti/editorialisti.

Come dice il nome, l’opinionista/editoralista è il giornalista o il personaggio pubblico importante che da un’interpretazione personale di una determinata notizia. Nei casi di notizie particolarmente importanti gli articoli d’opinione sono quelli del Redattore o del Consiglio di Redazione del giornale perché rappresentano la posizione ufficiale del giornale verso questi fatti. Nel caso dei giornali più importanti, gli opinionisti sono scelti per presentare opinioni opposte da dare al lettore.

Tuttavia, dobbiamo ricordarci che questi articoli sono basati su una considerazione principale, che le notizie riportate dalla testata siano vere e non false.

Purtroppo, nei casi di giornali legati a partiti o individui potenti, come succede in Italia dove i partiti hanno i loro organi ufficiali o semi ufficiali, oppure blog e siti internet, il lettore deve essere sempre più attento a leggere i giornali. Naturalmente. vorrebbero promuovere le proprie agende, ma anche questi sono soggetti alle leggi di diffamazione, ecc., che definiscono le responsabilità di giornali come già descritto.

E in tutto questo nel corso degli ultimi anni abbiamo visto il boom di un fenomeno che ha scombussolato il modo di fornire le notizie e nessuno è ancora in grado di poter stabilire regole fisse per il crescente numero di “fonti” di notizie.

 

Social Media

Visto che i social media e internet hanno il potenziale di fornire introiti per i siti con più click, un numero crescente di persone ha deciso di aprire siti più o meno leciti per diffondere notizie. Purtroppo, molti di questi non lo fanno per dare informazioni, ma solo per attirare l’attenzione degli utenti, piuttosto che fornire notizie attendibili. Questa pratica si chiama “click baiting” (esca per click).

Molti di questi siti scelgono nomi per attirare l’attenzione e alcuni scelgono nomi molti simili a giornali veri e autorevoli per ingannare il lettore a pensare che la fonte della notizia sia vera. In Italia alcuni di questi siti hanno subito azioni legali, particolarmente a riguardo l’istigazione all’odio razziale.

Purtroppo, proprio questo mezzo è quello che ha creato i problemi di “fake news” che vediamo ogni giorno.

Chi segue le indagini negli Stati Uniti ha già letto che proprio questo mezzo è stato utilizzato dai servizi segreti russi per influenzare il voto di blocchi di elettori in determinate zone del paese. Sappiamo anche che queste tattiche sono state utilizzate anche in altri paesi come l’Inghilterra, la Francia e anche l’Italia.

Gli agenti russi hanno capito che abbiamo il vizio di condividere quelle notizie che confermano i nostri pregiudizi verso certe persone. Nel caso degli Stati Uniti, le notizie riguardavano Hillary Clinton e il lavoro è stato appoggiato da squadre di utenti, i cosiddetti “trolls”, che hanno agito in mezzo ai gruppi di discussione per assicurarsi che le discussioni andassero nella direzione desiderata.

 

Responsabilità

Alla fine dobbiamo essere tutti coscienti che “fake news” non riguarda solo i giornalisti, ma tutti noi che viaggiamo sui social media e partecipiamo alle discussioni online. Certo, ci sono stati sbagli da parte di giornali, di tutti i colori, ma alla fine le loro responsabilità hanno anche conseguenze legali e le parti lese hanno il diritto di ricorrere in tribunale.

Come lettori, abbiamo anche noi una responsabilità personale di cercare di controllare le notizie prima di condividerle. Sicuramente una persona ci può essere particolarmente antipatica, ma non vuol dire automaticamente che ogni notizia negativa nei suoi riguardi sia vero.

Si, “fake news” è un problema, ma la soluzione non potrà mai venire solo dai giornali e dai politici, ma anche da parte nostra. Se non siamo capaci finalmente di capire che facciamo anche noi la diffusione incontrollata delle notizie false, come possiamo criticare i giornalisti di essere bugiardi?

La soluzione non sarà breve o facile, ma se non iniziamo noi a cambiare le nostre abitudini, sarà impossibile…

The ridiculous reply – Fake News

Over the last two years a phrase has entered the international vocabularies. The phrase says nothing but for many it says everything when they want to belie unwelcome news: Fake News.

By Gianni Pezzano

 

For this reason the phrase is dangerous because it has become the fig leaf for covering in the incapacity of many, beginning with politicians, to answer legitimate and potentially damaging questions. Worse still, we only have to go to the social media for a few minutes to see how many automatically use these two words as a reply but they cannot explain when asked why. It truly has become a ridiculous reply.

