A Casalnuovo parte “Pensare è Giocare”

A Casalnuovo parte l’Accordo Territoriale di Genere, la misura messa in campo dalla Regione Campania per agevolare l’accesso al lavoro delle donne.

Il progetto “Pensare è Giocare” sarà presentato ufficialmente il prossimo 6 aprile alle ore 11.00, presso l’Auditorium Aldo Moro di Via Pigna a Casalnuovo, con la presenza di Chiara Marciani, assessore regionale alla formazione e alle pari opportunità.

L’obiettivo del progetto è quello di facilitare l’occupazione femminile contribuendo anche al miglioramento delle condizioni di vita di donne e nuclei familiari attraverso la promozione di strumenti che, con un approccio integrato e articolato sul territorio, siano in grado di dare risposte concrete alla gestione dei tempi di lavoro, di cura familiare e del tempo libero.

Tramite un “concilia point” verrà proposta l’erogazione di informazioni sulle misure, previste dalle recenti disposizioni normative a livello europeo e nazionale, in materia di “conciliazione” tra tempi di vita familiare e vita lavorativa e professionale.

Un particolare riguardo sarà dato a tutte le forme di organizzazione di lavoro flessibile – family friendly, e sugli strumenti normativi di attuazione delle pari opportunità nel mondo del lavoro, oltre che informazioni sugli incentivi per l’occupazione e le opportunità di autoimpiego (come Resto al Sud e Imprenditoria Femminile).

Il progetto “Pensare è Giocare” è promosso dalla cooperativa sociale Victory, rappresentata da Giovanni Nappi.

Victory è ente capofila di una rete molto competitiva, che coinvolge – come partner – l’Ambito Territoriale N21 del Comune di Casalnuovo di Napoli, l’Istituto Comprensivo Aldo Moro di Casalnuovo e l’Ente Bilaterale Ebinterc”, sottolinea Nappi.

Oltre al Concilia Point, sarà attivato un centro estivo diurno con vitto.
Sono finanziati buoni per usufruire di servizi di cura socio educativi per bambini da tre a dodici anni.

Ben 50 famiglie beneficeranno di un campo estivo con vitto per i loro figli, interamente finanziato dalla Regione Campania; le 50 famiglie saranno selezionate con avviso pubblico predisposto dall’Ambito Territoriale del Comune”, chiarisce Nappi.

Il centro estivo con vitto si svolgerà dal 21 giugno al 7 agosto 2018, presso il Centro Polifunzionale “Labor – Inti” di Casalnuovo di Napoli – fraz. Casarea, grazie alla disponibilità dell’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Pelliccia, che ha accettato di entrare nella rete dell’accordo territoriale.

Concilia Point, Campo Estivo, ma anche formazione: “Saranno proposti diversi percorsi di formazione. In linea con il Piano Strategico Pari Opportunità della Regione Campania, saranno attivati percorsi formativi nel settore ICT (Information and Communication Technologies) rivolti, principalmente, a donne lavoratrici che intendono sperimentare strategie innovative di informatica e smart working”, conclude Nappi.

31 marzo, giornata del Genocidio degli azerbaigiani

Il 31 Marzo – Giorno del Genocidio Azerbaigiano, e’ ricordato in differenti paesi del mondo, inclusa l’Italia, con eventi commemorativi.

di Romolo Martelloni

Il 31 marzo 1918, membri del partito armeno Dashnak (Federazione Rivoluzionaria Armena, fondato nel 1890) insieme con i Bolscevichi (membri del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, fondato nel 1898) commisero un genocidio contro gli Azerbaigiani nei territori dell’Azerbaigian. Circa 50.000 persone innocenti – anziani, donne e bambini, vennero massacrate. Le truppe di Dashnak e Bolsceviche guidate da Stepan Shaumyan (membro della Federazione Rivoluzionaria Armena) uccisero migliaia di persone e bruciarono santuari musulmani in Azerbaigian. Tra gli altri siti ad essere distrutti si annoverano la Moschea di Tezepir e uno degli edifici architettonicamente più rilevanti – Ismailiyeh.