However, this phrase should also make us think   not only about the role of the press around the world, but also of the role of users of the social media who have probably become the most efficient method of spreading false and manipulated news.

 

Contested photos

The most recent and saddest case of “fake news” comes from the United States where the children of refugees seeking asylum in the country are automatically separated from their parents. The uproar caused by this case was such that President Trump was forced to sign an executive order which, apparently, orders the suspension of the practice. With this signature he not only confirmed the veracity of the news, he also effectively belied his own accusations of “fake news” of previous days.

In the social media the accusations were based on photos used in news services which were not of the children involved in this case but came from the archives and some went back a few years. In a media world where the internet lets you check the origins of photos in a few minutes it did not take long for people to scream “fake news” but these accusations did not take into account the limits of the press in the case.

Many of the detention centres, already a horrendous phrase when referred to very young children, did not allow the journalists to take photos inside them. Therefore, since they were unable to use current photos the editors were forced to used photos from their archives.

Sadly, many did not believe that the news was real, as President Trump then confirmed, for the simple fact the photos were not current.

This example shows that when we talk about the press we must take into account not only the news but also the personal and professional responsibilities of journalists.

 

The Press

In a media age where many demand absolute and limitless expression of opinion, many do not understand or, worse still, work against the fact, that there are limits to freedom the expression contained in the constitutions of many countries and international declarations of Human Rights.

However, the journalists themselves know full well that this right has very strict limitations, beginning with defamation and confidentiality laws and all the other limits set by national laws and international treaties. Therefore, a journalist must answer in court for intentionally false and/or defamatory news.

It is not rare for editors to hold back news due to the risk of breaking these regulations. In the case of legal actions, part of the resolution, in addition to payment for moral damages and the legal costs, is the publication of an article to correct the original article and also a public apology to the damaged party.

Naturally, the strength of news also comes from the journalist’s presentation, the choice of words, especially adjectives, which have the aim of directing the attention of a reader in a certain direction. This too is part of the legal actions which all journalists, good or bad, risk.

In the end, the interpretation is made by the reader but many do not understand that, deep down, the articles, whether on paper, on television or ever more often in blogs or YouTube transmissions etc., must be divided into two categories.

 

News or opinion?

When you read a newspaper or watch a news bulletin on the television, the news presented is what happened that day and then the second category of articles are often the most prestigious and important, those of the opinion/editorial writers.

As the names say, the opinion/editorial writers are journalists or important public figures who give a personal interpretation of a given news item. In the case of particularly important news the opinion/editorial writer is the Chief Editor or the Board of Editors of the newspaper because they represent the paper’s official position in regards to these issues. In the case of the more important newspapers, the opinion writers are chosen to present opposing views to the readers.

Yet we must remember that these articles are based on a primary consideration, that the news reported in the newspaper is real and not fake.

Sadly, in the case of newspapers tied to political parties or powerful individuals, as happens in Italy where parties have official or semi-official organs or blogs and websites, the reader must always be careful in reading the newspaper because, naturally, they seek to promote their own agendas. But also in these cases, they are subject to laws of defamation, etc., which define the responsibilities of newspapers as we have already described.

And added to all of this, in recent years we have seen the boom of a phenomenon which has turned upside down the manner of supplying news and nobody has yet been able to establish set regulations for the growing number of news “sources”.

 

Social Media

Seeing that the social media and internet has the potential to give sites income according to clicks, a growing number of people have decided to open more or less legal sites for distributing news. Unfortunately, many of these do not do so to provide information but in such a manner as to attract the attention of users rather than by using verifiable news. This practice is called “click baiting”.

Many of these sites use names that drew attention and many have names that are very similar to true and authoritative newspapers in order to deceive users into thinking that the news source is real. In Italy a number of these sites have been taken to court for their activities, in particular regarding racial hatred.

Sadly, these are the very means that have created the problems with “fake news” that we see every day.

Those who follow the investigations in the United States have already read that these are the very means by which the Russian secret services influenced blocks of voters in selected areas of the country. We also know that these tactics have been used in other countries such as England, France and Italy.

The Russian agents understood we have the habit of sharing news which confirms our prejudices towards certain people. In the case of the United States, the news concerned Hillary Clinton and the work was backed up by teams of users, the so-called trolls, who acted in the discussions groups to ensure that they went in the direction they wanted.

 

Responsibility

Finally, we all must be aware that “fake news” does not concern only journalists but all of us who surf the social media and take part in discussions online. There have certainly been mistakes by newspapers, of all colours, but in the end their responsibility has legal consequences and the damaged parties have the right to take court action.