Solo a Baku circa 30mila azeri furono uccisi con particolare brutalità, 58 villaggi vennero distrutti, circa 7 mila persone uccise tra cui 1.653 donne e 965 bambini nel quartiere di Shemakha. 122 villaggi musulmani furono rasi al suolo nel distretto di Guba, più di 150 villaggi azerbaigiani distrutti barbaramente nella parte superiore del Karabakh, 115 villaggi – nel distretto di Zangezur. Tale terribile massacro fu attuato contro la popolazione, senza distinzione di sesso ed età. 211 villaggi azerbaigiani vennero distrutti, bruciati e saccheggiati anche in provincia di Irevan. Una Commissione di Investigazione Speciale istituita dalla Repubblica Democratica dell’Azerbaigian il 15 Luglio 1918 ha raccolto una grande  quantità di documenti e li ha sottoposti al Governo. Nel 1919 il Parlamento dell’Azerbaigian ha stabilito di rendere il 31 Marzo Giorno del genocidio Azerbaigiano. Benché questa data sia stata dimenticata nel periodo Sovietico, molte ricerche sulle tragedie commesse il 31 Marzo 1918 sono state svolte e libri sono stati pubblicati dopo la riconquista dell’indipendenza da parte dell’Azerbaigian.

Tali tipi di eventi, d’altra parte, sono proseguiti anche in epoca sovietica, con deportazioni di massa costanti di azerbaigiani dai loro territori storici verso l’Azerbaigian, e ciò ha portato nel 1988 all’espulsione totale degli azerbaigiani dall’Armenia insieme alle pretese territoriali dell’Armenia stessa sul territorio azerbaigiano del Nagorno Karabakh. Da allora le forze militari dell’Armenia occupano circa il 20% del territorio dell’Azerbaigian internazionalmente riconosciuto, e tutti gli azerbaigiani lì residenti sono divenuti rifugiati e profughi interni. L’occupazione e’ stata caratterizzata inoltre da crimini di guerra contro la popolazione civile azerbaigiana, che hanno avuto la loro massima espressione con il genocidio di Khojaly del 1992 e  perdura oggi, nonostante numerosi documenti internazionali, tra cui 4 Risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che richiedono il ritiro immediato delle forze armate dell’Armenia dai territori dell’Azeebaigian.

In accordo con il decreto del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Heydar Aliyev del 26 Marzo 1998, ogni anno il 31 Marzo  l’Azerbaigian commemora il Giorno del Genocidio degli azerbaigiani, che quest’anno ha un’attenzione maggiore,  dovuta al centesimo anniversario dello stesso.

Saranno circa dieci milioni gli italiani in viaggio per le vacanze pasquali

Sono le rappresentazioni sacre della Settimana Santa i grandi attrattori turistici delle festività pasquali , secondo un’indagine condotta dal Centro Studi CNA.

Di Rossella Langone

 

Secondo un’indagine di previsione delle festività pasquali condotta da Federalberghi, circa 10 milioni e 156 mila italiani andranno in vacanza e di questi il 90,6% resterà in Italia (92,8% nel 2017) mentre il restante 8,4% sceglierà una località straniera. Tra le mete preferite dagli italiani nell’ordine ci saranno città d’arte, mare, montagna, laghi e località termali. I dati rilevati da Federturismo confermano tale previsione, collocando le località montane tra le prime scelte dei viaggiatori italiani, in seguito alle abbondanti nevicate recenti. Federturismo ha inoltre rilevato notizie molto incoraggianti per il turismo internazionale, secondo le quali ci sarà una crescita degli arrivi esteri pari al 2% rispetto al 2017 e riguarderà soprattutto flussi provenienti da Germania, Spagna e Francia.

L’analisi condotta dal Centro Studi CNA in collaborazione con CNA Turismo e Commercio ha rilevato un movimento economico di 3 miliardi di movimento economico e 12 milioni di turisti, tra italiani e stranieri, attratti soprattutto dalle rappresentazioni sacre della Settimana Santa. Secondo il CNA, rispetto al 2016 l’incremento previsto è del 6,5%, ed “eventuali raffronti con il 2017 – ha riferito  il CNA –  sono improponibili in quanto lo scorso anno la Pasqua cadde a ridosso del 25 aprile e del 1 maggio, generando una sorta di super-ponte”.

L’Osservatorio ASTOI Confindustria Viaggi, l’associazione che rappresenta oltre il 90% del mercato del tour operating italiano, sostiene che le prenotazioni sono aumentate di circa il 10% rispetto all’anno scorso  “  la destinazione in primo piano per questa Pasqua  – ha spiegato Nardo Filippetti, presidente ASTOI – è il mar Rosso, dopo alcuni anni di sofferenza, la meta rileva incrementi importanti oltre il 100% rispetto all’anno scorso, con prospettive positive per tutta la primavera e per l’estate. Il buon successo dell’Italia e il ridestato interesse per il Mar Rosso hanno rallentato le prenotazioni verso le aree caraibiche ed alcune mete esotiche, anche se le prenotazioni di tutte le mete dell’Oceano Indiano si mantengono positive. L’andamento di Pasqua ci rende abbastanza fiduciosi anche nei confronti dell’estate, supportati dalla constatazione che sempre più italiani decidono di acquistare una vacanza attraverso il canale del turismo organizzato. Fortunatamente e sempre con maggiore frequenza, gli italiani stanno capendo che il ‘fai da te’ per avere il prezzo più basso è un mito da sfatare”.

Meno positive sono invece le aspettative del Centro Studi di Firenze per Confesercenti, che evidenzierebbero un calo dell’1,2% rispetto alla Pasqua del 2017 derivante dalla collocazione ‘bassa’ della festa che non ha mai fatto registrare risultati migliori, ma soprattutto dalla diminuzione notevole dei turisti italiani, che sarebbero quest’anno il 2,2% in meno rispetto all’anno scorso.

ISIS sconfitta da “un violoncello”

Un musicista ha suonato tra i miliziani islamici rischiando la decapitazione. «Volevo dimostrare a tutti che non avrei mai smesso di suonare».

 

 

di Vito Nicola Lacerenza

 

Ameen Mokdad è un violoncellista di Mosul, la città irachena che nel 2014 è stata occupata e diventata sede del comando del sedicente Stato islamico. Per circa due anni i miliziani dell’ISIS hanno oppresso gli abitanti del posto. Tra loro c’era anche Ameen, che il giorno dell’arrivo degli islamisti è riuscito a fuggire a Baghdad, la capitale dell’Iraq. Presto, però, qualcosa l’avrebbe spinto a tornare nella sua città natale, in mano ai terroristi. «Quando le milizie dell’ISIS, sono arrivate a Mosul, sapevo che, per via del loro “radicalismo”, mi sarebbe stato vietato di suonare e mi avrebbero distrutto gli strumenti- ha spiegato il musicista- Così, prima di partire per Baghdad, li ho nascosti nel seminterrato di casa mia». Ma Ameen si è subito reso conto di non poter vivere senza la musica e, pur consapevole di poter essere ucciso, ha fatto ritorno a Mosul per recuperare i suoi strumenti: due violoncelli e una chitarra. Troppi e ingombranti per poter passare inosservati agli occhi dei numerosi guardiani dell’ISIS di pattuglia nella città.