As readers, we too have a personal responsibility to try and check news before sharing it. Yes, we may find a people particularly unpleasant but that does not automatically mean that every bit of negative news concerning them is true.

Yes, “fake news” is a problem but the solution will never come only from the newspapers and the politicians but also from us. If we are not able to understand that we too are part of the uncontrolled spread of false news how can we accuse journalists of being liars?

The solution will not come quickly or easily but if we do not begin to change our habits it will be impossible…

Mare vivo e Guardia Costiera insieme per la tutela dell’ambiente marino

Sottoscritto il protocollo d’intesa tra Guardia Costiera e Marevivo durante l’evento “Mediterraneo da remare”.

Il 28 giugno, il Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino e il Presidente dell’associazione Marevivo, Rosalba Giugni, hanno sottoscritto il protocollo d’intesa tra la Guardia Costiera e l’associazione ambientalista, finalizzato all’adozione di programmi e iniziative volte a favorire la ricerca scientifica in ambito marino, a realizzare specifiche attività di educazione ambientale, soprattutto nelle scuole, e a promuovere ogni iniziativa culturale ed educativa sul tema della sostenibilità, tutela, valorizzazione ambientale e difesa del mare e delle sue risorse.

La firma del protocollo è avvenuta all’interno della tappa romana della campagna itinerante “Mediterraneo da remare”, campagna nazionale promossa dalla fondazione “UniVerde” e dall’associazione ambientalista “Marevivo” per la sensibilizzazione sulla tutela del Mar Mediterraneo.  L’evento, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Sergio Costa, ha visto partecipe, inoltre il Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio.

L’Ammiraglio Pettorino, nel corso del suo intervento, ha ricordato la lunga collaborazione con Marevivo, che da ultimo, ha visto coinvolte le 15 Direzioni marittime della Guardia Costiera nell’ambito della campagna “Mare mostro”. Presso i Comandi regionali, infatti, sono stati organizzati dei momenti di incontro e approfondimento con le realtà marittime locali per sensibilizzare gli operatori alla necessità di contrastare la dispersione di plastiche e microplastiche nel mare.

Il Presidente Rosalba Giugni ha dichiarato “Si concretizza un altro reciproco rapporto di collaborazione in materia di sensibilizzazione ed educazione alla tutela dell’ambiente marino e costiero. E proprio grazie alla segnalazione della Guardia Costiera che Marevivo è riuscita a far approvare la legge sulle oloturie per proteggerle dalla pesca eccessiva. Lavoreremo insieme a progetti di educazione ambientale con le scuole attraverso i Comandi presenti sul territorio e, come già fatto con “Mare Mostro”, porteremo avanti le nostre campagne per proteggere l’ecosistema marino e diffondere la cultura del mare”

“In tale direzione” ha dichiarato l’Ammiraglio Pettorino “proseguiremo insieme l’attività di sensibilizzazione, che resta l’elemento fondamentale per tutelare l’ambiente marino. Un’attività rivolta ai giovani, i quali, ascoltano attentamente quando si parla di ambiente, perché ambiente significa futuro”

Sul lato operativo, la Guardia Costiera opera anche con attività di polizia giudiziaria in campo ambientale, grazie alla professionalità acquisita nel tempo e alla conoscenza approfondita del settore marittimo e della normativa nazionale e internazionale che lo disciplina.

Il Comandante Generale, infine, ha colto l’occasione, per ricordare la missione internazionale “Bahar”, svolta durante la guerra del 2006 in Libano, organizzata dal Ministero dell’Ambiente, retto dall’allora Ministro Pecoraro Scanio, che vide l’intervento della Guardia Costiera, con il compito prioritario di provvedere alla bonifica dai residui dell’olio combustibile finito in mare a seguito del bombardamento della Centrale termoelettrica di Jieh, a sud di Beirut.

 

Do you speak english? Torna il City Camp a Cori

Dal 2 al 13 Luglio l’asilo nido “L’arcobaleno di Winnie Pooh” ospiterà la vacanza-studio dell’A.C.L.E. alla quale partecipano 80 bambini e ragazzi tra i 5 e i 14 anni che vivranno a contatto diretto con 9 Tutors madrelingua provenienti da Gran Bretagna, Irlanda, Canada e Sudafrica ospitati dalle famiglie del territorio.