Rabbia e sconforto hanno colto Ameen quando si è reso conto che la sua missione era fallita ancor prima di iniziare. «C’erano  posti di blocco ovunque- ha raccontato il violoncellista- l’unico modo che avevo per fare musica era quello di chiudermi in casa e di suonare, sperando che i miliziani non mi sentissero. Volevo dimostrare a tutti che non avrei mai smesso di suonare, anche se sapevo che avrei potuto essere decapitato». Prima dell’esecuzione, però, tutti coloro che erano sorpresi con uno strumento, venivano inflitte due “pene minori”: un ammonimento verbale  e l’amputazione delle mani. Ameen è stato scoperto ma, a parte il sequestro degli strumenti, le imprecazioni degli islamisti e un interrogatorio di diverse ore, non ha subito altre punizioni. Era il 2016 quando il musicista è stato scoperto. Mosul sarebbe stata liberata poco dopo dall’esercito Iracheno. Recuperati i suoi violoncelli e la chitarra, a pochi giorni dalla cacciata dei terroristi, Ameen si è preso la rivincita sugli islamisti, dando luogo ad un concerto tra le macerie della sua città natale. «Con la mia esibizione ho voluto mandare il messaggio chiaro: “la musica è bella!- ha spiegato il violoncellista- Ci aiuta a vivere tutti insieme e in armonia. Se si smette di far questo l’unico destino possibile è la distruzione».

Philippe Boa migliore attore al Cortoreggio 2018 del Reggio Calabria FilmFest

Successo del corto “Sogni a Orologeria” ideato da Vitaliano Loprete, sceneggiatura e regia di Francesco Colangelo

L’attore francese Philippe Boa, protagonista di “Sogni a Orologeria” nato da un’idea di Vitaliano Loprete con la sceneggiatura e la regia diFrancesco Colangelo è stato premiato come miglior attore al Cortoreggio 2018 del Reggio Calabria FilmFest.

Il corto s’interroga su cosa accade nella vita di un personaggio famoso quando si spengono i riflettori attraverso la storia di Boa, che vanta una straordinaria carriera di attore alle spalle che lo ha visto protagonista di fiction e film come “Il mercante di stoffe”, “Un caso di coscienza” e  “Il maresciallo Rocca” per diverse stagioni, trasmettendo al pubblico le più intime emozioni diun uomo che lotta per realizzare il proprio sogno, ci riesce, e poi viene tradito dalla sorte che gli toglie tutto.

Un racconto che attraversa, con raffinata delicatezza, tematiche forti come l’amicizia, la solidarietà, l’amore tradito, il dolore per la caduta e il desiderio di morte e l’inizio di una rinascita.

Oltre al protagonista, Philippe Boa, che recita sé stesso, la pellicola, girata interamente a Roma in location originali come ilContesta Rock Hair, marchio italiano dall’anima rock che conta undici saloni dedicati all’ hair styling, è interpretata da un cast di giovani attori di assoluto talento come Enrico OetikerAlessandro MassiniGeorgia ManciVeronica BettarelliAlessandro CoppolaDaniela AyalaIvo AmbrosiGiuseppe Vancheri, la ballerina della Rai, Miriam Della Guardia. Valentina Morgia  è l’aiuto regia, straordinaria la fotografia, a cura di Federico Annicchiarico, e suggestive le musiche del cantautore The Niro.

Guardia Costiera, “Sapori d’oriente”: controlli più stringenti sui prodotti ittici di provenienza etnica

La Guardia costiera della Liguria, nei giorni dal 20 al 23 marzo 2018, ha condotto una vasta operazione di vigilanza sulla filiera ittica commerciale denominata “Sapori d’Oriente”.

La campagna è stata eseguita in base al programma nazionale del Ministero delle risorse Agricole Alimentari e Forestali e del Centro di Controllo Nazionale Pesca del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto, mirato ad esercitare un più stretto controllo sul commercio di prodotti ittici di provenienza etnica, introdotti in territorio nazionale e posti in vendita in violazione della normativa nazionale ed europea sulla tracciabilità e la commercializzazione.

Obiettivo delle indagini condotte dalla Guardia costiera è stato in primis quello di tutelare la salute del cittadino, impedendo la commercializzazione di prodotti ittici in cattivo stato di conservazione, non correttamente trattati sotto il profilo della cosiddetta “catena del freddo” o non conformi alle norme di etichettatura e tracciabilità. Ben noti sono, infatti, i danni che potrebbe arrecare l’assunzione di prodotti avariati, ripetutamente congelati, provenienti da origini incerte o trattati in precarie condizioni igienico-sanitarie; casistiche queste che i controlli rivelano purtroppo essere più frequenti delle attese.

L’operazione “Sapori d’Oriente” è, infatti, partita dopo l’individuazione, nel quartiere milanese di “Chinatown”, di un traffico illegale di molluschi bivalvi provenienti dalla Cina. Nelle scorse settimane circa 6 quintali di “Arca asiatica” – una specie simile al nostro “Tartufo di mare” – sono stati sequestrati in procinto di essere commercializzati, dopo che – secondo quanto ricostruito dagli ispettori pesca di Genova – la merce è giunta in territorio nazionale, nascosta all’interno di valigie e trolley, sbarcati all’aeroporto di Milano Malpensa da un volo proveniente da Shangai. La merce ha viaggiato al seguito di alcuni cittadini extra-comunitari che hanno imbarcato la merce in bagagli da stiva, su un normale volo passeggeri. I responsabili dell’importazione illegale, tutti domiciliati a Milano, sono stati denunciati a piede libero per introduzione illegale sul territorio nazionale di alimenti senza le previste autorizzazioni sanitarie.

Le indagini sono, quindi, proseguite presso il medesimo aeroporto internazionale dove, con l’ausilio del personale dell’Agenzia delle Dogane e dei militari della Guardia di finanza, è stata verificata la presenza, all’interno di altri bagagli provenienti da Shangai, di numerosi alimenti di vietata introduzione in territorio nazionale come carni e pollame, ma anche prodotti ittici vivi, quali “Arca asiatica” e “Vongole dalla proboscide”, e molluschi essiccati. L’importazione di qualsiasi tipologia di mollusco bivalvo di provenienza cinese è, tuttavia, vietata in tutti i territori dell’Unione Europea e, quindi, ai trasgressori sono state contestate ulteriori sanzioni per vietata importazione.

L’operazione si è articolata sia in terra sia a mare, ed ha interessato numerose città della Lombardia, del Piemonte e dell’Emilia, affiancandosi alle ordinarie attività di controllo sul “campo” che gli ispettori della Guardia costiera svolgono quotidianamente, anche avvalendosi della stretta collaborazione con le AASSLL e AATTSS competenti per territorio.

Nel corso dell’operazione sono stati portati a termine circa 160 controlli, tra esercizi  commerciali, piattaforme all’ingrosso, punti di ristorazione etnica ed imbarcazioni da pesca, a seguito dei quali sono stati accertati 36 illeciti, sanzionati per un ammontare di oltre 72.000 euro. Parallelamente sono stati sequestrati 6610 chilogrammi di prodotti ittici che, per la maggior parte, sono risultati non rispondenti ai previsti requisiti igienico-sanitari per la commercializzazione.

Le attività ispettive condotte dalla Guardia costiera della Liguria proseguiranno sull’intero territorio di competenza (corrispondente alle regioni italiane del Nord-Ovest) allo scopo di sempre meglio tutelare i diritti dei consumatori, affinché sulle tavole giungano prodotti ittici sani, ben conservati e di origine certa.

‘I HAVE A DREAM’, la mostra dedicata a Martin Luther King a Milano

Una mostra fotografica ripercorre la storia degli afroamericani negli Stati Uniti dalla fine della Guerra Civile Americana agli anni sessanta del Novecento.