Per il settimo anno consecutivo, torna a Cori (LT) il City Camp. La vacanza-studio organizzata dall’Associazione Culturale Linguistica Educational (A.C.L.E.) inizierà lunedì 2 Luglio e si concluderà venerdì 13 Luglio, presso l’asilo nido “L’arcobaleno di Winnie Pooh”. Il progetto mira all’acquisizione della lingua straniera in un contesto di educazione globale, sulla base del fondamento teorico del REAL (Rational Emotional Affective Learning) che vede nel coinvolgimento affettivo, emotivo e razionale del bambino lo stimolo motivazionale ad apprendere, favorendo al contempo anche l’interculturalità.

80 gli iscritti, tra i 5 e i 14 anni, che per due settimane vivranno a contatto diretto con 9 Tutors madrelingua provenienti da Gran Bretagna, Irlanda, Canada e Sudafrica, ospitati da altrettante famiglie di Cori e 13 Helpers, ragazzi e ragazze tra i 15 ai 18 anni. Il Camp sarà guidato da 2 Camp Directors, Manuela Magliozzi e Lorella Musella, docenti dell’Istituto Comprensivo Statale ‘Cesare Chiominto’, che favoriranno l’intermediazione tra allievi e tutors, creando nei ragazzi quel senso di appartenenza e familiarità necessari a sentirsi accompagnati nella scoperta della lingua e della cultura straniera.

Una full immersion senza studio né compiti, per favorire l’acquisizione spontanea della lingua inglese e migliorare pronuncia, comprensione e lessico. Tanti giochi, gare di ogni tipo, water games alla piscina comunale gestita dall’ASD Giulianello Calcio, teatro, musica, sport. Al termine il ‘Final Show’ dei bambini, in English, in presenza di genitori e parenti. I partecipanti riceveranno l’English certificate A1 e B1 mentre gli Helpers un attestato di partecipazione valido per l’attribuzione di crediti formativi nelle scuole superiori di appartenenza. Tre studentesse del Liceo Statale “A. Manzoni” di Latina svolgeranno presso il City Camp l’alternanza scuola-lavoro.

Alexandria Ocasio-Cortez è il volto nuovo della politica USA

Nel suo programma propone la fine della linea dura sull’immigrazione e posti fissi. «Capisco il dolore dei lavoratori perché l’ho provato anch’io da immigrata».

di Vito Nicola Lacerenza

La 28enne Alexandria Ocasio-Cortez è la nuova stella della politica americana e potrebbe a breve diventare membro del Congresso americano, l’equivalente del Parlamento in Italia. Figlia di un’immigrata portoricana e rimasta orfana di padre quando era ancora una ragazzina, Ocasio-Cortes  non immaginava che un giorno sarebbe entrata in politica e  avrebbe battuto alle elezioni distrettuali, le “parlamentarie” americane, uno dei politici più importanti del Partito Democratico USA, il 56enne Joe Crowley . Crowley, eletto membro del Congresso 10 volte consecutive, avrebbe dovuto essere, secondo gli esperti, il sicuro vincitore della competizione elettorale.  Il veterano della politica era sicuro della sua rielezione, perché si era candidato nella sua città natale, New York, dove era stato eletto per la prima volta 20 fa. Da allora Crowley si è trasferito a Washington, la capitale statunitense, allontanandosi da New York, che nel frattempo è cambiata. «Per le famiglie newyorchesi è sempre più difficile arrivare a fine mese- ha detto Alexandria Ocasio-Cortez- Gli affitti delle case sono sempre più alti, l’assistenza sanitaria diminuisce e gli stipendi sono sempre gli stessi». Il messaggio elettorale della giovane politica è stato recepito dagli abitanti dei quartieri della periferia newyorchese: il Queens e il Bronx, dove il 5% della popolazione è asiatica, il 26% afroamericana e il 56% latina, proprio come  Alexandria Ocasio-Cortes che nel Bronx è nata e vissuta, condividendo le difficoltà delle classi sociali più povere e lottando contro gli ostacoli della vita. «Non vengo da una famiglia potente – ha raccontato Alexandria Ocasio-Cortes – Mia madre lavorava come donna delle pulizie e come autista di autobus, mio padre è morto nel 2008 quando ero adolescente. Stavano per pignorarci la casa e così ho dovuto lavorare come cameriera e come barista per pagare le rate della casa. È per questo che capisco il dolore dei lavoratori americani, perché l’ho provato anch’io».