Di Rossella Langone

La Casa di Vetro, in via Luisa Sanfelice 3 a Milano, ospiterà dal 31 marzo al 23 giugno 2018 la mostra ‘I have a dream: la lotta per i diritti civili degli Afroamericani, dalla segregazione razziale a Martin Luther King’, allestita in occasione dei 50 anni dall’assassinio di Martin Luther King, avvenuto il 4 aprile 1968.

La mostra è rivolta al grande pubblico e alle scolaresche ed include circa 200 immagini, riproduzioni digitali da stampe originali o negativi degli Archivi di Stato Americani, in particolare della Library of Congress e dal National Archives and Records Administration. Le immagini ripercorrono la storia che va dalla fine della Guerra Civile Americana agli anni sessanta del Novecento e ritraggono la condizione degli afroamericani nelle campagne e nelle città degli Stati Uniti. Gli scatti documentano gli eventi principali che portarono al ‘Civil Rights Act’ del 1964, che pose fine ad ogni forma di discriminazione basata sulla razza, il colore della pelle, la religione, il sesso o le origini in ogni aspetto della vita pubblica e il successivo ‘Voting Rights Act’ del 1965 che garantì la tutela del diritto del voto a tutti i cittadini americani. Le fotografie sono state realizzate dai più grandi fotoreporter che per conto del governo americano documentarono le condizioni di vita dei cittadini degli Stati Uniti, specialmente nel periodo della grande depressione seguita al crack delle borse del 1929.

L’evento espositivo è a cura di Alessandro Luigi Perna ed è prodotto da EFF&CI – Facciamo Cose e fa parte di un progetto più ampio intitolato ‘History & Photography’, che ha la finalità di raccontare la storia attraverso la fotografia e far conoscere gli archivi storici fotografici italiani e internazionali, pubblici e privati.

Per le scolaresche sono previste visite guidate con foto proiezioni dal vivo e sarà data loro la possibilità di utilizzare le immagini in classe per le lezioni attraverso l’uso di una connessione web, un link e una password.

La sera del 4 aprile 2018, in occasione dell’anniversario dell’assassinio di Martin Luther King, si terrà una serata evento con la foto proiezione commentata dal curatore delle immagini.

Pasqua senza agnelli e capretti a tavola. Lo sostiene Vittoria Brambilla

La parlamentare Vittoria Brambilla contro le stragi degli ovini durante le festività pasquali

 

di Vito Nicola Lacerenza

 

“Agnello o capretto”? È il dilemma pasquale che da sempre divide milioni di famiglie nel nostro Paese. Questione di gusti, certo, ma l’importante è non rinunciare alla tradizionale grigliata o all’arrosto. La pensa così il 36% degli italiani. Ed è proprio a loro che la presidente del Movimento Animalista, Michela Vittoria Brambilla si rivolge. Eletta in parlamento, ha presentato una proposta di legge che vieta la macellazione di animali che  non hanno raggiunto l’età adulta. In altre parole, la legge, se approvata, impedirebbe che i “cuccioli” finiscano, cucinati,  sulle tavole. Ma gli amanti della carne possono stare tranquilli. «Non voglio vietare niente a nessuno- ha precisato Brambilla- invito soltanto le persone a documentarsi, a vedere come vengono uccisi gli animali».

I video diffusi dalle associazioni animaliste, che riprendono i piccoli ovini in preda a spasmi, dopo essere stati colpiti alla testa dalle così dette “pistole  per eutanasia animale”, hanno avuto un grosso impatto sull’opinione pubblica. Si stima che, negli ultimi anni, il numero di agnelli da latte, di pochi giorni di vita, macellati in occasione delle festività pasquali si sia quasi dimezzato: si è passati da 812 mila capi di bestiame abbattuti nel 2010 a 420 mila nel 2017. Una drastica riduzione che si inserisce, però, in un generale calo degli acquisti di carne avvenuto nel nostro Paese, per via della possibile relazione tra il suo consumo e la nascita di tumori, individuata da alcuni esperti.