“Una di noi” è infatti lo spot elettorale scelto da  Alexandria Ocasio-Cortez per sottolineare l’uguaglianza tra lei e i suoi elettori e la diversità dal suo avversario politico,  Joe Crowley che, vivendo a Washington «non manda i figli nelle nostre scuole, nel Bronx – ha detto Ocasio-Cortez – Non beve la nostra acqua, non respira la nostra aria e perciò non può assolutamente rappresentaci». Anche perché Joe Crowley è un politico “vecchio stile”, che ha accettato finanziamenti elettorali dalle lobby americane, mentre Alexandria Ocasio-Cortez li ha rifiutati. Nel suo programma elettorale  Ocasio-Cortez ha proposto: assistenza sanitaria per tutti, case “garantite” a tutti, posti fissi e la fine della politica migratoria restrittiva che, negli ultimi mesi, ha permesso la separazione dei migranti dai loro figli. È un’agenda elettorale ispirata a quella del politico socialista americano Bernie Sandres, del cui staff ha fatto parte anche  Alexandria Ocasio-Cortez, durante le ultime primarie del Partito Democratico USA. Lei però, sebbene militi all’interno del Partito Socialista,  ha dato vita a una corrente chiamata “Movimento la Resistenza”, definita radicale o addirittura “fascista” dagli oppositori, ma che ha riscosso grande consenso tra i cittadini newyorchesi meno abbienti.

2 luglio, Giornata nazionale per la salute e il benessere nelle città

Il Villaggio Cities Changing Diabetes Blue Circle il 2 e 3 luglio a Piazza San Silvestro – Roma. La Giornata è l’occasione per stimolare l’azione dei Sindaci sulla necessità e l’urgenza di promuovere la salute nelle città come bene comune; l’evento ha il patrocinio di Ministero della Salute e ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, Istituto Superiore di Sanità

In occasione delle manifestazioni della prima Giornata nazionale per la salute e il benessere nelle città, promossa da Health City Institute e Cittadinanzattiva con il patrocinio di Ministero della Salute, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e Istituto Superiore di Sanità, il 2 e 3 luglio sarà allestito in Piazza San Silvestro, Roma, il Villaggio Cities Changing Diabetes Blue Circle. Dedicato all’informazione e alla prevenzione delle più comuni malattie legate alla vita urbana, come diabete e obesità, è realizzato in collaborazione da Health City Institute, Cittadinanzattiva, Cia-Agricoltori italiani, IBDO-Italian Barometer Diabetes Observatory, FederDiabete Lazio, IAPB Italia Onlus-Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità, FIDAL-Federazione italiana di atletica leggera e Play4Sport. All’interno della tensostruttura a forma circolare sarà possibile effettuare percorsi interattivi, informativi ed educativi, dedicati alla promozione di corretti stili di vita alimentari e salutistici. Verrà illustrato il progetto di Health City Institute, ANCI-Gruppo Urban Health, CittadinanzAttiva e Cia-Agricoltori Italiani per creare nelle maggiori città italiane gli “Orti della salute”, laboratori incentrati sulla promozione dei corretti stili di vita, che punta a coinvolgere i cittadini, a partire dai più giovani e dalle famiglie nelle scelte salutari; saranno promossi i progetti volti a promuovere l’attività motoria e gli stili di vita realizzati da Fidal, come “Bandiera Azzurra”, in collaborazione con la Scuola del Cammino, che riconosce, qualificandole come Città della Corsa e del Cammino, i centri urbani che offrano ai propri cittadini la possibilità di praticare sport all’aria aperta in aree e percorsi certificati. FederDiabete Lazio, in collaborazione con SID e AMD Lazio e Diabete Italia, sensibilizzerà le persone sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce del diabete, quale elemento imprescindibile di salvaguardia della salute. Il diabete è una pandemia in continua espansione, che colpisce in Italia oltre 3 milioni e mezzo di persone, 390 mila nel Lazio, di cui quasi 190 mila nella sola Capitale; in particolare, IAPB Italia Onlus informerà sulla prevenzione della retinopatia diabetica.

L’iniziativa è inserita nell’ambito del progetto internazionale Cities Changing Diabetes®, realizzato da UCL-University College of London e Steno Diabetes Center e sostenuto da Novo Nordisk.

 

La Giornata nazionale della salute e del benessere nelle città

La Giornata è stata istituita e celebrata il 2 luglio di ogni anno, promossa da Health City Institute e Cittadinanzattiva, con il patrocinio del Ministero della Salute, di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e dell’Istituto Superiore di Sanità. Si propone di richiamare l’attenzione e stimolare l’azione dei Sindaci sulla necessità e urgenza di promuovere la salute nelle città come bene comune. L’esigenza nasce dalla crescita, nei contesti urbani, delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, fenomeno strettamente legato all’aumento della popolazione che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo dell’uomo.

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