Caligiuri su intelligence e beni culturali all’Università di Reggio Calabria

Un seminario su “Intelligence e beni culturali”all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria

“Intelligence e beni culturali”. Questo il tema del seminario che Mario Caligiuri, Direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, ha tenuto all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria durante il percorso formativo del Master in Politiche di sviluppo e gestione delle risorse culturali, ambientali e territoriali promosso dal Dipartimento PAU dell’Ateneo reggino diretto da Domenico Marino. Caligiuri è stato introdotto da Coordinatore Didattico Pietro Stilo che ha evidenziato l’importanza del tema, contestualizzandolo storicamente e sul terreno delle più recenti vicende nazionali e internazionali. Caligiuri ha iniziato il suo intervento partendo dalle definizioni di beni e attività culturali e di intelligence, evidenziando i vari ambiti dove questi si incrociano. Quello più ovvio – ha spiegato – è rappresentato dalle azioni delle organizzazioni terroristiche e criminali, che utilizzano i proventi del traffico illecito dei beni culturali come fonte di finanziamento delle proprie attività; forme di riciclaggio ed evasione fiscale; iniziative di investimento, che riguardano anche lo sfruttamento del paesaggio attraverso i parchi eolici. Ha poi ricordato che L’uso politico dell’arte e della cultura è stato evidente anche durante la guerra fredda quando CIA e KGB sostenevano secondo le loro ideologie diverse iniziative, dal cinema all’arte contemporanea.

La tutela dei beni culturali, ha poi evidenziato Caligiuri, è un’emergenza internazionale tanto che sono stati costituiti i “caschi blu della cultura” su proposta dell’Italia sotto l’egida dell’ONU e con l’Arma dei Carabinieri in primo piano attraverso il Nucleo Tutela del Patrimonio Culturaleattualmente diretta dal generale Fabrizio Parrulli. Ha quindi illustrato che le guerre del XXI secolo saranno economiche e culturali, prevalentemente combattute attraverso il web e a base di informazioni. La cultura ha sottolineato Caligiuri rappresenta l’identità di un popolo, per cui vanno considerati nella giusta prospettiva il fenomeno dell’immigrazione e la strategia cinese della nuova via della seta. Ha poi precisato che la raccolta, l’utilizzo e lo scambio delle informazioni attraverso i beni culturali si possono sviluppare attraverso diverse direzioni: dal recupero delle opere d’arte alle attività di formazione e assistenza. Tutto ciò potrebbe consentire un punto di partenza per acquisire fonti informative in zone di conflitto coltivandole poi in tutte le direzioni. Caligiuri ha tra l’altro evidenziato il bisogno quindi di formazione mirata sull’Intelligence verso il settore, evidenziando che la disciplina dovrebbe essere riconosciuta e insegnata nelle scuole e nelle università, attraverso appositi percorsi formativi e corsi di laurea. Ha però anche evidenziato, nel contempo, che l’insegnamento dell’educazione artistica nelle scuole è stata fortemente ridotta ma ancora più importante è l’educazione di base che consente di apprezzare la cultura e le opere d’arte. Ha poi ricordato l’esperienza della Biennale d’arte di Berlino del 2016 in cui si è, attraverso incontri e discussioni condotti da Armen Avanessian e Alexander Martossu si è ipotizzata una intelligence democratica trasparente e al servizio del popolo. In definitiva, ha concluso, la formazione sull’Intelligence consente di distinguere la realtà dalla percezione della realtà condizionata dai media che hanno dato vita a una vera e propria società della disinformazione.

UNICEF: il Goodwill Ambassador David Beckham in Indonesia per incontrare i bambini che affrontano violenza e bullismo in classe

In Indonesia più di un bambino su cinque di età compresa tra i 13 e i 15 anni è stato vittima di bullismo, circa 18 milioni in totale; uno su tre è stato aggredito fisicamente a scuola

 

Il Goodwill Ambassador dell’UNICEF David Beckham si è recato in Indonesia questa settimana per incontrare i bambini che hanno subito violenza e bullismo in classe e per vedere come “7: the David Beckham UNICEF Fund”sta sostenendo programmi contro il bullismo nelle scuole.

La violenza tra coetanei e il bullismo sono tra le questioni principali che riguardano i giovani in Indonesia. Più di un bambino su cinque di età compresa tra i 13 e i 15 anni è stato vittima di bullismo, circa 18 milioni in totale, e uno su tre è stato aggredito fisicamente a scuola. Questa violenza aumenta il rischio di una problemi tra i bambini e può portare all’abbandono scolastico precoce.

 

Dal 2015 “7: the David Beckham UNICEF Fund” ha trasformato la vita di milioni di bambini in tutto il mondo. Dalla vaccinazione di 400.000 bambini contro la polio in Gibuti al sostegno a 15.000 bambini per accedere all’acqua potabile in Burkina Faso, fino ai 14.500 bambini protetti da violenze e abusi in Cambogia, Beckham ha visto quanto si può fare quando l’UNICEF investe nel potenziale dei bambini.

 

The 7 Fund sta ora supportando i programmi dell’UNICEF in Indonesia, El Salvador, Nepal e Uganda per aiutare i bambini ad abbattere le barriere e a liberare il loro incredibile potenziale. The 7 Fund si propone di combattere il bullismo, la violenza, il matrimonio infantile, la mancanza di istruzione e di garantire che i bambini, in particolare le bambine, abbiano una reale possibilità di realizzare il loro potenziale. In tale contesto, The 7 Fund sostiene programmi in Indonesia volti ad aiutare le ragazze e i ragazzi, come protagonisti del cambiamento, a far sentire la propria voce quando subiscono o assistono a violenze.

 

Durante il suo viaggio a Semarang, a Central Java, Beckham ha incontrato Sripun, 15 anni, e ha ascoltato come è diventata leader nella sua scuola per prevenire il bullismo. Sripun ha raccontato le sue storie sul profilo Instagram di David, mostrando al mondo la sua casa, la sua famiglia e i suoi amici a scuola.

 

“Ho trascorso un po’ di tempo con una ragazza fantastica – Sripun – che è stata scelta dai suoi coetanei per partecipare a un programma contro il bullismo per aiutare a fermare la violenza nelle scuole”, ha detto Beckham. “Lei è un’artefice del cambiamento e ora sta aiutando a creare ambienti di apprendimento positivi per far sentire al sicuro altri studenti. Questo ha aumentato la sua fiducia e spera che gli altri studenti non dovranno vivere esperienze di bullismo che lei stessa ha subito”.

 

Beckham ha visto di persona come le scuole in Indonesia stiano adottando un approccio incentrato sul coinvolgimento degli studenti, sia che siano vittime sia autori (in passato) di bullismo. Nell’ambito del programma, un gruppo scelto di coetanei viene formato sui problemi del bullismo e su come creare ambienti positivi, mentre gli insegnanti imparano a utilizzare una disciplina, un approccio positivo per garantire che la scuola sia libera dalla violenza. In Indonesia già 7000 bambini hanno già beneficiato degli attuali programmi di prevenzione del bullismo, con risultati iniziali che indicano che il bullismo è stato ridotto di quasi il 30% nei primi programmi pilota.

 

“La cosa che mi colpisce di più quando incontro i bambini di tutto il mondo è il potenziale che esiste in ognuno di loro”, ha detto Beckham. “Potenziale in ogni classe, in ogni parco giochi e in ogni casa. Sono molto orgoglioso di vedere come il mio 7 Fund stia aiutando l’UNICEF a combattere il bullismo e la violenza nelle scuole in Indonesia e, di come, stiamo mettendo al sicuro i ragazzi, soprattutto le ragazze, nelle loro scuole, in modo che possano continuare la loro istruzione e sperare in un futuro migliore”.

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